Mark Bernardini

Mark Bernardini
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domenica 7 marzo 2021

C'è regime e regime

Da decenni, praticamente da un secolo e mezzo, assistiamo a dei rigurgiti periodici di violenza verbale (e non solo), per la quale chi non è d’accordo con noi, è automaticamente comunista. Dimenticando che il comunismo, come il capitalismo, di per se, sono dei sistemi economici, non politici. Capitalisti erano Paesi come l’Italia fascista, la Germania nazista, la Spagna franchista e capitaliste sono l’Italia, la Germania e la Spagna odierne, eppure nessuno afferma che siano la stessa cosa.

Il capitalismo è una

struttura economica fondata e caratterizzata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e dalla produzione di merci scambiate sul mercato, dall’accumulazione di capitale, dal lavoro salariato. L’accumulazione di capitale e i mezzi di produzione sono controllati dalle classi dominanti, mentre quelle subalterne vendono per un salario la propria forza lavoro, che assume la forma di merce. Il prodotto del lavoro che eccede il salario rappresenta il plusvalore, che alimenta i profitti e l’accumulazione di capitale. Sulla base di questi rapporti di produzione, il lavoro si presenta come alienato, ovverosia separato da ciò che produce, e sfruttato, poiché non ottiene quanto corrisponde al suo prodotto. In questo sistema, i beni prendono la forma di merci scambiate sul mercato; in esse il valore di scambio è distinto da quello d’uso e si lega a qualità e aspetti simbolici – il feticismo delle merci – che nascondono la loro natura di prodotto del lavoro (Treccani).

E il comunismo? Un sistema che

propugna un sistema sociale nel quale sia i mezzi di produzione sia i mezzi di consumo sono sottratti alla proprietà privata e trasformati in proprietà comune, e la gestione e distribuzione di essi viene esercitata collettivamente dall’intera società nell’interesse e con la piena partecipazione di tutti i suoi membri (ibidem).

Ogni ulteriore elucubrazione, si sarebbe detto nella mia generazione, è una sovrastruttura, asservita alle convenienze lessicali e congiunturali di colui che la adopera. Dunque, con riferimento a Cuba, Cina, Corea del Nord, Vietnam, Laos, se si adopera la definizione “regime comunista”, si deve allora parlare di “regime capitalista” per tutti i Paesi dell’Unione Europea e soprattutto per gli Stati Uniti. Tra l’altro, è proprio il termine “regime” ad avere assunto negli anni un’accezione negativa, mentre in realtà altro non è che l’ordinamento politico, la forma o il sistema statuale o di governo: può essere un regime democratico, parlamentare, presidenziale. Invece, lo si utilizza per indicare un potere assoluto, autoritario, dittatoriale, militare. E’ sbagliato, non è corretto ed è malevolo. Giusto un esempio: in Occidente sono invisi sia Erdoğan che Assad, però se Erdoğan fa bombardare la Siria, sui giornali occidentali leggiamo che “la Turchia bombarda il regime di Assad”.

sabato 6 febbraio 2021

Contraddizioni nell'UE

Da anni, in ogni trasmissione televisiva politica russa a cui partecipo, continuo a dire che la Russia deve dialogare non solo con l'UE, ma anche con i singoli Paesi che ne fanno parte.

L'altro giorno, al processo Naval'nyj si sono presentati inusualmente i diplomatici di:

Austria
Repubblica Ceca
Germania
Lettonia
Lituania
Norvegia
Olanda
Polonia
Regno Unito
Svezia
Svizzera
USA
e dell'UE come tale.

Sapete cosa vuol dire?

Che non hanno soggiaciuto a questa provocazione i diplomatici di:

Belgio
Bulgaria
Cipro
Croazia
Danimarca
Estonia
Finlandia
Francia
Grecia
Irlanda
Italia (cosa che, ovviamente, mi fa particolarmente piacere)
Lussemburgo
Malta
Portogallo
Romania
Slovacchia
Slovenia
Spagna
Ungheria

Ecco, confido molto che la diplomazia russa ne faccia tesoro.

mercoledì 13 gennaio 2021

Repressioni di Fasciolibro

Riassumiamo. Fasciolibro e piattaforme cinguettanti similari non hanno semplicemente bannato, bensì hanno cancellato vita natural durante il presidente in carica degli Stati Uniti, perché loro sarebbero delle Società private. Tra qualche mese (o forse anche prima), per il Nord Stream 2, potrebbero bloccare Angela Merkel, o Emmanuel Macron, per non parlare di Vladimir Putin, Xi Jinping, Hassan Rouhani, Kim Jong-un, Nicolás Maduro, Aleksandr Lukašenko.

Chi controlla i controllori? Chi ha eletto Zuckerberg et similia a guardiani della democrazia in un contesto strategico globale? Se passa questa, potranno poi bloccare chiunque Biden dichiarerà nemico della pax americana. Abbiamo già dato. Non è fantascienza.

Lo so per esperienza diretta: le loro regole valgono solo per chi gli è inviso, altrimenti non si capisce come mai da 13 anni mi bannino trimestralmente per un mese. Nessuno ti obbliga ad iscriverti? La comunicazione è globale, non la può decidere un Fasciolibro qualsiasi.

Alle ultime elezioni, qualcuno ha votato Zuckerberg? Fasciolibro è un fornitore di servizi, non il grande fratello.

Nessuno ha toccato Trump fino alle elezioni, quando era potente, e sì che di cazzate ne aveva scritte eccome. Il punto non è questo: chi decide cosa è una cazzata e cosa no? Mark Zuckerberg e Jack Dorsey? Chi li ha votati, chi li ha eletti?

"Donald Trump su Twitter o su Facebook è un semplice cittadino". No: l'account POTUS (President Of The United States) non è quello di un semplice cittadino, come non lo è quello di Palazzo Chigi, di Montecitorio e del Quirinale.

Da un paio di mesi, il social network russo ok.ru (Odnoklassniki) è bloccato in Italia, in parte nell'UE e, più in generale, in Occidente, adducendo un argomento risibile secondo il quale ciò accade per "violazione in materia di proprietà intellettuale", e oltretutto per una singola Procura italiana, quella di Napoli (Procedimento penale N°1226/17).

Nel frattempo, all'inizio della settimana Twitter ha bloccato l'account di Libero. E' immaginabile cosa io pensi di quei bifolchi, ma il problema è reale, senza voler scomodare Martin Niemöller: se state zitti, arriverà il giorno che bloccheranno voi, ma non resterà nessuno per difendervi.

Cosa succederà quando, con il pretesto di ottimizzare la sua offerta commerciale pubblicitaria, Zuckerberg unirà i dati di tutte le sue piattaforme? Ban in Fasciolibro e automaticamente in WhatsApp, Messenger e Instagram. E questa è già una realtà: qualche anno fa Fasciolibro mi ha bloccato la condivisione di articoli pubblicati su questo mio blog in Blogspot (di proprietà di Google). Inoltre, retroattivamente, hanno cancellato tutte le pubblicazioni precedenti come se non fossero mai esistite. Per cosa? Sarei un diffusore di spam. Fateci un salto, guardate di persona. Nemmeno l'odore. Fatto sta, istantaneamente la stessa cosa ha riguardato Instagram.

Ed ecco l'ultimo episodio, in ordine di tempo: il 12 gennaio 2021, sono stato nuovamente bannato per un mese. Ovviamente ho obiettato, anche se so che è inutile. Immediatamente, 30 giorni di divieto si sono trasformati in 24 ore... Di cosa stiamo parlando? Un mio amico, giornalista dela testata Kommersant, Maxim Yusin, ha pubblicato la seguente immagine scherzosa:

Ho risposto, goliardicamente: "L'Italia è un Paese di caproni [letteralmente, «pecoroni»]? Qualche volta, sarei d'accordo...".

Dopo pochi secondi, mi hanno bannato per "istigazione all'odio razziale"! A me?! Italiano con origini russe ed ebree, nato a Praga?!

Come detto, ho contestato questa decisione, pur sapendo che sia tradizionalmente inutile. Immediatamente, i 30 giorni di sospensione si sono ridotti a 24 ore...

Il 18 novembre 2020 è morta mia madre. Tre giorni prima, per l'ennesima volta ero stato bannato artificiosamente. Non ho potuto manco avvisare della sepoltura i suoi amici. Ecco cosa vuol dire affidare agli yankee le proprie comunicazioni.

Qui sì che il già citato pastore tedesco Martin Niemöller capita a proposito.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.

Sapete com'è l'ufficio russofono di Fasciolibro, acquartierato forse a Dublino, forse a Riga, forse a Varsavia?

lunedì 28 dicembre 2020

Сартр о ЕС Sartre sull'UE

Европа, представленная нам господами Картером, Шмидтом, Жискаром и Андреотти, не имеет отношения к пролетарскому интернационализму, она чужда Европе рабочих, которая в течение столетия была идеалом западного рабочего движения.

Мне смешон такой энтузиазм по поводу европейских выборов и Экономического союза. В конце концов, все сведется к гегемонии Германии и на время Франции, с вечно угнетенными странами юга и британцами, которые будут побеждены своим высокомерием, готовыми создать свой собственный рынок.

Жан-Поль Сартр, 1977 г.

L'Europa che ci presentano i signori Carter, Schmidt, Giscard e Andreotti non ha alcun rapporto con l'internazionalismo proletario, è estranea all'Europa dei lavoratori che per un secolo è stata l'ideale del movimento operaio occidentale.

Trovo ridicolo questo entusiasmo per le elezioni europee e l'Unione economica. Alla fine, tutto si ridurrà ad un'egemonia della Germania, e per un po' della Francia, con i Paesi del sud eternamente vessati e gli inglesi che saranno vinti dalla propria spocchia, pronti a farsi un mercato proprio.

Jean-Paul Sartre, 1977

domenica 8 novembre 2020

Guerre USA

Gli statunitensi la guerra l’hanno sempre fatta a casa d’altri, ora dalla parte della ragione (Prima e Seconda guerra mondiale), ora da quella del torto (Corea, Vietnam, l’America Latina in toto – quella centrale e quella del Sud – Medio Oriente, Algeria, Afghanistan, Iraq, Jugoslavia, Egitto, Libia, Siria, Turchia…).

Con buona pace dei sedicenti sinistrorsi salottieri radical chic italioti, non sta scritto da nessuna parte che i repubblicani americani siano il male ed i democratici americani siano il bene.

La guerra civile americana la iniziò il democratico Buchanan, e la terminò il repubblicano Lincoln. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La partecipazione americana alla prima guerra mondiale, alla Grande Guerra, la decise e la gestì il democratico Wilson. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Corea la iniziò il democratico Truman (che fondò anche la NATO, nel 1949, mentre il Patto di Varsavia fu fondato solo nel 1955, come risposta alla NATO, contrariamente a quanto tuttora fa intendere in Occidente la propaganda yankee), e la terminò il repubblicano Eisenhower. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Vietnam la iniziò il democratico Kennedy, e la terminò il repubblicano Nixon, tanto vituperato – giustamente, ma per altre cose – dalla mia sinistra italiana. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Jugoslavia la iniziò il democratico Clinton, e la terminò il repubblicano Bush. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Afghanistan la iniziò il democratico Clinton, ed è tuttora in corso. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Iraq, iniziata sotto il repubblicano Bush, ha avuto le prime avvisaglie sotto il democratico Clinton. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

Durante la presidenza del democratico Obama (Premio Nobel per la Pace!), gli Stati Uniti hanno bombardato sette Paesi, ovvero: Afghanistan, Yemen, Pakistan, Somalia, Libia, Iraq, Siria. Ha anche sostenuto pienamente gli ucrofascisti golpisti in Ucraina, e il figlio del suo vice Biden, Hunter, è stato nominato membro del consiglio d’amministrazione del colosso energetico ucraino Burisma (con sede a Cipro).

Attendo – inutilmente – che gli USA mandino fuori le loro truppe da invasori dalla Jugoslavia, dall’Afghanistan, dall’Iraq, che non rompano i coglioni in Iran, che non mostrino i muscoli con la Russia, che vadano fuori dai coglioni dalla Germania, dal Giappone, dalla Corea, da Bruxelles, dalla Kirgizia, dalla Georgia, dall’Ucraina, dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia, dai Paesi Baltici, e soprattutto dall’Italia: da Vicenza, dalla Sardegna, da Comiso, da Anzio.

Poi, dopo – e solo dopo – potremo riparlarne.

Piccola informazione. Gli USA sono stati in guerra 227 anni sui 244 della loro esistenza.

mercoledì 4 novembre 2020

USA, se non è zuppa è pan bagnato

Registro un personale sentimento psicologico di rigetto, di repulsione, in relazione ai risultati delle elezioni presidenziali negli USA.

Per carità, evento importantissimo non solo e non tanto per gli statunitensi, ma anche per tutto il mondo.

Però esistono molte altre cose: per l’Italia, per esempio, l’ultimo decreto di Conte e le ulteriori limitazioni agli spostamenti dovute alla diffusione del coronavirus.

Soprattutto, è importante comprendere che nessuno di noi è il 51° Stato degli USA, fare il tifo per uno dei due candidati è a dir poco inopportuno: se non è zuppa, è pan bagnato.

Andiamo allora a vedere la prima (prima, non seconda, terza, ecc.) notizia dei maggiori media russi e italiani.

Interfax – Russia
Nella Federazione Russa sono stati rilevati quasi 20mila nuovi casi di infezione da COVID-19 al giorno

Russia Today
La scelta è fatta: tutti i seggi elettorali negli USA chiusi

Sputnik Italia
Elezioni Usa 2020, aggiornamenti in tempo reale

TASS
Riassunto dei risultati delle elezioni presidenziali americane

Radio Popolare
Elezioni presidenziali USA – La diretta

RAI News 24
La notte più lunga d’America si chiude senza un vincitore

Secolo d’Italia
Presidenziali Usa, l’annunciata marcia trionfale di Biden non c’è: Trump in forte recupero nelle urne

Secolo XIX
Stati Uniti, ancora incerto l’esito del voto. Sondaggi smentiti. Lo scontro continua con dichiarazioni di fuoco: per Trump è già «vittoria», Biden «fiducioso»

Verità – Italia
A letto alle 22. E senza cena

Pravda (Verità) – Russia
L'Italia impone il coprifuoco

Libero
Nuovo Dpcm 4 novembre, coprifuoco e zone rosse: tutte le misure

Giornale nuovo – Italia
Adesso Trump suona la carica: “Abbiamo vinto le elezioni”

Novaja gazeta (Giornale nuovo) – Russia
“La mamma ha dormito per terra sotto il letto”

Domani – Italia
«È in corso una frode, io ho vinto». L’ultimo assalto di Trump alla Casa Bianca

Zavtra (Domani) – Russia
Crescita professionale della donna PR del Majdan

Fatto quotidiano
Elezioni Usa: a decidere sarà il voto per posta. Decisivi Wisconsin, Michigan e Pennsylvania. Per sapere i risultati potrebbero servire giorni

Manifesto
Oltre Trump e Biden. Tentenna il modello democratico americano

Messaggero
Usa, Trump: «Ho vinto o è una frode». E Twitter segnala la frase del tycoon. Biden: strada giusta verso la vittoria

Corriere della Sera
Usa, tutto in bilico. Biden: «Va contata ogni scheda». Trump attacca: «Ho vinto ma è in atto una frode»

Repubblica
Biden: "Verso la vittoria". Trump: "Vogliono rubarci elezioni, andremo alla Corte Suprema", Twitter lo segnala.

RBC – Russia
Per la prima volta, in Russia sono stati rilevati quasi 20mila nuovi casi di COVID-19 al giorno

Rossijskaja gazeta
19.768 casi al giorno di COVID-19 in 85 regioni sono stati confermati in Russia

Nezavisimaja gazeta
Dati sull'infezione da coronavirus in Russia al 4 novembre

Kommersant
Elezioni presidenziali americane. Live Stream: Trump dichiara la vittoria

Vesti
Trump si è rivolto agli americani e li ha ringraziati per il loro sostegno

NTV – Russia
Trump intende difendere alla Corte Suprema il suo “risultato fenomenale” alle elezioni

Ho detto all’inizio che se non è zuppa, è pan bagnato.

Entrambi i candidati hanno accusato l’un l’altro di collusioni col Cremlino.

Qualcuno contava su un miglioramento delle relazioni con la Russia con l’avvento di Obama dopo Bush, o di Trump dopo Obama?

lunedì 31 agosto 2020

Mio ennesimo ban in Fasciolibro

Sono iscritto a Facebook e V Kontakte dal 2007, cioè da 13 anni. Come sanno quanti mi seguono da più tempo, statisticamente Facebook mi banna trimestralmente, quattro volte all’anno, per un totale di 52 mesi. In altre parole, su 13 anni, sono rimasto imbavagliato per più di quattro anni. Memorabile la terzultima volta, a fine 2019, quando fui sospeso per avere affermato nel 2016 che Puškin era negro: con tre anni di ritardo, stabilirono che dovevo dire fosse di colore, o magari diversamente bianco. Per inciso, nel medesimo periodo di 13 anni, su V Kontakte sono stato bannato zero (zero!) volte. Eppure, scrivo le stesse cose in tutti i social network. Solo che Facebook è statunitense, mentre V Kontakte è russo. Ve lo consiglio, anche in esso potete scegliere la lingua italiana, come in Facebook.

Cosa è successo questa volta? Il 25 agosto 2020, commentando un articolo di Danilo Criscuolo, mi sono scontrato con tale Ernesto Everardi su Bielorussia e Naval’nyj. Quando è rimasto a corto di argomenti, ha mostrato la sua intima natura razzista, affermando che la mia diversità di opinioni sia dovuta al mio vivere in Russia, dove, visto il clima, mi si è congelato il cervello. Uno stereotipo di una banalità disarmante, che però nel PCI (da cui proveniamo entrambi) sarebbe stato sufficiente per essere sbattuti fuori dal Partito seduta stante. Gli ho risposto domandando: “se, dall'estero, ti dicessero che, come italiano, ti nutri esclusivamente di spaghetti e pizza, sei mafioso, non hai voglia di fare un cazzo, e passi la giornata a suonare il mandolino, come reagiresti?”. Bene, penso che abbiate già indovinato: il razzista in questione non è stato toccato, mentre il sottoscritto è stato bannato per un mese per… intimidazioni e bullismo.

Adesso vi spiego anche un piccolo dettaglio. Quando si è bannati, non si possono approvare le richieste di iscrizione nei gruppi che amministrate, né potete in essi eliminare lo spam ed eliminare gli spammatori. La domanda su quale sia l’attinenza del ban con questa ulteriore limitazione è ovviamente nel novero dei misteri di Fasciolibro.

Per fortuna, la mia vita si svolge nel mondo reale, non virtuale, ma è comunque un peccato. Nel corso di settembre, avrei voluto sicuramente parlarvi di Bielorussia, di Naval’nyj, di Covid in Russia, di referendum per il taglio dei parlamentari. E lo farò sicuramente, deve ancora nascere chi riuscirà a tapparmi la bocca. Potrete leggermi nel mio blog su Yandex Zen (a proposito: quello principale, che sarebbe questo qui, su blogspot, già da qualche anno è stato annichilito su Fasciolibro ufficialmente come spam), e poi in V Kontakte (profilo e gruppo “Italiani di Russia”), Odnoklassniki (profilo e gruppo "Italiani di Russia"), Telegram, Twitter, Instagram, WhatsApp. Su Fasciolibro ci rileggiamo a fine settembre. Forse.

giovedì 20 agosto 2020

Quotidiano comunista?

Il calciatore Paolo Sollier, noto
per la sua militanza politica in
Avanguardia Operaia, sfoglia una
copia de il manifesto nel 1975

A proposito dell'intossicazione di Naval'nyj, leggo nei media italiani per l'ennesima volta che sarebbe il principale oppositore di Putin. Rivolgiamoci ai numeri, quelli delle ultime elezioni parlamentari, 2016 (sbarramento al 5%):

Russia Unita (il partito di Putin, di maggioranza): 54,20%

Partito Comunista (Zjuganov, opposizione): 13,34%

Partito Liberal-Democratico (Žirinovskij, opposizione): 13,14%

Russia Giusta (Mironov, socialisti, opposizione): 6,22%

Comunisti della Russia (Surajkin, gruppettari, opposizione): 2,27%

Jabloko (Javlinskij, liberal, opposizione): 1,99%

...

Naval'nyj, con uno dei suoi innumerevoli Partiti, nel 2011 prese lo 0,73% (che mi risulta essere un prefisso telefonico marchigiano), nel 2016 non è riuscito manco a raccogliere un numero sufficiente di firme per presentarsi.

Le deduzioni fatevele da soli.

Per questo mio messaggio in Fasciolibro, chiamato in causa (taggato), sono stato attaccato, sbertucciato e insultato da tale Yurii Colombo, pennivendolo del Manifesto. Nel rispondergli per le rime, tale Lanfranco Caminiti ha cancellato i miei commenti e mi ha bloccato, così hanno proseguito il linciaggio mediatico nei miei confronti senza possibilità di replica.

Il qui presente «illustre sconosciuto», «falsario», «putiniano» e quant'altro (parole sue), fu descritto proprio dal suo quotidiano il 3 novembre 2000 nel seguente modo:

La fabbrica dei falsi cavalieri

Intervista a Mark Bernardini, curatore del sito internet che raccoglie centinaia di manifesti berlusconiani "rifatti"

ALBERTO BURBA - MILANO

"Senti un po' questa: «Socialisti al forno e comunisti di contorno». Ma credi che abbia tempo per rispondere a un cretino che in un'ora mi ha già scritto tre volte?".

Chi parla è Mark Bernardini, nato a Praga da padre italiano e madre russa, classe 1962, comunista di ferro. Chi scrive è invece un perfetto ignoto che si cela dietro un indirizzo di posta elettronica. Anche Mark, prima del 10 ottobre, era uno sconosciuto. Trascorreva la sua vita tra Milano, dove abita, e Ivrea, Mosca, Rimini, Roma, dove svolge la professione di interprete bilingue russo-italiano. Adesso il suo nome è sulla bocca di tutti. O, meglio, sullo schermo di tutti, cioè del popolo di Internet e della posta elettronica. Cosa è successo il 10 ottobre? Sulla rete sono cominciate a circolare le immagini "taroccate" dei manifesti pre-elettorali con cui Silvio Berlusconi ha tappezzato le città italiane. Risultato: il leader di Forza Italia, sostenitore dello slogan "città più sicure", si è ritrovato lui stesso dietro le sbarre oppure in versione fricchettona con uno spinello in bocca o mentre rivela che sua "zia monaca era comunista". Attraverso una catena di Sant'Antonio post-moderna, i messaggi hanno iniziato a fare il giro degli uffici e delle case private, delle redazioni e delle università. E' stata una valanga senza precedenti, alimentata dall'effetto moltiplicatore dell'e-mail, che permette di spedire un messaggio a un numero infinito di indirizzi. Mark Bernardini ha immediatamente fiutato il potenziale di questo evento. E ha raccolto tutte le immagini, archiviandole nel suo sito Internet No Berluska. Nel giro di pochi giorni il sito è diventato, grazie alle spontanee segnalazioni dei lettori, l'archivio dei berlusca-manifesti ritoccati. E mezzo milione di "persone per bene", come ama definirle Mark, si sono deliziate davanti alle 650 immagini finora archiviate. Alle 12 e 20 di lunedì 30 ottobre le pagine consultate ammontavano a 507.899. Cinque minuti più tardi il contatore segnava 330 accessi in più: una visita ogni 0,9 secondi. Per capire le ragioni di un successo che fa invidia agli uomini-marketing della New economy, il manifesto ha incontrato Mark nella sua casa milanese. Tra un brindisi con vodka Smirnoff e una citazione del "Maestro e Margherita" di Mikhail Bulgakov, Mark ci ha raccontato come ha vissuto i suoi venti giorni di celebrità.

Come ti definisci? Un editore improvvisato? Un privato cittadino politicamente impegnato?

Un formidabile archivista che ha in mente quel sogno espresso dalla prima modifica apportata a un manifesto: levarcelo dai coglioni.

Come è iniziato il tuo lavoro di archiviazione?

I primi giorni di ottobre ho ricevuto, via e-mail, un sacco di immagini ritoccate. Allora, il 10, ho pensato di creare una pagina su Internet per segnalare le immagini che già avevo ricevuto. L'obiettivo era evitare che continuassero a girare doppioni e permettere a tutti di copiare le immagini che non avevano ancora ricevuto. E' nato tutto da questa idea. Il resto è storia.

Hai contattato qualcuno per promuovere la tua iniziativa o il caso è scoppiato da solo?

Due giorni dopo l'attivazione del sito sono rimasto stupito dal numero di accessi: mille (adesso siamo a oltre 500mila, ndr). Allora ho pensato di contattare qualche testata politicamente vicina a me: il manifesto, Rinascita, Liberazione. Ma non ho ricevuto risposta. Mi hanno citato solo alcuni siti Internet come BuioBuione, Clarence, Bengodi. Anche Repubblica.it (l'edizione on-line) ha scritto un buon articolo, ma senza indicare il mio indirizzo. Poi, a successo avviato, sono arrivate a valanga le interviste e i servizi: Repubblica, il Corriere, Canale 5, Striscia la Notizia, Radio Capital, Fatti e Misfatti, addirittura Libero, che mi ha dedicato due paginoni. E la sinistra dove stava? A guardare? E' per questo che perdiamo troppo spesso, perché arriviamo in ritardo anche su cose che ci appartengono, lasciandoci fregare dalla destra. Quindi, se devo esprimere il mio giudizio sulla spontaneità di questo fenomeno, su una scala da uno a dieci direi... cinquanta.

Censuri qualche spot?

Beh, sì. Come si fa a pubblicare un manifesto tutto rosa con su scritto "Berlusconi è un finocchio"?

Uno dei messaggi che ti sono arrivati dice "Ma chi ti paga"? Insomma, per chi lo fai?

Una precisazione: molti mi scrivono dandomi del disoccupato, del perditempo. Probabilmente io lavoro da ben prima che questi ragazzi iniziassero anche a parlare. Veniamo allora alla domanda sul perché lo faccio: perché sono comunista e perché ci credo.

C'è un legame tra il tuo passato da attivista della Fgci e questo nuovo modo di fare politica?

Quando ero più giovane organizzavo i comitati per la pace e stampavo volantini e manifesti. Ho sempre creduto nella divulgazione e nell'informazione. Oggi che i mezzi sono cambiati credo ancora in quell'idea. Internet è un mezzo stupendo per fare informazione, entra nelle case e fa sì che il fruitore dei contenuti diventi protagonista. E allora, visto che le mie idee sono le stesse di venti anni fa, rispondo di sì. C'è un legame tra il modo di fare politica venti anni fa e il modo di farla oggi.

Hai ricevuto intimidazioni o messaggi poco graditi?

Sì, il mio indirizzo di posta elettronica e il mio numero di telefono sono visibili sulla mia pagina web. Di messaggi strambi ne ricevo a profusione, chi offende, chi minaccia di farmela pagare. Ma non sono impaurito. L'unica cosa che mi preoccupa un po' sono i virus che hanno iniziato a mandarmi. Io sono superprotetto, aggiorno i miei antivirus con cadenza settimanale, ma ho dovuto avvisare le 120 persone che partecipano in rete al nostro gruppo di discussione su politica ed elezioni. Non è detto che tutti siano aggiornati sui nuovi virus. Poi ci sono quelli che mi invitano a tornare in Russia. Ma lo sanno che quel paese, adesso, è più capitalista del nostro? Anche il telefono è ormai fuori uso. Se non riconosco sul display chi mi chiama non rispondo. Stanotte perfino alle 5.12 si sono messi a chiamare. Ma non ricevo solo intimidazioni o insulti, ci sono anche donne che mi scrivono "come si fa a non amarti?".

Anche Silvio Berlusconi ha dichiarato di essersi divertito. Da milanista dice che la sua vignetta preferita è "Meno tasse per Totti". Condividi?

Sicuramente è una tra le più belle. Ma secondo me, per il sottile messaggio politico, le migliori sono quelle sulla Ferrari, che per antonomasia è rossa, e quella che recita "al bando il rosso", dove tutti i colori sono stati azzurrati.

Credi di aver creato un "casus" politico-tecnologico?

Non ne sono sicuro, ma se così fosse ne sarei ben lieto perché significherebbe che c'è in giro ancora gente che vuole ragionare sulle innumerevoli cose che ci sono sempre da fare, utilizzando anche le nuove tecnologie.

E in futuro? Cosa pensi di fare con il tuo archivio?

Sicuramente lo lascerò in linea, a disposizione di tutti. Poi, quando si saranno calmate le acque (adesso ricevo mediamente 50 immagini al giorno), organizzerò un sondaggio per votare la più bella.

Cosa pensi dell'idea di Berlusconi di premiare gli autori delle migliori vignette?

E' così che deve fare!

Yurii Colombo, dov'eri nel 2000? Devi solo vergognarti...

sabato 9 maggio 2020

75° della Vittoria sul nazifascismo

Se qualcuno vuole condividere questo mio articolo in Facebook, tenete presente che da ottobre 2019 hanno bollato il mio blog come spam. Da allora, periodicamente, gli domando dove abbiano ravvisato alcun indizio di spam, ma loro semplicemente non mi rispondono. Una censura piuttosto sofisticata. Dunque, condividete dal mirror:

https://brezhnardini.blogspot.com/2020/04/putin-coronavirus.html

Per tutti gli altri social networks, condividete pure da qui senza problemi.

martedì 28 aprile 2020

Putin, coronavirus

Intervento di Putin alla riunione operativa con i governatori regionali e il Ministero della Sanità sulla lotta al coronavirus, 28 aprile 2020, traduzione simultanea in italiano di Mark Bernardini.

Se qualcuno vuole condividere questo mio articolo in Facebook, tenete presente che da ottobre 2019 hanno bollato il mio blog come spam. Da allora, periodicamente, gli domando dove abbiano ravvisato alcun indizio di spam, ma loro semplicemente non mi rispondono. Una censura piuttosto sofisticata. Dunque, condividete dal mirror:

https://brezhnardini.blogspot.com/2020/04/putin-coronavirus.html

Per tutti gli altri social networks, condividete pure da qui senza problemi.

lunedì 27 aprile 2020

Decreto a favore delle PMI in Russia

Il Governo della FR ha approvato le norme per la concessione di sovvenzioni per le piccole e medie imprese che operano nei settori dell'economia russa maggiormente colpiti dal deterioramento della situazione dovuta alla diffusione della nuova infezione da coronavirus. Dal documento si evince che le sovvenzioni saranno fornite al fine di compensare parzialmente i costi sostenuti dalle imprese per l’esercizio della loro attività e per la remunerazione dei propri dipendenti nei mesi di aprile e maggio 2020. Potranno usufruire del sostegno statale le piccole e medie imprese che rispettano i seguenti requisiti: - le pmi dovranno risultare iscritte al registro delle PMI, formulato dal Servizio Fiscale Federale, al 1 marzo 2020; - le imprese non dovranno risultare in fase di liquidazione, nei loro confronti non dovrà essere stata introdotta una procedura di fallimento e si verificherà che non sussista la decisione di una esclusione dell’impresa dal registro delle PMI; - l’impresa non dovrà aver accumulato al 1 marzo 2020 arretrati per il pagamento di contributi fiscali e assicurativi superiori a 3000 rubli; - l’impresa dovrà aver mantenuto nel mese di marzo 2020 un’occupazione pari al 90%. L’ammontare della sovvenzione sarà pari all’importo del salario minimo al 1 gennaio 2020, ovvero 12130 rubli che verranno versati in base al numero di dipendenti nel mese di marzo 2020. Per ricevere la sovvenzione per il mese di aprile 2020, le imprese dovranno trasmettere la relativa domanda all'autorità fiscale dal 1 maggio al 1 giugno 2020; per ricevere invece una sovvenzione per il mese di maggio 2020 - dal 1 giugno al 1 luglio 2020.

Se qualcuno vuole condividere questo mio articolo in Facebook, tenete presente che da ottobre 2019 hanno bollato il mio blog come spam. Da allora, periodicamente, gli domando dove abbiano ravvisato alcun indizio di spam, ma loro semplicemente non mi rispondono. Una censura piuttosto sofisticata. Dunque, condividete dal mirror:

https://brezhnardini.blogspot.com/2020/04/putin-coronavirus.html

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giovedì 23 aprile 2020

Intervista al corrispondente consolare Rossi

Proseguiamo con la nostra serie di interviste con gli italiani residenti in Russia, oggi è il turno di Stefano Rossi, corrispondente consolare per le regioni di Volgograd e Saratov.

Se qualcuno vuole condividere questo mio articolo in Facebook, tenete presente che da ottobre 2019 hanno bollato il mio blog come spam. Da allora, periodicamente, gli domando dove abbiano ravvisato alcun indizio di spam, ma loro semplicemente non mi rispondono. Una censura piuttosto sofisticata. Dunque, condividete dal mirror:

https://brezhnardini.blogspot.com/2020/04/intervista-al-corrispondente-consolare.html

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martedì 21 aprile 2020

Intervista al corrispondente consolare Breddo

Proseguiamo la serie di interviste per Telecountry News con alcuni italiani residenti in Russia, oggi è il turno di Gianguido Breddo, corrispondente consolare per le regioni di Samara e Ul'janovsk.

Se qualcuno vuole condividere questo mio articolo in Facebook, tenete presente che da ottobre 2019 hanno bollato il mio blog come spam. Da allora, periodicamente, gli domando dove abbiano ravvisato alcun indizio di spam, ma loro semplicemente non mi rispondono. Una censura piuttosto sofisticata. Dunque, condividete dal mirror:

https://brezhnardini.blogspot.com/2020/04/intervista-al-corrispondente-consolare.html

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sabato 18 aprile 2020

Intervista al Console onorario Lodigiani

Iniziamo una serie di interviste per Telecountry News con alcuni italiani residenti in Russia, oggi è il turno di Pierpaolo Lodigiani, console generale onorario per i distretti federali Meridionale e del Caucaso Settentrionale.

Se qualcuno vuole condividere questo mio articolo in Facebook, tenete presente che da ottobre 2019 hanno bollato il mio blog come spam. Da allora, periodicamente, gli domando dove abbiano ravvisato alcun indizio di spam, ma loro semplicemente non mi rispondono. Una censura piuttosto sofisticata. Dunque, condividete dal mirror:

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sabato 21 marzo 2020

Coronavirus, sempre colpa di Putin

Mi corre l’obbligo di tornare sulle ragioni per le quali esista una sproporzione mostruosa ad oggi, sabato 21 marzo 2020, tra i contagiati e i morti in Russia e in Italia, visto che i soloni insistono sulla tesi che Putin non la dica tutta.

La densità di popolazione in Italia è di 200 abitanti per kmq, in Russia di 8.

Già questo dovrebbe costituire una ragionevole spiegazione.

Ma, si dice, la Russia ha 4.200 km di confine con la Cina!

Vero.

Beh, intanto 3.500 di questi sono fiumi e laghi, ne restano 700 di terraferma.

Allora andiamo a vedere il dettaglio.

La Russia è suddivisa in 85 soggetti (regioni).

Al confine con la Cina ce ne sono appena sei, coprono un territorio di meno di due milioni di kmq su più di 17 milioni (l’11%) e vi abitano sette milioni e mezzo di persone su 147 milioni (il 5%).

La densità, quindi, è di meno di quattro abitanti per kmq.

Tenete sempre a mente la densità italiana di 200.

Infatti, quasi tutti i russi contagiati (253 alla data odierna) sono tornati dall’Unione Europea e per lo più dall’Italia.

Ecco perché più della metà (131) sono a Mosca.

Consiglio, per una visione d’insieme, la seguente mappa, aggiornata quotidianamente.

Ci sono ovviamente altre ragioni, per esempio misure più restrittive che in Italia, pur se meno restrittive che in Cina o in Corea del Sud.

Sempre per esempio, il fatto che le citate misure sono state intraprese dopo la Cina ma prima dell’Italia.

Nella nostra epoca globalizzata, di droni, di comunicazioni in rete totali ed onnicomprensive, è forse credibile che si possano nascondere dati diversi da quelli ufficiali?

Se per strada mi infilassi le dita nel naso e a qualcuno interessasse, dopo poche ore sarei su Google Maps della mia via.

Insomma, smettetela di essere invidiosi e di giocare al complottismo dilettantesco.

Abbiate la bontà e pazienza di dedicarmi ancora un paio di minuti, guardate il video in questione qui di seguito, poiché sono quasi sicuro che su Fasciolibro lo bloccheranno di nuovo, magari anche il mio account (succede trimestralmente da un decennio). Lo condivido da Youtube e dal mio blog Brežnardini, poiché il mio blog principale (sempre su blogspot, markbernardini tutto attaccato, tutto minuscolo) è bloccato da ottobre 2019 per presunto e mai dimostrato spam (come potrebbero ritenere anche il presente), in modo anche retroattivo: sono spariti tutti i miei messaggi dal 2007 ad oggi, come se non avessi mai né scritto, né condiviso.

Buona visione. Commenti e condivisioni sono ben più che graditi.

giovedì 12 marzo 2020

Facebook censura coronavirus

A proposito della resistenza dell’Italia al coronavirus, ho ricevuto in WhatsApp un video, che ho condiviso in Facebook. Il sottofondo era il rinomato “All’alba vincerò”.

I censori di Fasciolibro hanno dapprima eliminato l’audio, perché il copyright apparterrebbe a José Carreras, poi hanno oscurato il video, perché contiene scene di violenza.

A tal proposito, comunico che, chiunque abbia un minimo di cultura, si renderà conto che l’esecuzione è di Luciano Pavarotti, solo nel finale Pavarotti canta assieme a Carreras e Placido Domingo, e che tale aria fa parte della romanza “Nessun dorma”, nell’opera Turandot scritta da Giacomo Puccini nei primi anni Venti del secolo scorso (dunque, cento anni fa), rappresentata per la prima volta nel 1926, ma soprattutto che il video in questione, come si evince perfettamente dal finale, appartiene all’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria, ente nazionale pubblico italiano.

Abbiate la bontà e pazienza di dedicarmi ancora un paio di minuti, guardate il video in questione qui di seguito, poiché sono quasi sicuro che lo bloccheranno di nuovo, magari anche il mio account (succede trimestralmente da un decennio). Lo condivido da Youtube e dal mio blog Brežnardini, poiché il mio blog principale (sempre su blogspot, markbernardini tutto attaccato, tutto minuscolo) è bloccato da ottobre 2019 per presunto e mai dimostrato spam (come potrebbero ritenere anche il presente), in modo anche retroattivo: sono spariti tutti i miei messaggi dal 2007 ad oggi, come se non avessi mai né scritto, né condiviso.

Buona visione. Commenti e condivisioni sono ben più che graditi.

martedì 25 febbraio 2020

Gli spazi della democrazia

Cominciano ad arrivarmi gli appelli per propagandare il referendum che pretenderebbe di ridurre i deputati da 630 a 400. E spiace che, per lo più, si tratti di persone con cui ho condiviso a sinistra i miei anni '70 e '80. Danno per scontato ciò che scontato non è. Io, per esempio, non solo sono contrario al dimezzamento, ma, fosse per me, addirittura li aumenterei. Mi spiego.

I padri costituenti non erano esattamente degli sprovveduti: avevano previsto 630 deputati e 315 senatori per un elettorato di 28 milioni di elettori. Vuol dire che ciascun deputato rappresentava 44.453 elettori. Attualmente, invece, essendo diventati quasi 51 milioni gli elettori, ogni deputato rappresenta 80.692 elettori. Con il taglio proposto, ogni deputato rappresenterà 127.089 elettori, quasi il triplo rispetto agli anni '40. Mi si restringono gli spazi della democrazia, ed io, da democratico e da comunista italiano, sono contrario. Possiamo discutere del perché un deputato italiano debba prendere più di un eurodeputato (unico caso nell'Unione Europea), per cui convenga di più lavorare a Montecitorio che in Rue Wiertz, ma non la rappresentanza.

Se qualcuno vuole condividere questo mio articolo in Facebook, tenete presente che da ottobre 2019 hanno bollato il mio blog come spam. Da allora, periodicamente, gli domando dove abbiano ravvisato alcun indizio di spam, ma loro semplicemente non mi rispondono. Una censura piuttosto sofisticata. Dunque, condividete dal mirror:

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lunedì 21 ottobre 2019

Basta con le repressioni yankee!

Iniziamo con una breve cronistoria. Sono presente nel social network Facebook dal 2007, sono dodici anni. Ogni anno, quattro volte all’anno, trimestralmente, vengo bloccato per un mese, in pratica sono presente al 75%. Le ragioni sono le più disparate e le più risibili, recentemente (2019) per aver ricordato (2017) che Puškin era negro (mi rifiuto di definirlo, in italiano o in russo, colorato o abbronzato) e per aver condiviso (2015) un articolo di una rispettabilissima e storica testata sovietica e russa (Izvestija) in cui si stigmatizzava il blocco di numerose testate, funzionari dello Stato, giornalisti, esponenti politici di primo piano, ministri che parlassero di Ucraina.

La redazione "russofona" (???)
di Facebook a Dublino

Di tutto questo ho scritto innumerevoli volte nel mio blog principale, http://markbernardini.blogspot.com, e ho poi trovato molte persone che hanno condiviso i miei articoli di denuncia in Facebook. Difficile imbavagliarmi. Evidentemente, lo hanno capito anche i fascistelli delle redazioni italiana e russa di Fasciolibro (giova specificare che entrambe si trovano a Dublino per pagare meno tasse). Hanno quindi ora inventato un nuovo escamotage: non è più possibile condividere alcunché dal mio blog, perché… sarebbe una fonte di spam. Con effetto retroattivo: sono anche sparite tutte le condivisioni di questi anni, come se non fosse mai esistito. Naturalmente, è facile dimostrare che non c’è mai stato alcuno spam, può verificarlo chiunque vada anche adesso nel blog in questione. Ma non è questo il punto.

Il fatto è che anche questa vessazione è poco efficace. Ho altri 5-6 blog, continuerò a pubblicare e condividere in Facebook. Il giorno che dovessero bloccarli tutti, ne aprirei ulteriormente altri, all’infinito. Cosa possono farmi ancora? Glielo suggerisco io, anche se non potranno procurarmi che il fastidio di una puntura di zanzara.

Possono cancellare definitivamente il mio account. Beh, ne aprirei altri sempre all’infinito, ed anche bloccare il mio indirizzo principale di posta elettronica ed il mio cellulare non raggiungerebbe il risultato sperato, giacché ho svariati indirizzi e SIM card. Questo comporterebbe comunque la scomparsa di varie mie pagine e gruppi (uno per tutti, “Italiani di Russia”, esistente dal 2008, con oltre 7.000 iscritti). Solo che sono presente in molti altri social network, per esempio “V Kontakte” (http://vk.com) e “Odnoklassniki” (http://ok.ru), ma non sono gli unici, ed in essi ho già creato le “repliche” dei miei gruppi più importanti in Facebook.

Allora potrebbero bloccare il mio IP. Neanche questo risolverebbe il problema della mia fastidiosa presenza: oltre al Wi-Fi in casa, ho quello del cellulare, e dopo quello basta uscire di casa, Mosca ha il Wi-Fi gratuito in tutto il territorio urbano e sui mezzi pubblici sotterranei e di superficie, poi ci sono tutti i locali, non ce n’è uno che non lo abbia. Finalmente, per mestiere viaggio molto, non sempre mi collego da Mosca e non sempre dalla Russia.

Chiedo quindi a questi smanettoni peticellosi (potrebbero essere miei figli, il dio in cui non credo me ne scampi!) di riservare le loro attenzioni ad obiettivi più nobili, più degni di tale invidiabile costanza, per giustificare i loro stipendi.

domenica 15 settembre 2019

In memoria di Piero Scaramucci

Ho sentito Roberto Festa a Radio Popolare ricordare, nell’ambito della sua trasmissione sui libri, dell’essere di Piero Scaramucci “uomo dell’est”. Lo sapevo già: con la nostra differenza di età (1937 lui, 1962 io), avevamo però in comune essere nati entrambi a Praga, lui da padre italiano e madre polacca ebrea, io da padre italiano e madre russa ebrea. Ne parlammo di sfuggita quando ci conoscemmo nel 1991, ma, chissà perché, non ritornammo mai sull’argomento in tutti gli anni successivi in cui ogni tanto ci incrociavamo casualmente. Il destino ha però poi disposto che io fossi vissuto a Mosca nel 1968-1973 e che vi sia ritornato nel 2002, vivendoci tuttora.

Mi è capitato di frequentare ogni tanto Radio Popolare a partire dal 1986, quando, da Roma, per lavoro, ero emigrato a Milano. Siamo quindi alla versione “Santo Stefano”. Ricordo che ero molto divertito a vedere una vecchia copia del “Quotidiano dei Lavoratori” indirizzata a Raffaele Masto presso la Radio.

Dicevo che ho conosciuto Piero nel 1991. Fu Bruno Ambrosi a presentarci, quando entrambi lavoravano al TG 3 a Roma, il direttore era Sandro Curzi. Bruno ci disse: voglio che vi conosciate, avete molte cose in comune. Io avevo 29 anni, Piero aveva già 54 anni e una testa riccioluta “sale e pepe”. Bruno (con cui ci eravamo intesi molto, anche – non solo – per una comune vicinanza al PCI, nel mio caso era una militanza lunga 15 anni) sfotteva Piero per il suo recente divorzio, me ne sfuggiva la ragione, Piero abbassava lo sguardo con discrezione ed il suo sorriso da bambino scoperto ad avere compiuto una marachella.

Quella mattina d’agosto si sparse la notizia che i carri armati sovietici giravano per le strade di Mosca, era in atto un tentativo di golpe. Mi chiamò la Radio (Michele Migone e Danilo De Biasio, se non mi falla la memoria). Da oltre una dozzina d’anni facevo l’interprete di russo, fu la mia prima collaborazione con la Radio, e tenni immediatamente a precisare che fosse a titolo assolutamente gratuito, trattandosi di quel che io definii il mio contributo alla causa. Entro poche ore venni chiamato dal TG 3, dovetti partire, ma continuai a fornire alla Radio tutte le notizie di cui disponevo, presentai loro per via telefonica mia madre, a Mosca, che contribuì anch’essa a tenere informati gli ascoltatori di Radio Popolare su quanto accadeva ad appena 3.000 chilometri da Milano. Un anno e mezzo dopo Piero tornò alla Radio, abbiamo continuato la nostra collaborazione, sempre gratuita, passando per il cannoneggiamento del Parlamento russo (come viene rimarcato nel sito di RadioPop, Il tentativo di colpo di stato contro Gorbaciov è seguito in diretta attraverso la gente che manifesta a Mosca contro i golpisti. Memorabile la diretta, in collegamento con la radio della ‘Casa Bianca’ di Mosca, dal parlamento russo nella notte dell’assedio) e per la trasmissione in radio con l’ex dissidente comunista Roj Medvedev, in via Stradella.

Solo quando venni sfrattato, con tanto di impiego della forza pubblica, dalla mia casa di via Orti, nel 2001, scoprii che una mia vicina di pianerottolo, che conoscevo, era l’ex moglie di Piero. Anche di questo non feci mai in tempo a parlare con nessuno dei due: sei mesi dopo emigrai in Belgio, un anno dopo in Russia, dove mi trovo tuttora.

Piero mi mancherà molto. Un altro pezzo dei miei quindici anni “milanesi” che se ne va per sempre.