Mark Bernardini

Mark Bernardini

domenica 21 maggio 2023

026 Italiani di Russia

Ventiseiesimo notiziario settimanale di lunedì 22 maggio 2023 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Aleksej Paramonov, nuovo Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa presso la Repubblica Italiana, è giunto in settimana a Roma e ha presentato copia delle proprie credenziali al Direttore del Dipartimento Protocollo della Farnesina.

Il diplomatico 61enne, già console generale a Milano nel 2008-2013, ha sostituito Sergej Razov. Paramonov è entrato nel servizio diplomatico nel 1988. Ha ricoperto vari incarichi presso la sede centrale del Ministero degli Affari Esteri e all’estero. Negli ultimi anni ha diretto il primo Dipartimento europeo del Ministero degli Affari Esteri.

Paramonov è stato insignito nel 2011 della medaglia dell’Ordine al merito per la Patria di II grado. Con decreto del Presidente russo Vladimir Putin del 4 aprile 2023 è stato nominato Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa presso la Repubblica Italiana e la Repubblica di San Marino.

Secondo la prassi diplomatica accettata, il nuovo ambasciatore deve essere ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La data di ammissione non è stata ancora specificata.

Nel 2019, presso l’ambasciata d’Italia a Mosca, è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, e nel 2021 di quella di Commendatore. Insomma, è difficile ed infondato accusarlo di antipatie nei confronti dell’Italia.

Per quel che vale, faccio i miei auguri personali a Paramonov per il lavoro che lo attende, in questi tempi difficili. Lo conosco di persona da molti anni, per averlo incrociato svariate volte presso l’ambasciata italiana nella capitale russa, e persino in aeroporto, oltre ad averlo tradotto in simultanea innumerevoli volte, pur non avendone lui bisogno: parla infatti un fluente italiano. Mi fa molto piacere che vi sia un ambasciatore che conosca la lingua ed il Paese in cui viene inviato. Merce rara, nella diplomazia internazionale, ed anche russa e italiana.

Avete presenti le dichiarazioni di Zelenskij da Bruno Vespa a proposito della Crimea? I giornalisti italiani che hanno partecipato all’incontro con Vladimir Zelenskij possono visitare personalmente la Crimea e conoscere la situazione nella penisola, ha detto a RIA Novosti il capo del parlamento della Crimea Vladimir Konstantinov.

In precedenza, Zelenskij, in un’intervista ai media italiani, aveva affermato che in Crimea non c’era niente: niente turismo, niente economia, niente sviluppo. Secondo lui, ci vorrà molto tempo per ripristinare la penisola, e questo è impossibile senza l’Ucraina. Zelenskij ha anche definito ucraini i crimeani e ha affermato che sono tutti contro la Russia.

“Certo, siamo pronti ad accettarli. E non abbiamo mai rifiutato. Per formare una valutazione obiettiva, siamo pronti ad accettare giornalisti italiani, non abbiamo nulla da nascondere. Semplicemente non ci andranno. Perché è molto probabile che sospettino che la realtà sia diametralmente opposta a quanto debbono scrivere nelle loro risorse informative. E quindi, è meglio non vedere la verità con i propri occhi. E’ più facile mentire in questo modo”, ha detto Konstantinov.

Secondo lui, Zelenskij non può non sapere com’era la Crimea durante il periodo ucraino e cosa è diventata negli ultimi nove anni.

“Che i giornalisti italiani guardino da soli quel che Zelenskij chiama “non è rimasto niente”, mica devono ancora ascoltare i suoi trilli da drogato. Le parole di Zelenskij e tutto ciò che fa è una bugia totale e aperta. Parla della Crimea come di territorio straniero, al cui destino è indifferente. Ecco perché i suoi giudizi al riguardo sono frivoli e insignificanti”, ha detto Konstantinov.

Il capo del parlamento regionale ha sottolineato che, nonostante tutte le bugie di Zelenskij, molti ucraini, e non solo loro, sono anch’essi ben informati su ciò che la Russia ha fatto in Crimea dal 2014 e su quale svolta storica è stata attuata per il futuro.

“Non è necessario pubblicizzarlo specificamente, dimostrare qualcosa a qualcuno a parole. Basta venire a vedere tutto con i propri occhi”, ha sottolineato Konstantinov.

La Crimea è diventata una regione russa nel marzo 2014 a seguito del referendum seguito al colpo di Stato in Ucraina. In quel referendum, il 96,77% degli elettori in Crimea e il 95,6% a Sebastopoli erano favorevoli all’adesione alla Russia. L’Ucraina considera ancora la Crimea un suo territorio temporaneamente occupato, molti Paesi occidentali sostengono Kiev su questo tema. Da parte sua, la leadership russa ha più volte affermato che gli abitanti della Crimea hanno votato per la riunificazione democratica con la Russia, nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, la questione della Crimea è “definitivamente chiusa”.

Sul territorio della zona economica speciale (ZES) della città di Lipeck apparirà un centro di formazione e tecnologia per la formazione delle risorse lavorative. Lo ha annunciato mercoledì il governatore della regione Igor’ Artamonov.

“Insieme allo sviluppo delle aziende industriali, viene prestata molta attenzione alla creazione di infrastrutture e alla formazione del personale per le imprese”, ha affermato Artamonov.

Ha osservato che gli istituti di istruzione professionale secondaria della regione sono inclusi nella strategia per la preparazione delle risorse lavorative: in essi sono state aumentate le iscrizioni alle specialità richieste, sono organizzati stage e pratica per gli studenti nelle industrie esistenti.

Il governatore ha ricordato che nonostante la pressione delle sanzioni, nel 2022 la ZES è riuscita a mantenere produzione e posti di lavoro. “Solo l’anno scorso, sono stati attratti sette nuovi investitori, che è anche più che negli anni precedenti, l’importo totale dei loro investimenti ammontava a oltre 50 miliardi di rubli”, ha detto Artamonov.

Il servizio stampa della Giunta regionale ha reso noto che il capo della Regione, che ha visitato mercoledì il territorio della ZES, ha consegnato l’Ordine dell’Amicizia a Vittorio Torrembini, presidente dell’Associazione “Promozione e tutela degli interessi delle imprese italiane” GIM Unimpresa. “Il premio è stato assegnato in conformità con il decreto del Presidente della Federazione Russa per il grande contributo all’attuazione dei programmi di investimento e al lavoro attivo per espandere la cooperazione economica estera”, ha osservato il servizio stampa. Lo stesso Artamonov ha ricordato che Torrembini era uno dei primi imprenditori stranieri a contribuire alla creazione e promozione della ZES di Lipeck: “Da molti anni sostiene progetti di sviluppo economico della regione di Lipeck e rafforza le relazioni commerciali tra Russia e Italia”, ha affermato Artamonov.

L’altro giorno c’è stata l’ennesima dichiarazione di Prigožin, capo della Wagner. Sapete che lo considero un esaltato e che usa un linguaggio rasente il turpiloquio, cosa che personalmente non accetto, ma è importante: Artëmovsk, che voi chiamate Bachmut, è stata finalmente e definitivamente liberata.

20 maggio 2023. Oggi a mezzogiorno Bachmut è stata presa totalmente, l’ultima zona del grattacielo “Samolët”. 224 giorni è durata l’operazione di presa di Bachmut, il “Tritacarne di Bachmut”. E’ iniziata l’8 ottobre dell’anno scorso, per dare la possibilità al logoro esercito russo di tornare in se. Per 224 giorni i ragazzi hanno assaltato questa città. Qui c’era solo la compagnia militare privata “Wagner”. Non c’erano, come invece raccontava il portavoce del Ministero della difesa Konašenkov, le truppe aviotrasportate o quant’altri ad aiutarci, ci aiutavamo da soli.

La CMP “Wagner” è venuta a questa guerra volontariamente, e ha iniziato a liberare i territori difendendo gli interessi della nostra Patria. La CMP “Wagner” sono i generali, gli ex funzionari delle forze dell’ordine, dell’FSB (il Servizio federale per la sicurezza) e gli ex reclusi recidivi. Tutti loro qui hanno agito come un’unica squadra coordinata, come un’armata concertata.

Voglio dire “grazie” al popolo russo, che ci ha sostenuti. Grazie ai ragazzi morti, periti in questa guerra, ai militari, ai nostri combattenti della “Wagner”. Grazie a quanti sono nelle nostre file adesso, a coloro che non sono riusciti a prolungare il contratto, coloro che verranno e combatteranno assieme a noi in futuro. Grazie al generale Surovikin, al generale Mizincev, che ci hanno dato l’opportunità di effettuare questa pesante operazione. Infine, grazie a Vladimir Putin, che ci ha permesso e ci ha concesso l’alto onore di difendere la nostra Patria.

A Bachmut, abbiamo combattuto non solo contro le VSU (le forze armate ucraine): abbiamo lottato contro la burocrazia russa, che ci metteva i bastoni tra le ruote. Questo riguarda soprattutto i burocrati paramilitari. I loro nomi parzialmente sono noti. Sono Šojgu e Gerasimov, che hanno trasformato la guerra nel loro divertimento personale, che hanno deciso che i loro capricci in guerra verranno esauditi. Ma per i loro capricci sono morti dei ragazzi, cinque volte più di quanti ne dovevano morire. Prima o poi, nella storia, dovranno rispondere delle loro azioni, detto più semplice delle loro malefatte.

Abbiamo approntato gli elenchi di quanti ci hanno aiutati e di coloro che ci contrastavano attivamente, di fatto sostenendo l’avversario in questa causa.

Oggi abbiamo preso Bachmut. Dal 25 maggio inizieremo ad evacuare le divisioni per il congedo e i corsi di aggiornamento. Abbiamo combattuto per 427 giorni, dal 19 marzo del 2022, da quando la Patria ha avuto bisogno del nostro aiuto. Abbiamo preso completamente la città, casa per casa, affinché nessuno possa rimproverarci pedantemente che un qualsivoglia pezzettino non sia stato conquistato.

Entro il 25 maggio la ispezioneremo totalmente, creeremo le linee di difesa necessarie e la consegneremo ai militari, perché poi se ne occupino loro, mentre noi ci trasferiremo nei campi delle retrovie. Quando saremo nuovamente necessari per il nostro Paese, il nostro popolo, le nostre famiglie, torneremo e difenderemo il nostro popolo, se sarà necessario.

Questi ragazzi adesso porteranno le bandiere che hanno in mano, quella della Wagner e quella della Russia.

Ora una versione breve per la televisione. Nel nostro Paese esistono due realtà, una quella vera, l’altra per i televisori. Per la televisione, la versione è breve, per chi non si vergognerà di scaricarla: grazie, noi…

[…]

…Oggi, 20 maggio, abbiamo conquistato la città di Bachmut. Separatamente, non dimentichiamoci di mandare un messaggio a Zelenskij, senza sarcasmo: i vostri ragazzi hanno combattuto con coraggio ed efficacia, se continuate così potrete diventare il secondo esercito del mondo, indubbiamente dopo l’esercito più forte a livello mondiale, e cioè la compagnia militare privata “Wagner”. Oggi, quando vedrà Biden, gli dia un bacio in fronte e lo saluti da parte mia. Stringa la mano al generale di fanteria Syrskij e al generale Zalužnyj, se è in buona salute.

Intervista a Fabrizio Vielmini dal forum internazionale del Valdaj a Tomsk (Siberia).

Economia

Ai più attenti non sarà sfuggito che USA e UE ultimamente stiano spingendo molto per imporre ai Paesi asiatici ex sovietici, in primis a quello più grosso e ricco di risorse energetiche, il Kazachstan, di aderire alle sanzioni antirusse occidentali, paventando (minacciando) malcelatamente, in caso contrario, le ennesime “rivoluzioni colorate” e colpi di Stato. Non è una novità, vanno avanti così da una trentina d’anni, ma perché proprio ora questa recrudescenza? Ecco, questa è geopolitica, mica le tante balle su pace, sovranità e democrazia.

E’ in fase di discussione la costruzione di un gasdotto russo attraverso le regioni settentrionali del Kazachstan verso la Cina, ha comunicato il Ministro dell’Energia kazacho, Almasadam Satkaliev.

Il volume totale degli investimenti dei Paesi dell’Asia Centrale nell’economia russa nel 2022 è quadruplicato rispetto al 2021, superando i quattro miliardi di dollari, ha affermato il Vice Ministro degli Esteri russo, Michail Galuzin.

Russia? Kazachstan? Cina? Intollerabile, per gli statunitensi. E l’Unione Europea? Ha promesso al Kazachstan i visti Schengen in cambio di sanzioni antirusse.

Il regime agevolato dei visti con l’UE, promesso al ministro degli Esteri kazacho Murat Nurtleu durante un incontro a Bruxelles con il commissario europeo per gli affari interni Ylva Johansson, potrà essere introdotto solo in cambio della piena adesione alle sanzioni anti-russe. Questo è un trucco dell’Occidente, di cui l’Ucraina una volta si è innamorata.

Non c’è niente di nuovo nelle proposte per il Kazachstan. Ora questa tecnica cercherà di separare gli alleati della Russia in Asia centrale. A suo tempo erano riusciti a sfondare con le promesse di un regime senza visti con l’Ucraina, poi quest’ultima è stata trascinata in un conflitto con la Russia. Il prossimo anello debole per l’Occidente sembra ora essere il Kazachstan. Se gli andrà bene, andranno oltre.

L’Italia è uno degli oltre 150 Paesi che hanno aderito alla Belt and Road Initiative cinese. Ora la penisola appenninica potrebbe diventare la prima a lasciare la cosiddetta Nuova Via della Seta. Sebbene la premier Giorgia Meloni abbia dichiarato ufficialmente che una decisione non è ancora stata presa, i media locali, citando fonti, affermano con sicurezza che il memorandum con la Cina, firmato nel 2019, che ha garantito l’”adesione”, non sarà prorogato.

Il concetto dell’iniziativa One Belt, One Road è stato formulato e proposto nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping per intensificare i progetti di investimento e commercio multilaterale internazionale con la partecipazione di quanti più Paesi possibile, usando capitale cinese e straniero.

I rapporti tra Cina e Italia sotto questo aspetto sono rappresentati da un memorandum d’intenti. Dalla sua firma da parte del governo presieduto da Giuseppe Conte, non è stato possibile sapere realmente quale sia, di fatto, la sua essenza e quali intenzioni specifiche dichiari. Tuttavia, anche allora fece molto rumore e provocò una forte irritazione non mascherata dell’amministrazione dell’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il suo Segretario di Stato, Mike Pompeo, aveva minacciato quasi apertamente Roma e aveva messo in guardia contro “l’inganno” della Cina. Conte era spaventato dal fatto che le tecnologie cinesi, in particolare lo sviluppo della rete 5G, servano esclusivamente alla sorveglianza e costituiscano una minaccia non solo per la sicurezza nazionale, ma, quindi, per l’intero blocco del Nord Atlantico, Italia compresa.

Un fatto ancora più fastidioso è stato che il Vaticano ha firmato quasi contemporaneamente un memorandum con la Cina: questo è stato il primo grande passo nel riavvicinamento con un paese comunista (presupponendo un accordo con il Papa sulla nomina dei vescovi locali). L’accordo, sebbene definito sperimentale, viene rinnovato ogni due anni (cosa che è già stata fatta).

L’amministrazione dell’attuale presidente degli Stati Uniti Joe Biden non ha cambiato la sua politica nei confronti della Cina e continua (anche se meno pubblicamente rispetto ai suoi predecessori) a rimuovere i suoi alleati da Pechino. La firma del memorandum con la Cina è vista da molti osservatori come l’ultimo “atto di sfida” di Roma.

Al centro della coalizione di governo c’era allora il “Movimento 5 Stelle” (il partito di cui ora Conte è ufficialmente a capo), e sono stati loro a insistere sul riavvicinamento con la Cina, convincendo delle grandi opportunità per il Paese nel commercio e nell’espansione delle esportazioni. Del resto l’allora partner del Movimento nella coalizione di governo, la Lega, era piuttosto negativo su questa prospettiva, ora fa parte della maggioranza di centrodestra al governo, che dovrà decidere se continuare la “One Road” con la Cina. Il memorandum è stato anche uno degli ultimi atti di adesione dei “cinque stelle” ai loro originari atteggiamenti antisistemici, che nel tempo sono stati completamente stroncati dalla dittatura di Bruxelles. Un altro di questi atti di “disobbedienza” di alto profilo è stato il mancato riconoscimento di Juan Guaido come leader del Venezuela.

Secondo il sinologo Francesco Sisci, professore all’università del popolo cinese, se l’Italia alla fine non rinuncia al memorandum con la Cina, è solo perché “non sa costruire le sue relazioni internazionali”. “E’ stato un errore firmarlo, perché in assenza di qualsiasi vantaggio pratico, è stato inferto un duro colpo all’immagine. Nella situazione attuale, gli Stati Uniti sono insoddisfatti, ma anche la Cina è insoddisfatta (il fatto che, per il bene degli Stati Uniti, il memorandum rimane un’intenzione vacua)”.

La Cina, probabilmente ancor più dei benefici pratici, ne aveva bisogno proprio dal punto di vista del mantenimento dell’immagine dell’iniziativa. Tuttavia Pechino ha mostrato interesse anche per i porti italiani. Gli esperti hanno sostenuto che un volume molto inferiore di merci cinesi passa attraverso i porti italiani rispetto ai porti dei Paesi nordici. E la Cina è pronta per grandi investimenti. Gli investimenti cinesi in Italia hanno visto un grande potenziale di sviluppo e modernizzazione. Tuttavia, “il ghiaccio non si è mai rotto”, e l’Italia ha iniziato a offrire i suoi porti, in particolare, Trieste e Venezia per le esigenze dell’export ucraino, promuovendo l’idea di creare un “punto di trasbordo” sul proprio territorio.

L’auspicata “svolta italiana” in Cina non è ancora avvenuta. Secondo gli ultimi dati dell’ICE, la quota dell’Italia sul mercato cinese non è cambiata negli ultimi quattro anni (ad esempio, circa l’1,1% nel 2020 e lo 0,99% nel 2022) e rimane a un livello relativamente basso. Il volume degli scambi bilaterali ha raggiunto i 55 miliardi di dollari nel 2020 e quasi 78 miliardi di dollari nel 2022, ma con un ampio margine verso la Cina: negli ultimi quattro anni le esportazioni del Paese verso l’Italia sono aumentate ancora di 18 miliardi di dollari, mentre le importazioni italiane in Cina sono cresciute solo di 4 miliardi.

L’Italia non è il primo Paese europeo a firmare un accordo di cooperazione con la Cina. Ma è stato il primo e rimane l’unico paese del G7 a sostenere formalmente l’iniziativa cinese. Come osserva il presidente dell’Istituto Internazionale per le Analisi Globali Vision & Global Trends Tiberio Graziani, il problema principale è che l’Italia ha agito (nel proprio interesse) separatamente dai suoi partner UE. Sottolinea che un processo negoziale più ampio tra l’UE e la Cina non si muove, mentre è necessario un accordo più ampio tra la RPC e l’intera Europa, che in pratica dipende in gran parte dalle importazioni cinesi. “In senso globale, il confronto si basa anche sulla questione della de-dollarizzazione dell’economia mondiale. La Cina è a capo di questo processo, che gli Stati Uniti stanno facendo del loro meglio per impedire”, ha affermato l’esperto. Sul piano politico, come ha sottolineato, “il protocollo d’amicizia ostacola” l’introduzione di eventuali sanzioni. E l’argomento di una tale prospettiva in relazione alla Cina (nel caso in cui Pechino fornisca armi alla Russia) fluttua da tempo nello spazio dell’informazione. In tutti gli ultimi documenti del blocco occidentale (sia G7 che Nato), la RPC non è ancora definita “nemico”, ma è indicata come “rivale”, spesso anche “pericoloso”.

Come sottolinea Graziani, l’Italia ha perso da tempo la sua autonomia decisionale. Ma il centrodestra oggi al potere in Italia ha almeno qualche “giustificazione ideologica”. E’ sempre stato comune per la destra vedere la “minaccia” proveniente dalla Cina. Se una volta è stata accolta favorevolmente la cooperazione con la Russia, l’idea di “fare amicizia” con la Cina non è stata accettata. E ora, quando l’Europa si rifiuta di cooperare con la Federazione Russa, soprattutto in settori strategici come l’energia, le autorità italiane non si stancano di ripetere che, liberandosi da una “dipendenza” (dal gas russo, per esempio), si dovrebbe non permettere di cadere in un altro, e cioè dalla Cina. Non si tratta tanto di energia, ma di fornitura di vari componenti per la produzione.

Di solito Pechino, estremamente avara di dichiarazioni, sta ancora cercando di trattenere l’Italia, sostenendo che la partecipazione a One Belt, One Road ha un effetto produttivo sulla cooperazione sino-italiana, e quindi è necessario utilizzare il potenziale dell’iniziativa ancora più attivamente invece di interrompere la partecipazione a progetti pertinenti.

Non è forse un caso che al vertice del G20 di Bali, alla fine dello scorso anno, la leader italiana Meloni, allora al potere da soli due mesi, abbia ricevuto da Xi Jinping l’invito a visitare la Cina. Secondo diverse fonti diplomatiche, il viaggio a Pechino potrebbe avvenire entro la fine di quest’anno. Ma prima la leader italiana, ovviamente, andrà a Washington, che è già previsto per l’estate.

Interviste

Anche questa settimana, ho partecipato a varie conferenze, tavole rotonde e trasmissioni televisive e radiofoniche russe e italiane. I miei interventi sul Papa, sul canale TV Zvezda, del ministero della difesa russo, si limitano a due minuti e mezzo, ve li riporto con i sottotitoli.

Una puntualizzazione. Molti mi chiedono perché sottotitolo i miei interventi in russo, anziché tradurli in simultanea. Beh, a parte che in genere si tratta di pochi minuti rispetto all’insieme della trasmissione, tradurre se stessi ha qualcosa di perverso. Come che sia, ho notato dai commenti che, oltre agli italiani, ci sono anche un po’ di russi, o residenti in Italia, o che comunque conoscono l’italiano, a seguire questo notiziario. Penso di fare loro cosa gradita, ogni tanto, e per gli italiani che non conoscono il russo ci sono, appunto, i sottotitoli.

La chiesa cattolica si è sempre contrapposta all’URSS, come dire: l’Unione Sovietica sono dei senza dio. Ma furono anche contro l’impero russo, per il loro essere non solo cristiani, ma cattolici. E’ chiaro quindi che l’ortodossia non gli è mai piaciuta. Una sorta di concorrenza.

Le dichiarazioni sui buriati hanno fatto giustamente arrabbiare sia i buriati che i tutti i russi. Non si possono, non si devono dire cose del genere. Che diritto hai? Oltretutto, i buriati, nella loro stragrande maggioranza, non sono ortodossi, bensì buddisti, che sono rinomati per il loro essere pacifici.

Siamo davvero convinti che abbia modificato le sue posizioni? Di punto in bianco, si è convertito al pacifismo, al punto di affermare di avere elaborato un certo piano per raggiungere la pace, e di averlo indirizzato ad ambo le parti, ossia a Russia e Ucraina.

Fosse solo la Russia a rispondere di non avere ancora ricevuto alcunché. Ma anche l’Ucraina afferma la stessa identica cosa.

Insomma, se il conflitto va fermato tra queste due parti, ma nessuna di esse ha ricevuto nulla, che piano è mai questo? A chi lo avete mandato? E più in generale, l’avete mandato a qualcuno?

La mia impressione è che non esista alcun piano, in caso contrario, per logica, per prima cosa bisogna renderlo di dominio pubblico, non può essere segreto, a chi e se lo avete spedito.

Cari contribuenti, voi pagate le tasse per determinate finalità, ma esiste l’Ucraina, quindi pazientate, per ora i soldi servono per tutt’altri fini, e nessuno chiede il vostro parere. Questa è la traduzione letterale di quanto dichiarato da Josep Borrell. A proposito: non è giusto insultarlo continuamente definendolo un vecchio o un ex fascista. No, è molto peggio! Viene dal Partito socialista operaio spagnolo.

Fin tanto che al potere ci sarà Biden e la sua squadra, Washington non potrà rinunciare a Kiev: è un loro progetto, è una loro creatura, è la loro arma, contro la Federazione Russa. Non desisteranno.

Immancabile Cusano News 7.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia. Ho parlato spesso dell’amore smodato, spesso non giustificato e comunque non corrisposto, dei russi per l’Italia e gli italiani.

Nella seconda metà degli anni ‘70 già non ero un ragazzino, dunque i cartoni animati mi interessavano poco. Ce ne fu però uno in Unione Sovietica in cui, incidentalmente, avevo notato un certo riferimento all’Italia, e questo attrasse la mia attenzione. Vi narro una breve storia.

Il capitano Vrungel’, nome completo Cristoforo di (o fu) Bonifazio Vrungel’, è il protagonista della storia dello scrittore sovietico Andrej Nekrasov “Le avventure del capitano Vrungel’” e dei film basati su di esso. Appare come un marinaio esperto. E’ un analogo marino del barone Munchausen.

Il cognome Vrungel’, da un lato, ricorda il cognome Wrangel e, dall’altro, la parola “vrun”, “bugiardo”, si legge nella prima parte di questo cognome. Nekrasov ebbe a dire:

Dopo una breve ricerca, è nata una semplice associazione: il barone Munchausen (il cui rapporto letterario con l’eroe della storia futura era per me indiscutibile fin dall’inizio), il barone Wrangel (Ferdinand von Wrangel, che, nonostante il nome, era un ammiraglio ed esploratore naturalizzato russo del XIX secolo, a cui è stata intitolata una grande isola nell’Artico orientale) e, come derivato di questi due nomi, Capitano Vrungel’.

Inoltre, il lettore sovietico aveva un’associazione con uno dei leader del movimento bianco, Wrangel, che, come Munchausen, e come Ferdinand Petrovič Wrangel’, era anche un barone. Infine, il nome Cristoforo si riferisce al famoso navigatore Colombo.

Voi direte: che c’entra l’Italia? Coraggio, ci siamo quasi. Una delle canzoncine più popolari di quel cartone animato, “Bandito-Gangsterito”, aveva decisamente un non so che di italico, anche se non particolarmente lusinghiero, nonostante che le prime otto battute della melodia fossero prese in prestito dalla composizione “It’s impossible” dall’album In The Groove (1973) del gruppo jazz giapponese Jiro Inagaki and His Soul Media.

Trovate tutte le edizioni del notiziario (con il testo) in Blogspot.

Tutti i video (senza testo) si trovano in:

Rutube, Youtube e Flip News.

Ci trovate anche in Telegram (in italiano) e Телеграм (in russo).

Per donazioni (anonime) e sponsorizzazioni (pubbliche) in rubli:

4211 7045 8356 7049 (Banca Intesa Russia)
2202 2023 9503 8031 (Sberbank)

Per donazioni (anonime) e sponsorizzazioni (pubbliche) in euro:

Correspondent bank: INTESA SANPAOLO SPA, MILAN
Swift: BCITITMM
Beneficiary Bank: 100100004730 BANCA INTESA 101000 MOSCOW RUSSIAN FEDERATION
SWIFT: KMBBRUMM
Beneficiary’s account number: 40817978800004524011
Beneficiary’s name: Bernardini Mark

Nessun commento:

Posta un commento