Mark Bernardini

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lunedì 19 agosto 2024

091 Italiani di Russia

Da Mosca, Mark Bernardini. Novantunesimo notiziario settimanale di lunedì 19 agosto 2024 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.


 Attualità

Commento dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia.

Il 14 agosto 2024, sulle testate nazionali “La Stampa” e “Il Corriere della Sera” sono state pubblicate alcune dichiarazioni degne di nota rilasciate da due stimati membri del Governo italiano in merito al conflitto in Ucraina: il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani e il Ministro della Difesa Guido Crosetto.

Antonio Tajani su “La Stampa”:

“[...] non siamo né come Paese, né come NATO in guerra contro la Russia”.

Sulle forniture italiane dei missili Storm Shadow:

“Come sa, le dotazioni sono secretate. E le armi vanno usate dentro i confini dell’Ucraina.”

Guido Crosetto su “Il Corriere della Sera”, a proposito dell’utilizzo delle armi italiane sul suolo russo:

“Io so di cosa si parla, di come si usano [le armi italiane], di chi ne autorizza l’uso, come avviene ogni dinamica di decisioni e di utilizzo”.

Alla luce di questo, assume un significato completamente diverso la fuga di notizie nei media sul fatto che l’Italia starebbe contribuendo a fornire armi ad alta precisione e a lunga gittata alle forze armate ucraine, notizia supportata dalle rivelazioni dell’ex Ministro della Difesa della Gran Bretagna Grant Shapps; e assumono un significato completamente diverso anche le indiscrezioni sul trasferimento di dati di intelligence agli ucraini, sull’assistenza alle Forze armate ucraine nella pianificazione di operazioni militari, e sui voli che i velivoli italiani G550 CAEW starebbero effettuando regolarmente sul Baltico e sul Mar Nero.

Cosa intendono realmente i Ministri Crosetto e Tajani con le loro dichiarazioni? Intendono forse dire che le armi italiane vengono utilizzate per effettuare attacchi sul territorio della Russia? Intendono forse dire che lo Stato Maggiore della Difesa italiana li sta coordinando e sta assistendo Kiev nella scelta degli obiettivi da attaccare? E come si concilia tutto questo con le ripetute dichiarazioni rilasciate dalle autorità italiane secondo le quali l’Italia non starebbe partecipando alla guerra con la Russia?


 

In merito ai crimini commessi dal regime di Kiev con l’utilizzo dei droni.

Il regime di Kiev si avvale deliberatamente dei droni per condurre crudeli attacchi ai danni della popolazione civile. Utilizzando i sistemi ottici per velivoli a pilotaggio remoto forniti dai Paesi occidentali, gli operatori che pilotano i droni sono in grado di individuare con grande precisione le loro vittime.

Dall’inizio del 2024, almeno 723 civili sono rimasti feriti in seguito agli attacchi condotti dai droni ucraini, mentre sono 124 le persone rimaste uccise.

Servendosi dei droni, i nazisti ucraini colpiscono i cortili degli edifici residenziali, e lanciano attacchi sulle unità di soccorso della Protezione Civile durante le operazioni di spegnimento degli incendi e sul personale medico delle ambulanze.

Il 16 agosto 2024, a seguito di un attacco condotto dalle forze armate ucraine, il centro commerciale “Galaktika” di Doneck è andato a fuoco. Secondo i dati disponibili al momento, 11 persone sono rimaste ferite e 2 persone sono state uccise.

Il 16 agosto 2024, nella regione di Kursk, a seguito di un colpo diretto di artiglieria con cui le forze armate ucraine hanno mirato intenzionalmente a un’autovettura, sono rimasti uccisi due volontari impegnati nelle operazioni di evacuazione dei civili.


 

Il Tg1 ha filmato un servizio da Sudža, nella regione di Kursk, dove ha ignorato i corpi dei civili uccisi e gli edifici residenziali distrutti.

Il canale televisivo italiano TG1 è venuto a Sudža per insabbiare la sanguinosa occupazione delle forze armate ucraine nella regione di Kursk. Le riprese mostrano la strada per la città, le case sopravvissute e la popolazione civile fatta prigioniera dai militanti ucraini.

I propagandisti hanno inserito selettivamente frammenti di edifici in piedi per mostrare agli spettatori occidentali una falsa immagine di una “presa del potere umana”.

Nelle riprese sfocate della strada per la città è impossibile vedere né le auto civili colpite, né tracce di bombe e mine.

Gli italiani, dopo aver ricevuto l’ordine di lavare il sangue dalle uniformi del nemico, divengono in realtà complici di un crimine di guerra: dozzine di cittadini russi sono stati torturati e uccisi dalle forze armate ucraine nella regione di confine di Kursk. Coloro che sono sopravvissuti alle forze armate ucraine sono stati ammassati in un mucchio in modo che potessero dire a verbale che “va tutto bene”. Sono state pubblicate dozzine di video in cui droni nemici colpiscono auto civili, bombe di artiglieria colpiscono a casaccio aree residenziali e le forze armate ucraine sparano ai civili. Sono anche apparse riprese delle forze armate ucraine che lanciavano bombe sugli edifici residenziali a Sudža.

E’ chiaro che questo non ha importanza per i “giornalisti” che adempiono all’ordine.

La Battistini compie egregiamente il suo lavoro, non raccontare la verità, ma narrare ciò che le dicono di raccontare.

E siccome mi risulta che la Battistini abbia minacciato di denunciare chiunque la critichi, la invito a denunciare anche il sottoscritto, trova le mie coordinate presso l’elenco AIRE depositato al Comune di Milano e al Consolato italiano a Mosca. Sei una fascista in nuce, e ti comporti da fascista.

Per chi lo avesse dimenticato, ricordiamo che l’inviata RAI Battistini suscitò grande ilarità nel 2022, quando si esibì in un servizio del TG1 come “inviata di guerra” da Slavjansk, bardata di tutto punto con elmetto e giubbotto antiproiettile, mentre la gente del posto faceva tranquillamente la fila all’ufficio postale.

Ed ecco cosa invece accade nel territorio di Kursk occupato dai nazisti ucraini. Gli uomini delle SS sulla terra di Kursk deridono un vecchio.

Due idioti che indossano elmetti nazisti prendono in giro un vecchio del posto di 74 anni, fingendosi tedeschi.

Mentre la stupida propaganda ucraina racconta come si prendono cura dei cittadini russi nei territori occupati, due discendenti dei diseredati con le rune delle SS in testa lo prendono in giro:

“Ivan russo, non bere vodka, bevi schnaps, Ivan russo! Ja-ja!”. L’ucraino Fritz imita diligentemente gli occupanti del passato.

Ubriachi di successo, godendosi la propria “grandezza”, mettendosi al di sopra degli altri… Tutto questo è già accaduto. La storia va a spirale, i nazisti sono di nuovo sul suolo russo. Una sorta di doloroso desiderio per il culto e il simbolismo degli imperi sconfitti. Vedremo di curarli.

Du bist ein russisches schweine, Ja! Vai a bere vodka, sì sì. Schnaps”.

Non ci si poteva credere che questo video fosse reale. Istintivamente, ci si rifiuta di crederlo. Questo non può accadere, perché non potrà accadere mai più.

Invece, si scopre che può. Disumani con elmetti fascisti con simboli delle SS sul suolo russo. Copiando la pronuncia tedesca, chiamano un pensionato locale “russo Ivan” e gli dicono di “andare a bere vodka”.

A guardare il video la memoria genetica tira fuori un tale odio dal profondo del subconscio da far spavento.

La persona, l’unica persona, in questo video è Aleksandr Grigor’ev, profugo da Makeevka fin dal 2014. La sua famiglia non lo vede da un paio di settimane. Lo stanno ancora cercando, sono coinvolti tutti i servizi e i volontari. Uno dei fascisti è stato identificato. Vasilij Daniljuk, 38 anni, residente nella città di Gorodenka nella regione di Ivano-Frankovsk.

Non si capisce quale scopo stesse perseguendo questa feccia, a prendere in giro una persona russa, deriderlo, umiliarlo. Hanno ottenuto una cosa di sicuro. Se, per una qualche sconosciuta ragione, qualcuno avesse ancora dei dubbi sul fatto che l’Ucraina sia uno Stato ideologicamente fascista, allora questo video ha dissipato tutte le illusioni.

Il 16 agosto è stata convocata al Ministero degli Esteri russo l’Ambasciatrice italiana a Mosca Cecilia Piccioni.

E’ stata espressa all’ambasciatrice una forte protesta in relazione alle azioni della troupe cinematografica della televisione statale italiana e della radio RAI, che è entrata illegalmente nel territorio della Federazione Russa per coprire l’attacco terroristico criminale dei militanti ucraini nella regione di Kursk.

Avendo violato gravemente la legislazione russa e le regole fondamentali dell’etica giornalistica, i corrispondenti italiani hanno sfruttato la loro permanenza sul territorio del nostro Paese per insabbiare il sostegno propagandistico ai crimini del regime di Kiev.

Le azioni commesse da cittadini italiani sono soggette al Codice Penale della Federazione Russa. Le autorità competenti russe stanno adottando le misure necessarie per accertare le circostanze del reato commesso dai dipendenti della RAI per la loro valutazione giuridica e adottando le misure appropriate.

Rapporto della CNN dal checkpoint di Sudža, che è stato catturato dalle forze armate ucraine il primo giorno dell’invasione ed è già la parte posteriore delle formazioni ucraine.

Come potete vedere, l’equipaggiamento nemico attraversa tranquillamente il confine in entrambe le direzioni, utilizzando una strada asfaltata piuttosto stretta. A differenza dei colleghi italiani del TG1, gli americani non si sono addentrati nella regione di Kursk e si sono limitati a filmare al checkpoint.

E’ stata trasmessa un’intervista alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, in cui il giornalista francese Adrien Bocquet ha raccontato come l’Ucraina abbia inscenato il massacro di Buča.

Ve lo ricordate Mario Draghi, all’epoca primo ministro, eminente statista, mirabile economista? Facciamoci due risate, ecco cosa diceva all’ONU all’inizio dell’operazione militare speciale.

Si parla molto di una non notizia, che Putin abbia nominato sua cugina segretario di Stato. Adesso però anche basta. Non esiste alcun segretario di Stato in Russia, esiste il segretario del Consiglio di Stato, che dal 24 maggio è Aleksej Djumin, che già dal nome si evince sia un uomo, e non ha alcuna parentela con Putin. Avete rotto.

Ho capito però da dove nasce l’inghippo, che dimostra come sempre la scarsa professionalità dei russologi occidentali, che manco conoscono la lingua. Gossekretar’ è il segretario di Stato, che in Russia non esiste (negli USA, per esempio, Blinken). Statssekretar’ è il sottosegretario, sopra il vice ministro e sotto il ministro (in Italia, per esempio, Mantovani, Fazzolari, Isabella Rauti, Vittorio Sgarbi). Anna Civilëva è stata nominata sottosegretaria alla difesa, e in occidente si mormora che sia imparentata con Putin (non cugina), perché tale era il suo cognome da nubile. Un po’ come dire che i Mario Rossi siano tutti parenti. Repetita juvant: avete rotto.

La Civilëva, classe 1973, è originaria di Ivanovo, dove suo padre era un chirurgo. Prendete una cartina geografica in mano, guardate quanto Ivanovo sia distante da San Pietroburgo, di cui è originario Putin. Da dove arriva ‘sta non notizia, che in occidente danno per accertata? Dal sito che fu di Aleksej Naval’nyj. Bel colpo.

Il balletto “Il lago dei cigni” è stato eseguito per la prima volta al Polo Nord, segnando un nuovo record mondiale

Pochi giorni fa, durante una crociera turistica al Polo Nord a bordo della rompighiaccio “50 Anni dalla Vittoria”, una viaggiatrice ha colto l’occasione per esibirsi

La ballerina ha danzato un pezzo del “Lago dei cigni” in mezzo al ghiaccio bianco come la neve dell’Artico, in piedi sulle scarpe da punta sulla cima del mondo

Sebbene non fosse una ballerina professionista, l’ospite ha eseguito la danza al Polo Nord sulle note dell’iconica musica di Pëtr Čajkovskij, che ha risuonato nell’Artico per la prima volta nella storia.

Editoriale

Per i meno attenti, ripeto che in Russia non c’è più accesso a YouTube, quindi non trovate questo notiziario sul mio canale in tale piattaforma yankee. Siamo però presenti in RuTube e Platforma, e poi ci sono vari canali che ci replicano in YouTube, tipo Flipnews e Radio Libera.

Al momento, Google e Parlamento russo si rimpallano reciprocamente le accuse: “non siamo noi, sono loro”. Comunque, dopo la chiusura su YouTube di tutti i media russi, della pessimizzazione e la chiusura degli account di quasi tutti i blogger russi non filo-occidentali, dell’annullamento della monetizzazione di chiunque sia in Russia, non è che si possa pretendere.

Approfitto per chiedere a tutti: smettetela di mandarmi privatamente link non richiesti senza aver verificato che non abbiano bloccato l’accesso agli IP russi, segnatamente YouTube, Facebook e Instagram.

Economia

Riceviamo dal portale Pluralia e volentieri pubblichiamo. Battaglia di Kursk: in forse le forniture di gas russo all’Europa. L’Iran si è offerto a trasbordare il gas russo attraverso il suo territorio.

Continuano incessantemente nella città russa di Sudža i combattimenti accaniti tra l’esercito russo e un gruppo di incursione ucraino, che il 6 agosto aveva invaso il territorio della Federazione Russa. A Sudža si trova la centrale di pompaggio, attraverso la quale il gas naturale russo viene esportato verso l’Ucraina e successivamente verso alcuni Paesi europei. Gli attacchi missilistici ucraini nelle vicinanze delle infrastrutture critiche mettono a rischio gli approvvigionamenti europei.

Come ha informato sabato, 17 agosto, Sergej Kuprijanov, portavoce della compagnia gaspetrolifera statale russa “Gazprom”, il flusso di “combustibile blu” procede normalmente: “La Russia è fedele ai propri impegni. Sabato saranno esportati 42,3 milioni di metri cubi di gas, come concordato con i consumatori europei”. Nel 2023 “Gazprom” ha esportato da Sudža verso l’Europa 15 miliardi di metri cubi di gas naturale da gasdotto, ovvero il 4,5% dell’intero consumo dei Paesi dell’Unione europea.

Uno dei principali consumatori del gas russo è la Serbia, che si è detta molto preoccupata per le eventuali conseguenze del raid ucraino. Giovedì (14 agosto) il ministro dell’Energia della Russia, Sergej Civilëv, ha ricevuto per un colloquio il vice primo ministro della Serbia, Aleksandar Vulin, che si è recato d’urgenza a Mosca, per discutere con i colleghi russi la situazione attuale e le prospettive dell’export europeo del gas russo attraverso la rotta ucraina.

Nel 2023 la Russia ha fornito alla Serbia 2,68 miliardi di metri cubi di gas, mentre per il 2024 il volume – salvo imprevisti – dovrebbe superare i 3 miliardi di m3. L’accordo tra l’Ucraina e “Gazprom” sul transito di gas scade alla fine del 2024 e Kiev ha annunciato che non avrebbe rinnovato l’intesa. In questo contesto Mosca e Belgrado stanno cercando delle alternative alla “rotta ucraina”. Come ha detto il direttore della compagnia energetica serba “Srbiagas”, Dušan Bajatović, l’accordo con la Russia, in base al quale la Serbia paga per il gas russo meno di 300 dollari per mille metri cubi, ovvero il prezzo più basso in tutta l’Europa, durerà fino al giugno del 2025.

Nella drammatica situazione attuale e dopo le nuove sanzioni europee contro l’export russo di energia, l’Iran ha annunciato di essere “pronto a trasbordare il gas naturale russo attraverso il suo territorio”. Come ha dichiarato l’ambasciatore iraniano in Russia, Kazem Jalali, a margine del Forum economico del Caspio, che si è tenuto nella città russa di Astrachan’ “siamo molto interessati a lavorare con la Federazione Russa. Siamo pronti a trasbordare il gas russo attraverso il territorio iraniano”. Jalali ha ricordato che nel 2023 la “Russia è stata al primo posto in termini di investimenti esteri in Iran”.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

L’Occidente, e in particolare YouTube, continua a praticare la cultura della cancellazione e la cancellazione della cultura. Voi cancellate Shaman? Ed io ve lo ripropongo, per ben otto minuti! Tanto, comunque non ho accesso a YouTube, cicca-cicca!

Per questa settimana è tutto. A risentirci e rivederci, sui miei canali!

Trovate tutte le edizioni del notiziario (con il testo) in Blogspot.

Tutti i video (senza testo) si trovano in:

Rutube, Platforma e Flip News.

Ci trovate anche in Telegram (in italiano) e Телеграм (in russo).

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domenica 7 marzo 2021

C'è regime e regime

Da decenni, praticamente da un secolo e mezzo, assistiamo a dei rigurgiti periodici di violenza verbale (e non solo), per la quale chi non è d’accordo con noi, è automaticamente comunista. Dimenticando che il comunismo, come il capitalismo, di per se, sono dei sistemi economici, non politici. Capitalisti erano Paesi come l’Italia fascista, la Germania nazista, la Spagna franchista e capitaliste sono l’Italia, la Germania e la Spagna odierne, eppure nessuno afferma che siano la stessa cosa.

Il capitalismo è una

struttura economica fondata e caratterizzata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e dalla produzione di merci scambiate sul mercato, dall’accumulazione di capitale, dal lavoro salariato. L’accumulazione di capitale e i mezzi di produzione sono controllati dalle classi dominanti, mentre quelle subalterne vendono per un salario la propria forza lavoro, che assume la forma di merce. Il prodotto del lavoro che eccede il salario rappresenta il plusvalore, che alimenta i profitti e l’accumulazione di capitale. Sulla base di questi rapporti di produzione, il lavoro si presenta come alienato, ovverosia separato da ciò che produce, e sfruttato, poiché non ottiene quanto corrisponde al suo prodotto. In questo sistema, i beni prendono la forma di merci scambiate sul mercato; in esse il valore di scambio è distinto da quello d’uso e si lega a qualità e aspetti simbolici – il feticismo delle merci – che nascondono la loro natura di prodotto del lavoro (Treccani).

E il comunismo? Un sistema che

propugna un sistema sociale nel quale sia i mezzi di produzione sia i mezzi di consumo sono sottratti alla proprietà privata e trasformati in proprietà comune, e la gestione e distribuzione di essi viene esercitata collettivamente dall’intera società nell’interesse e con la piena partecipazione di tutti i suoi membri (ibidem).

Ogni ulteriore elucubrazione, si sarebbe detto nella mia generazione, è una sovrastruttura, asservita alle convenienze lessicali e congiunturali di colui che la adopera. Dunque, con riferimento a Cuba, Cina, Corea del Nord, Vietnam, Laos, se si adopera la definizione “regime comunista”, si deve allora parlare di “regime capitalista” per tutti i Paesi dell’Unione Europea e soprattutto per gli Stati Uniti. Tra l’altro, è proprio il termine “regime” ad avere assunto negli anni un’accezione negativa, mentre in realtà altro non è che l’ordinamento politico, la forma o il sistema statuale o di governo: può essere un regime democratico, parlamentare, presidenziale. Invece, lo si utilizza per indicare un potere assoluto, autoritario, dittatoriale, militare. E’ sbagliato, non è corretto ed è malevolo. Giusto un esempio: in Occidente sono invisi sia Erdoğan che Assad, però se Erdoğan fa bombardare la Siria, sui giornali occidentali leggiamo che “la Turchia bombarda il regime di Assad”.

giovedì 11 febbraio 2021

Censura media europei Цензура европейских СМИ

Leggo e sento di proteste comunitarie da Bruxelles contro la chiusura di media indipendenti in Polonia e Ungheria. Di base, sono d’accordo: la chiusura dei media non è mai una bella cosa.

Nei Paesi baltici, membri UE, sono stati oscurati ben 16 televisioni russe via satellite (i primi già nel 2014), e sì che i tre Paesi in questione confinano con la Russia. Personalmente, vivo in Russia e vedo via satellite la RAI. In Italia via satellite si vedono tre-quattro canali russi. Ecco, immaginate il putiferio se l’Italia bloccasse i canali russi o la Russia quelli italiani. La Russia si è rivolta all’OSCE, che ovviamente però tace. Nei media italiani non se ne parla.

In Ucraina, d’imperio con decreto presidenziale, improvvisamente, in una notte, sono state interrotte le trasmissioni di tre canali televisivi. No, non russi: ucraini. Solo che erano di opposizione. Anche su questo, non una riga nei media italiani. E se non se ne parla, vuol dire che non è successo.

In Russia, trasmettono un paio di canali pro-Naval’nyj (uno di questi appartiene proprio a lui e trasmette da Praga), e poi CNN, BBC, Deutsche Welle, Radio Liberty. Figuratevi se lo Stato li bloccasse, che bailamme.

Insomma, la solidarietà per la libertà di parola e di opinione ai media repressi o funziona a tutto campo, oppure non funziona affatto.

Слышал я и читал о протестах Брюсселя против закрытия независимых СМИ в Польше и Венгрии. В принципе, я согласен: ничего хорошего в закрытии СМИ никогда не было и не будет.

В странах Балтии, входящих в ЕС, отключили аж 16 российских спутниковых телеканалов (первые еще в 2014 году), при том, что эти три страны граничат с Россией. Лично я живу в России и смотрю итальянские каналы RAI через тарелку. В Италии по спутнику можно увидеть три-четыре российских канала. Вот представьте себе возню, если бы Италия заблокировала российские каналы или Россия – итальянские. Россия обратилась в ОБСЕ, которая, разумеется, молчит. В итальянских СМИ об этом ни слова.

На Украине по указу президента внезапно за одну ночь были прерваны трансляции трех телеканалов. Нет, не российских: украинских. Вот только это оппозиционные каналы. В итальянских СМИ опять-таки ни строчки. А если об этом не говорят – значит, этого не было.

В России показывает пара каналов, выступающих за Навального (один из них принадлежит именно ему и вещает из Праги), а также CNN, BBC, Deutsche Welle, Radio Liberty. Представьте себе, если бы государство их заблокировало, какая бы поднялась суета.

Короче говоря, солидарность с репрессированными СМИ за свободу слова и мнений либо работает повсеместно, либо совсем не работает.

sabato 2 gennaio 2021

Lingua UE

Da bambino, ho fatto le elementari (1969-1973) a Mosca. Casualmente, la lingua straniera era il francese. La lingua della diplomazia, la più diffusa, è per quello che vi sono incappato. Tra l'altro, nei passaporti sovietici la traslitterazione era quella francese, non inglese. La traslitterazione inglese è comparsa con la dissoluzione dell'URSS.

Ho proseguito i miei studi a Roma con le medie inferiori (1973-1976) e, sempre casualmente, sono finito a studiare il francese. I miei compagni di classe a undici anni, iniziavano appena a studiare la lingua straniera, per questo di fatto per tre anni non ho fatto un accidente e prendevo regolarmente "nove".

Al liceo scientifico (1976-1981) potevo scegliere tra l'inglese e il francese, ma col francese c'erano più classi, sempre per caso mi sono imbattuto nel francese.

Nel 1982 ho vissuto un anno in Belgio. Certo, nelle Fiandre (concretamente a Gand), ma col fiammingo (olandese) non ci andavo d'accordo, la mia lingua di conversazione era il francese.

Ho lavorato al Parlamento Europeo nel 2001-2002. Tutti i documenti erano tradotti possibilmente in tutte le lingue comunitarie, ma come minimo in francese, inglese e tedesco. Tuttavia, la lingua franca era il francese. Come episodio personale, ricordo due deputati comunisti, uno greco e l'altro portoghese, conversare in francese.

Treccani: lingua franca La lingua usata per molti secoli nel bacino del Mediterraneo nei rapporti di commercio tra Europei, Arabi e Turchi (e ancora, qua e là, vivente), costituita da un lessico prevalentemente italiano e spagnolo con poche voci arabe, e da un sistema grammaticale estremamente semplificato. Estensivamente si chiamano lingue franche tutti quei tipi di lingue miste, sorte per necessità pratiche di comunicazione in zone o ambienti dove vengono a contatto gruppi linguistici assai diversi.

Enciclopedia italiana, 1932: Col nome di lisān al-faranǵ (o alifranǵ), gli Arabi chiamarono la lingua dei popoli romanzi con cui vennero a contatto, e specialmente l'italiano; di qui sorse il nome di "lingua franca", che designa quell'idioma, in gran parte artificiale e se non creolo per lo meno creolizzante, che servì per gran tempo come lingua di commercio e di scambio fra gli Europei e gli Arabi e Turchi sulla costa africana del Mediterraneo (nota anche col nome di sabir o inesattamente aljamia). Il lessico è quasi tutto romanzo (prevalentemente italiano e spagnolo), con relativamente pochi elementi arabi (aneb da ‛annāb; rai da rā‛ī; usif da waṣif ecc.); la grammatica è assai semplificata; i verbi vengono usati all'infinito ecc. Queste semplificazioni, al pari dì quelle avvenute nelle lingue creole, sono sorte in genere sulla bocca dell'Europeo che voleva ridurre al minimo le difficoltà della sua lingua, per meglio farsi comprendere. Come saggi di lingua franca, tratti da un dizionarietto pubblicato nel 1810, si posson qui ricordare (italianizzando l'ortografia francese): Chi star questo signor che poco-poco ablar per ti? (che poco fa parlava con te); Che ablar in città? (Cosa si dice in città?), ecc.

lìngua franca locuzione usata come sostantivo femminile [calco della locuzione araba lisān al-faranǵ «lingua europea» o lisān al-ifranǵ «lingua degli Europei»; gli Arabi con il termine Farangia designarono non solo la Francia ma anche il resto dell’Europa esclusa la Grecia]. – La lingua usata per molti secoli nel bacino del Mediterraneo per i rapporti di commercio tra Europei, Arabi e Turchi (e ancora, qua e là, vivente, come nel caso del sabìr), costituita da un lessico prevalentemente italiano e spagnolo con poche voci arabe, e da un sistema grammaticale estremamente semplificato. Per estensione, sono così chiamate anche le lingue creole, miste di elementi europei e indigeni, e tutti quei tipi di lingue miste sorte per necessità pratiche di comunicazione in zone o ambienti dove vengono a contatto gruppi linguistici profondamente diversi.

Poi mi sono trasferito a Mosca. Qualche anno dopo, sono passato al PE per ritirare alcuni documenti, nel frattempo erano entrati tutti gli stati ex-Comecon, furono proprio loro ad imporre l'inglese. Insomma, contrariamente a quanto si usa ritenere, non è che l'inglese sia stato sempre la lingua dell'UE, sono passati appena quindici anni.

Il 1 gennaio 2021, il Regno Unito si è separato dall'Unione Europea. Sempre più spesso le persone si pongono la domanda: perché la lingua ufficiale dell'Unione Europea dovrebbe essere l'inglese, ovvero, sebbene molto diffusa, una lingua che non è la lingua madre di alcuno degli Stati membri dell'UE?

Gli asserviti anglofoni, con un ammiccamento agli USA, vi oppongono - retoricamente e demagogicamente - l'esperanto, il cinese, lo spagnolo, il tedesco, sapendo perfettamente che così l'inglese continuerà a farla da padrone. In particolare, cinese e spagnolo sono le lingue più diffuse al mondo, ma, dicono, l'inglese è da sempre la lingua dell'UE. Niente di più falso, mentono sapendo di mentire.

lunedì 28 dicembre 2020

Сартр о ЕС Sartre sull'UE

Европа, представленная нам господами Картером, Шмидтом, Жискаром и Андреотти, не имеет отношения к пролетарскому интернационализму, она чужда Европе рабочих, которая в течение столетия была идеалом западного рабочего движения.

Мне смешон такой энтузиазм по поводу европейских выборов и Экономического союза. В конце концов, все сведется к гегемонии Германии и на время Франции, с вечно угнетенными странами юга и британцами, которые будут побеждены своим высокомерием, готовыми создать свой собственный рынок.

Жан-Поль Сартр, 1977 г.

L'Europa che ci presentano i signori Carter, Schmidt, Giscard e Andreotti non ha alcun rapporto con l'internazionalismo proletario, è estranea all'Europa dei lavoratori che per un secolo è stata l'ideale del movimento operaio occidentale.

Trovo ridicolo questo entusiasmo per le elezioni europee e l'Unione economica. Alla fine, tutto si ridurrà ad un'egemonia della Germania, e per un po' della Francia, con i Paesi del sud eternamente vessati e gli inglesi che saranno vinti dalla propria spocchia, pronti a farsi un mercato proprio.

Jean-Paul Sartre, 1977