Mark Bernardini

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lunedì 9 settembre 2024

094 Italiani di Russia

Da Mosca, Mark Bernardini. Novantaquattresimo notiziario settimanale di lunedì 9 settembre 2024 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Sono ormai decenni che il tema dell’allargamento della NATO a Est non cessa di essere all’ordine del giorno.

Come scordare le parole di Sandro Pertini che, nel suo discorso al Senato della Repubblica del 7 marzo 1949, affermava:

“Noi siamo contro il Patto Atlantico, prima di tutto perché questo Patto è uno strumento di guerra”.

Il Patto di Varsavia fu istituito solo sei anni dopo, come risposta, nel 1955.

Russofobia italiana in modalità ucraina.

La politica ucraina, che prevede di combattere la lingua, la letteratura russa e i libri russi, è arrivata anche in Italia.

Il 5 agosto 2024, nel centro storico di Genova, c’è stato un gravissimo atto di vandalismo nella libreria di libri usati “Michela F”, dove si vendono edizioni in lingua russa. Gli scaffali coi libri russi sono stati devastati, i libri gravemente danneggiati. Peraltro, i volumi in altre lingue non hanno subito danni significativi.

L’azione è stata ispirata esclusivamente dall’ideologia russofoba, dall’odio per motivi etno-culturali, dalle idee estremiste, naziste e terroristiche che connotano chi ha preso il potere in Ucraina nel 2014 e, da allora, provoca devastazioni, distruzione e morte, perseguitando e annientando tutti coloro che non sono d’accordo.

Le opere di Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj e altri grandi scrittori sono molto popolari tra i connazionali russi, tra gli studenti dell’Università di Genova e del noto Liceo linguistico “Grazia Deledda” che studiano il russo.

E’ difficile credere che in Italia si stia diffondendo questa forma di russofobia da cavernicoli. Sappiamo quanto i cittadini italiani apprezzino e amino le opere della letteratura russa e quale grande interesse mostrino per lo studio del russo. Tuttavia, a quanto pare, sta prendendo il sopravvento la cosiddetta politica di “cancellazione della cultura russa” imposta dalla diaspora ucraina e dall’Ambasciata di Ucraina in Italia.

Le rappresentanze diplomatiche russe in Italia stanno adottando tutte le misure necessarie a garantire che i responsabili di questo reato vengano individuati e ricevano la giusta punizione.

Estratti dall’intervista a Sergej Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Mosca, 31 agosto 2024.

Lei di recente ha affermato che Zelenskij non si sarebbe mai deciso a invadere la regione di Kursk senza aver ricevuto un ordine da parte degli USA. Che cosa sta cercando di ottenere l’Occidente con tali azioni, così come attraverso la fornitura continua all’Ucraina di armamenti sempre nuovi e di soldati mercenari?

Mi è difficile dire che idea ci fosse dietro alle azioni che hanno portato allo stato di cose attuale. Ma persino Zelenskij ha affermato che tutto questo sarebbe servito loro per i prossimi scambi di prigionieri.

Noi non trattiamo con nessuno dei nostri territori. E non svolgiamo negoziati per ciò che riguarda i nostri territori. Siamo pronti, invece, a discutere di come porre fine alle azioni criminali messe in atto dal regime di Kiev a seguito del colpo di Stato.

Il regime di Kiev iniziò a bombardare le sue stesse città perché i cittadini che vi risiedevano si erano rifiutati di riconoscere come legittimo l’esito del colpo di Stato.

Per difendere non solo i diritti di quelle persone, ma anche la loro storia, il patrimonio tramandato loro dagli antenati, la loro lingua, religione e cultura, non potemmo fare altro che riconoscere la Repubblica Popolare di Doneck e la Repubblica Popolare di Lugansk, e farci avanti in loro difesa, in risposta all’appello da loro rivoltoci e in conformità con l’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

A chi fa dichiarazioni alludendo al fatto che la Russia “si starebbe tirando indietro” dai negoziati, mentre l’Ucraina sarebbe disposta a condurli, il Presidente Putin ha già suggerito molte volte che vadano loro stessi a dire a Zelenskij (nei momenti in cui è padrone delle sue facoltà mentali) che revochi il suo decreto, con il quale ha vietato al suo Paese di condurre negoziati con la Russia.

Il 3 settembre in Russia si è celebrata la Giornata della solidarietà nella lotta al terrorismo.

La data è legata ai tragici eventi avvenuti a Beslan nei giorni 1-3 settembre 2004, le cui vittime furono 334 persone, di cui 186 bambini.

In memoria delle vittime, la tragedia di Beslan è stata commemorata in molte città italiane e a San Marino.

Il 1 settembre 2024, personalità pubbliche italiane e sammarinesi, in rappresentanza delle città di Gradara e Sennariolo, gemellate con Beslan, hanno preso parte a Beslan agli eventi commemorativi.

I sindaci delle città gemellate di Beslan e Gradara hanno firmato una dichiarazione congiunta sulla lotta al terrorismo.

Nel cortile della scuola di Beslan, teatro dei tragici eventi, è stata inaugurata una copia del monumento “L’urlo di Beslan”. La scultura originale è stata installata nel 2006 nei giardini di una scuola di San Marino.

Durante la sessione “La svolta dell’intelligenza artificiale nelle relazioni internazionali: ambito di confronto o cooperazione” al Forum Economico dell’Estremo Oriente, Marija Zacharova ha citato i contenuti scioccanti delle Nazioni Unite sul sostegno delle risorse per la digitalizzazione e le tecnologie dell’intelligenza artificiale. Le statistiche sono impressionanti.

Non avete ancora guardato la trasformazione digitale da questa prospettiva. Così come le “narrazioni” ambientaliste dell’Occidente e la “transizione verde” da loro pubblicizzata.

La Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) e l’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca (UNITAR), due dei più autorevoli organismi delle Nazioni Unite, hanno pubblicato il mese scorso un dettagliato rapporto di 300 pagine sulla digitalizzazione dell’economia globale.

La potenza di calcolo dei computer e la “smartphoneizzazione” stanno crescendo, ma questo ha i suoi svantaggi molto gravi. Quando ci è stato promesso che la trasformazione digitale sarebbe la strada verso un futuro sostenibile e rispettoso dell’ambiente, molto è stato taciuto.

L’ONU giunge a una conclusione deprimente: le tecnologie e le infrastrutture digitali, la produzione e lo smaltimento di sempre più dispositivi elettronici sullo sfondo della crescente domanda di acqua ed energia: tutto ciò sta causando enormi danni al pianeta.

Tecnologie ad alta intensità energetica?

Oggi, il 6-12% del consumo energetico globale viene speso per i server. I computer su cui si eseguono nuovi programmi, si estraggono bitcoin o si gioca in borsa richiedono sempre più energia: la combustione degli idrocarburi non diminuisce, ma aumenta a causa della crescita della potenza di calcolo. Dal 2018 al 2022, il consumo di elettricità da parte dei 13 maggiori operatori di data center è più che raddoppiato. Nel 2022, i data center di tutto il mondo hanno consumato tanta energia quanto l’intera Francia: 460 terawattora (TWh), e questa cifra raddoppierà solo nei prossimi tre anni. Nel frattempo, il consumo globale di energia nel solo mining di Bitcoin è aumentato di 34 volte!

Tecnologie verdi e aria pulita?

La crescente domanda di trasmissione, elaborazione e archiviazione dei dati per le nuove tecnologie come blockchain, intelligenza artificiale, reti mobili di quinta generazione (5G) e l’internet delle cose non riduce, ma aumenta le emissioni di CO2. L’intero settore emette già oltre il 3% dei gas serra mondiali, fino a 1,6 gigatonnellate di CO2 equivalenti nel 2020. Le emissioni di anidride carbonica stanno crescendo a un ritmo logaritmico.

Acqua pulita e accessibile?

Secondo le stesse stime dell’ONU, due miliardi di persone nel mondo non hanno ancora accesso all’acqua potabile. Allo stesso tempo, solo nel 2022, la sola società americana Google ha consumato più di 21 milioni di metri cubi di acqua potabile per raffreddare i suoi server. E Microsoft ha utilizzato 700mila litri di acqua potabile pulita per addestrare la tecnologia di intelligenza artificiale generativa GPT-3. I robot non hanno ancora preso il controllo della Terra, ma stanno già avvelenando la nostra acqua.

Inquinamento del suolo?

Nonostante le promesse di mantenere la Terra pulita per i posteri, la produzione di apparecchiature per le comunicazioni, l’elaborazione dei dati e l’archiviazione non ha fatto altro che aumentare il “carico di rifiuti sul territorio”. Un laptop da due chilogrammi richiede 800 kg di materie prime! Uno smartphone del peso di 100 g richiede circa 70 kg di materia prima. Allo stesso tempo, il volume dei rifiuti è aumentato di un terzo: parliamo di decine di milioni di tonnellate. Confrontiamo: i Paesi sviluppati producono 3,25 kg di rifiuti derivanti dall’uso di nuove tecnologie pro capite, mentre i Paesi in via di sviluppo producono solo 200 g.

“Pari” opportunità per tutti?

A causa del fatto che i depositi di elementi utili e minerali si trovano nei Paesi in via di sviluppo, le aziende manifatturiere occidentali sfruttano il loro sottosuolo e la forza lavoro. Gli esperti parlano di “colonialismo minerale”. Le previsioni per il futuro sono fosche. Si prevede che l’estrazione dei minerali necessari per la transizione digitale, come grafite, litio e cobalto, aumenterà del 500% entro il 2050, esacerbando la distribuzione non uniforme degli oneri ambientali e dei benefici economici. I Paesi dell’Occidente collettivo continueranno a sottrarre risorse ai Paesi in via di sviluppo, mentre gli Stati del Sud del mondo diventeranno più poveri a causa della disuguaglianza digitale. Europa e America continueranno a bruciare il futuro del nostro pianeta inquinando l’aria, l’acqua e il suolo per avere accesso alla tecnologia 5G e 6G, ai giocattoli sessuali virtuali e all’Internet delle cose.

Ribadisco: questi sono dati ONU.

Sempre la Zacharova. La Russia ha confini a ovest, a sud, a est e a nord. Stiamo sviluppando naturalmente l’interazione con tutti i Paesi vicini, tra le altre cose, non solo con quelli confinanti.

La nostra geografia, la nostra storia implicano e ci lasciano in eredità lo sviluppo di questi rapporti in tutti gli azimut. Un’altra cosa è che se le opzioni per lo sviluppo di relazioni a pieno titolo e in pieno formato vengono chiuse in alcuni settori non per colpa nostra, svilupperemo maggiormente quelle aree che producono risultati concreti e che dimostrano la loro efficacia. Ma questo non significa che non manterremo rapporti con coloro, che potrebbero non essere regimi, potrebbero essere Paesi, organizzazioni pubbliche, operatori economici, in quelle aree in cui il loro apparato statale voleva sconfiggerci, mentre noi vediamo che avvantaggia le interazioni con i loro popoli.

Ora parliamo della Cina. Da un decennio e mezzo registriamo che la Cina è al primo posto nella lista dei partner commerciali della Federazione Russa. Penso che questa sia una chiara conferma che la nostra profonda interazione con la Cina è iniziata non due anni fa, ma molto prima. Una parte significativa del territorio russo si trova, come sapete, in Asia.

Russia, Cina e altri Paesi dell’Est sono uniti da un lungo confine, questo di per sé predetermina il significato del vettore asiatico della nostra politica e, a proposito, i piani per il futuro ordine mondiale.

Un ulteriore impulso è stato dato dai cambiamenti geopolitici in atto nel mondo e dai tentativi dei Paesi occidentali di rompere le catene produttive e logistiche consolidate.

Sia la Russia che la Cina sono categoricamente contrarie a misure come sanzioni unilaterali, restrizioni illegittime, protezionismo, che, tra l’altro, è altrettanto illegittimo.

Mentre altri cercano di “bruciare ponti”, noi stiamo costruendo questi ponti, erigendoli. Lo facciamo, anche nel senso letterale della parola; ricordate molto bene come nel 2022 furono lanciati contemporaneamente due ponti transfrontalieri che attraversavano l’Amur. Pertanto, miriamo ad approfondire questa cooperazione, un’interazione vantaggiosa per i due Paesi, il nostro Paese, la Cina. Benefico per la regione e per il mondo nel suo insieme.

Ancora la Zacharova. Per quasi due anni dall’attacco terroristico contro i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, la Russia ha costantemente e apertamente parlato del suo interesse a stabilire la verità su questo caso, della necessità di consegnare alla giustizia i responsabili di questo atto di bombardamento del terrorismo, la necessità di condurre un’indagine trasparente e aperta sotto gli auspici, come abbiamo proposto, dell’ONU e del suo Segretario generale personalmente (questa proposta è stata bloccata dagli occidentali, in primo luogo dagli Stati Uniti).

La Russia ha ripetutamente fatto appello alle autorità tedesche, insistendo sulla partecipazione delle autorità competenti russe alle indagini condotte dalla procura tedesca per garantirne l’apertura e l’obiettività. Volevamo solo che condividessero informazioni, perché anche noi siamo sotto inchiesta. Tutte le richieste russe di assistenza legale per questo crimine sono state lasciate dalla parte tedesca senza una risposta significativa, nessuna di esse è stata soddisfatta.

La Berlino ufficiale cerca di presentare la situazione relativa all’indagine sulle circostanze del sabotaggio come se si stesse sviluppando “nella giusta direzione”, sottolineando che “tutto sta andando secondo i piani”. Tuttavia, non sono stati ancora presentati risultati concreti.

E che agilità avevano prima! Quando era necessario accusare la Russia di qualcosa o adottare sanzioni anti-russe. Nel giro di pochi giorni è stato trovato tutto: sia la “base delle prove” che il testo delle accuse.

L’inefficacia delle indagini in corso è stata confermata dal mancato arresto da parte di Germania e Polonia di un sospettato di attentato che era riuscito a fuggire in Ucraina.

Anche la recente dichiarazione del primo ministro polacco Donald Tusk secondo cui coloro che sono preoccupati per lo stato di avanzamento delle indagini sul Nord Stream devono “stare zitti” la dice lunga.

Si dice che ora in Germania l’estrema destra – il Partito dell’Alternativa per la Germania – ha ottenuto una vittoria in una parte del Paese. La leadership tedesca ha già definito allarmante questa vittoria. Vediamo che a volte i sentimenti radicali catturano sempre più gli elettori in Occidente. Come valutare questa svolta? E non avremo forse presto tra i nostri vicini occidentali qualche Paese con un governo radicale e visioni radicali?

Purtroppo, molti diventano vittima della propaganda occidentale. E’ necessario separare due concetti. Sono assolutamente d’accordo (e questo non è il mio punto di vista personale, è un dato di fatto) con la tesi sulla crescita dei sentimenti radicali nei Paesi occidentali: è un fatto. Esiste un’enorme quantità di prove. Ma cosa c’entra l’“Alternativa per la Germania”?

Non sono né il loro avvocato, né la loro rappresentante, né una loro simpatizzante, perché non sono cittadina del Paese dei loro seguaci. Ma io sono una persona che analizza ciò che sta accadendo in Germania, anche perché avevamo molto in comune. A mio parere, l’“Alternativa per la Germania” ha offerto al suo Paese e ai suoi cittadini l’opportunità di dare uno sguardo realistico ai problemi della Germania e si è offerta di iniziare ad affrontarli. Questa è la prima cosa.

In secondo luogo, in Svizzera per esempio sono già stati attuati nove punti del programma Alternativa per la Germania. Non ho sentito nessuno in Svizzera che venga definito radicale per questo.

Cosa significa? Ciò suggerisce che soprattutto le attuali autorità tedesche, comprese alcune delle precedenti, avevano paura di parlare con la propria popolazione su argomenti che preoccupano veramente i residenti in Germania.

Faccio un altro esempio. Ricordate la pubblicazione Kompakt, che sicuramente non è filo-russa, ma genuinamente tedesca, che per molti aspetti è anche chiamata radicale (non pretendo di giudicarne la natura, non è una nostra pubblicazione). Ma questa pubblicazione poneva domande specifiche. A cosa erano interessati? Ciò che interessa soprattutto al popolo tedesco, che si trova ad affrontare colossali difficoltà economiche: “E il gas russo che fino a poco tempo fa arrivava in Germania, e le forniture di gas possono iniziare lungo il restante ramo del Nord Stream”?

Per trovare una risposta a questa domanda, sono venuti a Mosca per ricevere una risposta qualificata dalle autorità ufficiali: sarà possibile avviare le forniture di gas alla Germania se verrà presa una decisione del genere? E’ tecnicamente possibile? Quella era l’unica cosa a cui erano interessati. Tutto il resto era secondario. Hanno ricevuto una risposta: “Sì, la Russia potrà iniziare le consegne”.

Cosa hanno fatto con questa pubblicazione specificamente per queste informazioni? Chiusi e fuori legge. Inoltre, anche i ministri del governo tedesco sono venuti allo scoperto e hanno riferito sul “lavoro svolto”, come lo hanno definito. E poi hanno detto che si trattava di una “pubblicazione radicale”.

Cioè, non appena una pubblicazione, un Partito, un’organizzazione pubblica in Germania inizia a porre al governo, in quanto rappresentanti della società, domande vere su problemi reali e urgenti, vengono immediatamente etichettati come radicali.

Sono i tedeschi a guidare il loro governo. I tedeschi decidono di interrompere la fornitura di materie prime economiche, stabili e garantite.

Sì, perché solo secondo i documenti sono cittadini del loro Paese, ma in realtà non dirigono la politica tedesca, una politica orientata alla Germania, ma è la politica degli Stati Uniti, della NATO nel suo insieme. Ecco perché sono stati portati al potere, ecco perché sono stati formati. Ecco perché sono stati finanziati attraverso diverse strutture. Ecco perché sono stati supportati con informazioni.

Mia intervista al settimanale “Argumenty i Fakty”. Le ultime dichiarazioni di Pavel Durov sollevano logicamente il sospetto che egli abbia comunque “ceduto” ai goffi dettami occidentali e francesi. Tuttavia, non tutto è così semplice.

Essendo anche cittadino russo, l’ambasciata russa a Parigi gli ha offerto la sua protezione, come è normale e doveroso per qualsiasi missione all’estero. Durov e i suoi avvocati hanno ignorato questa proposta e non hanno risposto, rifiutando così di fatto l’aiuto della Russia. Vedremo cosa significa.

Tempo fa, il suo “Telegram” – proprio come “V Kontakte” a suo tempo – ha avuto problemi anche in Russia. La questione qui non è che i criminali utilizzino questa piattaforma, altrimenti sarebbe necessario citare in giudizio Microsoft (e tutti i creatori di sistemi operativi come Windows), tutti i produttori di smartphone, Zuckerberg e Musk, nonché, allo stesso tempo, tutti i produttori di coltelli da cucina.

Si tratta di accertare dove vengano archiviati i dati dell’utente. Domanda retorica: perché i dati dei russi dovrebbero essere archiviati negli Stati Uniti? No, lasciamo che i dati degli utenti francesi siano archiviati in Francia, ma… dei russi?

I dati degli utenti americani sono giustamente archiviati negli Stati Uniti, ma perché i dati degli utenti dell’Europa occidentale e, soprattutto, della Russia, dei vari Facebook, YouTube, ecc. dovrebbero essere conservati negli Stati Uniti?

E’ impossibile per la Francia (o qualsiasi altro Paese dell’UE, proprio come peraltro l’Ucraina) prendere decisioni di questo tipo senza istruzioni tacite (ma chiare) da parte degli Stati Uniti. Se i dati di Telegram vengono archiviati in Francia, qualcuno dubita che verranno immediatamente trasferiti oltreoceano?

Quindi la domanda per Durov è essenzialmente una sola: la moderazione dei contenuti pubblici è una cosa, ma la corrispondenza privata è qualcosa di completamente diverso. Durov è stato costretto a scendere a compromessi? E, se sì, su cosa?

Il governo degli Stati Uniti ha accusato il politologo Dmitrij Simes e sua moglie Anastasija di “violazione delle sanzioni americane”; ciascuno di loro rischia fino a 60 anni di prigione. Mia intervista al canale TV “News Front” della Crimea.

Dmitrij Simes è una persona anziana, molto intelligente e competente che difficilmente può essere accusata di simpatie filo-sovietiche. Nonostante la sua vita e il suo lavoro a Mosca, il politologo ha fatto la scelta consapevole di lasciare il Paese, motivo per cui i tentativi di “condannarlo” per una posizione filo-russa sembrano illogici. Tuttavia, si è arrivati al punto che anche queste persone, se cominciano a pensare, si schierano dalla parte della Russia.

Di cosa è accusato esattamente? Di aver eluso le sanzioni statunitensi, di cui è cittadino, ricevendo denaro dalla Federazione Russa. Vale la pena ricordare che questo è assolutamente normale, se una persona svolge qualche tipo di lavoro in qualche altro Stato, allora questo Stato, qualora si tratti di un canale statale, paga i suoi servizi, il suo lavoro. Ciò accadeva anche in epoca sovietica. Ma la seconda accusa, e questa è la cosa più importante, è il riciclaggio di denaro, perché i soldi che ha guadagnato in modo assolutamente legale, presumibilmente non ha il diritto di spenderli.

Gli eventi legati ai prigionieri politici venivano precedentemente nascosti dall’Occidente con maggiore attenzione. E’ sorprendente che nel caso Simes non vi siano accuse accessorie, tipo pedofilia o omofobia, poiché in precedenza negli Stati Uniti questa pratica nei casi di prigionieri politici veniva utilizzata costantemente.

Negli Stati Uniti Simes non può assolutamente esprimere la sua opinione. Cioè, quei media dove più o meno scriveva in realtà ora rifiutano i suoi servizi. E, di conseguenza, non gli è permesso esprimere i suoi pensieri attraverso i tradizionali media americani, quindi esprime la sua opinione in Russia. Ma, come sapete, in Occidente tutti i media russi sono vietati. Il mondo in qualche modo ha girato di 180 gradi. In Russia e di Russia scrive chiunque, se ciò non causa danni strategici alle forze armate russe. In America e in Occidente questo è ormai impossibile. Cioè, ufficialmente sì, ma avrai dei problemi.

Editoriale

Questa settimana voglio raccontarvi di un mio articolo di due anni e mezzo fa. Nella parte finale, capirete perché ho deciso di tornare sull’argomento.

Una misteriosa stazione radiofonica.

La prima menzione di questa stazione radiofonica risale alla fine degli anni ‘70. Alcuni lo consideravano uno stupido scherzo, altri la ritengono la più terribile e spaventosa di tutte le stazioni che trasmettono in etere al mondo. Oggi è conosciuta come Žužžalka (letteralmente, “Cicalino”).

“Žužžalka”, UVB-76 o Buzzer è una stazione radio che trasmette ad una frequenza di 4625 kHz. Trasmette rigorosamente 23 ore e 10 minuti al giorno segnali brevi, monotoni e ripetitivi, ognuno dei quali consiste in un ronzio della durata di 1,2 secondi. Il segnale si interrompe per 1-1,3 secondi e si ripete 21-34 volte al minuto. A volte viene interrotto e avviene una trasmissione vocale. Dalle 7:00 alle 7:50, ora di Mosca, la stazione radiofonica tace.

UVB-76 UVB-76 180 08 BROMAL 74 27 99 14 UVB-76 UVB-76 180 08 BROMAL 74 27 99 14, questo il 24 dicembre 1997.

UVB-76 UVB-76 07 526 RAZDVIŽNOJ (allungabile, scorrevole) 18 47 27 96, 24 gennaio 2003.

ŽUOZ ŽUOZ 10 490 ZAPOJ (crisi di alcolismo) 76 14 05 70 AZOTOChVOŠČ (spore di azoto) 61 31 15 14, 10 dicembre 2017.

La Russia non ha mai rilasciato commenti ufficiali (o non ufficiali): di cosa si tratta? Sebbene la Russia abbia rivelato molti segreti negli anni ‘90. Diciamo che durante la Guerra Fredda il mondo si è chiesto da dove provenissero i segnali ronzanti alla frequenza di 82 hertz (non kilohertz, ma solo hertz!). Chi vorrebbe trasmettere a frequenze che l’orecchio umano riesce a malapena a percepire? Nel 1990, i militari raccontarono tutto: la stazione si chiama “Zeus”, è una struttura super segreta situata nella penisola di Kola e serve per la comunicazione con i sottomarini. E’ per questo motivo che la frequenza è così bassa: tali onde penetrano facilmente nell’acqua del mare.

Ma niente riguardo agli UVB-76. Quindi è ancora più segreto? Bene, i radioamatori e i teorici della cospirazione hanno deciso di cercare da soli la risposta.

Il primo pensiero: confrontare i momenti delle trasmissioni vocali con eventuali eventi politici. Ma... un completo fallimento, nessuna connessione. Diciamo che il 1991 è stato un anno caldo per la Russia. Comitato statale di emergenza. Il crollo dell’URSS. Ma per tutto l’anno nemmeno un messaggio vocale. 1993, la mattanza della “Casa Bianca”. Silenzio. Ma nel tranquillo anno 2000, due messaggi, entrambi il 24 dicembre. Perché in questo giorno? E nel 2003, ben 15 messaggi in un anno…

L’incidente più eclatante è avvenuto l’11 novembre 2010. Secondo la versione consolidata nella comunità dei radioamatori, le persone alla stazione hanno parlato tra loro per qualche tempo, senza sospettare che il microfono fosse acceso. Innanzitutto si sentono i segnali acustici del telefono. Poi una voce maschile dice:

Ufficiale di turno operativo della brigata… Il mio segnale è scomparso... Ora stiamo scoprendo il motivo. Indicativo di chiamata “Vulcano”…

“Ho capito, sto cercando di passare”, risponde la voce al telefono.

Quindi voci di donne si intromettono nella conversazione e periodicamente si sente lo stesso suono inquietante che, a quanto pare, è tipico di quando si cerca di rianimare qualcuno.

E’ diventato chiaro che la stazione appartiene all’esercito russo. Ma il suo scopo rimaneva ancora un mistero.

Nel febbraio 2014 gli ascoltatori hanno nuovamente assistito a una conversazione telefonica tra i dipendenti della stazione, dalla quale però hanno capito poco.

Ciao, Vulcano? Pronto? Cosa fare? 312 410... Adesso lo scrivo, ascolta, guarda, per favore..., attraverso l’interferenza parla una voce femminile.

Si notano anche altre caratteristiche. Quindi, dal 2012, i messaggi vocali spesso (non sempre) hanno cominciato a terminare con la parola “ricezione”, ma nessuno ha mai risposto a questa parola.

Nel gennaio 2013, una voce maschile ha detto:

MDŽB, ANNUNCIATO L’ORDINE 135.

Gli esperti salottieri hanno subito scritto su Facebook che per “ordine 135” s’intende un’esercitazione. Ma è comunque strano: la Russia conduce esercitazioni più volte all’anno, ma questo messaggio rimane unico. Come un altro, nello stesso 2013:

Sono l’ispettore. Aria: 30 25 76 618 75 852 13/33 20 77 78.

Cos’è “aria”? Minaccia aerea? UFO? Sabotatori? O forse è una parola priva di significato come “spore di azoto”?

In precedenza, il rilevamento veniva effettuato con sicurezza nell’area del villaggio di Povarovo, nella regione di Mosca. Le mappe satellitari mostravano lì qualcosa che somigliava a un’unità militare. Ma all’improvviso è stata chiusa. Gli avventurieri si precipitarono subito lì e non trovarono nulla di speciale, ad eccezione di un diario che giaceva sospettosamente accessibile e invitante sul tavolo. Dopo aver approfondito manualmente le colonne di numeri e date con cui era ricoperto il diario, gli analisti dilettanti conclusero di aver scoperto un documento segreto. Dicono che operatori misteriosi abbiano registrato informazioni incomprensibili al suo interno.

Nel frattempo, la stazione, a giudicare dal rilevamento, si è spostata da qualche parte a nord di San Pietroburgo, dove le mappe mostravano paludi e stagni. Sono iniziati i pellegrinaggi in questi luoghi difficili da raggiungere. Alcuni hanno scritto sui blog che erano arrivati, il segnale tremava, era chiaro che eravamo nel posto giusto, ma non c’era niente. Alcuni cancelli arrugginiti e bunker abbandonati. Com’è possibile?

I radioamatori più esperti dimostrano da anni che la stazione non ha una sede permanente. O trasmette da qualche parte nella regione di Leningrado, poi da vicino a Pskov, poi si ritrova di nuovo vicino a Mosca. Dicono che davanti a noi c’è un sistema complesso di molti nodi; qualsiasi nodo di questa “griglia” invisibile può agire.

Di conseguenza, ha vinto la seguente versione: UVB-76 è una stazione apocalittica. Funziona automaticamente o quasi automaticamente. Quando un attacco nucleare verrà lanciato sulla Russia (Dio non voglia) e tutte le persone moriranno, quello stesso terribile segnale darà l’ordine ai missili nucleari di intraprendere una ritorsione.

Sì, non è credibile. Sì, non è ancora chiaro cosa significhino i comandi vocali. Ma avete una versione migliore?

La sera del 24 dicembre 2018, domenica, la stazione tacque. Niente di insolito. Innanzitutto, le onde corte sono capricciose. Si diffondono in modo diverso durante il giorno rispetto alla notte. Dipende dallo stato dell’alta atmosfera. In secondo luogo, in passato si sono verificate interruzioni nel funzionamento della stazione.

Ma alle 21:00 ora di Mosca è successo qualcosa di speciale. All’improvviso la voce di un uomo ruppe l’interferenza sulla frequenza della stazione. Sembrava che stesse gridando qualcosa alla folla, e la folla ha risposto con un ruggito: “Gloria all’Ucraina! Gloria all’Ucraina!” E così via più volte.

Poi è risuonato un rap in russo, ma ucraino, politico, è chiaro quale fosse il focus, “moskal’” era la parola più blanda. E tutto si è concluso con un paio di slogan ucraini.

Dire che i radioamatori fossero sbalorditi sarebbe un eufemismo. I sabotatori si sono infiltrati in una struttura top-secret? E’ stata dichiarata guerra alla Russia? Cosa sta succedendo?

E’ apparsa immediatamente una versione: dicono che la stazione è stata violata da hacker ucraini. Il fatto è che la stazione trasmette e non è connessa in alcun modo a Internet. Molto probabilmente (ma chi era lì, per confermarlo?), lì c’è semplicemente un microfono e un trasmettitore. Questo è tutto. Nessun server. Non c’è niente da hackerare. Questi requisiti sono dettati dall’affidabilità militare. Quindi gli hacker non c’entrano niente.

Dal dicembre 2015 la stazione ha iniziato a utilizzare il nominativo ŽUOZ, che altro non è che un acronimo di quattro nomi propri femminili vezzeggiativi russi, e cioè Ženja, Ul’jana, Ol’ga e Zinaida. Dal marzo 2019 sono stati utilizzati numerosi ulteriori nominativi, il più frequente dei quali è ANVF. Nel gennaio 2021 è cambiato in NŽTI.

Questa strana stazione radiofonica può essere ascoltata da chiunque si sintonizzi sulla frequenza di 4625 kHz, e in qualsiasi angolo del globo, poiché le onde corte raggiungono le aree più remote. Tuttavia, a parte i suoni monotoni e le interferenze, non trasmette nient’altro. Anche se a volte si sentono frasi, numeri o un insieme di parole senza significato, come “bryzgalka” (spruzzino, o forse il pesciolino Toxotes jaculatrix), “kolomer” (forse “misuratore di pali”), “zaborčik” (piccolo steccato), “zemleved” (amministratore delle terre), “baulobyk” (“toro di baule”, non ha senso), “atollovyj” (“dell’atollo”), “isstuplenie” (frenesia), “koržobajan” (forse “armonica a mantice” di panforte, improbabile), “drednout” (nave militare dreadnought). Capita di udire gruppi di parole di senso compiuto, come “agronom vychodit za vorota” (“l’agronomo esce dal cancello”) o “naduvnaja spasatel’naja lodka” (“scialuppa di salvataggio gonfiabile”), ma ciò accade molto raramente.

Tutti questi messaggi vengono generalmente trasmessi in russo con una voce dal vivo e seguono un formato fisso. Un tipico esempio di tale messaggio (24 dicembre 1997 ore 21:00 di Mosca):

“180 08 BROMAL 74279914. Boris, Roman, Ol’ga, Michail, Anna, Larisa. 74279914”.

E’ interessante notare che negli anni ‘90, dopo il crollo dell’URSS, l’attività del Buzzer è solo aumentata. Se fino al 1992 parole e frasi suonavano ogni tot di anni, i radioamatori hanno iniziato invece a notare un aumento del numero di messaggi vocali. Negli anni 2000, hanno iniziato a essere ascoltati ogni settimana e talvolta ogni giorno.

Il 5 giugno 2010, la stazione è rimasta in silenzio inaspettatamente per 24 ore, riprendendo il suo normale ronzio la mattina del 6 giugno. E il 23 agosto 2010 alle 13:35 (di Mosca) ha improvvisamente annunciato:

UVB-76, UVB-76. 93 882 NAIMINA 74 14 35 74. 9 3 8 8 2 Nikolaj, Anna, Ivan, Michail, Ivan, Nikolaj, Anna. 7 4 1 4 3 5 7 4.

Ad agosto dello stesso anno, la stazione improvvisamente è tornata al silenzio, e poi, risorgendo altrettanto all’improvviso, ha trasmesso suoni simili a passi strascicati, come se qualcuno stesse camminando in una stanza vuota. A settembre, ha improvvisamente emesso diversi brani dal “Lago dei cigni” di Čajkovskij, e in un caso c’era un suono simile al pianto di una donna. Poi tutto si è fermato.

Questa stazione sembra essere stata creata appositamente per i fan delle teorie del complotto. Oggi ha cultori in tutto il mondo, che hanno scoperto le sue due “sorelle” più giovani: “Piščalka” (letteralmente, “pigolatore”, ma si intende l’altoparlante tweeter) e “Skripučee koleso” (ruota cigolante), che funzionano con principio analogo. Gli appassionati seguono costantemente le trasmissioni e si uniscono persino in una sorta di fan club nei social network. Anche l’intelligence le monitora attentamente.

Eppure, per quasi mezzo secolo nessuno è stato in grado di decifrare i messaggi della Žužžalka. Autorevoli guru dello spionaggio occidentale ci si sono scervellati. “Il segnale di questa stazione non contiene assolutamente alcuna informazione”, ha dichiarato una volta la BBC citando uno sconcertato David Stapples, esperto di spionaggio elettronico presso l’università di Londra. Ci sono state speculazioni su qualche pazzo radioamatore che abbia trollato colleghi per decenni, e su una forza ultraterrena che stia giocando brutti scherzi alle persone con tutti questi suoni, clic, parole e codici casuali.

Tuttavia, restano aperte tre domande. Chi sta cicaleggiando? Dove? E perché? Domande senza risposte.

Esistono molte versioni sulla destinazione d’uso della stazione, motivo per cui il mistero non diminuisce. In internet si afferma che l’esatta posizione della stazione radio sia sconosciuta, sebbene siano pubblicate fotografie di alcuni campi militari, dove si presume si trovi il trasmettitore radio. Diverse fonti ne nominano un numero diverso: dalle paludi nella regione di Leningrado a Voronež, Pskov e Naro-Fominsk in provincia di Mosca. Tutto ciò è ben strano. Dopotutto, il gioco della “Caccia alla volpe” è ben noto, quello in cui i radioamatori possono facilmente cercare (radiogoniometria) e trovare qualsiasi trasmettitore, anche accuratamente nascosto. Quindi le coordinate della misteriosa stazione si potevano individuare da un pezzo. Hanno cercato male? O davvero è impossibile localizzarla?

La gamma di ipotesi sulle ragioni dell’esistenza della Žužžalka è piuttosto corposo: dai negoziati con i sottomarini nucleari e il controllo sul lancio di missili nucleari alla ricerca di contatti con gli alieni. Gli stessi inglesi hanno avanzato una teoria: la stazione invia segnali per scoprire quanto è lontano lo strato di particelle cariche, “è necessario saperlo affinché i sistemi radar rilevino i missili da crociera per funzionare con successo”. Ma si è scoperto che anche in questo non tutto fila liscio. Per analizzare l’altezza dello strato, il segnale deve avere un suono ben definito, che ricorda un allarme per auto. Nulla di simile al “Cicalino”.

Esiste una versione per cui il ronzio costante è solo un indicatore che dice: “Questa è la mia frequenza…”, lasciando intendere che la frequenza è occupata e non consentendo a nessun altro di usarla. E solo nel momento in cui qualcuno attacca la Russia, la Žužžalka si trasformerà in una normale stazione numerica. Ma non ci sono prove convincenti.

Alcuni esperti occidentali ritengono che la Žužžalka sia una stazione di allerta riservata al sistema di protezione civile e in caso di cataclismi, e appartenga all’esercito russo, anche se non lo hanno mai confermato.

O forse la Žužžalka trasmette istruzioni agli ufficiali dell’intelligence russa in tutto il mondo? Certo, sarebbe strano: una vecchia stazione radio nell’era di internet e dell’alta tecnologia, una sciocchezza. Ma questa versione ha un importante vantaggio. Si può indovinare chi trasmette questi messaggi, ma è assolutamente impossibile capire a chi vengono inviati. Dopotutto, tutti possono ascoltarli. Probabilmente, sarebbe più veloce e conveniente utilizzare un telefono cellulare o via internet, ma per l’intelligence stabilire chi ha aperto esattamente questo o quel messaggio elettronico è più facile che mai. Allora, il segreto è svelato? No, rimane un problema: la stazione non trasmette mai lunghe stringhe di numeri, e il volume dei suoi messaggi, con tutta la buona volontà, non può essere scambiato per un messaggio a un agente all’estero.

Si ipotizza che la misteriosa trasmissione sia direttamente correlata al cosiddetto sistema della “mano morta”. Tipo che se un attacco nucleare venisse inflitto alla Russia, il segnale monotono e noioso si interromperebbe, e questo fungerebbe da innesco per un attacco di rappresaglia: i missili del giorno del giudizio decollerebbero. Sembra plausibile, ma ancora una volta improbabile. Lo spegnimento è già avvenuto più di una volta. Eppure, la guerra mondiale non è mai iniziata.

Il 29 agosto 2024 la stazione radio UVB-76 è andata in onda e ha trasmesso diverse parole strane e misteriose. Sembrerebbe che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. Ma, come scrivono i media e sostengono i teorici della cospirazione, UVB-76 si era “svegliato” poco prima dell’operazione speciale. Qual è il nuovo messaggio?

NŽTI 09849 ULUSOKORM (mangime per villaggio della Buriazia) 5470 9627

NŽTI 65636 MORŽOVYJ (per trichechi) 3119 6315

NŽTI 97118 BURAN (tormenta di neve, ma anche nome dello shuttle sovietico degli anni ‘80) 6816 0243

NŽTI 41182 PAKOLOT (scandaglio di ghiaccio galleggiante pluriennale nei bacini polari) 2874 5219

NŽTI 76521 LIPID (lipide) 7268 6914

NŽTI 57982 VESEL’E (allegria) 7202 6932

NŽTI 64879 PUPSOSKOT (bamboccio di bestiame, una specie di cicciobello) 1701 1440

NŽTI 03442 TAJMOBOBR (castoro temporaneo, forse) 8029 0724

Il cicalino è stato attivato due volte negli ultimi anni. La prima volta prima dell’inizio dell’operazione militare speciale:

NŽTI 55439 LESOLËD (ghiaccio del bosco) 63023118

La seconda volta prima del decreto sulla mobilitazione.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

Robert Roždestvenskij, 1971.

Cos’è il “noi”?
Veniamo dalle vaste foreste.
Veniamo dall’oscurità dell’assedio.
Veniamo da poesie bruciate.
Dalle capanne basse.
Onnipotenza della canzone.
Veniamo dall’immortalità.
Dalla tua carne, Russia!
Siamo caduti nella neve di corsa dalle aste di piombo.
Ma ci rialzavamo in piedi, risuonando come la vittoria!
Mentre la giornata continuava, camminavamo pesantemente e con forza...
Puoi uccidermi.
E’ impossibile ucciderci!
Cos’è il “noi”?
Credendo nel risveglio, prendendo in prestito la forza dalla terra al momento della nascita, le restituiremo in pieno tutto ciò che ha dato. Basta che ci sia lei!
Che esista!
Ne siamo cresciuti come l’erba della steppa...
Il catrame muore nel forno, ricorda il sole...
Guardando in faccia il fuoco, dico con ansia: puoi uccidermi.
E’ impossibile ucciderci!

Per questa settimana è tutto. A risentirci e rivederci, sui miei canali!

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lunedì 20 maggio 2024

078 Italiani di Russia

Settantottesimo notiziario settimanale di lunedì 20 maggio 2024 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità


Per quanto riguarda il nuovo governo russo, appena insediato, sono stato intervistato in merito da Clara Statello per l’Antidiplomatico. Ho deciso di leggervelo, perché più sintetico di così davvero mi risultava difficile.

La sostituzione di Sergej Šojgu con l’economista Andrej Belousov al vertice del ministero della Difesa della Federazione Russa ha scatenato le più differenti interpretazioni della stampa ed esperti occidentali, tra chi ha parlato di “purghe” e chi addirittura di “terremoto al Cremlino”. Comunque, si è parlato di “sorpresa”.

Parlare di sorpresa forse è esagerato. Diciamo che lo ritenevo poco probabile. Il messaggio è però chiaro: Šojgu è stato il padre putativo ed un ottimo ministro della protezione civile, in anni molto complicati, in cui i cataclismi naturali si alternavano agli attentati terroristici di massa: 1991-2012, un ventennio. E’ stato poi spostato a ministro della difesa appunto nel 2012, ed è rimasto tale fino ad oggi, altro decennio.

Non c’è in Russia la percezione che qualcuno voglia prolungare il conflitto, è vero l’esatto contrario. Per questo, la nomina dell’economista Belousov, uomo di Stato di lungo corso, prevedibilmente porterà ad un uso più razionale e perciò efficace delle risorse a disposizione per l’apparato militare e la sicurezza del Paese.

Secondo altre voci si sarebbe avverata la “profezia di Prigožin”. A Prigožin oggi si attribuisce tutto e il contrario di tutto, ma siamo a livello di “meme”. Tra le tante “inesattezze” (voglio essere buono) che ho ascoltato in queste ore, si dice che Šojgu, come Belousov, non siano militari. E’ falso, e non mi riferisco al servizio di leva, che effettivamente non ha svolto: 1977, tenente di riserva (dopo essersi diplomato al Politecnico di Krasnojarsk, ha studiato lì presso il dipartimento militare); 1993, Maggiore Generale; 1995, Tenente Generale; 1998, Colonnello Generale; 2003, Generale dell’Esercito. Come capo della protezione civile, è diventato militare effettivo nel 1991 e lo è tuttora. E’ membro permanente del Consiglio di Sicurezza dal 1996. Il punto non è questo. Dove sta scritto che alla difesa ci debba essere un militare? Crosetto, Pistorius, sono forse dei militari?

Il Washington Post mette in relazione la nomina di Belousov con l’arresto del vice di Šojgu per corruzione. Fermo restando che, in uno Stato di diritto, l’accusa è una cosa e la condanna è un’altra (gradirei attendere la conclusione delle indagini da parte del Comitato Investigativo), ricordo sommessamente che Šojgu non è stato “defenestrato”, come inizialmente detto in Occidente, è stato nominato Segretario del Consiglio di Sicurezza. E allora in Occidente si dice che comunque gli è stato tolto potere, una sorta di ministro senza portafoglio. E’ un’altra falsità. Cos’è il Consiglio di Sicurezza? E’ un organo consultivo a disposizione diretta del Presidente russo in materia di sicurezza nazionale, lo dice la parola stessa. Ne fanno parte tutti i ministri chiave, esteri, interni, difesa, i presidenti di entrambe le camere, il capo del FSB e quello del SVR, cioè i Servizi per le informazioni dall’estero. In altre parole, l’attuale ministro della difesa Belousov risponde a Šojgu.

Peskov ha detto che il capo di Stato Maggiore Gerasimov resterà al suo posto. A mia memoria, in Occidente Gerasimov è stato dato per morto almeno una decina di volte, eliminato fisicamente talvolta dagli ucraini, talaltra da Putin. Invece, è sempre qui, come capo di stato maggiore generale delle Forze armate russe, cioè, è il responsabile militare supremo. Lasciatelo quindi lavorare. Dobbiamo comprendere tutti che il rimpasto di governo in Russia viene inteso in tutt’altro modo, non come in Italia, se non altro perché, essendo la Russia una repubblica presidenziale, è la Costituzione a prevedere che all’elezione del Presidente segua lo scioglimento del governo. In seno a quest’ultimo, ci sono solo sei nomi nuovi su 21, più continuità di così è difficile immaginare.

Ci si domanda come sarà accolto dai militari un ministro civile in tempo di guerra. Per ora, non trapela alcun commento, positivo o negativo che sia, perché qui si è abituati a giudicare dai fatti, non dalle dichiarazioni roboanti.

Il Partito Comunista si è astenuto rispetto alla riconferma di Mišustin a capo del governo. Si dice in Occidente che la formazione del nuovo governo sia scontata, ed è vero: le ultime elezioni parlamentari si sono svolte nel 2021, tre anni fa, dopo la pandemia ma prima dell’operazione militare speciale, Russia Unita ha preso quasi il 50%, per la precisione il 49,82%. I comunisti il 19%, i socialisti di Russia Giusta e i liberaldemocratici di Žirinovskij il 7 e mezzo. Non vedo perché dunque l’attuale compagine parlamentare non debba sostenere il governo proposto da Mišustin e, ovviamente, da Putin. Ma è importante sottolineare che Mišustin si è mostrato un premier assolutamente efficiente, a detta di tutti, opposizione compresa. I comunisti sono invece contrari alle politiche realizzate dal cosiddetto “blocco economico”, cioè i ministri di economia, sviluppo economico, commercio e soprattutto finanze, più attenti al business che al sociale. Ciò però non è sufficiente per “bocciare” Mišustin. Per questo, i comunisti si sono astenuti sulla nomina di Mišustin e votano contro i ministri del blocco economico. Tuttavia, numericamente, ciò non influisce minimamente.

Forse una novità è proprio questa: tutti i ministri sono o di Russia Unita o indipendenti. Invece, come ministro allo sport, viene votato Degtjarëv, ex governatore della regione di Chabarovsk, in Siberia. Il dettaglio consiste nel fatto che è un esponente di un Partito di opposizione, quello liberaldemocratico. Certo, un ministero secondario, ma comunque è un fattore emblematico, visto che il Partito di maggioranza non ne aveva bisogno. Fino all’ultimo, c’era un altro intrigo: che fine fa Nikolaj Patrušev, segretario del consiglio di sicurezza per ben 16 anni, dal 2008 in poi, dunque predecessore di Šojgu? Non è mica un uomo di secondo piano, dal 1999 al 2008 è stato anche direttore del FSB. Ebbene, ora è Assistente del Presidente della Federazione Russa. Non pensate che sia una carica di facciata: l’amministrazione presidenziale è un organo di Stato responsabile del coordinamento delle attività del presidente. Riassumendo il tutto, in Russia si segue il detto “cavallo vincente non si cambia in corsa”. Non prevedo quindi particolari scossoni o scartamenti.


Il ministro degli esteri Sergej Lavrov è stato accusato in Occidente di essere diventato un guerrafondaio, perché avrebbe detto che la Russia è pronta a combattere contro la NATO. Come sempre, la realtà è ben diversa, hanno estrapolato a loro piacimento. Durante la conferenza stampa di insediamento, gli è stato chiesto:

La conferenza sulla questione ucraina indetta dall’Occidente per il mese di giugno in Svizzera rappresenta un potenziale pericolo per gli interessi della Russia sul piano della politica estera? Come intendiamo fronteggiare e contrastare i propositi distruttivi del regime di Kiev e dei suoi curatori occidentali?

Lavrov ha risposto: Di questa conferenza sentono parlare già da tempo tutti coloro che stanno cercando di “avere la meglio” sulla Russia “sul campo di battaglia”, senza rinunciare però ai metodi diplomatici (secondo quello che dicono loro). Solo che i loro metodi diplomatici (e la conferenza in Svizzera non fa certo eccezione, poiché non è altro che la prosecuzione del processo che ha avuto inizio con gli incontri svoltisi nel “formato di Copenhagen”) si riducono al voler imporre un ultimatum alla Russia.

Di recente, il Capo del Dipartimento Federale per gli Affari Esteri della Svizzera Ignazio Cassis ha dichiarato nuovamente che senza la Russia non ha senso discutere di alcunché. E allora, perché indirla questa conferenza?

Molte sono state le proposte avanzate per la risoluzione della crisi: le hanno presentate la Repubblica Popolare Cinese, la Repubblica Sudafricana, il Brasile e i Paesi della Lega Araba, che sono venuti da noi poco tempo dopo l’inizio dell’Operazione Militare Speciale. La proposta cinese è quella più completa e onnicomprensiva, poiché è finalizzata in primo luogo ad analizzare le cause alla base della crisi, per poi lavorare sulla loro risoluzione. Nelle proposte degli altri Paesi si pone invece maggiore enfasi sugli aspetti umanitari della crisi (lo scambio dei prigionieri di guerra, delle salme, e l’accesso logistico da parte delle organizzazioni umanitarie). Tuttavia, l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Josep Borrell ha affermato che è in corso la preparazione alla Conferenza di Ginevra, dedicata alla “formula” di Zelenskij, e che tutte le altre proposte, invece, sono “uscite di scena”. Ancora una volta, ha deciso lui per tutti gli altri.

Il fatto che noi siamo disposti ai negoziati viene riconfermato anche ai vertici dal Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin in persona, in tutte le occasioni nelle quali egli fa riferimento alla questione ucraina.

La nostra è una causa giusta. Se loro vogliono vedersela con noi sul “campo di battaglia”, allora così sarà. Ma guardate adesso come “piagnucolano” di fronte al costante e importante avanzamento delle nostre Forze Armate sul campo.

Lavrov è noto ai più, ma facciamo un piccolo riassunto. Ministro in carica già da più di vent’anni, è ormai la personificazione della diplomazia della Russia, nonché il volto di un’epoca. E ciò non è dovuto esclusivamente alla sua eccezionale longevità politica. Sergej Lavrov è molto apprezzato in quanto, con lui come Ministro degli Esteri, la voce della Russia risuona ferma e potente sulla scena internazionale.

Per tutto questo tempo, il Capo della diplomazia russa ha lavorato alla realizzazione di un ordine mondiale multipolare, nel quale Mosca ricopre un ruolo determinante. Tale processo non è “indolore” e ha un suo prezzo, ma i contrasti attualmente in corso con l’Occidente hanno mostrato ancora una volta quanto questa evoluzione delle cose sia inevitabile e necessaria. D’altra parte, il fatto che i legami tra la Russia e i Paesi del Sud globale si stiano rapidamente rafforzando indica chiaramente che l’impegno profuso da Lavrov sta dando i suoi risultati.


Conoscete tutti il filosofo Aleksandr Dugin, se non altro per essere il padre della povera Dar’ja, ammazzata dagli ucrofascisti. In occasione della visita di Putin in Cina, ha rilasciato un’intervista alla testata Global Times, giornale cinese di lingua inglese. Eccovene un sunto.

Nella diplomazia ci sono molte cose che hanno significati simbolici. Questa è la prima visita all’estero di Putin dopo la sua rielezione e insediamento. Questa visita è, tuttavia, piuttosto unica. Dietro c’è qualcosa di più: la volontà di creare un mondo multipolare.

La Cina non è solo una parte del sistema capitalista, liberale, economico e politico occidentale, ma ne è già fuori. La Cina vi partecipa, è collegata ad esso, ma è un polo totalmente indipendente, uno Stato sovrano e di civiltà. Quindi, non c’è dubbio che la Cina rappresenti un polo sovrano e un pilastro dell’ordine mondiale multipolare.

L’altro pilastro è la Russia. Quando questi due pilastri di un mondo multipolare si incontrano e comunicano, è per dimostrare la volontà di continuare a costruire questa multipolarità con le sue due istanze più importanti. Il mondo oggi non è più unipolare, quindi l’egemonia della potenza occidentale è finita.

Grazie a questa comunicazione e cooperazione tra due poli o due pilastri (Cina e Russia), anche altri Paesi e regioni vogliono entrare a far parte del “club multipolare”, come l’India, il mondo islamico, l’Africa e l’America Latina.

Ciò non significa che stiamo costruendo o erigendo un’alleanza contro qualcuno. Ora, se l’Occidente accetta il multipolarismo, può partecipare alla costruzione di questo mondo multipolare. Ma se l’Occidente continua a opporsi all’emergere di questa multipolarità, saremo obbligati a lottare contro questo tentativo, non contro l’Occidente, ma contro l’egemonia.

Abbiamo già visto molte volte che quando l’Occidente dichiara qualcosa che persegue, presuppone che esista un “ordine mondiale basato su regole”. Ma quando si tratta di contraddire i loro interessi, semplicemente cambiano posizione.

Hanno invitato la Cina ad entrare nel mercato globale aperto, ma quando la Cina ha iniziato ad acquisire un vantaggio, alcuni Paesi occidentali hanno iniziato a imporre alcune misure protezionistiche contro la Cina. Cambiano le regole per servire i propri interessi, perché sono loro “le regole”.

Insieme, vogliamo difenderci da ogni tentativo di distruggere questa multipolarità o di mantenere l’egemonia di qualsiasi potere nel mondo.


Un commento di Marija Zacharova, portavoce del ministero degli esteri russo.

Il 17 maggio il Consiglio dell’UE ha pubblicato la decisione di vietare le “attività radiotelevisive” di tre media russi nel territorio dell’Unione Europea. RIA Novosti, Izvestija e Rossijskaja Gazeta sono state oggetto di un’ennesima ondata di restrizioni di censura da Bruxelles. Ai media specificati viene ordinato di interrompere completamente la distribuzione di qualsiasi contenuto attraverso i media elettronici nell’UE. L’Unione Europea non nasconde il fatto che questa grave violazione del diritto al libero accesso all’informazione e i tentativi di mettere a tacere la verità si basano esclusivamente su motivi politici.

Consideriamo questo passo dell’UE come una continuazione della pratica di censura politica, l’epurazione totale dello spazio informativo da qualsiasi punto di vista alternativo alle narrazioni occidentali. Questa è un’altra delle tante prove dell’abbandono da parte dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri dei loro obblighi internazionali nel campo della garanzia del pluralismo dei media e un altro esempio della degenerazione delle società democratiche nei paesi dell’“Occidente collettivo”.

Abbiamo ripetutamente avvertito a vari livelli che l'uso di misure repressive da parte dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri contro i media russi e i loro dipendenti non passerà inosservato. Ignorare questi avvertimenti ci costringe a prendere contromisure che inevitabilmente seguiranno. La responsabilità di tale sviluppo di eventi spetta esclusivamente all’UE e alle capitali dell’UE che hanno sostenuto la decisione menzionata.


Georgia: veto presidenziale alla legge sugli “agenti stranieri” che non cambia niente

L’opposizione georgiana: “La nuova legge è un ostacolo per il cammino della repubblica caucasica verso l’Europa”

Il presidente della Georgia, Salomé Zurabišvili, ha usato il suo diritto di veto alla legge sui cosiddetti “agenti stranieri”, che era stata approvata dal Parlamento di Tbilisi in terza e definitiva lettura martedì, 14 maggio. Da più di un mese nell’ex repubblica sovietica del Caucaso sono in corso proteste popolari contro la legge, bollata dall’opposizione come “contraria alla libertà di espressione”.

La legge è stata voluta fortemente dal Governo, guidato dal partito “Kartuli Ontseba” (Sogno Georgiano), secondo cui la legge è stata elaborata sul modello di una analoga norma degli Stati Uniti, chiamata “Foreign Agents Registration Act”, (FARA), in vigore negli USA sin dal 1938. L’opposizione e il presidente, Zurabišvili, hanno dichiarato che la nuova legge “contraddice la lettera e lo spirito della Costituzione della Georgia e rappresenterà un ostacolo per il cammino della repubblica caucasica verso l’Europa».

In Georgia, la repubblica parlamentare, il presidente ha un ruolo perlopiù “cerimoniale”, e il potere di veto permette al Capo dello Stato solo di “posticipare l’entrata in vigore della legge”: il Parlamento ha il diritto di respingere il veto e far entrare la legge in vigore ugualmente. In questo caso, la maggioranza ha abbastanza voti in Parlamento per farlo, e quindi la legge entrerà comunque in vigore, con ogni probabilità.

Nel dicembre del 2023 la Georgia ha ottenuto lo status di Paese candidato a entrare nell’Unione Europea, ma per proseguire in questo percorso dovrà dimostrare di garantire il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche e il rispetto dello stato di diritto: i critici della nuova legge sostengono che questa “limiterà le libertà democratiche nel Paese”.

Ed ecco cosa ne pensa Marija Zacharova.

L’adozione di una legge sugli agenti stranieri da parte degli Stati membri dell’UE non diventerà un ostacolo affinché queste persone ricevano, ad esempio, sussidi, assistenza e sostegno all’interno dell’Unione?

Permettetemi di ricordarvi che le leggi sugli agenti stranieri sono simili nei contenuti, e in alcuni casi molto più rigide, in più di 60 Paesi in tutto il mondo, principalmente nelle democrazie “standard”. Tutto è iniziato con loro. Ad esempio, negli Stati Uniti, il Foreign Agents Registration Act (FARA) è in vigore dal 1938, in Australia – sul sistema di trasparenza dell’influenza straniera, nel Regno Unito – sulla sicurezza nazionale, in Israele – sulla trasparenza dei finanziamenti alle ONG, in Francia – sulla prevenzione delle ingerenze straniere (prossimamente è prevista una votazione al Senato).

Inoltre, nella maggior parte dei casi non si tratta tanto di atti normativi quanto di strumenti repressivi. Negli stessi Stati Uniti, per il mancato rispetto della “FARA” si può facilmente finire in carcere. Marija Butina ha scritto un intero libro su queste affascinanti manifestazioni della democrazia neoliberista. Ne consiglio la lettura.

La stessa UE, sulla falsariga del disturbo bipolare cronico che le è diventato familiare, prevede di adottare la propria versione di legislazione sugli agenti stranieri: il “Pacchetto Difesa della Democrazia”. In alcuni elementi, ancora in forma di bozza, il progetto di regolamento appare addirittura più severo del suo progenitore americano.

Mi chiedo, quando si arriverà all’adozione di questo documento, l’UE inizierà ad autoescludersi dalla sua adesione? Mi è persino venuto in mente un nome: bipolare postmoderno.


Questa settimana, la Zacharova è stata particolarmente prolifica. Con emozione, trasformandosi in sconcerto, guardo la farsa discussione in Occidente sulla legittimità delle elezioni, dell’inaugurazione, della nomina del governo e di altre procedure costituzionali in Russia.

Mi sembra che tutti questi “ragionatori” provenienti da strutture incentrate sulla NATO farebbero bene a chiarire prima le proprie “legittimità”.

E’ del tutto inspiegabile il motivo per cui nessuno degli occidentali che difendono la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani presta attenzione al fatto che negli Stati Uniti dichiarano apertamente “la necessità di uccidere il candidato presidenziale, l’ex presidente del paese Donald Trump. Di questo non si parla nelle reti blockchain, ma nei media ufficiali, e non ne parlano i tossicodipendenti di Filadelfia di Kensington Avenue, ma i politici democratici. Ad esempio, è stato richiesto dal deputato Dan Goldman e dal politologo-pubblicista Robert Kagan, che per pura coincidenza è il marito di Victoria Nuland.

Se pensate che tutta questa sia solo retorica, allora vi dirò che questa è semplicemente storia degli Stati Uniti.

Innanzitutto, una breve escursione nella realtà della legittimità in stile americano.

1835 – tentativo di omicidio del presidente Andrew Jackson,

1865 – assassinio del presidente Abraham Lincoln,

1881 – assassinio del presidente James Garfield,

1901 – assassinio del presidente William McKinley,

1912 – tentativo di omicidio del presidente Theodore Roosevelt,

1933 – tentativo di omicidio del presidente eletto Franklin Delano Roosevelt,

1935 – assassinio del candidato presidenziale Huey Long,

1950 – tentativo di omicidio del presidente Harry Truman,

1963 – assassinio del presidente John Kennedy,

1968 – assassinio del candidato presidenziale Robert Kennedy,

1972 – tentativo di omicidio del candidato presidenziale George Wallace,

1974 – tentativo di omicidio del presidente Richard Nixon,

1975 – tentativo di omicidio del presidente Gerald Ford,

1981 – tentativo di omicidio del presidente Ronald Reagan,

1993 – tentativo di omicidio del presidente George H. W. Bush,

1994 – tentativo di omicidio del presidente Bill Clinton,

2005 – tentativo di omicidio del presidente George W. Bush,

2008 – tentativo di omicidio del candidato presidenziale Barack Obama,

2011 – tentativo di omicidio del presidente Barack Obama.

La tradizione è terribile, ma è, come si suol dire, consolidata. E questa è solo una parte di quanto è stato declassificato ed è disponibile in open source.

Sarebbe bello se tutto questo esercito anglosassone rivolgesse la sua attenzione ai mostruosi problemi di legittimità, democrazia e diritti umani delle proprie procedure elettorali e costituzionali.


Per quel che riguarda il tentato omicidio del primo ministro slovacco Robert Fico, a me interessa un altro dettaglio. Tutto l’occidente ha condannato l’attentato, figuriamoci, aggiungendo però aggettivi del tipo “controverso”, “filorusso”, “sovranista” e quant’altro, manco ciò rendesse meno grave l’accaduto. Poi però abbiamo l’attentatore – peraltro filoucraino – che, interrogato dalla polizia sui motivi del gesto, risponde candidamente “perché non sono d’accordo con la politica di Fico”, e nessuno commenta. Cioè, se io dovessi sparare a tutti i politici con cui non sono d’accordo, sarebbe un bagno di sangue…

Ultimora


C’è un inevitabile ultimora, riguarda l’incidente di domenica sera dell’elicottero con il presidente iraniano. Al momento in cui andiamo in onda non abbiamo notizie se Raisi sia sopravvissuto. Però dobbiamo fare un minimo di analisi. Intanto, il giornalista russo-siriano Abbas Džuma, che conosco bene personalmente, che non è mai a caccia di sensazionalismi.

Al momento in cui scrivo, il destino del presidente iraniano Ibrahim Raisi rimane sconosciuto. Non si conosce nemmeno la sorte di coloro che erano con lui sull’elicottero, compreso il ministro degli Esteri del Paese. I soccorritori stanno lavorando nelle condizioni più avverse: fitta nebbia e pioggia. L’elicottero non è ancora stato ritrovato e ad ogni nuova segnalazione le paure crescono.

Ma penso che dovremmo fare del nostro meglio per mettere da parte le emozioni e analizzare la situazione a livello globale. Vorrei iniziare dando fastidio agli oppositori della Repubblica islamica. Il sistema del doppio potere in Iran, dove c’è un presidente e un leader spirituale, è costruito in modo tale che non ci siano persone insostituibili in questo sistema. Assolutamente tutto il personale nella sfera statale viene formato di conseguenza. Ecco perché la morte del leggendario generale Qassem Suleimani a seguito di un attacco statunitense nel 2020 non ha portato al collasso del sistema di sicurezza dello Stato e non ha indebolito l’Iran. Il generale fu immediatamente sostituito da un altro generale. Sì, meno esperto di media, ma non per questo meno esperto ed efficace.

Lo stesso si può dire del presidente. E anche la Guida Suprema. Si può solo invidiare il pool di talenti iraniani. Ma se si scoprisse che l’incidente dell’elicottero è stato un sabotaggio, un attacco terroristico, un tentativo di omicidio, non invidio i committenti e gli autori. L’Iran ha ripetutamente dimostrato di essere in attesa di un aggressore. La portata di questo incidente potrebbe avere conseguenze così gravi per la regione e per il mondo da dover considerare la versione dell’assassinio. E Israele sembra essere la parte più interessata a questo grande conflitto.

Sono sicuro che l’attacco israeliano alla missione diplomatica iraniana in Siria il 1° aprile 2024 sia stato un tentativo da parte della fallimentare leadership israeliana di trascinare Teheran in una grande guerra dalla quale gli Stati Uniti non sarebbero stati in grado di allontanarsi. Non ha funzionato. L’Iran ha risposto con fermezza ma con cautela. Se l’incidente con l’elicottero presidenziale dovesse rivelarsi la continuazione di questa storia, la situazione potrebbe diventare un “cigno nero” e il mondo si ritroverà ancora una volta sull’orlo di una grande guerra.

E qui aggiungo io. Non si può sfuggire alla logica degli eventi recenti. Di volta in volta vengono colpiti i politici che si oppongono alla strategia dell’Occidente collettivo nei confronti della Russia.

Ecco solo gli eventi di maggio:

7 maggio: tentato assassinio del principe ereditario dell’Arabia Saudita.

13 maggio: operazione notturna per prevenire un colpo di Stato militare in Turchia.

15 maggio: attentato al premier slovacco Fico.

16 maggio: arresto di un attentatore al presidente serbo Vučić.

Adesso ecco l’elicottero del presidente iraniano Raisi.

Tutto casuale?

Amarcord


Irkutsk è una città di 600 mila abitanti sulla costa occidentale del lago Bajkal, che già chiamarlo lago mi vien da ridere. Dall’altro lato inizia la Buriazia. Sono cinque ore di fuso orario in più rispetto a Mosca, e ci vogliono altrettante cinque ore di volo (5.000 km). Una decina di anni fa, fui ingaggiato da Banca Intesa per la traduzione simultanea al premio letterario italo-russo “Raduga” in quella città. Partito da Mosca verso le sette di sera, arrivai che per me era mezzanotte, ma lì erano le cinque del mattino. Trovai subito un “taxi, dottò” (sono uguali in tutto il mondo) e mi feci portare al mio albergo, alle sei ero già a letto. Mi sono svegliato verso mezzogiorno, e così avevo già recuperato la differenza di fuso orario.

In albergo c’era l’aria condizionata, ma appena fuori scoprii che c’era una calura anomala, sui 35 gradi. Alle cinque del mattino non me n’ero reso conto. Rientrai subito, e chiesi alla ragazza della reception quale fosse la trattoria più vicina, e mi rispose che ce n’era una giusto a ridosso dell’albergo, con un nome italiano che adesso non ricordo.

Aveva i tavolini fuori, su una veranda coperta, con le tovaglie di carta a quadri rossi e bianchi, come si usava in Italia quand’ero giovane. Chiesi al cameriere la ragione del nome italiano e delle pietanze tipo carbonara, amatriciana eccetera. No, mi rispose, il proprietario non era italiano, era russo, ma innamorato dell’Italia. Mi feci portare una carbonara, più per curiosità che altro. Invece, fu una piacevole sorpresa, con tanto di vinello bianco fresco, in una caraffa di vetro col bollo del monopolio di Stato italiano. Era un flash: ero davvero sul lago Bajkal, a 8.000 km dallo Stivale italico?

Nei ristoranti russi si usa sempre la musica, fenomeno che a me non piace. Talvolta, passano anche brani italiani, ma qui vanno per la maggiore i Ricchi e Poveri, Al Bano e Romina Power, Pupo, insomma, davvero il contrario dei miei gusti personali. Invece, con mia grande sorpresa, ascoltai un intero LP (o come diavolo li chiamate adesso) di… Franco Califano. Cioè, voglio dire: pensavo di essere l’unico a conoscerlo, in questo sterminato Paese di 11 fusi orari.

Dopo questa “immersione”, la simultanea andò benissimo.

Musica


Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

Questa la conoscete tutti, non sto nemmeno a tradurvela: Katjuša, da cui la versione partigiana italiana Fischia il vento.

E’ del 1938, era chiaro che si andava verso la guerra. La popolarità della canzone è dovuta proprio al diminutivo femminile “Katjuša”, dato al fronte durante la Grande Guerra Patriottica ai veicoli da combattimento con artiglieria a razzo.

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