Mark Bernardini

Mark Bernardini

domenica 5 novembre 2023

050 Italiani di Russia

Cinquantesimo notiziario settimanale di lunedì 6 novembre 2023 degli italiani di Russia. Cifra tonda, ma in realtà l’anniversario sarà il 22 novembre. In ogni caso, un bel traguardo. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Il presidente dell’Associazione degli imprenditori italiani in Russia, GIM-Unimpresa, Vittorio Torrembini, e poi Paolo Lodigiani, imprenditore e console onorario italiano a Krasnodar, sono stati intervistati dal programma televisivo “PresaDiretta” di Rai3. Hanno sottolineato il difficile clima che vivono le aziende italiane in Russia, criminalizzate dall’Italia e costrette a nascondersi nonostante lavorino e sostengano il Belpaese. Il business in Russia sta continuando, nonostante il quadro sanzionatorio, e i mercati a cui si orienta la Russia stiano passando sempre di più da Occidente a Oriente.

Non vi riporto la trasmissione per intero, potete agevolmente trovarla da soli, perché non penso che siate interessati alle castronate che poi dice la RAI in merito. Tralascio anche una serie di ristoratori italiani che operano in Russia, per quanto loro invece siano pienamente in sintonia con Torrembini e Lodigiani. Altrimenti diventa troppo lungo, lasciate lavorare anche me.

Attenzione!!! Su richiesta della RAI, la televisione PUBBLICA italiana, YouTube (piattaforma yankee) ha con piacere bloccato questo notiziario. Trovate lo stesso il video in RuTube, e con testo in Blogspot. Non posso nemmeno darvi qui i link, dovrete cercarveli da soli.

E’ appena terminato il XVI Forum Economico Euroasiatico di Verona, che da due anni gioca in trasferta, l’anno scorso a Baku, in Azerbajdžan, quest’anno a Samarcanda, in Uzbekistan. In un momento storico in cui molti sembrano invocare lo scontro di civiltà, rimarcando confini e barriere, quest’ultima edizione del Forum a Samarcanda ha indicato una via alternativa, mostrando l’esigenza diffusa di una pluralità di visioni e una forte spinta all’integrazione. In questa continua ricerca di nuove soluzioni e meccanismi, il mondo del business e degli affari propone la sua particolare diplomazia, basata sulle reali necessità economiche e sociali. Ricerca che tiene maggiormente in considerazione le vere istanze dei popoli, desiderosi di costruire e non di distruggere, di trovare nuove soluzioni in un mondo in profonda trasformazione, ed estremamente imprevedibile.

“Nella crisi mediorientale l’Europa non esiste, cioè ci sono proposte da parte dei singoli Paesi, ma non una proposta europea forte”, ha detto in un video messaggio mostrato al Forum Economico Eurasiatico di Verona Romano Prodi.

“Per tanti anni abbiamo avuto una grande influenza, i dialoghi erano ideali con tutti i Paesi. Anche perché personalmente, come capo della Commissione Europea, avevo criteri molto chiari: volevo provare con ogni Paese a trovare regole comuni per convivere nella nostra diversità”, ha continuato Prodi. Secondo lui “l’Europa è capace di riconquistare il suo ruolo”.

In primo luogo i paesi dell’Unione scontano la mancanza di una politica estera comune. “L’Europa ha una forza potenzialmente straordinaria, la produzione industriale e l’export sono superiori a quelli dell’economia americana, il problema è che la struttura dell’istituzione europea non è ancora completa. L’Europa è il miglior pane che ha nutrito l’umanità negli ultimi anni, l’unico caso di grande riconciliazione e di azione comune al mondo, ma è un pane ancora mezzo cotto e il pane mezzo cotto non è buono. Quando abbiamo fatto l’euro avevamo buoni rapporti con la Cina e con la Russia, eravamo un ponte, e con loro eravamo i naturali riferimenti per l’Asia centrale. Adesso la situazione internazionale e le nostre mancanze hanno reso il nostro compito più difficile”.

L’Europa dovrebbe e potrebbe tornare a contare di più sullo scacchiere internazionale, riprendendo il ruolo pacificatore e l’esercizio del “soft power” in un’ottica di cooperazione internazionale. Per farlo dovrebbe arrivare ad avere un’unica voce in politica estera.

Il canale televisivo La7 ha intervistato il Direttore responsabile del quotidiano Libero, Mario Sechi, il quale ritiene che lo scherzo dei “pranker” alla premier italiana Meloni costituisca un’operazione di guerra ibrida e di disinformazione condotta dai servizi segreti russi al fine di screditare Meloni personalmente, in quanto uno dei principali alleati di Kiev nello schieramento occidentale; e l'immediata reazione della Zacharova lo conferma.

Beh, sentiamo cosa ha risposto la Zacharova.

Caro Mario,

Innanzitutto, ho reagito più velocemente alle sue parole che a quelle del Presidente del Consiglio Meloni. E alle parole di Meloni ho dovuto reagire perché ho ricevuto molte domande sia da giornalisti russi che stranieri. La differenza è che molti politici italiani evitano la comunicazione diretta con i giornalisti e i cittadini del loro Paese. Noi, invece, questo non lo facciamo. Pertanto, quando per più volte mi è stata posta una domanda al riguardo, io ho espresso la mia opinione. Tra l’altro, anche sotto forma di domanda al Presidente Meloni. Ma finora, a questa domanda non c’è stata alcuna risposta. Chiedetele di non prendersela, e di rispondere in modo sincero: è pronta a riabilitare la figura dei collaborazionisti italiani Achille Starace e Alessandro Pavolini?

In secondo luogo, Meloni non è l’unica a essere rimasta vittima di uno scherzo. Lei non può nemmeno immaginare quante chiamate simili riceviamo, ad esempio, dai cyberterroristi ucraini. La differenza sta nel fatto che Vovan e Lexus hanno parlato di argomenti politici con Meloni, mentre noi riceviamo telefonate da Ucraina, Germania, Italia, Canada e Stati Uniti in cui ci vengono fatte delle minacce.

In terzo luogo, il “prank” non è un'invenzione russa. A molti è capitato di cascarci. Penso che questo particolare genere di scherzo sia diventato così popolare in risposta all’avvento dell’era della “post-verità”. Come può essersi trattato di “disinformazione da parte dei servizi segreti russi” quando il Primo ministro italiano ha affermato ciò che ha ritenuto di dover affermare? Questa è la sua posizione, sono i suoi pensieri, che il Primo ministro ha espresso di sua iniziativa. Si tratta di un discorso diretto e non decontestualizzato. Perché mai quello che dice il Primo ministro italiano in pubblico dovrebbe essere diverso da quello che dice dietro le quinte? Questo spetta a voi capirlo.

In quarto luogo, se Lei pensa che dietro a tutta questa storia ci sia la Russia, allora sta lavorando per noi.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia. Come sappiamo tutti, ogni Paese sovrano ha un proprio inno nazionale. Alcuni più belli, altri un po’ meno, non ha nessuna importanza. Fatto sta, quello russo è universalmente riconosciuto come uno dei più belli, che prendono il cuore anche senza conoscere la lingua.

Tuttavia, spesso gli inni diventano intrisi di retorica. Senza assolutamente voler fare paragoni, l’Inno di Mameli lo si sente giusto dai calciatori prima delle partite. Dubito che quel povero ragazzo avrebbe apprezzato: Goffredo Mameli, tra le figure più famose del Risorgimento italiano, morì ad appena 21 anni a Roma nel 1849 durante la difesa della Repubblica Romana.

Pensiamo però ora all’inno russo. Non sto a ripetervi tutta la storia, l’avevo raccontata ad agosto, ma voglio dirvi che talvolta gli inni riacquisiscono la loro freschezza e genuinità. E’ il caso di un giovane cantante di oggi, nome d’arte Shaman, poco più che trentenne.

A me, prima di smettere di torturarvi, non resta che aggiungere una strofa dell’inno fondamentale per quel che accade nel mondo, dall’Ucraina al Medio Oriente: братских народов союз вековой, l’unione nei secoli dei secoli di popoli fraterni. Quando vi dicono che la Russia ha invaso, chiedete a uno della Crimea o del Donbass cosa ne pensa: nove su dieci vi risponderanno “siamo tornati a casa”.

Trovate tutte le edizioni del notiziario (con il testo) in Blogspot.

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