Mark Bernardini

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lunedì 22 luglio 2024

087 Italiani di Russia

Ottantasettesimo notiziario settimanale di lunedì 22 luglio 2024 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Intervento del Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov nel corso della riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul tema della cooperazione multilaterale a vantaggio della creazione di un ordine mondiale più giusto, più democratico e più sostenibile.

New York, 16 luglio 2024

Trovate la mia traduzione simultanea integrale su Visione TV e sui miei canali.

Punti principali:

La politica egemonica di Washington è sempre la medesima da decenni. Tutti i piani per la sicurezza euroatlantica, senza alcuna eccezione, sono stati concepiti a garanzia del dominio statunitense, compresa la sottomissione dell’Europa agli USA e l’opera di “deterrenza” nei confronti della Russia. Il ruolo principale è stato assegnato alla NATO, che alla fine ha “soggiogato” al suo volere l’Unione Europea, entità solo in apparenza costituita per gli europei. Gli organismi dell’OSCE sono stati privatizzati senza alcun ritegno, cosa che va a costituire una grave violazione degli Accordi di Helsinki.

L’ampliamento della NATO, portato avanti in maniera sconsiderata malgrado i numerosi avvertimenti che da molti anni giungono da Mosca, ha dato origine anche alla crisi ucraina; e questo già a partire dal colpo di Stato orchestrato da Washington nel febbraio del 2014 per stabilire il pieno controllo sull’Ucraina, con l’intento di preparare un’offensiva ai danni della Russia servendosi del regime neonazista condotto al potere nel Paese.

L’infrastruttura militare della NATO viene spinta sempre di più nell’area del Pacifico con l’evidente obiettivo di compromettere l’architettura basata sulla centralità dell’ASEAN, che è andata formandosi nel corso di vari decenni sulla base dei principi di uguaglianza, consenso e del rispetto dei reciproci interessi.

Dove sono adesso tutti quegli elementi propri del libero mercato che gli USA e i loro alleati per tanti anni hanno voluto insegnare a tutti? L’economia di mercato, la concorrenza leale, l’inviolabilità della proprietà privata, la presunzione d’innocenza, la libertà di movimento per individui, merci, capitali e servizi: oggi tutto questo è stato gettato tra i rifiuti.

Un elemento chiave della riforma delle Nazioni Unite dovrebbe essere rappresentato da un cambiamento nella composizione del Consiglio di Sicurezza [...], all’interno del quale i Paesi dell’”Occidente collettivo” sono evidentemente sovrarappresentati.

Sarà necessario apportare dei cambiamenti nelle politiche riguardanti il personale assunto presso il Segretariato dell’ONU al fine di risolvere la questione legata alla presenza preponderante di cittadini dei Paesi occidentali nelle strutture amministrative dell’Organizzazione. Il Segretario Generale e il suo personale sono tenuti a rispettare in maniera rigorosa e senza alcuna eccezione i principi di imparzialità e neutralità, come disposto nell’Articolo 100 della Carta dell’ONU, cosa che mai ci stanchiamo di ricordare.

Un ruolo sempre più importante nella creazione di un ordine multilaterale giusto e fondato sui principi della Carta dell’ONU lo stanno svolgendo i BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. In tali raggruppamenti si riuniscono Paesi che rappresentano regioni e civiltà diverse e che cooperano sulla base dei principi di uguaglianza, di rispetto reciproco, del consenso e del compromesso reciprocamente accettabile: principi che rappresentano il “gold standard”, ossia il punto di riferimento di un’interazione multilaterale che vede la partecipazione di grandi potenze.

Se tutti, senza eccezioni, si atterranno alle parole e alle intenzioni espresse nella Carta dell’ONU, allora le Nazioni Unite saranno in grado di superare le divergenze attuali e di individuare un denominatore comune in merito alla gran parte delle questioni. Non siamo ancora giunti alla “fine della storia”. Cerchiamo di lavorare insieme affinché possa avere inizio una fase storica di autentico multilateralismo, che rifletta tutta la ricchezza insita nelle diversità culturali e di civiltà proprie dei popoli di tutto il mondo.

Alan Estevez, sottosegretario al Commercio per l’Industria e la Sicurezza degli Stati Uniti, parla di minaccia seria, arrivando addirittura ad affermare che le auto sono un oggetto “spaventoso”.

“Un’auto è una cosa molto spaventosa: sa molto di te e probabilmente riceve aggiornamenti software, che si tratti di un veicolo elettrico o di un veicolo con motore a combustione. Un’auto moderna ha un sacco di software al suo interno. Scatta un sacco di foto. Ha un sistema di guida. E’ connessa al tuo telefono. Sa chi chiami. Sa dove vai. Sa molto di te.

Ecco perché secondo il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti alcuni dei componenti chiave dei veicoli che gestiscono il software e i dati relativi all’auto stessa dovrebbero essere realizzati in un Paese alleato”.

Con software americani ci sentiamo più sicuri.

Un guasto informatico ha bloccato aeroporti, banche, ospedali e aziende in tutto il mondo.

Il disservizio senza precedenti ha messo KO i sistemi di Microsoft in moltissimi Paesi. La causa del guasto informatico è un problema del software dell’azienda di cybersicurezza CrowdStrike

Venerdì nero per gli utenti in tutto il mondo che utilizzano Microsoft: un grosso disservizio informatico ha provocato problemi ai computer, basati su Windows e sui sistemi “cloud” di Bill Gates. In moltissimi Paesi del mondo, esclusa la Russia che a causa di sanzioni non può accedere ai servizi di Microsoft, si sono registrati ritardi e cancellazioni di voli in diversi aeroporti, malfunzionamenti nei sistemi informatici di banche, catene di negozi e media.

Il disservizio è stato causato da un problema nel software dell’azienda di sicurezza informatica CrowdStrike. Le proporzioni di quanto successo e le previsioni su quando sarà risolto il problema sono ancora incerte. Diverse agenzie internazionali per la cybersicurezza hanno confermato però che i “disservizi non sono legati a un attacco informatico, ma a un problema tecnico”.

Secondo i dati raccolti da Cirium, società che analizza i dati provenienti dal settore dell’aviazione civile, nella mattinata di venerdì in tutto il mondo sono stati cancellati simultaneamente circa 1.500 voli commerciali sui 110.000 in programma. Negli Stati Uniti a terra sono rimasti 512 aerei. Seguono la Germania con i 92 voli cancellati, l’India (56), l’Italia (45), e il Canada dove sono stati annullati 21 voli.

Oltre ai trasporti il blocco del sistema informatico ha colpito la sanità pubblica, ospedali, laboratori di analisi, cliniche private, ma anche banche, società di logistica e catene commerciali.

Il 13 luglio è stata pubblicata un’intervista di Marija Zacharova alla rivista tedesca Compact. L’intervista è stata richiesta dai giornalisti tedeschi. Lei ha accettato una conversazione diretta e aperta. Ed ha funzionato. Il 15 luglio il Ministero degli Interni tedesco ha visionato l’intervista. E il 16 luglio sono state effettuate perquisizioni in redazione ed hanno chiuso direttamente la rivista.

Il motivo principale è che è stata espressa la verità, che è accuratamente nascosta ai tedeschi. Cosa ha detto la Zacharova?

“La Germania non riceve il gas russo solo perché gli Stati Uniti le hanno proibito di farlo”.

“La Russia e l’URSS non hanno mai interrotto in modo proattivo le forniture di gas all’Europa e all’UE”.

“Il ripristino tecnico delle forniture di gas lungo il tratto rimanente del gasdotto Nord Stream è questione di poche settimane, se lo si volesse”.

Personalmente, sono tutto fuorché un estimatore di Aleksandr Solženicyn. Però per dovere di cronaca vi riporto, nella mia traduzione, un intervento di Marija Zacharova.

Nel 1974, Aleksandr Solženicyn fu privato della cittadinanza sovietica. Poi la rivista francese Le Point lo ha dichiarato uomo dell’anno. In Francia, Jean-Paul Sartre, Vercors e Louis Aragon hanno criticato la decisione dell’URSS riguardo a Solženicyn.

E’ passato mezzo secolo. Durante questo periodo, molto è cambiato: la cittadinanza di Solženicyn è stata ripristinata (nel 1990, dunque ancora sovietica), e la Francia invece ha tolto la cittadinanza al pubblicista Stellio Gilles Robert Capo Quichi, conosciuto con lo pseudonimo di Kemi Seba. Un decreto in merito è stato pubblicato il 9 luglio sulla Gazzetta ufficiale francese.

Le Figaro, che dichiara che i diritti umani sono il significato della sua esistenza, ha scritto che Kemi Seba, attenzione, non è altro che un agente straniero. E’ stata proprio la “mano del Cremlino” a guidare la penna del giornalista che ha scritto questo.

Per quali peccati Parigi ha semplicemente privato un famoso personaggio pubblico della sua cittadinanza?

Che ci crediate o no, per aver criticato la politica francese in Africa. Ciò nonostante il fatto che anche i lealisti di Macron difficilmente possano definire la politica estera dell’Eliseo in direzione africana degna di epiteti lusinghieri.

Oggi è abbastanza ovvio che le dichiarazioni di Solženicyn e il suo destino interessavano alla burocrazia e ai giornalisti francesi solo quando potevano danneggiare la reputazione di Mosca.

Ma, ad esempio, sicuramente non troverete nei media francesi citazioni dalla sua ultima intervista del 2006:

“Gli Stati Uniti stanno schierando le loro truppe di occupazione in un Paese dopo l’altro. Vedendo chiaramente che la Russia di oggi non rappresenta alcuna minaccia per loro, la NATO sta sviluppando metodicamente e persistentemente il suo apparato militare – verso l’est dell’Europa e verso la copertura continentale della Russia dal sud. Qui c’è un aperto sostegno materiale e ideologico alle rivoluzioni “colorate” e alla paradossale introduzione degli interessi del Nord Atlantico nell’Asia centrale. Tutto ciò non lascia dubbi sul fatto che si sta preparando un completo accerchiamento della Russia. L’adesione della Russia a tale alleanza euro-atlantica, che promuove e introduce con la forza l’ideologia e le forme dell’odierna democrazia occidentale in diverse parti del pianeta, porterebbe non all’espansione, ma al declino della civiltà cristiana.

Ciò che sta accadendo in Ucraina, anche secondo la formulazione falsamente costruita del referendum del 1991, è la mia costante amarezza e dolore. La fanatica repressione e persecuzione della lingua russa (che nei sondaggi passati era riconosciuta come lingua principale da oltre il 60% della popolazione ucraina) è semplicemente una misura brutale e diretta contro la prospettiva culturale della stessa Ucraina. Vaste distese che non sono mai appartenute all’Ucraina storica, come la Novorossija, la Crimea e l’intera regione sud-orientale, sono costrette a forza nella composizione dell’attuale Stato ucraino e nella sua politica di avido desiderio di entrare nella NATO. Durante il periodo di El’cin, nessun incontro con i presidenti ucraini si è concluso senza capitolazioni e concessioni da parte sua. L’eliminazione della flotta del Mar Nero da Sebastopoli (mai ceduta alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina persino sotto Chruščëv) è un oltraggio vile e malizioso contro l’intera storia russa del XIX e XX secolo. In tutte queste condizioni, la Russia non osa in alcun modo tradire con indifferenza la popolazione russa di svariati milioni in Ucraina, né rinunciare alla nostra unità con loro”.

Né la tradizionale filosofia francese della democrazia e della libertà di parola, né le interpretazioni moderne della tolleranza e della passione per i diritti umani hanno salvato Parigi da quello che lo stesso Kemi Seba ha definito “neocolonialismo negrofobico”.

In un terribile groviglio di bugie e propaganda, i valori occidentali sono stati completamente confusi: la democrazia in Ucraina si è trasformata nelle peggiori pratiche del totalitarismo e la lotta contro l’imperante sistema amministrativo si è trasformata nella sua reincarnazione sotto le spoglie del neoliberismo.

RKN (Roskomnadzor, il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell’informazione e dei mass media) ha inviato al CEO di Google, Sundar Pichai, la richiesta di sbloccare più di 200 account YouTube di media russi, autorità federali, imprese e club sportivi, nonché varie figure pubbliche, politiche e musicali che si esprimono a sostegno della Russia e delle azioni delle autorità.

Si segnala che dal 2020 il video hosting ha applicato misure restrittive a 207 risorse nazionali, di cui 83 nel 2024. Le sanzioni includevano i canali RT, RBC, gli account degli artisti musicali Shaman, Oleg Gazmanov, Julija Čičerina, lo scrittore Zachar Prilepin, il designer e blogger Artemij Lebedev e altri.

Come ha sottolineato l’RKN, le misure restrittive di base violano i principi fondamentali della libera diffusione delle informazioni e del libero accesso alle stesse.

“Tali azioni di hosting video sono inaccettabili, questo è un atto di censura. YouTube aderisce a una politica russofoba senza compromessi. La preferenza viene sempre data ai sostenitori degli ideali filo-occidentali, e gli account dei blogger e dei giornalisti russi vengono bloccati senza spiegazione. Le vittime non sono solo coloro che esprimono la loro posizione su varie questioni politiche, ma anche persone che, in linea di principio, parlano bene della Russia”.

Si noti che oggi sull’hosting video di YouTube rimangono non cancellati più di 61,3 mila materiali vietati, che contengono falsi sull’operazione militare speciale, materiali estremisti, propaganda di preferenze sessuali non tradizionali, contenuti sul coinvolgimento di bambini e adolescenti nel commettere azioni illegali.

Comunicazione di servizio

Come già preannunciato la settimana scorsa, a partire dalla puntata del 5 agosto, non troverete questo notiziario su Visione TV, non spaventatevi: vanno in ferie, ma il notiziario proseguirà regolarmente sui miei canali, e cioè in Blogspot, con il testo, e poi sulle piattaforme YouTube, RuTube e Platforma. Cercatemi, basta digitarmi per nome e cognome. Finalmente, ho due canali Telegram, uno in russo e uno in italiano, la ricerca è la stessa.

A settembre poi vediamo: economicamente, Visione TV non versa in buone acque, se non contribuite temo che dovranno rinunciare a molte delle attuali collaborazioni. Ai miei detrattori e ai vari haters da divano salottieri sicuramente farà piacere, fateli schiattar di rabbia.

Ne approfitto per chiedervi di non scrivermi per posta elettronica, la guardo di rado, meglio in Telegram, o, se proprio non lo avete, in WhatsApp, col mio numero di telefono: +7 (903) 191-37-30.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

YouTube ha bloccato i canali degli artisti Shaman, Oleg Gazmanov, Polina Gagarina, Grigorij Leps, Julija Čičerina e Vyačeslav Manučarov.

In precedenza i cantanti erano stati inseriti nella lista nera dell’UE nell’ambito del 14° pacchetto di sanzioni anti-russe.

Nella fattispecie, Gazmanov è stato cancellato non per questa sua canzone che vi riporto, no, non hanno cancellato il singolo video, gli hanno proprio cancellato l’account, analogamente a Spotify. Io avevo subito la stessa sorte anni fa, senza spiegazioni.

Ed ecco cosa ha risposto Gazmanov, che non è esattamente un ragazzino, ha 73 anni.

«Cari amici! Hanno bloccato il mio canale YouTube, dove si trovavano tutti i miei clip e video. Come posso rispondere? Solo con un nuovo video della canzone “Mondo russo”! Nella versione rock. Ma ho bisogno del vostro aiuto. Vi chiedo di scaricare il mio videoclip e di pubblicarlo su YouTube. Lasciamo che questo flashmob sia il nostro colpo russo contro i nostri nemici. Questa canzone non si cancella! Confido nel vostro supporto. Oleg Gazmanov».

Porto anch’io il mio contributo, perché in questa canzone ci sono parole importanti. Ve la propongo in due versioni: quella originale e, a seguire, appunto, in versione rock. Devo anche fare una specifica linguistica: in russo c’è differenza tra russi etnici – русские – e abitanti della Russia – россияне. In italiano, purtroppo, questa differenza si perde. Eccovi dunque l’arzillo vecchietto.

Sono russo, sono tartaro, sono ceceno, sono bašchiro.
Sono il popolo dell’intero Paese e siamo tutti insieme il mondo russo.
Buriati ed ebrei, daghestani, ingusci
Tutti coloro che qui sono nati o che hanno trovato la loro patria.
E l’africano Puškin e Bagration il georgiano,
Vitus Bering era danese, Ajvazovskij era armeno.
E’ impossibile elencarli tutti: quelli che sono sotto l’ala protettrice degli slavi
Uniti insieme nello Stato dei russi!
Questo è il mondo russo, la Russia!
Il mondo del mio Paese, il migliore del mondo!
La nostra generazione percorrerà una nuova strada.
Stiamo andando avanti: questo è il nostro momento!
Dalle guerre e rivoluzioni nei diversi Paesi del mondo
Le ondate di emigrazione hanno portato via molti di noi
Quando l’Unione Sovietica è crollata e sono stati eretti i confini
Parte della Patria è rimasta fuori dal Paese
Non abbandoniamo i nostri, non li lasceremo dietro la cortina
Chiunque offenda il nostro popolo se ne pentirà prima o poi
Chi distrusse monumenti e smosse tombe
Sentirà entrare il mondo russo con la sua armatura scintillante!
Nel corso dei secoli portiamo avanti con orgoglio la nostra missione
E crediamo che in futuro salveremo l’umanità
I social network e in onda vibrano in risonanza con noi
Mettiamo fine alle guerre e arriverà un nuovo mondo russo!
Sotto un inno e una bandiera comuni
Nonostante i nemici e tutti i problemi
Ricordiamo come al Reichstag
Abbiamo firmato con il nostro nome la vittoria!
E attraverso la gioia e il dolore,
Guadagni, perdite.
Lo diremo ai nostri figli
Quanto crediamo nel nostro Paese!

Trovate tutte le edizioni del notiziario (con il testo) in Blogspot.

Tutti i video (senza testo) si trovano in:

Rutube, Youtube, Platforma e www.flipnews.org.

Ci trovate anche in Telegram (in italiano) e Телеграм (in russo).

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martedì 12 settembre 2023

20230912 Putin Vladivostok

Intervista a Putin, Forum Economico dell’Estremo Oriente, Vladivostok, 12 settembre 2023.

Il’ja Doronov, direttore di RBC TV: Anni 90. Abbiamo smesso di essere amici e di sostenere molti altri Stati, ad esempio Cuba, lo stesso Laos. Secondo lei, quanto è difficile per noi ora ripristinare queste relazioni ed è possibile riportarle al livello a cui erano durante l’Unione Sovietica?

Putin: Negli anni ‘90 abbiamo guadagnato molto, intendo, prima di tutto, l’emancipazione, la libertà, ma abbiamo anche perso molto, purtroppo abbiamo speso o sperperato sconsideratamente ciò che avevamo guadagnato nei decenni precedenti durante l’esistenza dell’Unione Sovietica.

Ma, sa, la memoria storica di quei popoli con cui eravamo amici, con cui abbiamo comunicato, che spesso abbiamo aiutato nel loro sviluppo, le persone l’hanno preservata. E non è difficile per noi ripristinare le relazioni su nuovi principi, perché le persone in questi Paesi vogliono questo. Questo vale anche per il Laos, lì vediamo molti amici, questo vale per l’intera regione dell’Asia-Pacifico e questo vale anche per l’Africa.

Recentemente si è svolto il vertice Russia-Africa. Sa, a dire il vero, sono rimasto sorpreso ancora una volta dall’apertura degli africani, dal loro desiderio di lavorare con noi, anch’io mi chiedevo sempre la stessa cosa. Veda, il punto non è solo che abbiamo fatto qualcosa per l’Africa, aiutato le persone a ottenere la libertà, l’indipendenza, a combattere il colonialismo, anche se questo è molto importante, ricordano tutto, ma ricordano anche altre cose.

Secondo me, cosa è più importante? Il fatto è che non siamo mai stati colonialisti da nessuna parte. La nostra cooperazione è sempre stata costruita su base paritaria o sul desiderio di aiutare e sostenere. E quei Paesi che stanno cercando di competere con noi, anche adesso, hanno semplicemente perseguito una politica completamente diversa. Quando si confronta ciò che è accaduto in passato in collaborazione con la Russia, con l’Unione Sovietica, come si chiamava allora, e con altri Paesi, ovviamente, tutto va a favore della Russia, ovviamente, oggi dobbiamo tenerne conto e tenerlo a mente.

Se guardiamo all’Africa, la nostra cooperazione. Sì, abbiamo aiutato. Cosa hanno fatto gli ex colonialisti? Nel 1957, mi è stata recentemente mostrata una fotografia di persone in gabbia portate dall’Africa nei Paesi europei, ad esempio in Belgio. E’ impossibile guardare senza lacrime: i bambini sono seduti in gabbie, sono stati messi in mostra.

Doronov: Sì, era una mostra. Lì fondarono un villaggio.

Putin: Sì. Portavano le persone in gabbia, le mostravano in giro, le mettevano in mostra, comprese intere famiglie, e tenevano i bambini in gabbie separate! Come si può dimenticare? Nessuno in Africa lo dimenticherà.

E ora stanno ancora cercando di comandare e perseguire la loro politica generalmente neocoloniale. Tutti i Paesi africani sono gravati: hanno debiti per trilioni di dollari. Cioè, hanno creato un tale sistema creditizio e finanziario con i Paesi africani, nell’ambito del quale i Paesi africani, per definizione, non possono rimborsare affatto i prestiti loro concessi. Questo non è nemmeno un rapporto di credito, come una sorta di indennità. Capisce?

Ma avevamo e abbiamo ancora approcci completamente diversi, e questo ci dà alcuni vantaggi nel lavorare con i nostri partner: sia con quelli con cui avevamo rapporti speciali in epoca sovietica, sia con quelli con cui stiamo costruendo nuovi rapporti adesso. Anche i nostri amici lo sentono.

Pertanto, non vedo grandi difficoltà qui, nemmeno nel ripristinare le nostre posizioni precedenti.

Doronov: Visto che abbiamo toccato questo argomento, posso porre questa domanda: che dire di coloro che non la pensano così? Ad esempio, questi sono i Paesi baltici, questa è la Repubblica Ceca, questa è l’Ungheria, che dicono che la Russia si è comportata come un colonialista quando ha introdotto, ad esempio, i carri armati a Praga o Budapest.

Putin: Riconosciamo da tempo che questa parte della politica dell’Unione Sovietica era errata e portava solo a tensioni nelle relazioni. Non si può fare nulla nel campo della politica estera che sia in evidente conflitto con gli interessi degli altri popoli, tutto qui.

Ma è proprio del darsi oggi questa zappa sui piedi, se parliamo di zappe, che parliamo per quanto riguarda i principali Paesi occidentali, e soprattutto gli Stati Uniti. Schiacciano sia i loro alleati che i loro cosiddetti partner, non hanno amici, hanno solo interessi. Questa è una continuazione della famosa formula britannica.

[…]

Doronov: Chiederò delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Cosa si aspetta da loro? Saranno l’anno prossimo. Inoltre, lì stanno accadendo cose piuttosto strane e comprendiamo che Trump potrebbe essere arrestato in qualsiasi momento.

Putin: cosa dovremmo pensare a riguardo? Penso che non ci saranno cambiamenti fondamentali nella direzione russa nella politica estera degli Stati Uniti, indipendentemente da chi sarà eletto presidente.

E’ vero, sentiamo che Trump afferma che risolverà i problemi urgenti in pochi giorni, inclusa la crisi ucraina. Bene, questo non può che andare bene, questo è buono. Ma per noi, in generale... A proposito, anche se è stato accusato di legami speciali con la Russia, il che è una totale assurdità, un delirio, è stato lui a imporre il maggior numero di sanzioni contro la Russia mentre era presidente. Pertanto, è difficile per noi dire cosa aspettarci dal nuovo, futuro Presidente, chiunque sia il Presidente, ma è improbabile che qualcosa cambi radicalmente, perché le attuali autorità hanno impostato la società americana in uno spirito anti-russo, ecco di cosa si tratta. Lo hanno fatto, e ora sarà molto difficile per loro girare in qualche modo l’intera nave nella direzione opposta. Primo.

Secondo. Considerano la Russia come un avversario esistenziale e permanente, o addirittura un nemico, e inculcano questo concetto nella mente dell’americano medio. Questo è negativo perché consolida la società. Sebbene, nonostante ciò, abbiamo molte persone in America che vogliono costruire rapporti d’affari buoni e amichevoli con noi e, inoltre, condividere molte delle nostre posizioni, principalmente, ovviamente, dal punto di vista della conservazione dei cosiddetti valori tradizionali. E abbiamo molti amici lì e molte persone che la pensano allo stesso modo. Ma, ovviamente, vengono repressi.

Pertanto, non sappiamo chi sarà eletto lì, ma non importa chi verrà eletto, è improbabile che, come ho già detto, il vettore della politica anti-russa degli Stati Uniti cambi.

Per quanto riguarda il processo contro Trump, questo, ovviamente... Per noi, ciò che sta accadendo, nelle condizioni odierne, secondo me, è positivo.

Doronov: Perché?

Putin: Perché dimostra il marciume del sistema politico americano, che non può pretendere di insegnare agli altri la democrazia.

Tutto ciò che accade a Trump è la persecuzione del suo rivale politico per ragioni politiche. Questo è quello che è. E questo viene fatto davanti agli occhi del pubblico degli Stati Uniti e del mondo intero. Hanno semplicemente esposto i loro problemi interni. E in questo senso, se cercano di combatterci, è un bene, perché mostra, come si diceva in epoca sovietica, l’aspetto bestiale dell’imperialismo americano, il ghigno bestiale.

Doronov: Sì, lo ricordiamo. Vorrei fare, visto che abbiamo già toccato questo argomento, un’altra citazione, ma ora non dirò specificatamente chi l’ha scritta, lo dirò alla fine. “Quando si studia la storia e la cultura cinese, tailandese o africana, si ritiene necessario rispettarne l’originalità. In relazione al cristianesimo orientale russo millenario, i ricercatori occidentali in gran parte provano solo disprezzo e sorpresa: perché questo strano mondo, l’intero continente, non ha ancora accettato la visione del mondo occidentale e non ha ancora seguito un percorso sociale occidentale chiaramente preferenziale? La Russia è fortemente condannata per tutto ciò in cui non è come l’Occidente”.

Lei ha appena parlato di nemico esistenziale, e questa citazione, a proposito, è di Solženicyn, e proprio lui stesso se ne andò da qui, visse in Occidente e poi tornò.

Qual è secondo lei il motivo di questo atteggiamento nei nostri confronti?

Putin: In primo luogo, voglio dire che la mia comunicazione personale con Aleksandr Isaevič Solženicyn mi ha convinto che fosse un vero, sincero patriota della Russia. Era in una certa misura un nazionalista, nel senso buono del termine, nel senso civile del termine. E quindi il fatto che abbia detto queste cose non mi sorprende. Questo è il primo.

Secondo. Tutto ciò che è connesso alle relazioni tra Russia e Occidente è legato agli interessi geopolitici dei Paesi occidentali. E gli attacchi in tutte le direzioni, anche nella sfera spirituale, sono la continuazione di questo scontro geopolitico. Naturalmente, l’Occidente ha cercato a lungo, per esempio, di “cattolicizzare” la Russia, per trascinarla lì, sotto la Santa Sede. E quando ciò fallì, iniziarono a cercare vari strumenti per presentare il nostro Paese come una sorta di “impero del male”, anche se Reagan lo disse, ma in pratica tutto questo va avanti dal Medioevo, e forse anche oltre.

Non appena la Russia si è rafforzata, è diventata un vero concorrente geopolitico – cioè un concorrente in quanto tale – è immediatamente iniziata la politica di contenimento della Russia. Proprio come oggi l’Occidente sta cercando di frenare lo sviluppo della Cina, perché vede che la Cina, sotto la guida del Partito Comunista Cinese e sotto la guida del nostro amico e presidente della Repubblica popolare cinese, si sta sviluppando a passi da gigante. Ciò li sconvolge e fanno di tutto per rallentare lo sviluppo della Cina. Ma questo non si può fare, è troppo tardi. Ecco, il treno ormai è partito. Questo è un processo oggettivo.

E non si tratta solo della Cina, ma anche dell’India, ad esempio dell’Indonesia. Si svilupperanno nuovi centri di potere e ciò che stanno facendo alcuni Paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, questi tentativi di contenimento non faranno altro che danneggiarli.

Doronov: Può dirci un segreto? Ricordo quando arrivò Xi Jinping…

Putin: Io non svelo mai segreti, cosa dice? Io ho lavorato al KGB.

Doronov: Va bene. Quindi condivida le informazioni, se possibile. E’ arrivato Xi Jinping e ricordiamo tutti quel video in cui lo ha salutato e ha detto: abbiamo avviato cambiamenti che non si verificavano da 100 anni. Cosa voleva dire?

Putin: Sa, ci siamo parlati faccia a faccia – siamo rimasti seduti per quattro ore. C’erano molte sfumature e dettagli.

Posso solo dire che negli ultimi anni abbiamo effettivamente raggiunto un livello senza precedenti nelle nostre relazioni. Questo vale per tutte le aree della nostra interazione.

Oggi abbiamo incontrato la delegazione cinese e, secondo le statistiche cinesi, il volume del fatturato commerciale è ancora maggiore rispetto alle nostre statistiche. Tutti abbiamo delle possibilità – non so se funzionerà o meno, ci sono tutti i tipi di condizioni, sia di prezzo che di valuta, dobbiamo vedere come ciò influenzerà – ma forse anche quest’anno raggiungeremo un fatturato commerciale di 200 miliardi di dollari. Anche i numeri specifici non sono importanti, ciò che è importante è che stiamo sviluppando attivamente la nostra cooperazione.

Abbiamo rapporti davvero straordinari nel campo della sicurezza internazionale e del coordinamento delle nostre posizioni. Agiamo nell’interesse reciproco, cerchiamo di ascoltarci a vicenda in molti ambiti importanti. E ascoltare, ascoltare e reagire sia a livello di governo, sia a livello di capi di Stato, a livello ministeriale, attraverso le agenzie di sicurezza e attraverso gli organismi militari. La cooperazione ha raggiunto livelli senza precedenti.

Ma ecco la cosa interessante: non creiamo alleanze militari e non facciamo amicizia contro qualcuno, facciamo amicizia nell’interesse dei nostri popoli. Continueremo così a lavorare.

[…]

Doronov: Probabilmente non lo sa, ma ora i cinesi hanno spaventato gli Stati Uniti costruendo il proprio chip – 7 nanometri – e inserendolo nei nuovi smartphone.

Putin: Non è questo che ha spaventato. Li hanno spaventati perché sono grandi, sono 1,5 miliardi e l’economia si sta sviluppando a un ritmo vertiginoso, ecco perché si sono spaventati. Questo è un problema per gli Stati Uniti, sì. E i chip sono importanti, ma sono solo uno degli elementi.

[…]

Doronov: Una domanda relativa all’Ucraina.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha recentemente visitato l’Ucraina, poi è tornato e ora ha rilasciato un’intervista alla ABC, in cui ha affermato che l’Ucraina è pronta a negoziare con la Russia e ha aggiunto che le condizioni e i futuri confini dipenderanno dall’opinione dell’Ucraina. Allo stesso tempo, attualmente, secondo lui, i negoziati di pace sono irraggiungibili perché – cito – “per ballare il tango bisogna essere in due”. Cioè, sembra suggerire che la Russia non vuole partecipare a questi negoziati. Ho due domande: come la commenterebbe? Secondo: qual è secondo lei il motivo di questa posizione del Segretario di Stato? Ha sentito quello che lei ha detto a Soči, che la controffensiva è fallita, e ora è il momento di parlare?

E una terza domanda: perché il Segretario di Stato americano fa tali dichiarazioni a favore dell’Ucraina?

Putin: Lo chieda a lui, perché fa certe dichiarazioni a nome dell’Ucraina, io non lo so.

Per quanto riguarda il processo di negoziazione: se gli Stati Uniti ritengono che l’Ucraina sia pronta per i negoziati, allora lasciamo che annullino il decreto del presidente dell’Ucraina che vieta i negoziati. Lì il presidente ha emesso un decreto: vieta i negoziati per sé e per tutti gli altri. Blinken dice che sono pronti. Ebbene, lasciamo che questa direttiva o decreto, come lo chiamano loro, venga prima annullato, questo è il primo passo.

Ora in generale cosa è collegato. Secondo me, sia per me che per molti altri, è chiaro che l’Ucraina sta conducendo la cosiddetta controffensiva. Non ci sono risultati, ovviamente. Ora non diremo fallimento o meno, ma nessun risultato. Ci sono grandi perdite. Dall’inizio della controffensiva le perdite di personale ammontano a 71,5mila persone. Inoltre, ad ogni costo, come si suol dire, vogliono ottenere risultati. A volte si ha l’impressione che non sia affatto la loro gente quella che stanno lanciando in questa controffensiva, come se questa non fosse affatto la loro gente, francamente è così… I comandanti mi stanno proprio dicendo questo dal campo di battaglia. E’ stupefacente.

Doronov: Ci parla?

Putin: Costantemente.

Le perdite sono ingenti: nei carri armati – sono già andati perduti 543 carri armati, nei veicoli corazzati di varie classi quasi 18mila, e così via. Pertanto, si ha l’impressione che vogliano – come spingono i curatori occidentali – “rosicchiare”, mi si passi il termine, i territori il più possibile. E poi, quando tutte le risorse, risorse umane, attrezzature e munizioni saranno vicine allo zero, raggiungeranno la fine delle ostilità, diranno: diciamo da molto tempo che vogliamo negoziati e iniziamo questi negoziati per ricostituire le nostre risorse e ripristinare l’efficacia in combattimento delle nostre forze armate.

Tali tattiche sono possibili. In ogni caso, questa è una delle opzioni. Ripeto, se questo è un desiderio sincero di ottenere qualcosa durante il processo di negoziazione, allora lasciamoglielo fare. Blinken? Lasciamo che siano gli ucraini a dirlo, cancellino il decreto di cui ho parlato.

Hanno dichiarato pubblicamente che non avrebbero negoziato. Dicano ora pubblicamente quello che vogliono. Non vedo nulla qui che possa causare loro danni all’immagine, perdite di immagine.

Doronov: Quale potrebbe essere il primo passo dall’altra parte, dopo il quale saremo pronti a negoziare?

Putin: Ascolti, da tutte le parti, da molte parti, quelle persone con cui comunichiamo, che agiscono o vorrebbero agire come mediatori, mi dicono: siete pronti per la cessazione delle ostilità? Come possiamo fermare le ostilità se l’altra parte lancia una controffensiva? Cosa dovremmo fare? Contrattaccheranno e noi diremo: ci fermiamo. Non siamo trotskisti: il movimento è tutto, l’obiettivo finale non è niente. Questa è una cattiva teoria.

Doronov: Quindi risulta che prima Kiev dovrà fermare i combattimenti, dimostrarlo, e poi saremo pronti a parlare?

Putin: Ascolti, l’ho già detto: prima devono annullare il decreto, il decreto che vieta i negoziati, e dichiarare ciò che vogliono, essere pronti, tutto qui. E poi vedremo.

Doronov: E’ stata presa la decisione di fornire proiettili con uranio impoverito. Adesso dicono che c’è la possibilità che anche in Ucraina appaiano missili a lungo raggio – fino a 300 chilometri.

Innanzitutto, pensa che questo aiuterà a cambiare la situazione al fronte? E in secondo luogo, come reagiremo a tutto ciò?

Putin: Sa, ne abbiamo già parlato, ma devo ripeterlo. Più recentemente, l’amministrazione americana ha ritenuto che l’uso di munizioni a grappolo fosse un crimine di guerra, lo ha affermato pubblicamente. Adesso sono loro stessi a fornire munizioni a grappolo alla zona di guerra in Ucraina.

Doronov: Ma allo stesso tempo dicono che né gli Stati Uniti né noi abbiamo firmato un divieto sul loro utilizzo.

Putin: Sì, non sto parlando di questo adesso, sto parlando di qualcos’altro. Hanno annunciato pubblicamente che si tratta di un crimine e stanno commettendo queste azioni. In generale, non gliene frega niente di ciò che la gente pensa di loro, fanno sempre tutto esclusivamente nel proprio interesse. Così decisero che, poiché le munizioni calibro 155 stavano finendo ed era difficile produrle – sia nei Paesi europei che negli Stati Uniti – avrebbero dato quello che avevano dagli arsenali. Ci sono quelli a grappolo e allora siano a grappolo. Con l’uranio impoverito? Idem. Tutti questi sono crimini, loro stessi lo hanno detto, non io, hanno detto che erano crimini. Eppure, lo fanno.

Niente aiuta. Sì, certo che ci fa male. Lo stesso vale per l’uranio impoverito. Si verifica la stessa contaminazione dell’area. Male? Molto brutto.

Doronov: Grossi, a proposito, il capo dell’AIEA, ha detto: “No, non succederà niente del genere”.

Putin: Sì, sappiamo di cosa si tratta. L’infezione dell’area si verifica ancora.

E a questo proposito, cosa? Cosa è cambiato nella situazione finora? Loro, gli inglesi, forniscono questi missili da molto tempo. Questo ha cambiato qualcosa sul campo di battaglia? No. Forniranno gli F-16. Cambierà qualcosa? No. Semplicemente si prolunga il conflitto.

Il loro processo elettorale inizierà a novembre, devono mostrare almeno qualche risultato a tutti i costi. E spingono gli ucraini a continuare le ostilità, qualunque cosa dicano pubblicamente, perché non si sentono dispiaciuti per gli ucraini. Stranamente, la leadership ucraina di oggi non si sente dispiaciuta per il suo popolo, lo getta semplicemente in una fornace, tutto qui.

Questo cambierà qualcosa? Penso di no, sono sicuro di no. Il conflitto si trascinerà? Sì, si trascinerà.

Ma ci preoccupa un’altra cosa: non hanno limiti. Ora le racconterò una storia.

Recentemente, sul nostro territorio, il Servizio di sicurezza federale ha eliminato diverse persone durante uno scontro e ha catturato il resto. Si è scoperto che si trattava di un gruppo di sabotaggio dei servizi speciali ucraini. Sono in corso gli interrogatori. Cosa mostrano? Il loro compito era danneggiare una delle nostre centrali nucleari, minare le linee elettriche, le linee elettriche ad alta tensione, con l’obiettivo finale di interrompere il funzionamento della centrale. E questo non è il primo tentativo del genere. Allo stesso tempo, durante l’interrogatorio hanno testimoniato di essersi formati sotto la guida di istruttori britannici. Capiscono con cosa stanno giocando oppure no? Ci stanno provocando a intraprendere una sorta di azione di ritorsione contro gli impianti nucleari ucraini, le centrali nucleari?

E in generale, la leadership britannica e il Primo Ministro sanno cosa stanno facendo i loro servizi segreti in Ucraina, o non lo sanno affatto? Ammetto anche che i servizi segreti britannici, a loro volta, agiscano secondo le istruzioni degli americani, il cui beneficiario finale ci è noto. Capiscono con cosa stanno giocando oppure no? Mi sembra che stiano semplicemente sottovalutando la situazione.

Doronov: Non hanno avuto Černobyl’.

Putin: Sa, lo so, dopo le mie parole ora inizierà un bailamme: “Ecco un’altra minaccia, un ricatto nucleare”, e così via. Le assicuro che questa è la verità completa, assoluta, pura, quello che ho appena detto.

Questi ragazzotti nullafacenti sono nostri prigionieri e testimoniano. Conosco anche la possibile reazione: “Sì, dicono quel che dicono sotto la minaccia delle armi”. No, non è così, e la leadership dei servizi segreti britannici sa che dico la verità. Ma non sono sicuro che la leadership del Regno Unito capisca di cosa si tratti.

Tali cose sono davvero preoccupanti perché non avvertono i confini leciti, e possono portare a gravi conseguenze.

Doronov: Ma siamo consapevoli che non colpiremo la struttura dell’energia nucleare.

Putin: Le ho già detto che forse ci stanno provocando per farci intraprendere queste azioni.

[…]

Doronov: Un’altra domanda molto importante. Adesso circolano molte voci secondo cui una nuova mobilitazione sarebbe possibile nel Paese, qui in Russia. Cosa risponde a chi ci sta guardando adesso?

Putin: Ascolti, in Ucraina si sta verificando una mobilitazione violenta, un’ondata dopo l’altra. Non so più chi mobiliteranno adesso. Noi abbiamo effettuato una mobilitazione parziale; come sapete abbiamo convocato 300mila persone. Ora, negli ultimi sei-sette mesi, 270mila persone hanno già firmato volontariamente contratti per prestare servizio nelle Forze Armate e nelle unità di volontariato.

Doronov: Questo si aggiunge alla mobilitazione parziale?

Putin: Naturalmente, questo è avvenuto negli ultimi sei-sette mesi. Le persone vengono agli uffici di registrazione e arruolamento militare e firmano contratti. 270mila persone. Inoltre, questo processo continua. Ogni giorno vengono a firmare il contratto 1000-1500 persone, ogni giorno.

Sa, questo è ciò che distingue il popolo russo, la società russa. Non so se, a dire il vero, in qualsiasi altro Paese questo sia possibile o meno, perché le persone vanno consapevolmente al servizio militare nelle condizioni odierne, rendendosi conto che alla fine finiranno al fronte. I nostri uomini, gli uomini russi, capendo cosa li aspetta, capendo che possono dare la vita per la loro Patria o essere gravemente feriti, lo fanno ancora consapevolmente e volontariamente, difendendo gli interessi della Patria.

Parlando di elezioni amministrative appena trascorse. Hanno avuto luogo ovunque, anche nelle regioni di Zaporož’e e Cherson, nelle repubbliche di Lugansk e Doneck. Si sono svolte in condizioni difficili e sono rimasto sorpreso dal coraggio dei lavoratori dei seggi elettorali. Là, quando sono iniziati i bombardamenti e il nemico ha cercato di bombardare i seggi elettorali, la gente è andata negli scantinati, i bombardamenti sono finiti: si sono alzati e hanno continuato a lavorare. E altri si sono recati ai seggi elettorali e hanno fatto la fila, nonostante il pericolo di essere colpiti da colpi di arma da fuoco.

Perché dico questo? Perché i nostri soldati, i nostri ragazzi, gli eroi che combattono lì in prima linea, sanno di avere qualcuno da proteggere, e questo è il punto chiave: stiamo proteggendo la nostra gente.

lunedì 23 gennaio 2023

20210123 Lavrov Sudafrica

Conferenza stampa del ministro degli esteri russo Lavrov a Pretoria

A questa riunione abbiamo prestato particolare attenzione alla sinergia energetica, e nella fattispecie ai settori nucleare, tecnico, trasporti e le altre infrastrutture, la cooperazione nel campo dello studio pacifico dello spazio. Pensiamo anche che sia importante ampliare e approfondire le relazioni umanitarie, perché, come suol dirsi, se ne avverte il fabbisogno nei nostri Paesi, quindi siamo particolarmente interessati a sviluppare tali contatti. Ecco perché ci siamo dichiarati pronti ad aumentare il numero di borse di studio ai colleghi sudafricani nell’ambito del nostro bilancio dello Stato.

Abbiamo parlato molto delle numerose ed attuali questioni regionali ed internazionali: i nostri due Paesi sono entrambi fautori di una architettura coerente più equa, inclusiva, democratica, policentrica dell’ordine mondiale, basato sul principio fondamentale dello Statuto dell’ONU, e cioè il rispetto della parità sovrana di tutti gli Stati. Ovviamente, siamo favorevoli ad incrementare il ruolo di tutti gli Stati africani nella soluzione di tutte le questioni della contemporaneità mondiale, compreso nel contesto delle continue discussioni sulla riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Abbiamo valutato positivamente il nostro partenariato nell’Organizzazione delle Nazioni Unite nelle sue diverse commissioni e strutture, nel G20, nell’organizzazione per il divieto delle armi chimiche, nell’ambito del Kimberley Process. Nella fattispecie, per quanto riguarda il G20, appoggiamo attivamente l’interesse dei Paesi africani ad essere rappresentati in tale struttura in qualità di Unione africana, in aggiunta ai membri attuali.

Abbiamo discusso approfonditamente la nostra cooperazione nell’ambito dei BRICS, che è quella struttura che, secondo la nostra valutazione comune, è un esempio di vera diplomazia multilaterale e multipolare, basata sulla ricerca di un equilibrio degli interessi. Condividiamo gli interessi della presidenza sudafricana, che è entrata in vigore il 1 gennaio, la cui parola d’ordine è: “I BRICS e l’Africa: un partenariato nell’interesse di una crescita accelerata, dello sviluppo sostenibile e della multilateralità inclusiva”.

Auguriamo ai colleghi successo nei piani annunciati, ed ovviamente concorreremo nel modo più attivo possibile alla loro realizzazione.

Abbiamo parlato dell’appianamento dei conflitti in essere nel continente africano, compresi quello dei Grandi Laghi, della Repubblica Centrafricana, del Mali, del Sudan del Sud, al nord del Mozambico. La nostra opinione coincide: gli africani debbono decidere autonomamente le vie di soluzione di questi conflitti nel loro continente, e in questo sottolineiamo il ruolo attivo del Sudafrica e del suo Presidente per tutta una serie di situazioni critiche, mentre la comunità mondiale deve naturalmente appoggiare quegli indirizzi e quei percorsi di appianamento che vengono scelti dai Paesi africani stessi, anche nell’ambito dell’Unione africana e delle varie organizzazioni sub-regionali.

La Russia concorrerà attivamente alla normalizzazione della situazione nei punti caldi dell’Africa, compreso attraverso il rafforzamento delle possibilità di conciliazione dei Paesi africani, e noi addestriamo i pacificatori nelle relative strutture didattiche, aiutiamo a istituire le conseguenti missioni dell’Unione africana e delle altre organizzazioni. Siamo interessati ad incrementare il dialogo per lo sviluppo della cooperazione della Russia con l’Unione africana, cosa che ho già menzionato, e con le strutture sub-regionali, soprattutto con quelle in cui il Sudafrica è un partecipante attivo.

Abbiamo parlato della preparazione del secondo vertice Russia-Africa, che si svolgerà a San Pietroburgo alla fine di luglio di quest’anno. Partiamo dall’idea che i suoi esiti si baseranno sul lavoro realizzato dopo il primo vertice, nell’autunno del 2019 a Soči, e concorreranno a portare le nostre relazioni ad un livello qualitativamente nuovo. Abbiamo percepito un grande interesse da parte dei nostri amici sudafricani affinché il vertice si concluda con accordi realmente significativi.

Su richiesta dei nostri colleghi, abbiamo raccontato i particolari della nostra operazione militare speciale in Ucraina, tesa a salvare la popolazione pacifica, dell’inaccettabilità della creazione di minacce concrete alla Russia lungo i suoi confini, cosa di cui per molti lunghi anni si sono occupati gli americani e i loro alleati della NATO. Apprezziamo la posizione ponderata, equilibrata e indipendente dei nostri amici sudafricani.

Complessivamente, ritengo che questi colloqui siano stati molto utili, e hanno confermato le nostre ottime prospettive. Sono convinto che la realizzazione degli accordi che oggi abbiamo qui concluso concorreranno a imprimere un nuovo stimolo alla cooperazione reciprocamente conveniente ai nostri Paesi nei campi più disparati.

SABC TV, Sudafrica: Domanda per entrambi. Il mondo vuole sentire belle notizie sul termine del conflitto in Ucraina. Prima abbiamo sentito Lavrov dichiarare che vorrebbero intavolare delle trattative. Vorrei sapere del processo di pace. Sotto il profilo dell’aiuto e dell’intermediazione in tale processo, quale Paese potrebbe svolgere il ruolo di intermediario per far cessare la guerra in Ucraina, per non dover più vedere perdite di vite umane da entrambe le parti. La seconda domanda riguarda le esercitazioni militari nell’Oceano Indiano il prossimo mese tra le forze armate marittime russe e cinesi: c’è stata una reazione contradditoria, taluni l’hanno criticata, ministro Pandor, per il fatto che permettiamo di svolgere tali esercitazioni, tenuto conto delle tensioni o della guerra in corso in Ucraina. Quali sono le prospettive, quale la reazione del Sudafrica? Lavrov, qual è la Sua reazione alla critica circa i tempi prescelti per le esercitazioni, se siano opportuni?

Grazie per le Sue dichiarazioni. Per la prima parte, relativa a quanto abbiamo già esposto dettagliatamente, abbiamo dichiarato più volte pubblicamente le nostre valutazioni, e sono certo che i rappresentanti dei media di tutto il mondo, che manifestano il loro interesse per quel che accade relativamente all’Ucraina non potevano non aver visionato i nostri commenti fatti sia a livello del nostro Presidente, sia del sottoscritto. Da subito, fin da quando agli inizi di marzo la parte ucraina ha proposto di fare delle trattative, noi abbiamo risposto affermativamente. Ci sono stati tre tour in Bielorussia, poi una serie di videoconferenze, e alla fine di marzo una conferenza a Istanbul, su invito dei nostri colleghi turchi. Proprio lì, la delegazione ucraina ha proposto un progetto di documento contenente i principi di appianamento che noi abbiamo sostenuto, e sulla base dei quali, in piena conformità dei principi formulati dall’Ucraina, abbiamo approntato la bozza di accordo in linguaggio giuridico. In quel momento, la parte ucraina ha ricevuto segnali da Washington, Londra, Bruxelles e vai a sapere da dove ancora, dove hanno detto agli ucraini che avete deciso troppo presto di accordarvi con i russi: se i russi hanno accettato di trattare, vuol dire che sono deboli e bisogna spremerli ancora. Contemporaneamente, Borrell, che è a capo della diplomazia dell’Unione Europea, ha dichiarato che l’Ucraina deve vincere sul campo di battaglia.

Non ricordo che qualcuno dei giornalisti che ora si interessano alle prospettive di un processo di pace, abbia chiesto all’epoca a Borrell perché, anziché parlare di diplomazia, esso parli di una soluzione militare del conflitto. Tuttora, nessuno chiede nulla ai nostri colleghi occidentali, che regolarmente, o per bocca dello stesso Borrell, o per quella del segretario della NATO Stoltenberg, o del rappresentante dell’amministrazione statunitense e di quella dell’Unione Europea, affermano che per ora è prematuro per l’Ucraina intavolare trattative, prima bisogna conquistare di più in questa situazione e intraprendere le trattative da una posizione di forza, in modo che la Russia subisca una sconfitta. Lo dicono apertamente: bisogna ricondurre la Russia nei confini del 1991. Sono sicuro che avete visto queste dichiarazioni.

Per quanto riguarda chi potrebbe fare da intermediario, ricordo che Zelenskij a settembre dell’anno scorso ha firmato un decreto, cioè un documento ufficiale vincolante, che vieta a qualunque personalità pubblica ufficiale ucraina di svolgere trattative con la parte russa, glielo proibisce. Dunque, si può chiedere a qualunque Paese terzo di domandare alla parte ucraina come essa veda l’ulteriore sviluppo degli avvenimenti. Noi più volte, e lo ha detto il nostro Presidente, non rifiutiamo di trattare, ma coloro che si rifiutano, e adesso ve li elencherò, devono capire che più a lungo opporranno un rifiuto e più sarà difficile trovare una soluzione.

Per le esercitazioni, mi pare che ci sia poco da commentare: due Paesi sovrani, senza infrangere alcuna norma del diritto internazionale, svolgono delle esercitazioni che non capisco in chi potrebbero suscitare, come ha detto Lei, delle reazioni contraddittorie. Magari nei nostri colleghi americani, che ritengono che le esercitazioni in tutto il mondo possono essere svolte solo da loro, non solo presso le loro oltre duecento basi sparse su tutto il pianeta, ma in qualunque punto. Ad esempio, attualmente stanno svolgendo attivamente delle esercitazioni militari marittime nell’ambito delle loro sedicenti “strategie dell’India-Pacifico” nei pressi della Repubblica Popolare Cinese, nel Mar Cinese Meridionale, nello Stretto di Taiwan, e ciò non suscita alcuna “reazione contraddittoria” in chicchessia, o quantomeno non ho sentito nei media che se ne interessino più di tanto: che ci fa l’America a diecimila miglia e passa dalle sue coste? Le nostre esercitazioni sono trasparenti, assieme ai nostri partner sudafricani e cinesi abbiamo fornito le informazioni necessarie, e sono accessibili.

Certo, tempo addietro i rappresentanti della Casa Bianca, quando in un briefing in Nicaragua, con presente la delegazione russa, hanno chiesto loro cosa ne pensino della visita dei rappresentanti russi in tale Paese, hanno risposto in maniera franca: i rapporti tra Russia e Nicaragua suscitano in noi preoccupazione. Eccole la reazione. Insomma, c’è chi ha usurpato, o tenta di usurpare, le relazioni internazionali, e dichiara apertamente che gli Stati Uniti non possono avere alcun concorrente, che la Russia è la minaccia principale, la Cina è una sfida a lungo termine che bisogna soggiogare. Una questione di mentalità, che travalica le norme universalmente accettate di diritto internazionale, norme che, come sapete, gli USA, assieme ai loro satelliti europei, non accettano e promuovono il concetto di relazioni mondiali basate su regole. Nessuno, in tanti anni, nonostante le mie ripetute richieste, mi ha mai spiegato di che regole si tratti, se se ne possa prendere visione. Ossia, esiste quanto si decide a Washington e viene appoggiato attivamente a Londra e Bruxelles. E questo è un problema, perché è una palese infrazione principi basilari dello Statuto dell’ONU sulla parità sovrana degli Stati. Noi non vogliamo creare alcuno scandalo, nessuno scontro, semplicemente vogliamo che ciascun Paese abbia i suoi diritti nel sistema internazionale, come previsto da detto Statuto. Proprio sui principi della pariteticità e non dei diktat, non dell’imposizione delle decisioni, bensì del consenso, della ricerca dell’equilibrio degli interessi, noi sviluppiamo le sinergie, anche in ambito BRICS.

Una domanda di economia. I nostri Paesi, come costruiscono le relazioni economiche, quando l’Occidente fa una politica neocoloniale nei confronti dei Paesi africani. Come in sostanza ha detto Putin, le condizioni sono mutate, mentre non è cambiata la mentalità occidentale. Quanto questo influisce sulla nostra politica industriale, e come si sviluppa quest’ultima?

Effettivamente, nel valutare la situazione attuale, Putin ha menzionato la politica neocoloniale, che non è manco una rinascita, poiché non è mai scomparsa, ma l’Occidente collettivo la attua non solo nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, ma della Federazione Russa stessa, il tentativo di introdurne degli elementi anche contro il nostro Paese. Idem dicasi di altri grandi Paesi, a cui gli americani cercano continuamente di creare dei problemi, applicando le loro sanzioni illegittime. Tutta una serie di sanzioni contro la Repubblica Popolare Cinese. Minacciano tutti. Personalità ufficiali del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca hanno detto più volte negli ultimi anni, dunque prima dell’inizio dell’operazione militare speciale, che qualunque Paese, anche se grande, che sia l’India, la Turchia o l’Egitto, ci devono pensare bene ad approfondire le proprie relazioni con la Federazione Russa. Non è forse un tentativo di diktat e un’assenza totale di etica non dico diplomatica, ma persino umana? E’ vero, le nostre relazioni, comprese quelle con il Sudafrica sono toccate da queste sanzioni illegittime, e questo è proprio una questione di mentalità, tipo io posso tutto, mentre quel che vuoi tu ci devo pensare. La vita però continua. Abbiamo interessi reciproci, i due governi e le aziende di entrambi i Paesi vogliono proseguire a lavorare sulle risorse naturali, nell’energia, compresa quella nucleare, dove noi possiamo essere molto utili su base reciprocamente vantaggiosa, sulla spazio pacifico, sulle infrastrutture, sulle alte tecnologie, sulle città intelligenti, di cui nel corso dei colloqui ha parlato la signora Pandor, dichiarando l’interesse per l’esperienza russa in questo campo, tutto questo è legato alle catene delle forniture e ai finanziamenti. Noi stiamo già lavorando attivamente affinché si creino nuovi meccanismi, nuovi strumenti che non dipendano dai ghiribizzi e dagli arbitri dei nostri colleghi occidentali. Tutto ciò è reale, ci stiamo lavorando con tutti i nostri partner che vogliono cooperare onestamente e non vogliono soggiacere alla concorrenza sleale e agli abusi con i meccanismi della globalizzazione di cui tanto andavano fieri.

Daily Mirror: Le strutture militari russe attaccano le infrastrutture civili in Ucraina tramite centinaia di missili e droni, che distruggono le infrastrutture energetiche, per esempio le centraline, e questo interrompe le forniture alla popolazione di elettricità nel bel mezzo dell’inverno. L’obiettivo è di compromettere il morale e lo spirito del popolo ucraino e costringerli ad arrendersi? Signora Pandor, quando otto mesi fa la Russia ha invaso l’Ucraina, il Suo ministero ha chiesto di ritirare immediatamente l’esercito russo e di risolvere la questione pacificamente per non mettere in pericolo l’ordine mondiale, poiché il Sudafrica riconosce l’integrità territoriale dei Paesi. Potrebbe ripetere oggi quelle sue richieste? E se non può, cosa potrebbe dirci in merito?

Noi non colpiamo le infrastrutture civili, e ce ne sono conferme plurime. Tutto quel che accade come danni alle infrastrutture civili in Ucraina è legato alle azioni criminali del regime di Kiev, che per lunghi mesi, con costanza, ha dislocato sia gli armamenti pesanti, sia i sistemi antiaerei nei quartieri abitativi. L’ex consigliere del Presidente ucraino, Arestovič, quando è successo quel che Lei ha visto nelle immagini da Dnepropetrovsk, ha detto con sincerità che è stato il risultato del lavoro della contraerea ucraina che, trovandosi nelle abitazioni, ha abbattuto un missile russo. Esattamente il contrario di quel che fa chiunque voglia rispettare il diritto umanitario internazionale. In questi casi, quando veniamo accusati di usare deliberatamente gli armamenti contro le infrastrutture civili, in questi singoli rari casi, se ne parla nei media occidentali per giorni e settimane, quanto sono cattivi i russi. Non ricordo che il Daily Mirror o qualunque altro media vicino a Lei si sia mai preoccupato di quanto accadeva a partire dal 2014 nel Donbass, dopo il colpo di Stato in Ucraina. Dia un’occhiata ai vostri archivi di come abbiate informato sulla tragedia di Odessa il 2 maggio 2014, quando alla Casa dei Sindacati, i guerriglieri, senza nascondersi minimamente, facendosi i selfie, hanno arso vive cinquanta persone, e i cecchini abbattevano quelli che cercavano di sopravvivere gettandosi dalle finestre. Non ricordo nemmeno le preoccupazioni occidentali per i regolari bombardamenti quotidiani del Donbass per il solo fatto che si era rifiutato di riconoscere il colpo di Stato.

Poi furono firmati gli accordi di Minsk, che obbligavano l’Ucraina a riconoscere lo status speciale del Donbass, innanzitutto il diritto di parlare in russo, il diritto di avere una polizia locale e di avere voce in capitolo nella nomina dei procuratori e dei giudici. Non è tanta roba, e fu approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Coloro che hanno firmato questi accordi, oltre a Putin, erano l’allora Presidente Porošenko, l’allora Presidente francese Olland, l’allora cancelliera Merkel, ed ora hanno affermato con orgoglio che all’epoca se ne infischiavano degli accordi di Minsk, e li avevano firmati solo per guadagnare tempo per riempire l’Ucraina di armi. A che pro? Penso lo capiate da soli, perché possa proiettare una minaccia contro la Federazione Russa. Minacce, voglio ricordarlo, direttamente ai nostri confini, non come i nostri colleghi americani, che decidevano che erano minacciati ora dalla Jugoslavia, ora dall’Iraq, ora dalla Libia, attraverso tutto l’Atlantico e hanno distrutto Paesi interi. Nel nostro caso, abbiamo avvertito per lunghi anni che bisogna realizzare gli accordi di Minsk.

Mi dica, se in Irlanda d’improvviso vietassero l’inglese, come si comporterebbe la Gran Bretagna? Tra l’altro, è l’unico Paese che chiama se stesso “Grande”. Ad eccezione, a suo tempo, della Libia. O come si comporterebbe la Francia, se vietassero l’uso del francese in Belgio? O la Svezia, se proibissero lo svedese in Finlandia? E si possono fare tantissimi altri esempi. Non passa a nessuno per la testa, mentre in Ucraina è nell’ordine delle cose. Porošenko, quand’era presidente, Zelenskij, che è presidente adesso, eletti entrambi con la parola d’ordine di fare la pace, non appena eletti si sono trasformati in presidenti della guerra, russofobi. Hanno adottato leggi che vietano l’istruzione in russo, i media in russo, compresi i media ucraini russofoni. Leggi che di fatto proibiscono di parlare russo persino nella vita quotidiana, proibiti i libri dei classici russi, tutti i contatti culturali legati in un modo o nell’altro alla lingua russa, di fatto l’Occidente appoggia tutto questo, esattamente come appoggia le costanti marce dei neonazisti, con le svastiche, i simboli delle SS, le cui divisioni erano state vietate dal Tribunale di Norimberga e riconosciute come criminali, è tutto appoggiato dall’Occidente. Quindi, quando parliamo di quel che accade in Ucraina, diciamo che è una guerra non più ibrida, ma quasi vera, che l’Occidente ha preparato a lungo contro la Russia, cercando di distruggere tutto quel che è russo, dalla lingua alla cultura, che esisteva in Ucraina da secoli, e vietando alla gente di parlare la loro lingua madre. E Zelenskij, che ora interviene ai Grammy e a Davos, e nelle competizioni sportive, ha dichiarato pubblicamente a settembre-ottobre 2021, prima della nostra operazione militare speciale, quando gli hanno chiesto cosa pensa della gente che vive nel Donbass, che ci sono persone e ci sono invece organismi viventi, e se qualcuno dei cittadini ucraini, sono sempre le parole del principale democratico europeo Zelenskij, si sente affine alla cultura russa, al mondo russo, allora per il futuro dei propri figli e nipoti deve andarsene in Russia. Se dicessero così ai francofoni belgi o agli anglofoni irlandesi, o in Scozia? Non ne parla nessuno. Voi vedete quel che voi chiamate invasione, mentre il fatto che per otto anni abbiamo chiesto che il regime sempre più nazista di Kiev eseguisse quanto prescritto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nessuno ha mosso un dito. Quando abbiamo chiesto di rafforzare le garanzie di sicurezza in Europa, nell’autunno dello scorso anno, si sono rifiutati persino di ascoltarci, come si sono rifiutati nel 2008 di firmare un accordo sulla sicurezza europea… Che fa, dorme?

Insomma, si può estrapolare qualunque episodio da qualunque storia, costruire su questo la propria carriera, lavorare per il bene del proprio governo, noi però cerchiamo di approcciarci con onestà, e quel che è il risultato dell’attuale situazione in Ucraina lo sanno tutti gli studiosi onesti.

Russia Today: Ho varie domande. La ministra delle finanze degli USA ha detto che la fornitura di generi alimentari nel continente africano è un grave problema. Vorremmo anche capire se queste esercitazioni congiunte vengono viste come una cooperazione militare tra i Paesi del BRICS, se siano giuste le pressioni statunitensi sui Paesi africani e se ci sarà un sostegno militare a questi ultimi.

Per quanto riguarda le dichiarazioni della signora Yellen, mi è difficile commentarle, perché i dati che abbiamo fornito più volte all’ONU, in diverse conferenze stampa, in vari Paesi, a Mosca come all’estero, sono confermati convintamente dalle statistiche della FAO. E il fatto è innanzitutto che il problema delle forniture alimentari sono iniziati ben prima dell’operazione militare speciale. E’ noto a tutti che quando è iniziata la pandemia da Covid 19, i nostri colleghi occidentali hanno stampato trilioni di dollari ed euro, e hanno cominciato ad accaparrarsi i generi alimentari, in preda al panico per un’eventuale crisi alimentare. Il risultato fu che la crisi si è verificata, ma in larga misura proprio a causa di queste emissioni monetarie fuori controllo. Contemporaneamente, la transizione fuori da ogni controllo e ogni compromesso alla green economy.

I nostri partner euroccidentali recedevano dai contratti a lungo termine. A proposito: attualmente, alla ricerca con cosa sostituire il gas russo, l’Europa ha parlato con il Qatar, con gli USA, che con gran piacere forniscono il loro gas liquefatto a prezzo maggiorato rispetto a quello russo lungo i gasdotti, ed entrambi i Paesi offrono agli europei contratti a lungo termine, cioè proprio quelli che furono alla base dei dissidi con noi. Quindi, sono in molti ad aver creato i presupposti per la situazione attuale. Sono sicuro che la Yellen, essendo una grande professionista, lo sa benissimo. Trasformano in armi ogni cosa: il grano, il gas, il petrolio, persino lo sport, perché osiamo vincere contro qualcuno che rappresenta il “miliardo d’oro”.

Ho consegnato oggi ai qui presenti nostri colleghi il quadro dettagliato relativo al mercato alimentare. Non appena Guterres ha proposto la sua iniziativa per il grano, noi l’abbiamo accettata, abbiamo istituito i corridoi sicuri dai porti ucraini lungo il Mar Nero verso gli stretti, il Bosforo e i Dardanelli, già a fine marzo, e all’epoca fu l’Ucraina a rifiutarsi di mandare le sue navi attraverso i campi minati che lei stessa aveva creato. Solo a fine luglio abbiamo avuto due accordi, uno per il grano ucraino, l’altro per l’abolizione degli ostacoli alle nostre forniture di grano e fertilizzanti. L’accordo ucraino, più o meno, viene rispettato, anche se nei Paesi più poveri arriva meno del 10%. Quasi la metà va nell’Unione Europea e quasi altrettanto nei Paesi in via di grande sviluppo, mentre quelli più poveri ricevono una miseria, nonostante che fosse proprio per questi che Guterres promuoveva la sua iniziativa.

Per quanto riguarda il grano e i fertilizzanti russi, nessuno sforzo dell’ONU non ha contribuito a far sì che USA e UE non frapponessero ostacoli alle nostre esportazioni. Loro ripetono che nei confronti dei nostri fertilizzanti e del grano non ci sono sanzioni, e nelle decisioni adottate effettivamente non c’è una sola riga che ne parli. Ci sono però varie righe che vietano l’ingresso a qualunque nave russa nei porti mediterranei, a qualunque nave straniera nei porti russi, c’è il divieto alla nostra principale banca agricola, la Rossel’chozbank, di usufruire dello SWIFT, ci sono problemi con i noli, con le assicurazioni.

Bisogna riconoscere che Guterres lo ha stigmatizzato anche pubblicamente, ma “il carro è sempre lì”, l’Occidente continua a ripetere che sugli alimenti non ci sono sanzioni. Più o meno come quando la Yellen dice che la colpa è tutta dei russi, che utilizzano il cibo come arma. E’ uno slogan, e viene continuamente diffuso nel mondo mediatico, mentre tutte le questioni concrete che propone di risolvere Guterres, e noi lo sosteniamo, restano in disparte. Persino i fertilizzanti offerti a titolo gratuito, che si trovano nei porti europei, circa 280 mila tonnellate, dopo il loro arresto, nonostante le richieste dalle aziende russe proprietarie di non sprecarle, di inviarli gratuitamente nei Paesi più poveri. Putin lo dice alla comunità mondiale ormai da sei mesi. Nel frattempo, su 280 mila tonnellate, solo 20 mila dall’Olanda si è riusciti a mandarle nel Malawi. O meglio: tre mesi si è giunti a un accordo in tal senso, ma la merce è partita qualche giorno fa, mentre negli altri porti, innanzitutto lettoni, nessuna movimentazione di questi fertilizzanti, ripeto, gratuiti.

Per quel che riguarda le esercitazioni militari marittime e di quanto esse influiscano sulla cooperazione militare, questa si sviluppa con la Repubblica Popolare Cinese e con quella Sudafricana. Il ministro della difesa del Sudafrica ha visitato le esercitazioni organizzate del nostro ministero della difesa in Russia nell’agosto dell’anno scorso, compreso il forum tecnico-militare 2022. Anche le esercitazioni trilaterali non sono nulla di inedito. Ad esempio, ci sono state nostre esercitazioni con la Cina e l’India. Esse rivestono un carattere principalmente antiterroristico. Siamo quindi costernati di come i nostri colleghi occidentali fomentino l’isteria per una prassi comune per tutti i Paesi marittimi, tanto più quando si tratta di esercitazioni ben più aggressive perpetrate più frequentemente dall’Occidente.

Le pressioni degli USA sui Paesi africani, ma anche asiatici, sudamericani, dichiarando continuamente e pubblicamente che coloro che cooperano con la Russia se ne pentiranno, minacciano Paesi grandi, che rappresentano grandi civiltà millenarie, ed ignorano l’elementare orgoglio di tali Paesi, che magari non è tipico per taluni Paesi occidentali, ma questo non li esenta dall’obbligo di studiare la storia e di seguire le regole della diplomazia, e non come fanno adesso. L’ho detto tante volte, che con le minacce e le pressioni gli USA e gli inglesi travalicano tutte le “linee rosse”, perché minacciano anche taluni politici di un Paese o di un altro, dicendo loro che hanno dei conti in banche USA, i figli studiano nelle università USA, non c’è più nulla di sacro. E’ un ottimo esempio di come Washington e Bruxelles si rapportino alla democrazia.

Borrell ci ha già detto che l’Europa è “un giardino fiorito”, l’eden, e tutto il resto sono giungle, da cui bisogna isolarsi e che contemporaneamente bisogna spiare. Tali valutazioni e questa mentalità affiorano continuamente negli interventi occidentali, che ci raccontano costantemente di essere dei luminari della democrazia. Ovviamente non solo loro, ma anche Zelenskij. Quando però parlate di democrazia con loro, vi rendete conto che l’unica cosa che gli interessa è che in quei Paesi all’estero dove loro vogliono essere presenti, con la scusa della democrazia siano instaurati ordini costituiti che siano in loro potere. Provate a parlargli di democrazia nei rapporti internazionali: apriti cielo! Non pensateci nemmeno!

Il diritto internazionale è democrazia, come da Statuto ONU, mentre loro parlano di regole, e la regola è una sola: quel che dico io lo devono fare tutti. Ecco l’atteggiamento nei confronti della crisi ucraina e tutto il bailamme degli emissari americani, europei e britannici, con tutte le loro minacce e gli appelli in giro per il mondo, di non collaborare con la Russia, di aderire alle sanzioni, di condannare, esecrare, eccetera. Se sei così democratico, se rispetti la sovranità degli altri Paesi… La Russia ha dichiarato cosa fa e perché. L’Occidente ha condannato. Senza rispondere alle argomentazioni dichiarate da Putin nell’annunciare l’operazione militare speciale. Hanno estrapolato dal contesto di tutta la storia solo il 24 febbraio e quanto è seguito. Di come questa crisi stesse montando come una purulenza col placet diretto dell’Occidente, nessuno se lo ricorda più. Tutta la storia antecedente al 24 febbraio è stata abolita, cancellata, il colpo di Stato, la tragedia di Odessa e di Lugansk, i bombardamenti dei quartieri residenziali, che proseguono tuttora. E l’Occidente sa benissimo che questi bombardamenti vengono perpetrati dagli ucraini con le armi occidentali, viene fatto scientemente, non è un singolo missile ucraino abbattuto, gli obiettivi che scelgono hanno lo scopo di terrorizzare la popolazione inerme.

Dicevo che abbiamo spiegato gli obiettivi dell’operazione militare speciale e perché non avevamo scelta, dopo otto anni di vane aspettative che fossero eseguiti gli accordi di Minsk. L’Occidente ha emesso la sua condanna. Se avete rispetto degli altri Paesi, consentite loro di assumere la propria posizione, non minacciateli, non esigete che aderiscano alle vostre valutazioni. Questa è mancanza di rispetto. Insomma, il concetto di democrazia in Occidente è molto originale, e non desidera e non immagina democrazia alcuna nelle questioni internazionali. La giungla e il giardino fiorito, la democrazia è tutta lì.