Mark Bernardini

Mark Bernardini

domenica 27 agosto 2023

040 Italiani di Russia

Quarantesimo notiziario settimanale di lunedì 28 agosto 2023 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Una dichiarazione importante di Marija Zacharova, portavoce del ministero degli esteri russo, che riguarda l’Italia.

L’uso dell’uranio impoverito come arma perforante fu inventato dai nazisti. Nel 1943 si verificò un fallimento nella fornitura di wolframite e il ministro degli armamenti e della produzione militare della Germania nazista, Albert Speer, diede l’ordine 1280 di utilizzare uranio impoverito.

A quel tempo, non era ancora chiaro quanto fosse pericoloso l’uranio come arma e fino agli anni ‘90 tutti i dati su questo argomento erano controversi. Tuttavia, l’uso di munizioni all’uranio impoverito da parte delle truppe della NATO durante l’aggressione in Jugoslavia è diventato un esperimento disumano e ha dimostrato le reali conseguenze del suo utilizzo su persone viventi.

Nel 2015-2017, il parlamento italiano (in quanto Paese il cui contingente ha utilizzato più attivamente munizioni all’uranio impoverito durante l’aggressione della NATO nei Balcani) ha pubblicato un rapporto di 252 pagine sugli effetti dell’uranio impoverito e del torio radioattivo sul personale militare italiano. Sono stati pubblicati i dati sui militari italiani: su 7500 esposti a sostanze tossiche e radiazioni, sono morte 372 persone (5% di letalità: uno ogni venti persone). Inoltre, molti sono morti per dolorose complicazioni oncologiche.

Ora, purtroppo, sul territorio ucraino si conferma la minaccia da cui la Russia ha ripetutamente messo in guardia la popolazione ucraina.

Ecco gli indicatori della regione Chmel’nickij dell’Ucraina. A maggio è stato registrato un aumento significativo della radiazione di fondo: da 80 nanosievert a 140-160 nanosievert. Un picco caratteristico – un’esplosione di radioattività – è stato registrato con gli stessi numeri nelle province occidentali della Polonia. Il motivo è probabilmente lo stesso accaduto in Ucraina: l’esplosione di munizioni all’uranio impoverito, che erano state collocate in un magazzino nella città di Chmel’nickij.

Gli ucraini devono capire che gli inglesi stanno fornendo un vero e proprio veleno, una garanzia di tumori cancerosi, ed esigere che i proiettili all’uranio impoverito vengano rimossi dal Paese il prima possibile.

Notizie, sempre sull’Italia, dall’ambasciata russa a Roma.

Qualche giorno fa, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, On. Antonio Tajani, ha rilasciato un’importante dichiarazione in occasione della Giornata Internazionale in memoria delle vittime di atti di violenza fondati su motivi religiosi o di opinione.

Si ribadisce “il massimo impegno personale e del Governo italiano nel proteggere e promuovere la libertà di religione o di credo e i diritti fondamentali delle persone appartenenti a minoranze etniche o religiose ovunque nel mondo, sia sul piano dei rapporti bilaterali che nel quadro dell’Unione Europea e delle Organizzazioni internazionali”. L’On. Tajani ha espresso particolare preoccupazione sul grave e costante peggioramento su larga scala della situazione relativa al rispetto della libertà religiosa, in particolare nel caso dei credenti cristiani: “[…] una persona su sette al mondo è vittima di persecuzione o discriminazione grave, percentuale che sale a due su sette in Africa sub-sahariana e a due su cinque in Asia”.

Tuttavia, nel comunicato non si fa alcun cenno a quanto sta accadendo in questi giorni a Kiev e in generale in Ucraina, dove il clero e milioni di fedeli della Chiesa Ortodossa Ucraina canonica sono sottoposti a costante persecuzione. Si tratta, infatti, di una guerra lanciata dal regime di Kiev contro l’Ortodossia canonica: raid con chiese sequestrate, continue perquisizioni, detenzioni, arresti, interrogatori ai sacerdoti, privati dei loro beni e del diritto di cittadinanza, pressioni psicologiche, fino all’eliminazione fisica.

La situazione più grave si registra attorno al Monastero delle Grotte di Kiev (Kievo-Pečerskaja Lavra). Il 15 agosto scorso, il Santuario ortodosso è stato oggetto di sequestro da parte di un gruppo di predoni organizzato dal regime di Zelenskij per espellere i monaci, gli abitanti e i fedeli, trasformandolo in un luogo di riabilitazione e di certe dubbie pratiche curative per i militanti delle Forze Armate ucraine reduci dalle operazioni in Donbass.

Di fronte a questi atti criminali inconfutabili ci si aspetterebbe una decisa condanna da parte di Roma del regime di Kiev. Infatti, proprio di questo si tratta nella dichiarazione dell’On. Antonio Tajani sulla priorità di garantire ”la libertà di religione o di credo e il contrasto a violenza e discriminazione su base religiosa”, sull’impegno dell'Italia ”a sostenere il dialogo interreligioso e la collaborazione interreligiosa per diffondere il rispetto e la conoscenza reciproca tra appartenenti a fedi diverse, contrastare le discriminazioni, promuovere l’eguaglianza tra persone senza distinzioni di religione o credo e impegnare le diverse religioni in un lavoro comune a difesa della pace e della dignità umana”.

Purtroppo, come nella maggior parte di analoghe situazioni, nessuno a Roma, come nelle altre capitali della NATO e dell’UE, può permettersi di dire la verità. Dopotutto, i leader occidentali già da tempo sembrano avere rilasciato a Zelenskij una “licenza di uccidere” e paiono pronti a giustificare il suo regime criminale in qualsiasi azione, anche la più disumana.

A metà agosto, a Mosca, si è svolto il forum internazionale “Armija 2023”, “Esercito 2023”. 41.500 mq di esposizione al coperto e 120.000 mq all’aria aperta, con un migliaio e mezzo di rappresentanti da tutto il mondo, da 83 Paesi, e quasi 30.000 manufatti esposti. Notevole, in particolare, l’esposizione dei “trofei di guerra”, e cioè di quanto fornito dall’Occidente agli ucrofascisti, finito in mano ai russi dopo la fuga precipitosa delle truppe di Kiev. Possiamo visionare i veicoli corazzati americani M-113, quelli da combattimento di fanteria svedesi CV90, i carri armati francesi AMX-10RCR e altri campioni di equipaggiamento NATO. Tutta roba che vi ho fatto vedere la settimana scorsa, quindi evito di ripetermi.

Come promesso, vi propongo un servizio fatto per noi da uno dei nostri telespettatori e ascoltatori, venuto a Mosca, tra l’altro, proprio per visitare l’esposizione in questione. Ho dovuto tagliare molto, e me ne scuso sia con voi che con l’autore, ma altrimenti sarebbe durato qualche ora e sarebbe stata una puntata monotematica molto tecnica.

Impossibile, questa settimana, non parlare della morte – vera o presunta che sia – di Evgenij Prigožin. Intanto, in ordine cronologico, vi fornisco i miei brevissimi servizi in merito nel corso della settimana, è un buon riassunto di come si succedevano le notizie.

Ed ecco cosa abbiamo nei media italiani. Su Repubblica, Rosalba Castelletti ovviamente sa tutto e ha le prove, scrive senza remore: “La vendetta plateale pianificata da mesi: così Putin si è liberato dell’ex amico ribelle Prigožin. Il leader russo non ha perdonato il tentato golpe della Wagner del 24 giugno. Da allora ha preparato nei minimi dettagli il regolamento di conti”; poi, sulla Stampa, Anna Zafesova: “Bomba a bordo o missili, la punizione di Putin contro Prigožin doveva essere clamorosa”; sempre sulla Stampa, Domenico Quirico: “Prigožin, quel complice diventato ingombrante e condannato a una fine senza gloria. La vendetta si è consumata chiudendo per sempre la bocca a un potenziale testimone pericoloso. Lo Zar ha imparato la lezione staliniana: colpire a destra e poi pareggiare il conto a sinistra”; la Stampa è un fiume in piena, Jacopo Iacoboni: “la vendetta di Putin nell’anniversario dei due mesi dal golpe”; Nonna Mikalidze: “Un assassinio da Stato mafioso in un regime indebolito”.

Cosa volete che vi dica? Invito tutti a non comprare più i giornali mainstream cartacei, non aprire i loro siti, non cliccare sulle loro pubblicità: loro capiscono una sola lingua, quella dei soldi.

In queste settimane in Russia gira molto una pubblicità di una catena di consegne a domicilio, tipo Amazon et similia, si chiama Ozon. Il riferimento all’Italia è lampante. Personalmente la trovo urticante, dispiace che ci siano tutti gli stereotipi degli italiani, caciaroni, mafiosetti e gesticolanti, però in fondo ce lo siamo meritato. Se può consolare, persino in questo risultiamo irresistibilmente simpatici ai russi.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia. Ho parlato spesso dell’amore smodato, spesso non giustificato e da taluni italiani non corrisposto, dei russi per l’Italia e gli italiani. E mi si dice che non è vero. Beh, ma allora gli italiani dovrebbero protestare più risolutamente, no?

Vi ho già parlato del forum Armija 2023, ma nel suo ambito c’è stato anche un concerto del coro dell’Armata Russa. Di nuovo, non è possibile riportarvelo per intero, ma c’è una canzone che in Italia conoscono molto bene, portata dai partigiani sovietici scappati dai lager nazisti: “Fischia il vento”. Nell’originale si chiama Katjuša, e, permettetemi una digressione personale, mi fa particolarmente piacere, avendo una sorella e mia moglie che si chiamano entrambe proprio così.

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giovedì 24 agosto 2023

20230824 Putin Prigožin

Per quanto riguarda questo incidente aereo, desidero innanzitutto esprimere le mie più sincere condoglianze alle famiglie di tutte le vittime. E’ sempre una tragedia. E in effetti, se ci siano stati, e i dati primari indicano che c’erano, dipendenti dell’azienda Wagner, vorrei sottolineare che si tratta di persone che hanno dato un contributo significativo alla nostra causa comune di lotta contro il regime neonazista in Ucraina. Lo ricordiamo, lo sappiamo e non lo dimenticheremo.

Conoscevo Prigožin da molto tempo, dall’inizio degli anni ‘90. Era un uomo dal destino difficile, ha commesso gravi errori nella vita e ha ottenuto i risultati necessari sia per se stesso, sia, quando gliel’ho chiesto, per la causa comune, come in questi ultimi mesi.

Era una persona di talento, un uomo d’affari di talento, ha lavorato non solo nel nostro Paese e ha lavorato con risultati, ma anche all’estero, in Africa in particolare. Lì era impegnato nel petrolio, nel gas, nei metalli preziosi e nelle pietre. Proprio ieri, per quanto ne so, è tornato dall'Africa e ha incontrato qui alcuni funzionari.

Ma ciò che è assolutamente certo, me lo ha riferito stamattina il capo della commissione investigativa, è che hanno già avviato un’indagine preliminare su questo incidente, che sarà condotta integralmente e portata a termine, non ci sono dubbi. Vediamo cosa diranno gli inquirenti nel prossimo futuro.

Adesso si stanno facendo gli esami: sia quelli tecnici che quelli genetici. Ciò richiede del tempo.

Sulle cause, la versione al momento più avvalorata è quella dell’ordigno a bordo, dunque non di un missile esterno.

Il primo sospettato nel caso dell’attentato all’aereo di Prigožin è il pilota personale di Prigožin ed ex fondatore di MNT Aero (proprietario del jet precipitato) Artëm Stepanov.

Le forze dell’ordine non riescono a trovarlo. Aveva accesso all’aereo e prima dell’esplosione era partito per la Kamčatka, dove si è “perso”. L’unica cosa che il fratello è stato in grado di riferire è che, a quanto pare, era in viaggio da tre giorni e non si faceva sentire. Stepanov è attivamente ricercato dalle forze dell’ordine e potrebbe non trovarsi più nella Federazione Russa.

Gli investigatori interrogheranno tutti coloro che hanno avuto accesso all’hangar, in cui è stato sottoposto alle manutenzioni il jet aziendale di Evgenij Prigožin.

La versione dell’ordigno esplosivo a bordo è stata confermata. La cerchia di persone che potevano collocarlo è molto ristretta. Come è stato reso noto ai media, l’Embraer Legacy era in riparazione da 10 giorni prima dell’ultimo volo. Il copilota Rustam Karimov è volato da San Pietroburgo alla vigilia dell’incidente per prendere l’aereo e tornare indietro con un gruppo di passeggeri, tra cui Evgenij Prigožin e Dmitrij Utkin. L’hangar di riparazione era il luogo più facile per piazzare gli esplosivi.

20230824 Putin BRICS

All'evento, tenutosi nell'ambito del XV vertice BRICS a Johannesburg (Sudafrica), partecipano leader di oltre cinquanta paesi del mondo e capi delle strutture esecutive delle organizzazioni regionali.

Discorso del Presidente della Russia all'incontro nel formato BRICS plus/outreach.

Caro presidente Ramaphosa! Cari capi di Stato, colleghi, cari amici! Signore e signori!

Innanzitutto, desidero ringraziare la Presidenza sudafricana per aver organizzato oggi un incontro così rappresentativo nel formato BRICS plus/outreach. Questo tipo di comunicazione è molto importante. Fornisce una buona opportunità per una discussione approfondita su questioni di attualità della cooperazione reciprocamente vantaggiosa con quei Paesi che condividono ampiamente gli approcci dei Cinque, cioè con i nostri popoli che la pensano allo stesso modo. Sono lieto di salutarvi tutti, cari amici.

Siamo tutti favorevoli alla formazione di un nuovo ordine mondiale multipolare che sarebbe veramente equilibrato e terrebbe conto degli interessi sovrani della più ampia gamma possibile di Stati, aprirebbe opportunità per l’attuazione di vari modelli di sviluppo, contribuendo a preservare la diversità delle culture e delle tradizioni nazionali.

Voglio sottolineare che i BRICS non competono con nessuno, non si oppongono a nessuno. Ma è anche ovvio che questo processo oggettivo – il processo di creazione di un nuovo ordine mondiale – ha ancora oppositori inconciliabili che cercano di rallentare questo processo, di frenare la formazione di nuovi centri indipendenti di sviluppo e influenza nel mondo.

I Paesi del cosiddetto miliardo d’oro stanno facendo di tutto per preservare il vecchio mondo unipolare. Si adatta a loro, è vantaggioso per loro. Stanno cercando di sostituire il sistema del diritto internazionale con il loro cosiddetto ordine, basato su regole che nessuno ha visto, regole utilizzate, va detto, per scopi egoistici e che cambiano per adattarsi all’attuale situazione politica in qualsiasi momento e in qualsivoglia modo in conformità con gli interessi di alcuni singoli Paesi.

In realtà, anche questo è colonialismo, solo in una nuova veste, tra l’altro, non così bella, e i colonialisti moderni, nascondendosi dietro i buoni slogan della democrazia e dei diritti umani, cercano di risolvere i loro problemi a spese di qualcun altro, continuando a pompare spudoratamente risorse dai Paesi in via di sviluppo.

Per inciso, il Presidente del Brasile ha appena menzionato il peso del debito delle economie in via di sviluppo. Naturalmente, da un lato, le risorse vengono pompate in enormi quantità e, dall’altro, si crea un tale rapporto nell’ambito dei prestiti che diventa quasi impossibile rimborsare questi prestiti e non sembrano più obbligazioni di prestito, ma indennità.

La minaccia alla formazione di un nuovo ordine mondiale è anche il neoliberismo radicale imposto da alcuni Paesi, volto alla distruzione dei valori tradizionali che stanno a cuore a tutti noi: questo è l’istituto della famiglia, il rispetto dei valori nazionali e religiosi tradizionali.

In nome di compiti opportunistici, alcuni politici non esitano a giustificare anche il neonazismo, la xenofobia, l’estremismo di vario genere e a condonare i terroristi.

La maggioranza mondiale, alla quale appartengono i Paesi qui presenti, è sempre più stanca di ogni tipo di pressione, di ogni sorta di manipolazione, ma è pronta per una cooperazione onesta, paritaria e reciprocamente rispettosa.

E’ da questa posizione che i paesi BRICS affrontano lo sviluppo di relazioni multiformi con tutti gli Stati qui rappresentati e con altri Stati interessati, nonché con le strutture di integrazione regionale, tra cui la CSI, la Comunità economica eurasiatica, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, l’ASEAN, la Comunità dei Caraibi, il Consiglio di cooperazione degli Stati arabi del Golfo Persico.

Tenendo conto che, di fatto, la maggioranza degli Stati africani partecipa al nostro incontro, oggi l’attenzione dei BRICS è naturalmente focalizzata sull’Africa, e noi in Russia ne siamo solo contenti. Riteniamo che ciò sia assolutamente corretto, soprattutto perché oggi la nostra presidenza è la Repubblica del Sud Africa.

Con molti di voi, cari amici, ci siamo incontrati di recente a San Pietroburgo in occasione del secondo vertice Russia-Africa, dove si sono svolte discussioni utili e costruttive. A Pietroburgo è stato confermato che la Russia e l’Africa sono legate da crescenti legami di amicizia e da strette relazioni reciprocamente vantaggiose, le cui basi furono gettate a metà del secolo scorso durante la lotta dei popoli del continente africano per la libertà.

Apprezziamo molto il fatto che i Paesi africani siano estremamente amichevoli nei confronti della Russia. Da parte sua, la Russia è sinceramente interessata all’ulteriore approfondimento dei molteplici legami con il continente africano e noi promuoveremo attivamente questi legami nella pratica e realizzeremo nuovi progetti comuni in vari campi.

Il nostro Paese presta particolare attenzione alle questioni relative alla fornitura di cibo e fertilizzanti agli Stati africani e ai mercati mondiali in generale. In altre parole, utilizzeremo tutte le opportunità a nostra disposizione per contribuire agli sforzi globali volti a combattere la fame e prevenire una crisi alimentare. Fortunatamente, per il secondo anno consecutivo, grazie a Dio, abbiamo avuto un raccolto di grano record.

A proposito, come ho detto, nei prossimi mesi assegneremo 25-50mila tonnellate di grano a sei Paesi africani come aiuto umanitario prioritario e lo forniremo gratuitamente, ne abbiamo parlato a San Pietroburgo. Le trattative con i nostri amici in queste aree, in questi Paesi, stanno giungendo al termine. Stiamo facendo tutto questo, comunque, nonostante gli ostacoli che ci vengono posti, nonostante le sanzioni illegali imposte alle nostre esportazioni, che complicano seriamente la logistica dei trasporti, le assicurazioni e i pagamenti. E i nostri amici africani possono essere certi che la Russia rimarrà sempre un fornitore affidabile di prodotti agricoli e continuerà a sostenere i Paesi più bisognosi.

La Russia adotta lo stesso approccio responsabile nei confronti dei suoi obblighi in materia di esportazione di risorse energetiche, che si concentra principalmente sui mercati in rapido sviluppo. Il carburante russo a un costo competitivo consente ai Paesi amici, compresi quelli africani, di contenere l’aumento dei prezzi e di aumentare la produzione industriale e agricola. Ciò rafforza la loro sicurezza energetica e la sostenibilità economica.

Secondo gli esperti, entro il 2050 la popolazione mondiale crescerà di 1,7 miliardi di persone e la domanda globale di energia del 22%. Innanzitutto, questa domanda aumenterà nei Paesi meno sviluppati e in via di sviluppo. Pertanto, è abbastanza ovvio che nel prossimo futuro non ci saranno alternative agli idrocarburi, il che significa una transizione energetica, che, ovviamente, è necessaria, ma questa transizione energetica verso un’economia a basse emissioni dovrebbe essere graduale, equilibrata, attentamente calibrata, tenendo conto delle caratteristiche nazionali e delle capacità dei Paesi.

A tal proposito, alcuni Paesi stanno ora affrontando gli errori commessi nella pianificazione di questa transizione. I problemi non fanno che crescere. Ma vediamo la soluzione a questi problemi nell’uso efficiente di tutti i tipi di risorse energetiche basato sull’introduzione di nuove tecnologie pulite e misure che stimolino la riduzione dell’impronta di carbonio. E, naturalmente, noi, insieme ai nostri partner BRICS, siamo favorevoli al rafforzamento della cooperazione tecnologica paritaria sia nel campo delle energie rinnovabili che in altri settori importanti, compreso lo sviluppo di nuovi tipi di reattori nucleari, la promozione delle tecnologie dell’idrogeno e così via, ad esempio, l’energia idroelettrica. Del resto anche in questi ambiti l’Africa è il nostro partner prioritario.

Attualmente più di 30 promettenti progetti energetici con la partecipazione russa si trovano in varie fasi di sviluppo. Siamo molto attivi in 16 Stati. In Egitto, ad esempio, Rosatom sta costruendo la centrale nucleare di Dabaa. La capacità totale dei progetti elettrici che stiamo promuovendo è di circa 3,7 gigawatt.

Negli ultimi due anni, le esportazioni verso l’Africa di petrolio greggio russo, prodotti petroliferi e gas naturale liquefatto sono aumentate di 2,6 volte, mica male.

Naturalmente, tutto ciò di cui si è discusso – l’esportazione di cibo, fertilizzanti, risorse energetiche, cooperazione in altri settori economici, nonché nel campo della cultura, della scienza, dell’istruzione, dello sport – tutto ciò si applica pienamente non solo all’Africa, ma anche ad altre regioni e, naturalmente, ai Paesi invitati al nostro incontro nel formato BRICS plus/outreach. Costruiremo relazioni costruttive e reciprocamente vantaggiose con tutti ed espanderemo i partenariati. Il nostro Paese ha molto da offrire.

A questo proposito, vorrei sottolineare che l’anno prossimo la Russia presiederà i BRICS. Noi, a nome dei nostri colleghi, organizzeremo il lavoro, prima di tutto, con i Paesi coinvolti nel nostro lavoro nel formato BRICS plus/outreach.

Cari colleghi!

In conclusione, vorrei esprimere la mia fiducia che questo incontro sarà molto utile e, spero, contribuirà al rafforzamento delle relazioni amichevoli tra i Paesi dei “cinque”: dal prossimo anno non sarà più dei “cinque”, più Paesi con i vostri Stati serviranno ad intensificare la cooperazione in varie direzioni.

Grazie per l’attenzione.

20230824 Lavrov BRICS

Lavrov sugli esiti del BRICS, 24 agosto 2023

Signore e signori,

Si è concluso il vertice dei BRICS, al quale ha preso parte in collegamento video il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Sono stato incaricato di rappresentare il nostro Paese direttamente qui “sul posto”.

A seguito dei risultati del vertice BRICS, oggi si è tenuta una conferenza stampa dei nostri leader. Tutti e cinque i leader hanno illustrato le loro valutazioni, a cominciare dal presidente del Sudafrica Ramaphosa, che ha assunto la presidenza dell’Organizzazione nel 2023. Ha annunciato l’adozione della dichiarazione politica finale e ha prestato particolare attenzione alla decisione di ampliare il numero dei membri a pieno titolo dell’Organizzazione BRICS ad altri sei Stati.

“BRICS Plus” è già iniziato. Più di sessanta Paesi sono stati invitati a sviluppare relazioni con la nostra associazione nei formati BRICS plus/outreach e Paesi partner. Si tratta di un nuovo formato approvato in questo vertice. Lo scopo è di elaborare un’interpretazione concreta di questo accordo nella lista dei candidati allo status di Paesi partner per il prossimo vertice, che si terrà nell’autunno 2024 a Kazan’. I ministri degli Affari esteri sono stati incaricati di proseguire questo lavoro.

Si sente sempre più spesso parlare di “unità di conto unica”. In particolare, durante la sessione plenaria, è intervenuto il Presidente del Brasile Lula da Silva. Durante il vertice sono già stati discussi alcuni dettagli più particolareggiati sulla sua attuazione (in particolare, i tempi), sul funzionamento e se può davvero diventare una rapida alternativa alla “moneta unica” dei BRICS.

Nessuno parla adesso di moneta unica. Ora tutta l’attenzione è focalizzata sulla ricerca di modi per garantire scambi reciproci, progetti economici e investimenti in un modo che non dipenda dal sistema controllato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati occidentali, che sia indipendente dal dollaro, dall’euro e dallo stesso yen.

Questi Paesi hanno dimostrato la loro capacità e volontà di abusare attivamente del loro status di emittenti di valute di riserva per raggiungere obiettivi politici in violazione di tutte le regole del libero mercato, del commercio internazionale e dell’OMC.

Molto tempo dopo la creazione della Nuova Banca per lo Sviluppo BRICS, nell’ambito dei “cinque” è stato formato un altro progetto chiamato “pool valutario di riserva”. Questo è il precursore dei passi che stiamo pianificando di intraprendere per facilitare l’uso delle valute nazionali e, soprattutto, per creare un sistema di pagamento alternativo. La sua definizione è stata affidata ai ministri delle finanze e ai presidenti delle banche centrali dei nostri Paesi. Dovrebbero formare un gruppo di lavoro adeguato e preparare raccomandazioni per i capi di Stato per il prossimo vertice di Kazan’.

Quanto sono state difficili le trattative per l’espansione? Siete riusciti a concordare i criteri per l’ammissione di nuovi membri all’Organizzazione? A questo proposito, i BRICS cambieranno nome? Come spiega il crescente interesse di molte decine di Paesi ad aderire a questa associazione?

La discussione è stata piuttosto intensa. Non posso dire che non ci siano problemi, ma con l’attenzione di ogni Stato nel prendere una decisione sull’ammissione di nuovi membri.

Naturalmente si è tenuto conto dei criteri e delle procedure approvati per i Paesi partner. Innanzitutto sono stati presi in considerazione il peso, l’autorità, l’importanza di un particolare Paese candidato all’adesione e la sua posizione sulla scena internazionale. Tutti sono favorevoli al fatto che rinforziamo le nostre fila con persone che la pensano allo stesso modo, Paesi che credono nella multipolarità e nella necessità di relazioni internazionali più democratiche ed eque, insistono sull’aumento del ruolo del Sud del mondo nei meccanismi di governance globale. I sei Paesi i cui nomi sono stati annunciati oggi e che soddisfano pienamente questi criteri, dal 1° gennaio 2024 parteciperanno pienamente ai lavori dei BRICS. Permettetemi di ricordarvi che si tratta dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti, dell’Argentina, dell’Etiopia, dell’Iran e dell’Egitto. Tutti hanno espresso il forte desiderio di unirsi a questo gruppo. Delle ventitré domande pervenute ufficialmente, sono state prese in considerazione sei, che ho citato.

Qual è la ragione di una crescita così esplosiva dei BRICS? Mi sembra che risieda nella comprensione da parte dei Paesi che vogliono avvicinarsi ai “cinque” delle cause alla base dei processi in corso sulla scena internazionale. Hanno messo in luce l’assoluto impegno dell’Occidente nel mantenere la propria egemonia ad ogni costo. Sono ben consapevoli delle ragioni per cui l’Occidente sta cercando di raggiungere i suoi obiettivi, usando in questo caso l’Ucraina contro la Federazione Russa. Tutto ciò si è manifestato chiaramente nel corso delle discussioni e delle nostre conversazioni con i Paesi rappresentati oggi agli incontri di Johannesburg. E’ chiaro che questo egemonismo è globale. Tutti sono consapevoli che l’obiettivo degli Stati Uniti non è “punire” la Russia utilizzando il regime nazista ucraino, ma eliminare dissidenti e chi non è d’accordo dalla scena internazionale. Ciò è diventato evidente negli ultimi tempi.

Ora siamo in Africa. Guardate come gli americani “corteggiano” i Paesi africani, dettando loro letteralmente la propria volontà. L’anno scorso, gli Stati Uniti hanno approvato una legge intitolata “Lotta alle attività dannose della Russia in Africa”. Quando questo fu approvato alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti (anche davanti al Senato), gli africani si indignarono e alzarono la voce contro un atteggiamento così rozzo nei loro confronti. Ora in quella Camera stanno pensando a come cambiare nome alla legge. Ma la sua essenza rimane la stessa. Gli americani hanno adottato la propria strategia per l’Africa subsahariana. Questo documento contiene solo diciassette pagine, ma menziona sette volte la Russia e la Cina come principale ostacolo alla prosperità dell’Africa. Forse è pensato per persone inesperte che non capiscono niente o non hanno letto nulla di storia. Ma per i Paesi africani questo è un altro insulto. Ciò significa che il loro diritto sovrano di scegliere i propri partner viene ignorato. Nell’autunno del 2022 si sono svolte riunioni del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, durante le quali il segretario al Tesoro americano Yellen “ha insegnato a vivere” ai Paesi africani e ha detto, senza arrossire e senza imbarazzo, che dovrebbero ricordarsi di chi dà loro i soldi. E’ così semplice e senza “complessità” diplomatiche. In un recente evento interafricano, il presidente del Kenya William Ruto ha pubblicamente parlato al microfono di come gli americani e i loro più stretti alleati chiedono che i Paesi africani accettino inviti ad eventi a cui l’Occidente è interessato e non partecipino a quelli organizzati con la partecipazione della Federazione Russa. E’ tutto alla luce del sole.

Un Paese normale non può tollerare un simile atteggiamento nei confronti di se stesso. A molti sembra che non sia molto utile resistere da soli a tale pressione. Vedono l’Organizzazione come un alleato, un baluardo del mondo multipolare che tutti noi dobbiamo formare, seguendo le tendenze oggettive dello sviluppo mondiale.

I BRICS, ovviamente, soprattutto rafforzati ed espansi, sono uno dei pilastri portanti e fondanti di quello che sarà un ordine mondiale giusto basato sui principi della Carta delle Nazioni Unite. E non nella loro interpretazione distorta, come fa l’Occidente (anche riguardo a ciò che sta accadendo in Ucraina), ma esclusivamente nella pienezza e nell’interconnessione di questi principi delle Nazioni Unite.

Per quanto riguarda il titolo. Tutti sono per mantenerlo. E’ già diventato un marchio. Nessuno dei nuovi membri del BRICS ha suggerito il contrario. Mi sembra che tutti capiscano che è meglio lasciare “tutto così com’è”. Ciò metterà in risalto la continuità del nostro lavoro.

Oggi i rappresentanti della maggioranza mondiale si sono riuniti a Johannesburg. Vediamo come gli interessi di questa, per usare un eufemismo, “maggioranza” non si adattano all’agenda dei Paesi dell’Occidente collettivo. Cosa deve accadere affinché questi Paesi inizino a cambiare la loro politica estera, orientandola verso il buon senso? I vostri incontri “a margine” del vertice hanno toccato i temi della democratizzazione delle attività dell’ONU, in particolare il rilancio del suo ruolo centrale nel coordinamento degli interessi degli Stati membri?

Una domanda corposa. Quasi una lectio magistralis. Cercherò di rispondere in sostanza.

Per quanto riguarda le prospettive di quando l’Occidente si volgerà nella direzione del buon senso. Non posso giudicare. Gli “operatori” che ora guidano i governi occidentali nella stragrande maggioranza dei Paesi stanno mostrando unità sotto la guida di Washington nel portare avanti l’agenda americana. Anche (per come si vede in Europa) a scapito nostro, della nostra economia e dei nostri cittadini. Questo è un gruppo di Paesi assolutamente ideologici che, come disse una volta il presidente Vladimir Putin, “si immaginano come dei dell’Olimpo e stanno cercando di sostituirsi a Dio”.

A volte incontriamo queste persone, conversiamo con loro “fuori onda”, ma non notiamo alcun barlume di buon senso. “Dovete”, “è vostro dovere”. A chi dobbiamo, quali doveri? Non è questo il caso quando puoi aspettarti di trasmettere il tuo punto di vista all’interlocutore attraverso il dialogo e aspettarti che almeno lo ascolti.

Siamo sempre aperti alla discussione, ma non risponderemo con inviti alla discussione ai rozzi ultimatum, ricatti e minacce contro di noi. Se il buon senso non prevale… Gli stessi occidentali dicono che devono “sconfiggere” la Russia sul campo di battaglia e “infliggerle una sconfitta strategica”. Questo è quello che hanno adesso al posto del buon senso. Quindi lavoreremo su questo “campo”, non su quello diplomatico o giuridico internazionale, ma sul campo di battaglia.

Capiscono perfettamente, ma non possono dirlo. E’ vietato. Sanno per cosa stiamo combattendo. Lo ha affermato chiaramente il presidente della Russia Putin, parlando al vertice dei BRICS: per la loro sicurezza, per gli interessi delle persone che vogliono parlare russo, insegnare ai propri figli in russo, godere dei frutti della cultura russa nelle terre che i loro antenati hanno sviluppato per secoli. Questa è una cosa che dovrebbe essere compresa da tutti.

Per quanto riguarda la democratizzazione dell’ONU. Da tempo parliamo della necessità di riformare le Nazioni Unite. Negli ultimi 15 anni sono state apportate molte innovazioni, sono state create varie commissioni sulla costruzione della pace (un argomento del genere è apparso all’ordine del giorno), sulle questioni climatiche, sulle questioni dell’intelligenza artificiale e della tecnologia dell’informazione. Molto è stato fatto. Ciò contribuisce al fatto che l’Organizzazione si adatti allo sviluppo del mondo, della scienza e della tecnologia.

Il tema principale è la riforma del Consiglio di Sicurezza. E’ questo organismo che simboleggia l’ONU agli occhi della stragrande maggioranza delle persone. Ha poteri che nessun altro ha, comprese le decisioni su questioni di guerra e pace, nonché questioni di misure coercitive come le sanzioni. Quando parliamo di giustizia e democratizzazione, non possiamo tollerare il fatto che su 15 membri del Consiglio di Sicurezza, 6 rappresentino il “campo” degli Stati Uniti, completamente subordinato alla loro volontà.

Ne abbiamo parlato ieri e oggi. Nei documenti che abbiamo adottato c’è un paragrafo che conferma l’impegno dei Paesi BRICS nella riforma del Consiglio di Sicurezza nell’interesse di una maggiore rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo. Vengono citati l’India, il Brasile e il Sudafrica come Stati di cui apprezziamo il ruolo attivo nell’Organizzazione mondiale e desideriamo che esso venga rafforzato nel quadro del Consiglio di Sicurezza.

Per la prima volta nei documenti BRICS è scritto che sosteniamo la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU attraverso l’espansione della rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo in tutte le categorie di adesione, compresa l’adesione permanente.

Abbiamo nuovamente chiarito la nostra posizione riguardo agli altri due contendenti per posti a tempo indeterminato. India e Brasile hanno presentato da tempo e ufficialmente le loro offerte. Germania e Giappone, il cosiddetto “Gruppo dei Quattro”, hanno fatto lo stesso. In senso situazionale, i loro interessi coincidono, ma in un certo senso non si può parlare di un’adesione permanente della Germania e del Giappone al Consiglio di Sicurezza, esacerbando così l’ingiustizia. Più di un terzo dell’attuale composizione del Consiglio di Sicurezza rappresenta i Paesi del cosiddetto “miliardo d’oro”, mentre i restanti 7 miliardi sono sottorappresentati. Né la Germania né il Giappone apporteranno novità alle deliberazioni del Consiglio di Sicurezza. Sono obbedienti esecutori della volontà di Washington, come quasi tutti gli altri Paesi occidentali. Rare voci sulla “autonomia strategica” dell’Unione europea si limitano a balbettare di “mantenere la disciplina” e “non distinguersi dai ranghi”.

La decisione odierna, annunciata questa mattina in una conferenza stampa, rafforzerà ulteriormente il nostro coordinamento. I BRICS organizzano regolarmente eventi nell’ambito delle Nazioni Unite. A settembre, ad esempio, ci sarà l’Assemblea generale dell’Onu. Ogni anno ci riuniamo lì a livello ministeriale della nostra associazione.

Non aspetteremo fino al 1 gennaio 2024, ma inizieremo a stabilire contatti in anticipo (come futuri presidenti dei BRICS) con i nuovi membri, aiutandoli a “mettersi in affari”, in modo che entro il vertice di Kazan’ tutti e 11 (quasi una squadra di calcio) saranno completamente immersi nel merito dei temi che la nostra presidenza ha già annunciato.

Oggi il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di ciò che intendiamo fare nel 2024 sulla base delle decisioni e dei risultati ottenuti sotto la presidenza sudafricana.

La presidenza dei BRICS il prossimo anno passerà alla Russia. Lei ha già accennato al fatto che il vertice dell’Organizzazione si terrà a Kazan’. Ci è stata augurata buona fortuna nella dichiarazione finale. Siamo pronti per il vertice? Come sarà la nostra presidenza? Cosa vogliamo fare?

Se avete seguito la nostra vita negli ultimi vent’anni, allora sapete che siamo pronti a tutto.

Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato tutte le priorità che promuoveremo. Innanzitutto ci sono responsabilità trasferibili. In particolare, l’attuazione della strategia di partenariato economico della nostra associazione. Esiste anche un piano d’azione dei Paesi BRICS nel campo della cooperazione innovativa per il periodo 2021-2024. E’ responsabilità della Presidenza garantire l’attuazione di tutti i progetti in essa stabiliti. Se parliamo del Piano d’Azione per la Cooperazione Innovativa, durante la pandemia di COVID-19 sono state create strutture BRICS per combattere le malattie infettive, è stato creato un Centro Comune per la Ricerca sui Virus e molto altro ancora. Dato il nostro ruolo di leader in questo settore, faremo dell’assistenza sanitaria una delle nostre priorità.

In secondo luogo, il Business Council, la Women’s Business Alliance, creata su iniziativa della Russia, il Forum dei giovani continuerà a funzionare, verranno intensificati i contatti tra scienziati, personalità della cultura e nel campo dell’istruzione (BRICS Network University). Sotto la nostra presidenza sono previsti numerosi eventi a livello di istituti di istruzione superiore di tutti e 5 i Paesi (che l’anno prossimo saranno 11).

Se parliamo di energia, da tempo abbiamo creato una piattaforma di ricerca energetica su nostra iniziativa. Funziona, contiene informazioni utili. Ora, quando si uniranno a noi importanti attori del mercato energetico come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, il tema dell’energia brillerà di nuove sfaccettature e sarà molto richiesto. La fortuna serve sempre. E vi garantisco che è assicurata.

Alla vigilia del vertice, diversi analisti e media hanno affermato che l’espansione dei BRICS sarebbe una vittoria morale per Mosca e Pechino. Il peso complessivo dell’Organizzazione nell’economia e nella geopolitica globale, infatti, aumenterà. Cosa si può dire della quota della Russia nell’associazione, dato che quest’estate la Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS ha abbandonato nuovi progetti di investimento in Russia a causa delle sanzioni?

Il peso della Russia non è legato a ciò che decide la Nuova Banca per lo sviluppo. Ma le decisioni prese di “congelare” i progetti già approvati nel territorio della Federazione Russa erano illegali. Gli ex dirigenti di questa banca hanno superato la loro autorità e hanno distorto gli obiettivi statutari fissati durante la creazione della Nuova Banca per lo Sviluppo.

Il nuovo Presidente Rousseff comprende pienamente i compiti che le spettano in conformità ai documenti statutari citati: sviluppare le relazioni bancarie e il finanziamento di progetti industriali e di altro tipo nell’interesse dei Paesi membri della Nuova Banca di Sviluppo, senza dipendere dagli ostacoli artificiali costruiti dalle strutture monetarie e finanziarie internazionali guidate dagli Stati Uniti.

Esiste un accordo per avviare un lavoro sostanziale sulla creazione di sistemi di pagamento alternativi. Questo sarà un ulteriore contributo per garantire il funzionamento efficiente della Nuova Banca di Sviluppo.

Non parlerei di quote di chicchessia, anche se, alla fine, la quota di ogni Paese può essere misurata dalla sua appartenenza all’ONU: quanto “peso” ha ogni Paese, quanti dipendenti secondo la sua quota lavorano nel Segretariato.

La differenza tra i BRICS e il G7 e altre strutture incentrate sull’Occidente è che tutti ascoltano gli Stati Uniti. Ci sono alcune sfumature, qualcuno qua e là “sfonda” e ottiene qualcosa oltre alla linea strategica determinata da Washington, ma è quest’ultima che determina il corso generale.

La nostra associazione ha un approccio al lavoro completamente diverso. Oggi e ieri in una riunione a porte chiuse si è parlato molto di questo. Non è un caso che, rispondendo alla domanda precedente, ho parlato dell’interesse esplosivo per l’interazione con i BRICS, per l’adesione all’Organizzazione. Tutto ciò riflette tendenze simili. Noi abbiamo un modo diverso, un modo onesto: l’uguaglianza è garantita per ogni partecipante. Se qualcuno non è soddisfatto di questa o quella decisione, non ci sarà consenso. Se qualcuno prova disagio, tutti gli altri fanno del loro meglio per trovare formulazioni e soluzioni che aiutino a garantire l’unità. Ciò significa raggiungere un consenso e non seguire gli ordini del “capo dei capi”. Il consenso richiede più tempo, ma gli accordi raggiunti in questo modo sono molto più stabili, duraturi ed efficaci.

Ho letto e visto in televisione prima dell’inizio di questo vertice che i canali occidentali, annunciando l’apertura del vertice dell’Organizzazione, hanno spiegato che i BRICS sono un “club economico”. In una certa misura, l’economia gioca un ruolo importante, dato che in termini di parità di potere d’acquisto gli attuali “cinque” hanno superato i membri del “Gruppo dei Sette”, e con l’aggiunta di sei nuovi membri, questo divario si allargherà ancora di più. Facciamo molto nell’economia. Ho già elencato il lavoro che devono svolgere le nostre banche centrali, i ministeri delle finanze, dell’energia e dei trasporti.

Una delle importanti iniziative avanzate dal presidente russo Vladimir Putin, analizzando la situazione delle catene di approvvigionamento e delle infrastrutture logistiche in generale, riguarda un progetto promettente che ora sta diventando prioritario: il corridoio di trasporto internazionale nord-sud. Insieme alla Rotta del Mare del Nord, queste rotte creano opportunità fondamentalmente diverse per aumentare i tassi di crescita dell’economia mondiale e degli Stati situati in Eurasia. Con il coinvolgimento dei Paesi del Medio Oriente e dei Paesi del Golfo Persico, le opportunità per l’attuazione efficace di questi progetti logistici non fanno che aumentare.

Il presidente russo Vladimir Putin ha proposto la creazione di una commissione sui trasporti nei Paesi BRICS. Penso che lo faremo sotto la nostra presidenza. Allo stesso modo, tutti hanno sostenuto la proposta del Primo Ministro indiano, Modi, di creare una commissione per l’esplorazione spaziale. Un’ottima offerta. Ci siamo tutti congratulati con i nostri amici indiani per l’atterraggio riuscito del veicolo di discesa sull’altro lato della Luna, dove nulla di artificiale aveva mai toccato la sua superficie. Lo spazio è un argomento promettente. Proprio come l’energia.

C’è un enorme potenziale economico. Ma definire i BRICS un “club economico” è un tentativo di sminuirne il reale significato. La dichiarazione politica afferma chiaramente la nostra richiesta di democratizzazione delle relazioni internazionali, un aumento del ruolo del Sud del mondo nei meccanismi di governance globale, è scritto che rispetteremo il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite nella sua interezza e l’interconnessione delle norme e dei principi in esso contenuti.

Ci siamo espressi a favore di una riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU esclusivamente a favore dei Paesi in via di sviluppo dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina. Oltre a intensificare la riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i Paesi BRICS continueranno anche le loro attività coordinate per garantire un ordine più giusto nelle istituzioni di Bretton Woods: il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e l’Organizzazione mondiale del commercio.

L’espansione dei BRICS è piuttosto rapida e ampia. La decisione di identificare nella fase successiva anche un’ulteriore categoria di partner è il risultato dell’approccio dell’Organizzazione ai problemi di politica internazionale e di una visione del futuro delle relazioni internazionali basata sulla promozione di tendenze oggettive nella multipolarità, quando i centri di crescita formano potere finanziario, influenza politica che non sono pronti a eseguire ciecamente gli “ordini” dell’Occidente, incapace di sbarazzarsi delle sue abitudini coloniali e cercando di vivere a spese degli altri.

In questo incontro e al vertice Russia-Africa a San Pietroburgo, gli africani ci hanno detto che non hanno bisogno di ricevere cibo, hanno chiesto tecnologie su come coltivare il grano in modo efficiente, come lavorarlo e trasformarlo. Lo stesso vale per molte altre cose.

Il presidente dell’Uganda, Museveni, ha fornito un esempio del genere. Il mercato mondiale del caffè è stimato a poco più di 450 miliardi di dollari, di cui i Paesi produttori di materie prime del caffè ricevono solo 25 miliardi di dollari. Se prendiamo l’Africa, tutti i Paesi africani ricevono meno di 3 miliardi di dollari per i chicchi di caffè venduti in Occidente. Mentre la sola Germania, vendendo materie prime trasformate come prodotti finiti, riceve 7,5 miliardi di dollari, 2,5 volte di più di tutta l’Africa. E’ di questo che abbiamo parlato.

Questo vertice ha portato il dibattito sulla giustizia a un livello qualitativamente nuovo, sul fatto che non si può vivere per sempre a spese delle risorse dei Paesi in via di sviluppo. Gli africani ricordano bene i tempi coloniali e per cosa hanno combattuto. Avendo ottenuto l’indipendenza, hanno visto che si cerca tuttora di tenerli solo come fornitori di risorse a basso prezzo, e l’Occidente avrebbe tutto il valore aggiunto a suo vantaggio. Non va bene.

Ora arriva una svolta abbastanza seria. Non è vano quando affermiamo che è iniziata l’era della transizione verso il multipolarismo. Non può essere fermata. Questo processo è storicamente predeterminato.

Considerando che gli Stati produttori di petrolio sono diventati membri dei BRICS, la Russia ha proposto di istituire un’Unione energetica dei BRICS o, forse, nel suo quadro, una Banca dell’energia BRICS? In caso affermativo, sono state impartite istruzioni al riguardo ai gruppi di lavoro?

Abbiamo strutture nei BRICS che si occupano di energia. Quando avremo nuovi membri, vedremo quali iniziative proporranno. Se queste riceveranno sostegno, le implementeremo.

Intervenendo al vertice dei BRICS, il presidente Vladimir Putin ha annunciato la disponibilità della Russia a tornare all’”accordo sul grano” se tutte le condizioni concordate in Turchia l’anno scorso saranno soddisfatte. Ci sono segnali che l’Occidente sia pronto ad adempiere ai propri obblighi per tornare al “patto sul grano”?

Non vediamo ancora segnali del genere. L’Occidente ci spinge solo a sostenere le proposte dell’ONU.

Oggi incontrerò il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres. Naturalmente, gliene parlerò.

Le proposte dell’ONU, che sono state presentate più volte, anche nel maggio di quest’anno e all’inizio di luglio, sono state le seguenti: non è necessario revocare il consenso della Russia alla parte ucraina del “pacchetto”, lasciare tutto com’era, dicono, aggiungere un paio di porti in più, il numero di ispezioni, per cui questo volume è in costante aumento. Se lo faremo, inizieranno a parlare di riportare Rossel’chozbank nel sistema SWIFT entro circa tre mesi, convinceranno anche le compagnie di assicurazione a non “alzare” troppo i tassi, e concorderanno sul fatto che le navi russe potrebbero entrare in qualche porto.

Non possiamo accettare nulla di tutto ciò. Ormai da un anno ci vengono fatte promesse su questo particolare argomento. Su altre questioni, non legate all’”accordo sul grano”, ma alle nostre relazioni con l’Occidente, siamo stati ripetutamente “nutriti” con le stesse promesse che non sono mai state mantenute.

Un esempio. Sembrerebbe che non costi nulla risolvere la situazione con i fertilizzanti russi (260mila tonnellate), sequestrati nei porti dell’Unione Europea più di un anno fa. La società proprietaria di questi fertilizzanti ha già dichiarato che li regaleremo gratuitamente ai Paesi in via di sviluppo. Il presidente russo Vladimir Putin ha pubblicamente invitato l’Unione europea a sbloccare questi fertilizzanti di cui gli africani hanno bisogno e che siamo pronti a consegnare gratuitamente, a nostre spese, alle loro destinazioni. Dopo più di un anno dall’annuncio, su 260.000 tonnellate, il primo lotto di 20.000 tonnellate è stato inviato in Malawi con grande difficoltà (cinque mesi per l’approvazione). Tre mesi dopo ne furono inviate in Kenya 34mila tonnellate. Il resto, più di 200mila tonnellate, giace ancora. Questo non è molto buono per la qualità dei fertilizzanti, quando restano “peso morto” nei porti. Un accordo simile per la Nigeria è bloccato per ragioni che non comprendiamo. Ecco quanto valgono le “promesse” dell’Occidente, anche quando gli dai qualcosa gratuitamente solo per trasmetterlo ai Paesi bisognosi.

Come ha ribadito di recente il presidente russo Vladimir Putin, non appena tutto ciò che ci è stato promesso sarà adempiuto, nello stesso giorno e ora saremo pronti a riprendere la parte ucraina del “pacchetto”. Era davvero un “pacchetto”. L’abbiamo firmata come risoluzione, le cui due parti sono interconnesse.

Siamo con voi da tre giorni in Africa. Questione regionale. State discutendo della situazione in Niger con qualcuno dei vostri colleghi del continente africano e dei BRICS? Quale sarà la reazione della Russia e dei Paesi BRICS in caso di una possibile invasione di questo Paese da parte dell’ECOWAS?

Non abbiamo discusso specificamente della situazione in Niger. Non era all’ordine del giorno. L’ECOWAS lo sta facendo qui, ma non è presente con tutta la sua forza. Non tutti i membri della comunità sostengono l’intervento.

L’Occidente ama decontestualizzare e, in linea con la “cultura della cancellazione”, considera ogni evento che vuole spiegare come se fosse un argomento a se, cancellando ogni altro fattore, tutti i presupposti della questione.

La zona del Sahara-Sahel in Africa soffre di terrorismo dal 2011, quando la NATO distrusse la Libia, distrusse lo Stato libico, sostenendo i terroristi, che “incitarono” contro Gheddafi. Quando la Libia cessò di esistere, divenne un “buco nero”, un “cortile di passaggio”, attraverso il quale milioni di migranti illegali si precipitarono verso nord e verso sud, gli stessi banditi che l’Occidente usò per rovesciare il regime di Gheddafi. Ora questi “ragazzi” hanno già creato lì e stanno rafforzando gruppi affiliati all’ISIS e ad Al-Qaeda. I francesi, che per lungo tempo hanno sostenuto attivamente l’opposizione a Gheddafi e li hanno aiutati con le armi, stanno ora lasciando il Mali. E anche la missione dell’Ue.

Dobbiamo vedere le vere cause di questi sconvolgimenti. Se guardiamo a ciò che l’Africa ottiene dalla cooperazione con l’Occidente (ne ho appena parlato in dettaglio), allora il valore aggiunto viene “portato via” dal continente africano. Da qui vengono prese solo le risorse.

Abbiamo sempre, sin dall’epoca sovietica, cercato di comportarci diversamente, creando le basi dell’industria, del sistema educativo e della medicina.

I cosiddetti colpi di Stato hanno già avuto luogo in Mali, Guinea e Burkina Faso. Non sono andato in profondità. Quando una certa parte della società, in questo caso i militari, vede che il sistema di relazioni con l’Occidente, che i governanti di questo rispettivo Paese hanno costruito e di cui sono personalmente soddisfatti, non aiuta a risolvere i problemi dell’intera popolazione, allora questi fattori non possono essere “scartati”.

Non credo che l’invasione porterà benefici a nessuno. Una forza è già stata creata da un’altra parte dell’ECOWAS per contrastare l’invasione. Non auguro agli africani questo tipo di scenario. Sarà distruttivo e deleterio per un gran numero di Paesi e migliaia di persone.

Il giorno prima, il presidente francese Emmanuel Macron si era detto pronto a parlare con il presidente russo Vladimir Putin quando “sarebbe stato utile”. Non è riuscito a venire al vertice dei BRICS, ora vuole andare a Mosca? Quando un simile dialogo potrà rivelarsi utile per la Russia?

Non seguo le dichiarazioni su chi farà cosa nei confronti della Russia e non ne parlo pubblicamente. Se sei interessato a qualcosa, allora la decenza elementare e le regole della diplomazia richiedono che tu trasmetta il tuo interesse (sia che si tratti di un incontro, o di una conversazione telefonica) attraverso i canali diplomatici. Un anno fa il presidente francese Macron e il cancelliere della Repubblica federale tedesca Scholz dichiararono che avrebbero portato avanti il dialogo e che avrebbero ancora detto la loro. Allo stesso tempo, dichiarano pubblicamente come e quando restituiranno la Russia alla “comunità civilizzata”. Ho smesso di leggerlo e di prestargli attenzione. Se ne parli pubblicamente, allora sei interessato al pubblico che ti ascolta (i tuoi elettori, i partner dell’UE). Non è chiaro quali segnali vengano inviati da tali dichiarazioni.

L’altro giorno il presidente francese ha affermato ancora una volta che la Francia non può permettere la sconfitta dell’Ucraina e che Kiev deve prepararsi per uno scontro a lungo termine. La Repubblica francese, a sua volta, garantirà la fornitura di missili a lungo raggio. Allo stesso tempo, il presidente Macron si posiziona come potenziale mediatore del conflitto ucraino, pronto a dialogare con il presidente russo Vladimir Putin. Ha espresso il desiderio di partecipare al vertice dei BRICS. Secondo lei la Francia può diventare un mediatore nella risoluzione del conflitto? Come valuta le dichiarazioni così contraddittorie del presidente francese?

Ho già toccato questo argomento. Presumo che se qualcuno vuole contribuire alla ricerca di vie per una soluzione, lo farà non attraverso un microfono, ma attraverso i canali appropriati. Tutti lo sanno. Non è noto quale sia lo scopo di fare dichiarazioni pubbliche e ad alta voce su un argomento o su un altro. O faranno da intermediari, oppure forniranno missili a lungo raggio per sparare sul territorio russo. Mi è difficile dedurre qualche considerazione da queste affermazioni. Sapendo cosa sta succedendo in Europa in questo momento, questo è probabilmente il desiderio di far ricordare te stesso, di mostrare quanto sei attivo e come hai bisogno di essere supportato. Posso solo indovinare.

La Francia era già tra gli intermediari. Il “garante” degli accordi di Minsk era Hollande. Poi, nel 2022, ha affermato con orgoglio che non avrebbero realizzato nulla, nonostante questi accordi fossero stati approvati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Avevano bisogno di guadagnare tempo per pompare armi in Ucraina contro la Russia. Pertanto, quando Macron dice che forniranno missili a lungo raggio, è la stessa cosa che ha detto Hollande, in qualità di mediatore. Fate vobis.

Alla vigilia del vertice di Johannesburg, alcuni media occidentali hanno notato che questo vertice dei BRICS ha focalizzato l’attenzione sulle relazioni del Sud Africa con Mosca. Come descriverebbe l’attuale livello di interazione tra Mosca e Pretoria?

I rapporti sono ottimi. Quest’anno il presidente Ramaphosa ha visitato due volte la Federazione Russa. La prima volta è stata a giugno, quando ha chiesto al presidente Vladimir Putin di ricevere una delegazione di sette leader africani per discutere della situazione in Ucraina in modo professionale, senza pubblicità, come dovrebbe essere.

La seconda volta, quando è venuto a San Pietroburgo per partecipare al vertice Russia-Africa alla fine di luglio di quest’anno. In entrambi i casi si sono svolte trattative bilaterali, riservate, franche e utili. I presidenti hanno determinato (e continueranno a farlo) le modalità dell’ulteriore sviluppo delle nostre relazioni in tutti i settori: economia, investimenti, alte tecnologie, scienza, istruzione, sport, cooperazione militare e tecnico-militare.

Penso che questi rapporti stiano crescendo. Apprezziamo, come ricordano tutti i principali politici della Repubblica del Sud Africa, il ruolo dell’Unione Sovietica nella lotta contro l’apartheid, ma anche nella decolonizzazione di tutta l’Africa. Abbiamo una solida base politica storica. Ora prestiamo sempre più attenzione ai settori della cooperazione materiale che ho menzionato. Non c’è dubbio che abbiamo buone prospettive.

Azioni popolari si osservano in Niger e in altri Paesi africani, in particolare in Mali e Burkina Faso. Le persone scendono in piazza chiedendo alla Russia e ai suoi partner di svolgere un ruolo attivo nella protezione dei Paesi della regione dalle interferenze straniere e dal neocolonialismo in generale. Qual è la posizione della Russia rispetto alle minacce di interferenze esterne in Niger? Che ruolo possono svolgere la Russia e i suoi alleati in questa crisi?

Subito dopo quanto accaduto in Niger ci sono stati timidi ma piuttosto rumorosi tentativi di accusare la Russia di aver organizzato il cambio di potere attraverso un colpo di Stato. Ma molto presto, anche nei principali Paesi occidentali, i funzionari si sono affrettati a dichiarare di non avere dati a sostegno di tali affermazioni.

Queste manifestazioni, le bandiere russe, sono, a mio parere, innanzitutto, un riflesso dei sentimenti provati dagli abitanti (in questo caso, il Niger) rispetto alla loro vita quotidiana. Il Niger era uno degli alleati più affidabili dell’Occidente, della Francia. Lì c’è una base militare americana. Probabilmente, le persone analizzano questo partenariato prioritario a lungo termine, decennale con l’Occidente e capiscono che non dà loro molto, che rimangono in una posizione subordinata, il loro sviluppo non sta andando molto avanti. Questa è l’insoddisfazione per le pratiche occidentali basate su metodi coloniali e, dall’altro, c’è il ricordo di come abbiamo combattuto insieme il colonialismo. Non penso che questo possa essere scontato. Queste non sono solo parole altisonanti. Nei leader e nei popoli africani questa è infatti una convinzione profondamente radicata.

E’ necessario che tutti passino a rapporti paritari, si rispettino a vicenda, cerchino un equilibrio di interessi, non impongano nulla a nessuno e che tutti i governi seguano i requisiti che rispettano pienamente la Carta delle Nazioni Unite, che afferma che l’Organizzazione si basa sull’uguaglianza sovrana di tutti gli Stati, grandi e piccoli. Se almeno una volta l’Occidente cercasse di condurre la propria politica in conformità con questa richiesta, che ha firmato e ratificato al momento della creazione delle Nazioni Unite, allora, forse, il buon senso avrebbe qualche possibilità.

mercoledì 23 agosto 2023

20230823 Putin BRICS

Vladimir Putin ha preso parte in videoconferenza al 15° Summit dei BRICS, che si terrà a Johannesburg (Sudafrica) dal 22 al 24 agosto.

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, il presidente russo Vladimir Putin (in formato video), il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping hanno tenuto un incontro prolungato. Il tema dell'incontro è “BRICS e Africa: partenariato per una crescita congiunta accelerata, uno sviluppo sostenibile e un multilateralismo inclusivo”.

Discorso del Presidente della Federazione Russa alla riunione del vertice BRICS in formato ampliato. Caro presidente Ramaphosa, caro presidente Lula, caro primo ministro Modi, caro presidente Xi Jinping!

Cari amici, colleghi!

Prima di tutto, vorrei ringraziare i nostri amici sudafricani per tutto ciò che hanno fatto durante la presidenza dei BRICS quest’anno.

I colleghi che sono intervenuti hanno già dato una valutazione positiva dell’attività dei BRICS, e nel complesso condividiamo queste valutazioni. I nostri “cinque” si sono giustamente affermati sulla scena globale come una struttura autorevole, la cui influenza negli affari mondiali si sta costantemente rafforzando.

Il percorso strategico dell’unificazione è rivolto al futuro e soddisfa le aspirazioni della maggior parte della comunità internazionale, la cosiddetta maggioranza mondiale. Agendo in modo coordinato, secondo i principi di uguaglianza, sostegno del partenariato e considerazione degli interessi reciproci, stiamo affrontando le questioni più urgenti dell’agenda globale e regionale.

La cosa principale è che siamo tutti unanimi a favore della formazione di un ordine mondiale multipolare che sia veramente giusto e basato sul diritto internazionale, nel rispetto dei principi chiave della Carta delle Nazioni Unite, compresi il diritto sovrano e il rispetto del diritto di ogni popolo al proprio modello di sviluppo. Siamo contrari a qualsiasi tipo di egemonia promossa da alcuni Paesi per la loro esclusività e basata su questo postulato di una nuova politica: la politica del continuo neocolonialismo.

Voglio sottolineare che è stato il desiderio di mantenere la propria egemonia nel mondo, il desiderio di alcuni Paesi di mantenere questa egemonia che ha portato alla grave crisi in Ucraina. In primo luogo, con l’aiuto dei Paesi occidentali, in questo Paese è stato effettuato un colpo di Stato incostituzionale, e poi è stata scatenata una guerra contro quelle persone che non erano d’accordo con questo colpo di Stato, una guerra brutale, una guerra di sterminio – per otto anni.

La Russia ha deciso di sostenere le persone che lottano per la propria cultura, per le proprie tradizioni, per la propria lingua, per il proprio futuro. Le nostre azioni in Ucraina sono dettate da una sola cosa: porre fine alla guerra scatenata dall’Occidente e dai suoi satelliti in Ucraina contro le popolazioni che vivono nel Donbass.

Siamo grati ai nostri colleghi BRICS che sono attivamente coinvolti nel tentativo di porre fine a questa situazione e raggiungere una soluzione giusta con mezzi pacifici.

Cari colleghi, l’importante è che siamo tutti unanimi a favore di un ordine mondiale multipolare che sia veramente giusto e fondato sul diritto internazionale.

Di anno in anno gli Stati BRICS sviluppano il loro potenziale. Come già accennato, la quota dei “cinque”, dove vivono più di tre miliardi di persone, nel PIL globale ha già superato la quota del cosiddetto “Gruppo dei Sette” in termini di parità di potere d’acquisto. Negli ultimi dieci anni, gli investimenti dei Paesi BRICS nell’economia globale sono raddoppiati e le loro esportazioni combinate hanno raggiunto il 20% del totale mondiale.

La strategia per il partenariato economico degli Stati associati fino al 2025 viene attuata con successo. In particolare, la cooperazione a cinque si sta rafforzando in settori quali la diversificazione delle catene di approvvigionamento, la de-dollarizzazione e il passaggio alle valute nazionali nelle transazioni reciproche, l’economia digitale, il sostegno alle piccole e medie imprese e il trasferimento equo di tecnologia. Naturalmente gli ambienti economici prendono parte attiva a questi processi. Si sta lavorando molto attraverso il BRICS Business Council e la Women’s Business Alliance, di cui ha già parlato l’ospite del nostro incontro di oggi, il presidente Ramaphosa, e i leader di queste organizzazioni sono presenti a questo incontro.

Un’importante priorità dell’interazione BRICS è la creazione di nuove vie di trasporto sostenibili e sicure. Parlando ai partecipanti al BRICS Business Forum, ho già parlato dell’importanza dello sviluppo accelerato delle rotte transcontinentali, come il corridoio Nord-Sud, che collegherà i porti russi nei mari del Nord e nel Baltico con i terminali marittimi sulla costa del Golfo Persico e dell’Oceano Indiano e in futuro sarà in grado di garantire il transito annuale fino a 30 milioni di tonnellate di merci.

Riteniamo che sia giunto il momento di istituire una commissione permanente sui trasporti nel quadro dei BRICS, che si occuperebbe non solo del progetto Nord-Sud, ma anche di un senso più ampio, ovvero dello sviluppo dei corridoi logistici e di trasporto, interregionali e globali. Se i partner saranno d’accordo, la parte russa potrebbe elaborare questa idea nell’ambito della presidenza dei BRICS nel 2024.

E naturalmente accogliamo con favore il rafforzamento dell’interazione tra i cinque Stati nel campo dell’innovazione globale. Siamo ansiosi di intensificare la cooperazione nel quadro dell’iniziativa BRICS Global Network of Research Infrastructures, che potrebbe essere sostenuta e sviluppata da uno speciale fondo fiduciario. Da parte sua, la Russia è pronta a condividere l’esperienza accumulata e le migliori pratiche, anche nel campo della trasformazione digitale e dell’uso dell’intelligenza artificiale.

Siamo inoltre determinati a partecipare attivamente all’attuazione degli accordi raggiunti sulla creazione di un gruppo di lavoro congiunto sulla medicina nucleare, siamo interessati alla rapida traduzione in pratica delle attività dell’Alleanza BRICS per la cooperazione nell’istruzione professionale secondaria, e sosteniamo pienamente la proposta dei nostri colleghi sudafricani di organizzare un incontro ministeriale separato sugli affari delle donne, il cui ruolo nella vita politica, economica e sociale dei nostri Stati deve senza dubbio ampliarsi.

Cari colleghi!

L’anno prossimo la presidenza dei BRICS passerà alla Russia. La nostra presidenza si svolgerà all’insegna del motto “Rafforzare il multilateralismo per uno sviluppo e una sicurezza globali equi”. Stiamo pianificando circa 200 eventi politici, economici e sociali che saranno ospitati in più di una dozzina di città russe.

Allo stesso tempo, prevediamo di tenere un incontro al vertice dei BRICS nell’ottobre 2024 nella città di Kazan’: concorderemo date specifiche con i nostri colleghi attraverso i canali diplomatici. Lì si svolgeranno anche eventi nel formato ormai consolidato BRICS Plus/Outreach.

Durante la nostra presidenza, intendiamo fare di tutto per contribuire efficacemente all’attuazione delle decisioni prese nell’attuale vertice, comprese quelle relative all’ampliamento della cerchia dei partecipanti all’associazione. Effettueremo uno stretto coordinamento con i partner sul dossier di politica estera, lavoreremo insieme nelle principali piattaforme internazionali, principalmente presso le Nazioni Unite, e continueremo la pratica di riunioni periodiche di alti rappresentanti sulle questioni della sicurezza.

Naturalmente presteremo un’attenzione prioritaria a obiettivi urgenti come la lotta al terrorismo e la diffusione dell’ideologia terroristica, nonché la lotta al riciclaggio di denaro e alla restituzione dei beni ottenuti con mezzi criminali.

A proposito, siamo grati ai nostri partner per il loro sostegno al Gruppo d’azione finanziaria di sorveglianza sul riciclaggio dei capitali (GAFI). Ci auguriamo che questo spirito di solidarietà continui anche in futuro.

Contribuiremo all’ulteriore attuazione globale della strategia di partenariato economico BRICS fino al 2025 e allo sviluppo di nuove linee guida a lungo termine per la cooperazione. Tra questi c’è l’aumento del ruolo dei nostri Stati nel sistema monetario e finanziario internazionale, lo sviluppo della cooperazione interbancaria, l’espansione dell’uso delle valute nazionali e l’approfondimento dell’interazione attraverso le autorità fiscali, doganali e antimonopolistiche.

Indubbiamente, le priorità della Russia includono la creazione di partenariati nel campo della scienza e dell’innovazione, della sanità, dell’istruzione e dello sviluppo dei legami umanitari in generale. La diversità culturale e di civiltà è uno dei pilastri portanti del nuovo ordine mondiale multipolare e implica la creazione di uno spazio olistico e libero per lo scambio culturale, l’arte e la creatività.

Sembra che sia giunto il momento per una discussione seria con i nostri partner BRICS, tra l’altro, e con i partner dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (OCS) e della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), sul futuro della cultura nel mondo, sulla preservazione e sul miglioramento del patrimonio e l’eredità culturale mondiale. Una piattaforma per tale dialogo potrebbe tra l’altro diventare il nono forum culturale internazionale, che si terrà dal 16 al 18 novembre di quest’anno nella città di San Pietroburgo in Russia.

E, naturalmente, la Russia continuerà a promuovere in ogni modo possibile l’ulteriore sviluppo dei contatti nel campo dello sport e degli scambi giovanili. In particolare, i Giochi BRICS sono previsti per giugno 2024. Saremo lieti di accogliere le squadre dei Paesi dell’associazione al torneo internazionale “Giochi del futuro” che si terrà il prossimo anno a Kazan’. Queste competizioni sono una combinazione unica di discipline sportive dinamiche con i videogiochi e i dispositivi tecnologici più popolari. Una buona opportunità di contatto e comunicazione amichevole sarà presentata nel marzo 2024 a Soči in occasione del Festival Mondiale della Gioventù.

In conclusione, vorrei sottolineare ancora una volta che la Russia, durante la sua presidenza, interagirà nel modo più costruttivo con i suoi partner dei “cinque” al fine di rafforzare ulteriormente il ruolo e l’autorevolezza dei BRICS, che, ovviamente, non farà altro che crescere.

Grazie per l’attenzione.

martedì 22 agosto 2023

20230822 Putin BRICS

Vladimir Putin ha registrato un video messaggio per gli ospiti e i partecipanti al BRICS Business Forum, che si svolge tradizionalmente prima del vertice dell'associazione interstatale.

Il XV vertice BRICS si svolge il 22-24 agosto a Johannesburg (Sudafrica). Il tema dell'incontro è "BRICS ed Africa: partenariato nell'interesse della crescita accelerata congiunta, dello sviluppo sostenibile e della versatilità inclusiva". I leader dei cinque discuteranno i problemi urgenti dell'agenda globale e regionale, i risultati e gli obiettivi del partenariato strategico BRICS nella sfera politica, economica, culturale e umanitaria. Particolare attenzione verrà prestata alle questioni della costruzione istituzionale BRICS, inclusa l'espansione dell'associazione, la formazione di infrastrutture di pagamento resistenti ai rischi esterni.

Egregio presidente Ramaphosa! Signore e signori! Cari amici!

Sono lieto di salutare i rappresentanti delle agenzie governative e delle imprese, gli esperti e gli specialisti di settore che si sono riuniti per l’incontro del Business Forum nell’ambito dei BRICS.

Vorrei sottolineare che lo svolgimento regolare di tali forum d’affari, nonché il lavoro sistematico del BRICS Business Council, che riunisce importanti uomini d’affari e dirigenti delle più grandi aziende dei cinque Paesi, svolgono davvero un grande ruolo pratico nel promuovere commercio e investimenti reciproci, approfondendo i legami di cooperazione e ampliando il dialogo diretto tra le comunità imprenditoriali, il che significa che contribuisce effettivamente all’accelerazione della crescita socioeconomica dei nostri Stati e al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

E’ importante che il forum si concentri su obiettivi urgenti come garantire la ripresa post-pandemia delle economie degli Stati BRICS, migliorare il benessere dei cittadini, modernizzare l’industria e costruire catene logistiche e di trasporto efficienti e stimolare un giusto trasferimento tecnologico.

Tutti questi obiettivi complicati e complessi devono essere risolti in un contesto di volatilità sempre più profonda nei mercati azionari, valutari, energetici e alimentari, in condizioni di significativa pressione inflazionistica, causata, tra le altre cose, dalle azioni irresponsabili di una serie di Paesi di effettuare emissioni su larga scala per attenuare i costi della pandemia, cosa che provoca l’accumulo di debito pubblico e privato.

Anche la pratica illegittima delle sanzioni, il congelamento illegale dei beni di Stati sovrani e, di fatto, la violazione di tutte le norme e regole fondamentali del libero scambio e della vita economica, che non molto tempo fa sembravano incrollabili, hanno un grave impatto negativo sulla situazione economica internazionale.

Una conseguenza diretta di ciò è stata la carenza di risorse, l’aumento della disuguaglianza, l’aumento della disoccupazione e l’esacerbazione di altri problemi cronici dell’economia mondiale. I prezzi del cibo, dei prodotti agricoli di base e dei raccolti sono alle stelle, colpendo innanzitutto i Paesi poveri più vulnerabili.

E’ importante che in tali condizioni gli Stati BRICS rafforzino l’interazione e che il nostro lavoro congiunto per garantire la crescita economica e lo sviluppo sostenibile porti risultati concreti e tangibili: sempre più nuove infrastrutture e progetti di investimento vengono lanciati congiuntamente, gli scambi commerciali crescono e i contatti settoriali si stanno espandendo.

La cosa principale è che collaboriamo secondo i principi di uguaglianza, sostegno del partenariato, rispetto per gli interessi reciproci, e questa è l’essenza del percorso strategico orientato al futuro della nostra associazione, un percorso che soddisfa le aspirazioni della maggior parte della comunità mondiale, la cosiddetta maggioranza globale.

I numeri parlano da soli. Negli ultimi dieci anni, gli investimenti reciproci da parte degli Stati membri del BRICS sono aumentati di sei volte. A sua volta, i loro investimenti nell’economia globale nel suo complesso sono raddoppiati e le loro esportazioni totali hanno raggiunto il 20% della cifra globale.

Per quanto riguarda la Russia, il nostro fatturato commerciale con i partner BRICS è aumentato del 40,5% e ha raggiunto la cifra record di oltre 230 miliardi di dollari, e nella prima metà di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2022, è cresciuto del 35,6%, a 134,7 miliardi di dollari.

Noto anche che la quota dei Paesi dell’associazione, che ospitano più di tre miliardi di persone, ha raggiunto quasi il 26% del PIL mondiale e, in termini di parità di potere d’acquisto, il “gruppo dei cinque” scavalca il G7: la previsione per il 2023 è del 31,5% contro il 30%.

Il processo oggettivo e irreversibile di de-dollarizzazione dei nostri legami economici sta guadagnando slancio e si stanno compiendo sforzi per elaborare meccanismi efficaci per accordi reciproci e controllo monetario e finanziario. Di conseguenza, la quota del dollaro nelle transazioni di esportazione-importazione all’interno dei BRICS è in calo: l’anno scorso ammontava solo al 28,7%.

A proposito, durante l’attuale vertice discuteremo in dettaglio l’intera gamma di questioni relative al passaggio alle valute nazionali in tutte le aree di cooperazione economica dei cinque. Naturalmente, un ruolo importante in tali sforzi spetta alla Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS, che si è già manifestata con sicurezza come alternativa alle esistenti istituzioni di sviluppo occidentali.

E’ logico che una delle priorità dell’interazione dei “cinque” nel loro insieme sia diventata il rafforzamento dell’interconnessione, la creazione di nuove vie di trasporto sostenibili. Di particolare importanza in questo contesto è l’iniziativa del BRICS Business Council per sviluppare moderne soluzioni logistiche intermodali e sviluppare corridoi di trasporto ferroviario.

Da parte sua, la Russia sta riorientando attivamente i flussi di trasporto e logistica verso partner esteri affidabili, compresi quelli dei Paesi BRICS. I nostri progetti di punta includono la rotta del Mare del Nord e il nuovo corridoio di trasporto internazionale nord-sud. Queste due arterie sono progettate per fornire le rotte commerciali più brevi ed economiche che collegano i principali centri industriali, agricoli ed energetici con i mercati di consumo.

Parlando della rotta del Mare del Nord, vorrei sottolineare che la Russia ha adottato e sta attuando un piano decennale su larga scala per lo sviluppo delle proprie infrastrutture. Si prevede di costruire terminali di carburante, porti hub per l’attracco con il trasporto stradale e ferroviario, espandere la flotta di rompighiaccio, principalmente grazie alle navi a propulsione nucleare che non hanno analoghi al mondo.

A sua volta, il corridoio di trasporto Nord-Sud collegherà i porti russi sui mari settentrionali e sul Mar Baltico con i terminali marittimi sulla costa del Golfo Persico e dell’Oceano Indiano. Ciò creerà le condizioni per aumentare il traffico merci tra i Paesi eurasiatici e africani. Inoltre, lungo questo stesso corridoio si svilupperanno naturalmente nuovi impianti di produzione, strutture commerciali e logistiche.

La Russia è favorevole a una più stretta cooperazione nell’ambito dei BRICS sui temi dell’approvvigionamento affidabile e ininterrotto di risorse energetiche e alimentari ai mercati mondiali. Stiamo aumentando costantemente la fornitura di carburante, prodotti agricoli e fertilizzanti ai Paesi del sud del mondo, fornendo un contributo significativo al rafforzamento della sicurezza alimentare ed energetica globale, alla risoluzione di gravi problemi umanitari e alla lotta alla fame e alla povertà nei Paesi bisognosi.

Tutte queste questioni, in particolare, sono state discusse in dettaglio durante il recente vertice Russia-Africa. Così, l’anno scorso, il commercio di prodotti agricoli tra la Russia e gli Stati africani è cresciuto del 10% e ammontava a 6,7 miliardi di dollari, e nel periodo gennaio-giugno di quest’anno è aumentato di un altro record del 60%. Il nostro Paese è e continuerà ad essere un fornitore responsabile di cibo per il continente africano.

L’esportazione di cereali russi in Africa nel 2022 è stata di 11,5 milioni di tonnellate e nei primi sei mesi del 2023 di quasi dieci milioni di tonnellate. E questo nonostante le sanzioni illegali imposte contro di noi, che ostacolano seriamente l’esportazione del cibo russo, complicano la logistica dei trasporti, le assicurazioni e i pagamenti bancari.

La Russia viene deliberatamente ostacolata nella fornitura di cereali e fertilizzanti all’estero e allo stesso tempo è accusata ipocritamente dell’attuale situazione di crisi sul mercato mondiale. Ciò si è manifestato chiaramente nell’attuazione del cosiddetto accordo sui cereali, concluso con la partecipazione del Segretariato delle Nazioni Unite e inizialmente mirato a garantire la sicurezza alimentare globale, ridurre la minaccia della fame e aiutare i Paesi più poveri.

Abbiamo più volte attirato l’attenzione sul fatto che durante l’anno, nell’ambito dell’accordo, dall’Ucraina sono state esportate complessivamente 32,8 milioni di tonnellate di merci, di cui oltre il 70% è andato verso Paesi con livelli di reddito medio-alto, compresi in primis l’Unione Europea. E solo il 3% circa giungeva nei Paesi meno sviluppati, vale a dire meno di un milione di tonnellate.

Nessuno dei termini del cosiddetto accordo, relativo al ritiro delle sanzioni sulle esportazioni russe di cereali e fertilizzanti verso i mercati mondiali, è stato attuato. Gli obblighi nei confronti della Russia a questo riguardo sono stati semplicemente ignorati. Hanno addirittura ostacolato il libero trasferimento gratuito dei nostri fertilizzanti minerali bloccati nei porti europei, sebbene si trattasse di un’azione puramente umanitaria, alla quale in linea di principio non dovrebbero essere applicate sanzioni.

Tenendo conto dei fatti sopra menzionati, dal 18 luglio ci siamo rifiutati di prolungare ulteriormente questo cosiddetto accordo e saremo pronti a ritornarvi, ma solo se tutti gli obblighi nei confronti della parte russa saranno effettivamente adempiuti.

Ho più volte affermato che il nostro Paese è in grado di sostituire il grano ucraino sia su base commerciale che sotto forma di assistenza gratuita ai Paesi bisognosi, soprattutto perché anche quest’anno ci aspettiamo un ottimo raccolto. Come primo passo, abbiamo deciso di inviare gratuitamente dalle 25.000 alle 50.000 tonnellate di grano a sei Paesi africani, compresa la consegna gratuita di questi beni. Le trattative con i partner stanno per concludersi.

Tra i settori prioritari di interazione vediamo un ulteriore coordinamento degli approcci dei partecipanti BRICS sul tema del sostegno alle piccole e medie imprese. Si tratta di una parte importante dell’agenda economica complessiva dei Cinque, che implica l’assistenza ai più ampi strati di cittadini coinvolti nel mondo degli affari in questioni di regolamentazione amministrativa e fiscale, digitalizzazione, commercio elettronico e partecipazione alle catene del valore.

Vorrei sottolineare che grazie ai programmi di sostegno statale, gli imprenditori dei Paesi BRICS si stanno adattando con successo alla situazione in continua evoluzione dei mercati globali, trovando nuovi partner e nuovi canali di distribuzione, attirando finanziamenti aggiuntivi e utilizzando sempre più tecnologie moderne.

E’ altrettanto importante continuare a sviluppare la cooperazione nel quadro dei BRICS nel campo della decarbonizzazione dell’economia, della riduzione dell’impatto antropico sulla natura e dell’adattamento ai cambiamenti climatici. La Russia è pronta a lavorare insieme per promuovere approcci più equilibrati al cambiamento climatico sulla scena internazionale.

Il nostro Paese sta attuando costantemente la strategia nazionale di sviluppo a basse emissioni di carbonio. Intendiamo raggiungere la neutralità carbonica dell’economia russa entro il 2060, anche attraverso l’introduzione di innovazioni tecnologiche, l’ammodernamento delle infrastrutture per l’accesso all’energia pulita e a prezzi accessibili, la conservazione degli ecosistemi terrestri e marini. Allo stesso tempo, partiamo dal fatto che una varietà di tecnologie può contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici, comprese quelle utilizzate da tempo, come la generazione nucleare, l’energia idroelettrica, il carburante per motori a gas.

Riassumendo, vorrei sottolineare ancora una volta che il multiforme partenariato e l’interazione attraverso i BRICS non solo forniscono un contributo significativo a garantire la crescita sostenibile dei nostri Stati, ma contribuiscono anche in generale al miglioramento della situazione dell’economia mondiale e del sistema economico mondiale e al successo nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo globale fissati dalle Nazioni Unite e degli obiettivi volti a combattere la povertà, ampliando l’accesso delle persone a un’assistenza sanitaria di qualità, sradicando la fame e migliorando la sicurezza alimentare.

Pertanto, desidero esprimere la fiducia che il Business Forum e il BRICS Business Council continueranno il loro lavoro creativo volto ad approfondire i contatti tra gli ambienti economici dei cinque Paesi e alla realizzazione congiunta di nuovi progetti reciprocamente vantaggiosi.

E in conclusione, vorrei invitare i rappresentanti degli ambienti economici dei nostri Paesi a venire al Forum economico orientale in Russia, che si terrà dal 10 al 13 settembre nella città di Vladivostok, dove, per tradizione, si parlerà di questioni di interesse anche della comunità imprenditoriale dei Paesi BRICS.

Grazie per l’attenzione.