Mark Bernardini

Mark Bernardini

sabato 23 luglio 2022

Che fine ha fatto Mark Bernardini?

Ultimamente, se lo chiedono e me lo domandano in molti, taluni addirittura preoccupati per il mio stato di salute. Tranquilli, io son come la gramigna, l’erba cattiva non muore mai. Semplicemente, non mi trovate più in Facebook e affini (Instagram, LinkedIn, Blogspot, ecc.). Vi assicuro che fuori dai social c’è vita, e viceversa c’è vita in altri social.

Mi sono iscritto a Facebook nell’ormai lontano 2007, in quindici anni ho collezionato una sessantina di sospensioni mensili, mediamente ogni trimestre, quattro mesi all’anno, cinque anni complessivi in quindici. Con una loro invidiabile costanza degna di ben più nobili propositi. Le ragioni sono le più disparate e procrastinate nel tempo. Memorabile quando ho ricordato che il sommo poeta e scrittore russo, Puškin, era negro: il suo bisnonno, Abram Petrovič Gannibal, era originario dell’Abissinia (Etiopia), o forse del Cameroun. Portato come schiavo in Russia da Pietro il Grande, divenne poi addirittura maggior generale del Genio militare, governatore di Reval e nobile dell’Impero russo. Mi hanno sospeso per “incitazione all’odio razziale”: secondo questi ignorantoni, avrei dovuto dire “diversamente bianco”, o “colorato”, nonostante che il pronipote Aleksandr Sergeevič Puškin abbia scritto un romanzo incompiuto dal titolo esplicito “Il negro di Pietro il Grande”. Il paradosso è che tutto questo io lo scrivevo nel 2017, nel 180° anniversario della morte del poeta, e mi hanno sospeso quattro anni dopo, nel 2021.

Come dicevo, questo è solo un esempio, molti altri se ne potrebbero fare. Fu così che, alla morte di mio padre nel 2017 e di mia madre nel 2020, non ho manco potuto avvisare i loro amici più cari. Naturalmente, dal 2014 in poi c’è stata una recrudescenza sullo sfondo del golpe fascista in Ucraina: dove si trova la loro redazione italofona? A Dublino. E quella russofona? Indovinato: a… Kiev. Nel frattempo, con la morte dei miei genitori, qualcosa di strutturale si è rotto in me: perché mai dobbiamo affidare a loro la nostra socialità, se è lecita esclusivamente a loro insindacabile giudizio? Se pubblichi le foto dei loro battaglioni con le svastiche naziste, ti sospendono per propaganda del nazismo.

Come è noto, il 24 febbraio 2022 è iniziata l’operazione militare speciale russa di denazificazione delle repubbliche popolari del Donbass. Se non la definisci guerra d’invasione, vieni sospeso. Se pubblichi i bombardamenti ucraini su Doneck, ricordando che l’Occidente ha taciuto per otto lunghi anni, vieni sospeso. Se parli della mattanza di Odessa del 2 maggio 2014, con cinquanta antifascisti arsi vivi, vieni sospeso. Alla fine, la Russia ha dichiarato Facebook “organizzazione estremista” ed ha oscurato l’accesso a quest’ultimo e ad Instagram nel territorio russo. Dite che è troppo? Nient’affatto. D’altro canto, ci sono decine di siti e media russi oscurati in Occidente (in internet e sul satellite), e non ho letto un solo giornale italiano che se ne sia lamentato.

LinkedIn (giova ricordarlo, di proprietà Microsoft) è inaccessibile addirittura dal 2016. Motivo? Si sono rifiutati di conservare i dati sensibili degli utenti russi fuori dai confini statunitensi. A proposito: questo riguarda anche voi in Italia. Wikipedia, statunitense (con una sede in Olanda per l’Europa), rischia di fare la stessa fine. Per me sarebbe una scomodità, ma ne sarei ben lieto, andatevi a vedere cosa dicono dell’Ucraina nelle versioni russa, italiana, inglese ed ucraina. Google viene periodicamente multato per i suoi contenuti in testa, come motore di ricerca, e se ne frega. Blogspot appartiene a Google, come anche YouTube. Insomma, tutto quello che state usando in rete è americano. Sono passato totalmente ai social russi e similrussi:

V Kontakte (e Odnoklassniki) al posto di Facebook. Sì, la piattaforma VK è tradotta malissimo in italiano, ma è solo questione di tempo. OK, purtroppo, è solo in russo (più in turco e in varie lingue dell’ex URSS), ma non è fondamentale, basta VK.

Telegram anziché WhatsApp (che, assieme a FB e Instagram, appartiene a Zuckerberg). Un italiano ineccepibile, e si possono creare gruppi. Video e audiochiamate molto più stabili di WhatsApp.

Yandex Zen (appartiene a VK) anziché Blogspot, Yandex come motore di ricerca anziché Google e Yandex browser anziché Chrome (è identico).

RuTube (purtroppo, solo in russo), anziché YouTube (che mi cancella i video peggio di FB). Tra l’altro, il noto RealPlayer da un giorno all’altro si è intrufolato nel mio computer e mi ha cancellato il suo programma, compiendo con ciò un atto di palese pirateria informatica. E se lo facesse anche Bill Gates?

Certo, potrei ovviare a tutto questo installando un VPN, ma ne varrebbe la pena? Mi trovo molto meglio così. Dunque, sapete come trovarmi. Quando il mio computer tirerà le cuoia, passerò a qualche sistema operativo russo al posto di Windows e di Office.

Per inciso, sono anche molto presente in televisione, ma è quella russa, e nei giornali, ma sono quelli russi. Tutta roba a cui l’Italia non vi fa avere accesso. Invece, tutti i feriali, alle ore 7-9 italiane sono a “L’attimo fuggente” di Luca Telese su giornaleradio.fm (il sabato un’ora più tardi). Successivamente, trovate le singole puntate nei podcast.

Non mi dispiacerebbe, nel frattempo, se condivideste questo mio articolo in tutti quei social russofobi che vi ho citato e a cui non ho accesso, tanto per “vedere di nascosto l’effetto che fa”.

Il mio blog bilingue su Yandex Zen:

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