Mark Bernardini

Mark Bernardini

lunedì 11 marzo 2024

068 Italiani di Russia

Sessantottesimo notiziario settimanale di lunedì 11 marzo 2024 degli italiani di Russia. Vi anticipo che la prossima settimana andremo in onda con qualche ora di ritardo, per avere il tempo di aggiornare le informazioni sulle elezioni presidenziali russe, che si svolgeranno tra il 15 e il 17 marzo. Buon ascolto e buona visione.

Speciale elezioni

Come funziona il sistema elettorale per gli italiani all’estero e i russi all’estero, più concretamente per gli italiani in Russia e per i russi in Italia? Si dice spesso che le elezioni in Russia sono una finzione, e tra l’altro sarebbe dovuto alla scarsa affluenza. A quanto ammonta concretamente? Alle ultime presidenziali, nel 2018, è stata del 68%. La più bassa fu nel 2012 col 65%, la più alta nel 2004 col 71%. Per le parlamentari, nel 2021 fu del 52%. La più bassa nel 2016 col 47%, la più alta nel 2007 col 64%. E in Italia? Alle ultime politiche, nel 2022, fu del 64%. La più alta nel 2006 con l’84%, e da allora continua incessantemente a calare. In altre parole, l’affluenza più bassa in assoluto è stata proprio quella delle ultime parlamentari nel 2022. E non parliamo delle amministrative: 52% in Sardegna pochi giorni fa. La Russia è un Paese presidenziale (come la Francia, o gli Stati Uniti), l’Italia parlamentare. Confrontando quindi le elezioni più importanti di entrambi i Paesi, abbiamo la Russia al 68% e l’Italia al 64%. Le elezioni italiane sono forse una finzione? Peggio che mai alle europee: alle ultime, nel 2019, al 51% (il 54% in Italia), la più bassa nel 2014 col 43% (59% in Italia). Le elezioni europee sono una finzione?

Veniamo agli italiani all’estero, partecipano anch’essi alle elezioni. Votano gli iscritti alla “Anagrafe degli italiani residenti all’estero”, più nota come AIRE. Fu istituita nel 1988, e gli iscritti sono cresciuti in continuazione: si è passati dai due milioni e tre del 2000 agli attuali sei milioni. In altre parole, quasi un decimo della popolazione italiana è residente all’estero. E dove si trovano? Nella sola Argentina sono quasi un milione, svariati milioni nei Paesi dell’Unione Europea.

In Russia siamo pochi, appena meno di cinquemila nella Federazione Russa, di questi più della metà a Mosca. Inutile qui riportare i risultati in Italia, sono già ben noti agli italiani. Pur trattandosi di un numero risibile, parliamo di una comunità che smuoveva capitali davvero impressionanti, nella bilancia commerciale dei nostri due Paesi. In secondo luogo, da quando esiste la legge sul voto per corrispondenza, possiamo votare per le politiche italiane, ma non per le europee. Si dice: se vivete fuori dall’UE, perché dovreste votare per il suo Parlamento? Ed io rispondo: se viviamo fuori dall’Italia, perché dovremmo poter votare per il Parlamento italiano? Perché, in entrambe le consultazioni, esse sono tra le poche cose per cui ci sentiamo ancora legati alla madrepatria.

L’affluenza è comunque desolante, il 42% nel 2013. In Russia non ci sono mai stati gli italiani con le valigie di cartone, non è mai stato un Paese di tradizionale emigrazione italiana, la stragrande maggioranza sono imprenditori.

Brogli. Si dice che il voto per corrispondenza sia particolarmente vulnerabile. Io ricordo, una quarantina di anni fa, lavoravo in un seggio elettorale a Roma. C’erano due sorelle, anche molto carine e curate, rappresentanti di lista del Movimento Sociale Italiano. Durante lo spoglio, le vedevo un po’ troppo interessate alle schede bianche. Fu così che scoprii che sotto alle unghie laccate avevano messo un pezzetto di grafite delle matite copiative che si usavano per votare, col quale mettevano una bella croce sul simbolo dell’MSI. Le feci portare via dai carabinieri. Racconto questo episodio per spiegare che non è una ragione sufficiente per invalidare tutte le elezioni sull’intero territorio italiano.

Come che sia, un modo per ovviare parzialmente al voto per corrispondenza sarebbe quello di istituire dei seggi presso i consolati italiani sparsi per il mondo. Mi si dice che sarebbe un lavoro enorme. In fondo, sono pagati anche per questo. E allora? I russi lo fanno da trent’anni, con seggi presso i consolati a Roma, Milano, Genova, Palermo. Certo, l’Italia è infinitamente più piccola della Russia. Però anche gli italiani in Russia non sono così tanti. Basterebbe istituire dei seggi elettorali nei due consolati plenipotenziari di Mosca e Pietroburgo e nei consolati onorari di Krasnodar, Lipeck, Ekaterinburg, Volgograd, Kaluga, Kaliningrad, Ufa e Samara, e lasciare il voto per corrispondenza per quelle poche decine di italiani che risiedano in luoghi davvero distanti.

C’è da considerare anche il progresso tecnico-scientifico. Da qualche anno, nelle maggiori città russe, possiamo, se vogliamo, votare per via elettronica, che è quel che personalmente farò. D’accordo, per ora non si può fare dall’estero, ma è palese che sia solo una questione di tempo. E in Italia, quando?

Per le elezioni presidenziali russe, ho sentito in Italia che non sarebbero democratiche perché si sa già quale sarà il risultato. Beh, ma se il popolo, che è sovrano, vota convintamente in maggioranza assoluta per un candidato, questo non sarebbe democratico? E’ meglio farsi governare da qualcuno che ha preso un quarto della metà degli aventi diritto, cioè un ottavo in termini assoluti, come in Italia? E’ più democratico?

Non ho la sfera di cristallo né la bacchetta da rabdomante, faccio l’analista, non l’indovino, però mastico un po’ di politica russa, italiana e internazionale. Dunque, i dati interessanti da analizzare alle elezioni russe saranno non solo quelli dell’affluenza, che sarà comunque superiore al 50% e a quella italiana, ma soprattutto quelli relativi agli altri candidati. Sì, perché un’altra menzogna che vi dicono in Italia è che ci sia un candidato unico, e cioè Putin. Invece ce ne sono altri tre: Charitonov (comunista), Sluckij (liberaldemocratico, della buonanima di Žirinovskij) e Davankov (del Partito “Gente Nuova”, centrodestra). E’ scontato che verrà eletto Putin, è nell’aria, nei discorsi della gente al mercato. Sono convinto che Davankov arriverà ultimo, mentre vedremo chi prenderà di più, se i comunisti o i nazionalisti liberaldemocratici, sono sempre stati sul filo di lana: dal 12 al 18% i comunisti, dal 6 al 9% i liberaldemocratici. Da questo dipenderà una maggiore o minore attenzione del Partito al potere per i temi sociali piuttosto che imprenditoriali.

Trovate tutte le edizioni del notiziario (con il testo) in Blogspot.

Tutti i video (senza testo) si trovano in:

Rutube, Youtube e www.flipnews.org.

Ci trovate anche in Telegram (in italiano) e Телеграм (in russo).

Per donazioni (anonime) e sponsorizzazioni (pubbliche) in rubli:

4211 7045 8356 7049 (Banca Intesa Russia)
2202 2023 9503 8031 (Sberbank)

Per donazioni (anonime) e sponsorizzazioni (pubbliche) in euro:

Correspondent bank: INTESA SANPAOLO SPA, MILAN
Swift: BCITITMM
Beneficiary Bank: 100100004730 BANCA INTESA 101000 MOSCOW RUSSIAN FEDERATION
SWIFT: KMBBRUMM
Beneficiary’s account number: 40817978800004524011
Beneficiary’s name: Bernardini Mark

lunedì 4 marzo 2024

067 Italiani di Russia

Sessantasettesimo notiziario settimanale di lunedì 4 marzo 2024 degli italiani di Russia. Vi anticipo che la prossima settimana vi parlerò anche del sistema elettorale per gli italiani all’estero e i russi all’estero, più concretamente per gli italiani in Russia e per i russi in Italia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Ci sono molti interventi sia di Marija Zacharova, che ho tradotto, sia dell’ambasciata russa a Roma, che hanno tradotto – e anche molto bene, altro che Google – risparmiandomi il tempo, per la qual cosa continuerò sempre a ringraziarli.

In merito alla dichiarazione congiunta dei leader del G7, ecco il commento della Zacharova

Il cosiddetto “Gruppo dei Sette”, che riunisce i Paesi ostili alla Federazione Russa, ha emesso un ennesimo comunicato parziale e politicizzato, e lo ha volutamente rilasciato in concomitanza con il secondo anniversario dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale.

Le disposizioni contenute in questo documento sono intrise di russofobia e traboccanti di calunnie.

Nel complesso, la dichiarazione costituisce l’ennesimo, tipico esempio di una politica occidentale fatta di attacchi alla Russia e conferma l’incontrovertibile realtà della degenerazione del G7, trasformatosi in un ulteriore strumento con il quale l’attuale amministrazione USA esercita le sue aspirazioni egemoniche. Respingiamo con fermezza tutte le rivendicazioni nei confronti della Russia contenute nel documento, che sono illegittime e totalmente infondate. Non avrebbe senso replicare a ciascuno dei passaggi del documento. Ci soffermeremo soltanto sui punti salienti.

1. I Paesi del G7, ancora una volta, non esitano ad accusare la Russia di aver condotto “un’aggressione in piena regola, illegittima, ingiustificata e immotivata” ai danni dell’Ucraina e, quindi, di aver commesso una “palese violazione” della Carta delle Nazioni Unite.

La Russia non ha violato alcuna norma internazionale e, al contrario, agisce proprio in virtù del diritto all’autodifesa individuale e collettiva, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite.

2. Suscita sconcerto il passaggio finale della dichiarazione congiunta, riguardante il fatto che a Kiev “potranno contare sull’appoggio del G7 per tutto il tempo che sarà necessario”.

Raccomandiamo ai pupilli dell’Occidente a Kiev di non abbassare la guardia, perché non c’è la promessa che il sostegno verrà loro offerto.

3. Il G7 minaccia nuove sanzioni nei confronti della Russia.

La guerra economica dell’Occidente va avanti, come minimo, già dal 2014, quando la Crimea fece ritorno alla Madre Patria. Però stavolta, minacciano di danneggiare non più soltanto la Russia, ma anche i suoi partner, ossia Stati sovrani che con la Russia svolgono normali, legittime attività di commercio estero. Sotto gli occhi del mondo intero sono stati “gettati via come spazzatura” i principi dell’economia di mercato che un tempo venivano proclamati a gran voce dai filooccidentali, tra i quali anche il principio della presunzione d’innocenza degli operatori economici.

4. E’ inaccettabile la pretesa di “fare assoluta chiarezza sulle circostanze legate alla morte di Aleksej Naval’nyj”.

La riteniamo un goffo tentativo di interferire negli affari interni della Russia.

5. E’ sufficiente dare un rapido sguardo al testo della dichiarazione congiunta per comprendere quanto duraturo e profondo sia il sentimento antirusso all’interno del G7.

Grazie soprattutto agli sforzi degli anglosassoni, il G7 è stato trasformato in una sorta di comando operativo per la battaglia dell’Occidente contro la Russia, ma anche contro altri Paesi indipendenti che stanno lavorando per instaurare l’uno con l’altro legittimi legami. In più, Washington e Londra, di fatto, stanno usando i rappresentanti di Berlino, Tokyo, Parigi e Roma in qualità di “utili idioti” che garantiscano l’appoggio alla loro linea politica antirussa.

E’ giunta ormai l’ora che le forze ancora dotate di buon senso in Europa continentale e in Giappone, ammesso che ne siano rimaste, escano dal loro letargo e capiscano verso che cosa li stanno trascinando i governanti attuali, che hanno prestato giuramento di fedeltà agli anglosassoni. E’ giunto il momento di ridefinire gli scopi della partecipazione al “Gruppo dei Sette”, le cui azioni non fanno altro che minare in maniera palese gli interessi strategici dell’Europa continentale e del Giappone.

I gruppi quali il G7 ormai hanno definitivamente fatto il loro tempo.

Con una tenacia che meriterebbe migliore impiego, le autorità ucraine hanno intrapreso un’ucrainizzazione dell’Italia. Si rilevano già i primi risultati: si considera la proposta di Zelenskij di preparare una lista dei cosiddetti “pro-Putin” per poi cacciarli dall’Italia; il Parlamento italiano ha spalancato ospitale le sue porte ai criminali ucraini, e intanto l’Ambasciata ucraina organizza proiezioni di film propagandistici.

Due settimane fa, il Senato della Repubblica ha ospitato e celebrato la famigerata Julija Paevskaja (nome in codice “Tajra”), nell’ambito di un evento a carattere propagandistico dal titolo ipocrita: “La guerra non ha un volto di donna”. E’ difficile, del resto, che il volto di “Tajra” possa essere considerato di donna, se si pensa che ha prestato servizio nelle file del battaglione nazionalista “Azov” e si ritirava dallo stabilimento Azovstal’ a Mariupol’, nel 2022, facendosi “scudo” coi bambini, ai cui genitori aveva sparato a sangue freddo con un fucile da cecchino. Semmai, il volto di “Tajra” è piuttosto quello della morte.

Il 27 febbraio, presso la Camera dei Deputati, l’Ambasciata ucraina a Roma ha organizzato la proiezione del film “Venti giorni a Mariupol’”, con la partecipazione della stessa “Tajra”.

Ovviamente, ci si rende ben conto che qualsiasi richiesta da parte russa di organizzare la proiezione di film russi non sarebbe stata accolta da parte dei parlamentari italiani, letteralmente infatuati di Zelenskij, Podoljak, Danilov, Syrskij e degli altri rappresentanti nazifascisti di Kiev.

Pertanto, per ripristinare almeno un po’ di sano pluralismo, chiunque lo desideri potrà vedere online il film “Azov del cervello” (sottotitolato in italiano), in cui i testimoni raccontano in prima persona cos’abbiano fatto a Mariupol’, dal 2014, i soldati di “Azov”, inclusa la stessa “Tajra”.

Come sempre, per le numerose sanzioni inflittemi dalla democratica YouTube yankee, non posso fornirvi il link qui nel notiziario, ma è sufficiente andare sul mio blog in Blogspot.

Il link per guardare il film è qui.

Ho tradotto per Visione TV l’intervento di Putin al Parlamento russo in seduta congiunta per la parte che riguardava la politica estera. Eccovi alcuni estratti.

La Russia difende la sua sovranità e la sua sicurezza, proteggendo le vite dei nostri compatrioti nel Donbass e nella Novorossia.

Il cosiddetto Occidente, con le sue abitudini coloniali e l’abitudine di fomentare conflitti nazionali in tutto il mondo, non sta solo cercando di frenare il nostro sviluppo – al posto della Russia, gli serve uno spazio dipendente, in declino e morente dove poter fare quello che vuole.

Non abbiamo iniziato noi la guerra nel Donbass, ma, come ho detto più volte, faremo tutto il possibile per finirla, per sradicare il nazismo, per adempiere a tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale e proteggere la sovranità e la sicurezza dei nostri cittadini.

Di recente sono state lanciate sempre più spesso accuse infondate all’indirizzo della Russia che, per esempio, avrebbe intenzione di dispiegare armi nucleari nello spazio. Queste insinuazioni – e non sono altro che insinuazioni – sono soltanto uno stratagemma per trascinarci in negoziati alle loro condizioni, favorevoli solo agli Stati Uniti. Allo stesso tempo, bloccano la nostra proposta che giace sulla loro scrivania da più di 15 anni. Mi riferisco alla bozza di trattato sulla prevenzione del dispiegamento di armi nello spazio, che abbiamo elaborato nel 2008.

L’Occidente ha provocato conflitti in Ucraina, in Medio Oriente e in altre regioni del mondo e continua a mentire. Ora, senza alcun imbarazzo, sostiene che la Russia avrebbe intenzione di attaccare l’Europa. Si tratta semplicemente – lo capiamo – di farneticazioni. Al contempo, loro stessi stanno scegliendo gli obiettivi da attaccare sul nostro territorio, selezionando i mezzi di distruzione, secondo loro più efficaci. Si è parlato della possibilità di inviare contingenti militari della NATO in Ucraina.

La russofobia, come altre ideologie di razzismo, superiorità nazionale ed esclusivismo, acceca e priva della ragione. Le azioni degli Stati Uniti e dei loro satelliti hanno di fatto portato allo smantellamento del sistema di sicurezza europeo. Questo crea rischi per tutti.

E’ seriamente necessario rafforzare le truppe nella direzione strategica occidentale per neutralizzare le minacce poste dalla prossima espansione verso est della NATO e dall’ingresso nell’alleanza di Svezia e Finlandia.

E’ ovvio che è necessario lavorare per formare nel prossimo futuro una nuova cornice di sicurezza equa e indivisibile in Eurasia. Siamo pronti a un dialogo concreto su questo tema con tutti i Paesi e le associazioni interessate. Allo stesso tempo, vorrei sottolineare ancora una volta – credo che questo sia importante per tutti oggi – che nessun ordine mondiale duraturo è possibile senza una Russia sovrana e forte.

Noi aspiriamo a unire gli sforzi della maggioranza mondiale per rispondere alle sfide globali, tra cui la rapida trasformazione dell’economia mondiale, del commercio, della finanza e dei mercati tecnologici, nel momento in cui molti ex monopoli e gli stereotipi ad essi associati stanno crollando.

Cooperiamo con i nostri partner sulla base dei principi di uguaglianza dei diritti e di rispetto degli interessi reciproci, ed è per questo che nuovi e nuovi Stati si stanno unendo attivamente ai lavori della Comunità economica eurasiatica, della Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, dei BRICS e di altre associazioni con la partecipazione della Russia.

Per quanto riguarda le dichiarazioni di Emmanuel Macron sulla possibilità di inviare truppe NATO in Ucraina.

Appena un mese fa il Ministro degli Esteri francese aveva smentito il coinvolgimento di Parigi nel reclutamento di mercenari per il regime di Kiev, e aveva definito le prove dirette una “rozza propaganda russa”.

C’è la forte sensazione che il presidente francese, in linea di principio, non sia a conoscenza né di ciò che dicono i suoi subordinati né di ciò che dice lui stesso.

Ma ricordiamo la storia della Francia. Ha avuto diversi periodi.

Nell’aprile 1945, Berlino fu difesa dalla divisione francese delle SS Charlemagne (Carlo Magno) e da una serie di altre. Difesero anche lo stesso “Führerbunker”, il bunker di Hitler. Furono tra gli ultimi a ricevere l’Ordine nazista della Croce di Cavaliere nel Terzo Reich. Gli uomini delle SS francesi di Charlemagne divennero gli ultimi difensori del Reichstag e della Cancelleria del Reich.

La sensazione è che Macron abbia deciso di organizzare la divisione Charlemagne deux per difendere il bunker di Zelenskij.

Il 24 febbraio sono arrivati a Kiev gli ennesimi visitatori occidentali. Questa volta vi hanno fatto visita i primi ministri di Belgio, Italia e Canada, accompagnati dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen.

Ottawa e Kiev hanno firmato un accordo di cooperazione nel campo della sicurezza. Come parte del documento, a Kiev è stata promessa assistenza finanziaria e militare per oltre 2 miliardi di dollari, altri 125 milioni di dollari andranno allo sminamento, all’intelligence e alla medicina.

Pensateci un momento. Per le medicine e lo sminamento vengono stanziati 20 volte meno soldi. 125 milioni di dollari non possono curare o superare le conseguenze del prolungamento deliberato del conflitto. Ma presumibilmente dimostrano il loro impegno verso determinati ideali umanistici.

L’Italia ha siglato un accordo di cooperazione in materia di sicurezza con l’Ucraina. Kiev ha firmato un documento simile con Copenaghen.

La firma di questi “accordi” è il passo successivo nella guerra ibrida tra Occidente e Russia, confermando l’attenzione allo scontro a lungo termine con la Russia.

E’ questa la scelta dei cittadini dell’Europa occidentale? No. Questa scelta è stata fatta da Washington, che ha collocato in questi Paesi e nelle rispettive strutture di blocco persone che giuravano fedeltà alla Casa Bianca, piuttosto che persone che credevano di sceglierla attraverso le istituzioni democratiche dei propri Paesi.

Anche l’ex primo ministro britannico Boris Johnson ha visitato la capitale ucraina il 24 febbraio per verificare personalmente come la cricca di Zelenskij stia eseguendo l’ordine di rifiutare i negoziati di pace con la Russia e come vengano condotte le operazioni militari “fino all’ultimo ucraino”. I vassalli di Kiev di Boris Johnson non lo hanno deluso. Nessuno in Ucraina pensa a negoziati con Mosca.

Il regime di Zelenskij pensa ancora in termini di guerra e sogna una “sconfitta militare” della Russia. Tutte le iniziative di pseudo-mantenimento della pace sono progettate per nascondere questi piani aggressivi di Zelenskij e mirano a creare un’ampia coalizione anti-russa, nella quale cercano ingannevolmente di attirare, prima di tutto, gli stati del Sud e dell’Oriente del mondo.

I Paesi dell’”Occidente collettivo”, e in primis gli Stati Uniti, stanno ricorrendo attivamente a strumenti finanziari, commerciali, di investimento e tecnologici per raggiungere i propri obiettivi di politica estera.

Contro la Russia viene utilizzata un’ampia gamma di misure di concorrenza non di mercato e, in parole povere, una guerra commerciale. Questa è anche una pressione aperta sulle imprese straniere presenti in Russia, sui suoi partner internazionali.

Sono state adottate più di 18mila misure restrittive anti-russe.

Tali azioni da parte degli occidentali vanno contro gli interessi economici della maggior parte della comunità mondiale e sono gravate da crescenti problemi strutturali nell’economia globale.

Allo stesso tempo, è significativo che la Russia, nonostante tutto, stia affrontando con sicurezza la massiccia pressione dell’”Occidente collettivo”.

Le misure restrittive senza precedenti da parte dell’Occidente hanno accelerato il trasferimento da parte di molti Paesi dei loro pagamenti internazionali nelle valute nazionali. Tali misure non hanno fatto altro che stimolare il processo di de-dollarizzazione dell’economia mondiale e la formazione di meccanismi di pagamento e regolamento indipendenti dall’Occidente.

La crisi globale di fiducia provocata dagli occidentali sta spingendo il processo di ripensamento sistemico e di riformattazione delle relazioni economiche mondiali. All’ordine del giorno c’è la formazione di nuovi meccanismi di cooperazione per sostituire quegli strumenti che l’Occidente ha tradizionalmente utilizzato per mantenere e rafforzare il proprio dominio a scapito dei Paesi in via di sviluppo.

In molti Paesi europei economicamente sviluppati si registra una tendenza alla deindustrializzazione e all’aumento della disoccupazione. L’esempio più evidente è l’economia tedesca, che, pur mantenendo l’attuale politica di sanzioni anti-russe, sta perdendo irreversibilmente la sua posizione di “locomotiva” dell’economia europea.

Un esempio lampante dell’impatto negativo delle restrizioni anti-russe è lo squilibrio del mercato alimentare globale.

Le sanzioni e le restrizioni occidentali sull’esportazione di cibo, fertilizzanti e carburante dalla Russia hanno portato all’aumento dei prezzi dell’elettricità, del cibo e di altri beni essenziali in tutto il mondo.

Nel marzo di quest’anno saranno trascorsi sei anni dal clamoroso incidente di Salisbury, quando la parte britannica presentò l’avvelenamento deliberato dell’ex ufficiale del GRU Sergej Skripal’ e di sua figlia Julija.

Londra ha utilizzato questo incidente per lanciare una campagna politica e propagandistica anti-russa su larga scala con l’obiettivo dell’isolamento internazionale della Russia.

Per tutto questo tempo, le autorità britanniche hanno costantemente evitato un dialogo sostanziale con i russi per chiarire tutte le circostanze di quanto accaduto, compreso fornire campioni delle sostanze con cui Skripal’ e sua figlia sarebbero stati avvelenati.

Dopo la provocazione di Salisbury, l’ambasciata russa a Londra ha inviato più di 60 note al Ministero degli Esteri britannico. Formulano molte domande riguardo al “caso Skripal’”. Nessuno ha dato risposte alla maggior parte di loro.

Il contesto politico di questo incidente è evidenziato dal fatto che gli inglesi, senza attendere i risultati delle indagini, si sono recati frettolosamente nelle capitali di tutti gli Stati membri dell’UE e altre persone che la pensavano allo stesso modo e, senza presentare i fatti, hanno convinto che avrebbero dovuto espellere i diplomatici russi, promettendo di presentare in seguito fatti inconfutabili.

I giornalisti avevano tra le mani proprio i “dati” con cui Londra ha cercato di convincere i suoi alleati della colpevolezza della Russia. Si è rivelata una presentazione ad un livello di scolaretti di quinta elementare. Cinque pagine con frecce su pezzi di carta, che dicevano che la Russia lo ha fatto, perché la Russia lo ha fatto prima e, di conseguenza, la Russia può sempre farlo.

Pur rimanendo profondamente preoccupata per la sorte degli Skripal’, la parte russa si rivolge regolarmente alle autorità britanniche con la richiesta urgente di fornire tempestivamente informazioni pertinenti e garantire l’accesso consolare a questi cittadini russi.

Le azioni di Londra confermano ancora una volta la natura ordinata di quanto accaduto, il cui scopo era quello di danneggiare la reputazione internazionale della Russia e i legami bilaterali.

La guerra ibrida contro il popolo russo, scatenata dall’Occidente, è in pieno svolgimento.

Da una conversazione del 19 febbraio 2024 tra l’esercito tedesco, il capo del dipartimento delle operazioni e delle esercitazioni del comando dell’aeronautica militare della Bundeswehr Graefe, l’ispettore dell’aeronautica militare della Bundeswehr Gerhartz e i dipendenti del centro delle operazioni aeree del comando spaziale della Bundeswehr Fenske e Frostedt. Il frammento è dedicato all’attacco pianificato al ponte di Crimea:

Frostedte: Se guardiamo al ponte, penso che un Taurus non sia sufficiente e dobbiamo avere un’idea di come può funzionare, e per questo abbiamo bisogno dei dati dai satelliti. Non so se saremo in grado di preparare gli ucraini a un obiettivo del genere in breve tempo, parliamo di un mese. Come sarebbe un attacco del Taurus sul ponte? Da un punto di vista operativo, non posso stimare quanto velocemente gli ucraini saranno in grado di imparare a pianificare tali azioni e quanto velocemente avverrà l’integrazione. Ma visto che si tratta di un ponte e di basi militari, capisco che vogliano ottenerli il prima possibile.

Fenske: Vorrei dire ancora una cosa sulla distruzione del ponte. Abbiamo studiato approfonditamente questo problema e, sfortunatamente, siamo giunti alla conclusione che il ponte, per le sue dimensioni, è simile a una pista di decollo. Pertanto, potrebbero essere necessari ben più di 10 o anche 20 missili.

Gerhartz: C’è un’opinione secondo cui il Taurus avrà successo se utilizzerà il caccia francese Dassault Rafale.

Fenske: Tutto quello che possono fare è fare un buco e danneggiare il ponte.

E prima di fare affermazioni importanti, dobbiamo noi stessi…

Frostedte: Non sto promuovendo l’idea del ponte, voglio pragmaticamente capire cosa vogliono. E cosa dovremmo insegnare loro, quindi risulta che quando pianifichiamo queste operazioni dovremo indicare i punti principali sulle immagini. Avranno degli obiettivi, ma qui va tenuto presente che quando si lavora su piccoli obiettivi è necessario pianificare con maggiore attenzione e non analizzare le immagini sul computer. In caso di obiettivi confermati tutto è più semplice e la pianificazione richiederà meno tempo.

Gerhartz: Sappiamo tutti che vogliono distruggere il ponte, cosa significa in definitiva, come lo proteggono – non solo perché ha un importante significato militare-strategico, ma anche politico. Anche se ora hanno un corridoio terrestre. Ci sono alcune preoccupazioni se manteniamo una comunicazione diretta con le forze armate ucraine. Pertanto, sorge la domanda: possiamo usare un simile trucco e affidare i nostri dipendenti a MBDA, il consorzio europeo costruttore di missili e tecnologie per la difesa? Pertanto, la comunicazione diretta con l’Ucraina avverrà solo tramite MBDA, il che è molto meglio che se esistesse tale collegamento con la nostra Aeronautica Militare.

Graefe: Gerhartz, non importa. Dobbiamo assicurarci che fin dall’inizio non esista un linguaggio che ci renda parte del conflitto. Certo, sto un po’ esagerando, ma se ora diciamo al ministro che programmeremo riunioni e viaggeremo in macchina dalla Polonia in modo che nessuno se ne accorga, questa è già partecipazione, non lo faremo. Se parliamo di un produttore, prima di tutto dovremmo chiedere a MBDA se può farlo. Non importa se i nostri poi lo fanno a Büchel o a Schrobenhausen: è pur sempre partecipazione. E penso che questo non dovrebbe essere fatto. Fin dall’inizio abbiamo identificato questo come un elemento centrale della linea rossa, quindi saremo coinvolti nella formazione. Diciamo che prepareremo una road map. E’ necessario dividere il processo di apprendimento in parti. Il lungo viaggio durerà quattro mesi, li alleneremo a fondo, compreso il lavoro sull’opzione ponte. In breve: sarà progettato per due settimane in modo da poter utilizzare i missili il prima possibile. Se sono già addestrati, chiederemo se gli inglesi sono pronti ad affrontarli in questa fase. Credo che tali azioni saranno corrette: immagina se la stampa scoprisse che la nostra gente è a Schrobenhausen o che stiamo guidando auto da qualche parte in Polonia! Considero questa opzione inaccettabile.

Si prega di notare che i successivi commenti delle agenzie governative tedesche riguardanti la scandalosa registrazione audio non provengono dai loro rappresentanti ufficiali o da dichiarazioni scritte di dipartimenti pubblicate sulle loro risorse Internet verificate, ma attraverso i media con collegamenti a fonti anonime o sono di natura mostruosamente multidirezionale.

Quindi Olaf Scholz promette di esaminare la questione, e il vicepresidente del comitato di controllo dell’intelligence del Bundestag Roderich Kiesewetter non vede nulla di sbagliato nel fallimento del controspionaggio tedesco e dell’esercito.

E ora il Ministero della Difesa tedesco, attraverso la fuga di notizie alle agenzie DPA e Tagesshau, ha dichiarato che la conversazione dell’esercito tedesco sui piani di attacco al ponte di Crimea è stato intercettato. E ancora una volta tutto è anonimo, e quindi irresponsabile.

Bello? Affatto. Cosa significa tutto ciò?

1. Mancanza di un governo unificato in Germania. Le élite, le autorità e le persone non hanno né responsabilità reciproca né feedback. Questa è la prova diretta dell’assenza di democrazia.

2. L’unica ragione dell’esistenza dei media in Germania è mantenere l’illusione della democrazia popolare. Tutte le informazioni sono distorte, la loro presentazione è diretta e le autorità vengono deresponsabilizzate.

3. Esiste una forza invisibile (e sconosciuta) per l’elettore tedesco, estranea al sistema elettorale, all’interno dell’apparato statale della Repubblica Federale Tedesca, che ora governa la Germania. I tedeschi scrivono di Schattenstaat, lo “Stato ombra”. Ma tutto il materiale su questo argomento è pessimizzato, cancellato e censurato e gli autori sono etichettati come teorici della cospirazione.

Penso che ora i tedeschi abbiano un’opportunità unica per salvarsi: tirare questo filo e convincere le autorità ufficiali ad avere un dialogo diretto su ciò che sta accadendo in Germania, che tipo di conversazione è questa, verso dove e chi guida il Paese.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

Le finestre moscovite restano accese tutta notte ed hanno da sempre un fascino particolare, al punto da essere decantate da almeno un secolo. Qui vengono descritte oggi in una canzone del 1960, dall’Armenia a Omsk, Lugansk, Kaluga, Kurgan, Krasnodar, Rostov sul Don, Tambov, Caterimburgo, Kostroma, Volgograd, Dimitrovgrad, Pskov, Belgorod, Rostov, Čeljabinsk, Tver’, Sebastopoli, Novgorod Inferiore, Vladimir, Sachalin e, ovviamente, Mosca stessa.

Trovate tutte le edizioni del notiziario (con il testo) in Blogspot.

Tutti i video (senza testo) si trovano in:

Rutube, Youtube e www.flipnews.org.

Ci trovate anche in Telegram (in italiano) e Телеграм (in russo).

Per donazioni (anonime) e sponsorizzazioni (pubbliche) in rubli:

4211 7045 8356 7049 (Banca Intesa Russia)
2202 2023 9503 8031 (Sberbank)

Per donazioni (anonime) e sponsorizzazioni (pubbliche) in euro:

Correspondent bank: INTESA SANPAOLO SPA, MILAN
Swift: BCITITMM
Beneficiary Bank: 100100004730 BANCA INTESA 101000 MOSCOW RUSSIAN FEDERATION
SWIFT: KMBBRUMM
Beneficiary’s account number: 40817978800004524011
Beneficiary’s name: Bernardini Mark

sabato 2 marzo 2024

20240302 Giornale Radio L'Attimo Fuggente

Ho avuto l'opportunità di intercettare alcuni commenti degli ascoltatori (gli errori ortografici non sono miei)...

Anche Bernardini fa GIGANTESCA PROPAGANDA......FUORI DI TESTA...

Ciao, per quel giorno magari c'erano magari 7 gradi, ma nei giorni precedenti? Giuseppe da Catania

Voglio dire che la distruzione fisica e morale di un uomo, passa chiaramente da un lungo periodo di una terribile carcerazione . Giuseppe da Catania

Al Putignano si ferro chiedo semplicemente: se fosse stato ucciso lo direbbero? Po' erche non hanno permesso una autopsia indipendente? proprio un lavaggio del cervello profondo

Cari Telese e Bardi, io mi chiedo: il compito dei giornalisti non dovrebbe essere di informare e ricercare la verità. Trovo insopportabile che continuate a sbeffeggiare il vostro ospite Mark Bernardini, invece di avere un approccio critica. Non potete vantarvi con il vostro slogan della radio (libera di informare) e poi tenere atteggiamenti contrari.

W BERNARDINI! UNICA VOCE CHE CONOSCE LA REALTÀ JN RUSSIA! chi è Navalny? Esistono le trombosi anche in Italia

E perché è tornato? Perché non lasciate parlare Mark B

Buongiorno, ma non dire che era politicamente al soldo degli americani non è bello comunque. Antonio

I Russi sono quel paese antidemocratico che ha mandato i propri medici a Bergamo per aiutare la Città contro il Covid. Ora mandiamo i soldi in Ucraina per finanziare la guerra mentre la sanità sempre senza soldi. Angelo di Bergamo

Ragazzi continuate così. Spalleggiatevi a vicenda i giornali di cui vii parlate tutti i giorni hanno cambiato idea e versioni non solo sul covid ma anche sulla guerra in ucraina voi e noi in occidente in maniera diversa dal regime autoritario e antidemocratico della Russia di cui vi vantate di parlare siete i primi non liberi e asserviti vostro malgrado al sistema che vi circonda un Europa di politici non all altezza che ogni giorno per una scelta apparentemente casuale ma studiata dal sistema non fanno altro che fomentare le guerre che nel mondo ci stanno attanagliando sempre di più

Mi spiace se ho toccato la vostra sensibilità, e la battuta su Borgonovo conferma la mia impressione, che al centro del vostro compito non c'è " il compito di informare"
Antonio Di Pino,
Opera - Mi.

Morale della puntata: a Bernardin non far sapere quanto è buono il polonio con le pere. Roberto da Berna

Ugo Poletti da Odessa, col cazzo che lo interrompete e lo sbertucciate, vero?

Povera patria, caro Battiato, hanno zittito anche te. Siete solo capaci di offendere e demonizzare l'avversario  senza approfondire i problemi. Disumanizzare la Russia e la Palestina per portare avanti interessi economici. Perché non invitare STORICI E ANTROPOLOGI e non cadere nella propaganda? E invece di accusare gli altri, studiare la storia e non credere alle VELINE che sommergono le redazioni di giornalisti psy ops. Mi auguro che tra di voi vi siano persone oneste. È evidente il trattamento diverso verso il pur bravo Poletti

La puntata completa: Giornale Radio, L'Attimo Fuggente

giovedì 29 febbraio 2024

20240229 Putin al Parlamento russo

Discorso del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, all’Assemblea Federale (al Parlamento), estratto sulle questioni internazionali

Mosca, 29 febbraio 2024

[…]

Il cosiddetto Occidente, con le sue abitudini coloniali, la sua abitudine ad incitare a conflitti nazionali in tutto il mondo, cerca non solo di frenare il nostro sviluppo: invece della Russia, ha bisogno di uno spazio dipendente, in declino e morente dove può fare quello che vuole. In sostanza, vorrebbero fare alla Russia la stessa cosa che hanno fatto in molte altre regioni del mondo, compresa l’Ucraina: portare la discordia in casa nostra, indebolirla dall’interno. Ma hanno sbagliato i calcoli, questo è già oggi assolutamente ovvio: si sono trovati di fronte alla ferma posizione e alla determinazione del nostro popolo multietnico.

I nostri soldati e ufficiali – cristiani e musulmani, buddisti e seguaci dell’ebraismo, rappresentanti di diversi gruppi etnici, culture, regioni – hanno infatti dimostrato meglio di mille parole che la coesione e l’unità secolari del popolo russo sono una forza colossale che conquista tutto. Tutti insieme, spalla a spalla, combattono per un’unica Patria comune.

Tutti noi, cittadini russi, difenderemo insieme la nostra libertà, il diritto a una vita pacifica e dignitosa, determineremo noi stessi e solo noi stessi il nostro percorso, proteggeremo il legame tra le generazioni, e quindi la continuità dello sviluppo storico, risolveremo i problemi che deve affrontare il Paese, in base alla nostra visione del mondo, alle nostre tradizioni, alle credenze che trasmetteremo ai nostri figli.

La difesa e il rafforzamento della sovranità avvengono oggi in tutte le direzioni e soprattutto, ovviamente, al fronte, dove i nostri soldati combattono con fermezza e altruismo.

[…]

Le capacità di combattimento delle Forze Armate sono aumentate di molte volte. Le nostre unità mantengono fermamente l’iniziativa, avanzano con sicurezza in una serie di aree operative e liberano sempre più territori.

Non siamo stati noi a iniziare la guerra nel Donbass, ma, come ho detto più di una volta, faremo di tutto per porvi fine, sradicare il nazismo, raggiungere tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale, proteggere la sovranità e la sicurezza dei nostri cittadini.

Le forze nucleari strategiche sono in stato di piena prontezza per l’uso garantito.

[…]

La Russia è pronta al dialogo con gli Stati Uniti d’America su questioni di stabilità strategica. Ma ecco ciò che vorrei sottolineare, affinché tutti mi capiscano correttamente: in questo caso abbiamo a che fare con uno Stato i cui ambienti dirigenti stanno intraprendendo azioni apertamente ostili contro di noi. E allora? Discuteranno seriamente con noi questioni di stabilità strategica, cercando allo stesso tempo di infliggere, come dicono loro stessi, una sconfitta strategica alla Russia sul campo di battaglia?

Si può fornire un chiaro esempio di tale ipocrisia. Recentemente si sono sentite sempre più accuse infondate, ad esempio, contro la Russia, secondo cui collocheremo armi nucleari nello spazio. Tali falsità – e queste non sono altro che falsità – sono solo uno stratagemma per trascinarci in negoziati alle loro condizioni, che sono vantaggiosi esclusivamente per gli Stati Uniti.

Allo stesso tempo bloccano la nostra proposta, che è sul loro tavolo da più di 15 anni. Mi riferisco al progetto di trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio, che abbiamo preparato nel 2008. Non c’è reazione. Di cosa stiano parlando non è affatto chiaro.

Pertanto, abbiamo tutte le ragioni per credere che le parole delle attuali autorità americane sul loro presunto interesse a negoziare con noi su questioni di stabilità strategica siano demagogia. Alla vigilia delle elezioni presidenziali americane, vogliono solo dimostrare ai loro cittadini, e a tutti gli altri, che sono ancora loro a governare il mondo. Dicono che su quelle questioni su cui è vantaggioso per l’America negoziare, converseremo con i russi, e dove non è vantaggioso per loro, non c’è nulla da discutere, come loro stessi dicono, “business as usual”, lì cercheranno di sconfiggerci.

Ma certamente non funzionerà. La nostra posizione è chiara: se vogliamo discutere importanti questioni di sicurezza e stabilità che sono importanti per l’intero pianeta, allora è necessario farlo solo in un unico complesso, naturalmente, includendo tutti quegli aspetti che riguardano i nostri interessi nazionali e influenzano direttamente la sicurezza del nostro Paese, la sicurezza della Russia.

Comprendiamo anche che l’Occidente sta cercando di trascinarci in una corsa agli armamenti, esaurendoci, ripetendo il trucco che riuscì negli anni ‘80 con l’Unione Sovietica. Permettetemi di ricordarvi che nel periodo 1981-1988 le spese militari dell’URSS ammontavano al 13% del prodotto nazionale lordo.

[…]

L’Occidente ha provocato conflitti in Ucraina, Medio Oriente e in altre regioni del mondo e continua a mentire. Ora, senza alcun imbarazzo, dichiarano che la Russia avrebbe intenzione di attaccare l’Europa. E’ solo che, lo capiamo tutti, stanno dicendo assurdità. E allo stesso tempo, loro stessi scelgono gli obiettivi per colpire il nostro territorio, scegliendo i mezzi di distruzione più efficaci, come pensano. Si è cominciato a parlare della possibilità di inviare contingenti militari della NATO in Ucraina.

Ma ricordiamo il destino di coloro che un tempo inviavano i loro contingenti nel territorio del nostro Paese. Ora però le conseguenze per i possibili interventisti sarebbero molto più tragiche. Alla fine devono capire che abbiamo anche armi – anzi, lo sanno – che possono colpire obiettivi sul loro territorio.

E tutto ciò che stanno inventando ora, come spaventano il mondo intero, che tutto ciò minaccia davvero un conflitto con l’uso di armi nucleari e quindi la distruzione della civiltà – non lo capiscono o cosa? Sono persone che non hanno attraversato prove difficili: hanno già dimenticato cos’è la guerra. Anche noi, la nostra generazione attuale, abbiamo attraversato prove così difficili durante la lotta al terrorismo internazionale nel Caucaso, e ora, nel contesto del conflitto in Ucraina, sta accadendo la stessa cosa. E pensano che per loro questi siano tutti cartoni animati.

Che dire, infatti, la russofobia, come altre ideologie di razzismo, superiorità nazionale ed esclusivismo, acceca e priva della ragione. Le azioni degli Stati Uniti e dei loro satelliti hanno effettivamente portato allo smantellamento del sistema di sicurezza europeo. Ciò crea rischi per tutti.

E’ ovvio che è necessario lavorare per formare un nuovo contorno di sicurezza uguale e indivisibile in Eurasia nel prossimo futuro. Siamo pronti per un dialogo sostanziale su questo argomento con tutti i Paesi e le associazioni interessate. Allo stesso tempo, voglio sottolinearlo ancora una volta (penso che questo sia importante per tutti oggi): senza una Russia sovrana e forte, nessun ordine mondiale duraturo è possibile.

Ci sforziamo di unire gli sforzi della maggioranza mondiale per rispondere alle sfide globali, inclusa la rapida trasformazione dell’economia mondiale, del commercio, della finanza e dei mercati tecnologici, mentre molti ex monopoli e gli stereotipi ad essi associati stanno crollando.

Pertanto, già nel 2028, i Paesi BRICS, tenendo conto degli Stati recentemente diventati membri di questa associazione, rappresenteranno circa il 37% del PIL globale, mentre la cifra del G7 scenderà al di sotto del 28%. Queste cifre sono molto convincenti perché 10-15 anni fa la situazione era completamente diversa. Queste sono le tendenze. Le tendenze globali, e non c’è scampo, sono di natura oggettiva.

Guardate, la quota del PIL mondiale a parità di potere d’acquisto del G7 nel 1992 era del 45,7%, e i BRICS, anche senza tener conto dell’espansione (nel 1992 questa organizzazione non esisteva, ma i pAesi BRICS) era solo del 16,5, e nel 2022, il G7 aveva già solo il 30,3% e i BRICS il 31,5%. Entro il 2028 la situazione cambierà ancora di più a favore dei BRICS: sarà del 36,6%, per il G7 la previsione per il 2028 è del 27,8. Non c’è scampo, questa è una realtà oggettiva, sarà così qualunque cosa accada, anche in Ucraina.

Noi, insieme agli Stati amici, continueremo a creare corridoi logistici efficienti e sicuri e a costruire una nuova architettura finanziaria globale, libera da interferenze politiche, su una base tecnologica avanzata. Inoltre, lo stesso Occidente sta screditando le proprie valute e il proprio sistema bancario: stanno tagliando il ramo su cui sono seduti da decenni.

Fonte, intervento originale completo in russo: Cremlino

lunedì 26 febbraio 2024

066 Italiani di Russia

Sessantaseiesimo notiziario settimanale di lunedì 26 febbraio 2024 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Gira un video in rete, che io ho tradotto per Visione TV, attribuito alla madre di Aleksej Naval’nyj, in cui lancia una serie di precise accuse alla vedova. Apriti cielo. I primi a parlare di fake sono stati il canale TV Dožd’ (Rain) ed il canale Telegram Meduza, sedicenti russi, ma che in realtà trasmettono rispettivamente dall’Olanda e dalla Lettonia. Dicono che sia frutto della propaganda del Cremlino, dunque falso per antonomasia.

E in Italia? L’immancabile Enrico Mentana, su Open. Chi è Mentana? Riccioli d’oro, ex militante di Lotta Continua, poi conduttore al democristiano TG 1, poi fedele voce di Berlusconi al TG 5. E cos’è Open? E’ quella testata che da due anni vi spiega che entro un mese la Russia perderà la guerra in Ucraina, che i russi rubano i chip nelle lavatrici e nei frigoriferi ucraini per i loro missili e che combattono con le pale perché non hanno armamenti. E’ così che Open è stata premiata dalla statunitense Facebook, stabilendo per l’Italia cosa sia vero e cosa falso, e, conseguentemente, cosa sia lecito dire e scrivere, e cosa no. Per la faccenda della madre di Naval’nyj, Mentana si è spinto oltre i suoi padroni: sarebbe un’invenzione dell’intelligenza artificiale. Lasciamo perdere Ljudmila Naval’naja, concentriamoci sulle sue affermazioni.

  1. Julija Naval’naja si è vista l’ultima volta col marito nel febbraio 2022.
  2. Non ha alcuna restrizione all’ingresso in Russia.
  3. Non c’è alcuna causa penale contro di lei.
  4. In due anni, non è mai venuta a visitarlo.
  5. Di fatto, è dalla primavera del 2021 che non è maritata con Naval’nyj.
  6. Compare pubblicamente in società con altri uomini, tra l’altro oligarchi russi ben noti residenti a Londra.
  7. Lo ha costretto a venire in Russia, quando era appena uscito dal coma e non poteva valutare adeguatamente la situazione.
  8. Ha costretto Naval’nyj a riregistrare tutti i suoi beni.
  9. Ha diseredato suo figlio, che è la ragione per cui questi si rifiuta di parlare con lei.
  10. Ha aizzato sua figlia contro suo figlio.
  11. Col sorrisino, poche ore dopo la morte di Naval’nyj, è intervenuta a nome suo a Monaco.

Adesso attendo che Mentana smentisca questi undici punti, e soprattutto producendo prove inconfutabili. Altrimenti, io posso accusare Mentana di rubare i portafogli alle vecchiette per strada. Poi, però, sarei io a dover produrre prove della sua colpevolezza, non lui a dover dimostrare la sua innocenza.

Aggiungerei anche un’altra constatazione. Finché non finirà l’autopsia, nessuno ha visto il corpo. Ciò nonostante, Julija Naval’naja è già sicura che sia stato avvelenato col gas nervino Novičok. Il che è abbastanza offensivo per la Russia: esistono decine di gas nervini, e nel mondo sono centinaia. Tra l’altro, i Paesi che, negli anni, li abbiano usati non internamente, bensì contro altri Paesi sono Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Romania, Francia, Spagna, Italia, Giappone. Ma proprio il Novičok? Siamo ancora all’highly likely di Theresa May? Il punto non è questo: la Naval’naja ha visto il corpo? No.

Poi però in occidente è cambiata la narrazione, smentendo di fatto la Naval’naja: Naval’nyj è stato ammazzato con un pugno al cuore, che, secondo loro, è una tecnica tipica del KGB. Francamente, mai saputo, ma non importa: hanno visto il corpo? No. Di più: il pugno è stato sferrato dopo averlo esposto per ore a quaranta gradi sotto zero. Peccato che basta aprire le previsioni del tempo (io l’ho fatto) per scoprire che quel giorno a Salechard, il capoluogo di provincia, di gradi sotto zero ce n’erano sette, e cinque a Mosca. E d’altra parte, stiamo parlando di un Paese settentrionale, non sarà mica colpa di Putin. Le stesse temperature in quei giorni c’erano nei tre Paesi scandinavi (Svezia, Finlandia e Norvegia), e poi in Danimarca, e persino nel nord del Regno Unito, non siamo mica in Italia. Insomma, tutte queste colpevoli narrazioni romanzate sanno davvero di stantio.

Il 22 febbraio Repubblica ha pubblicato un articolo di Aleksej Paramonov, l’ambasciatore russo a Roma. Ve lo riassumo.

Nella sua storia plurisecolare, la Russia non ha mai mostrato aspirazioni espansionistiche verso l’Occidente, ha solo risposto ad antecedenti atti di aggressione. L’Occidente, invece, compie regolarmente robusti tentativi di indebolire e spingere la Russia verso il cortile del mondo, lo fa con invidiabile ostinazione, circa una volta ogni secolo.

Durante il periodo della pandemia e sullo sfondo del conflitto in Ucraina, siamo stati testimoni del fatto che nel sistema politico occidentale le élite dirigenti ascoltano sempre meno le voci dei cittadini e sempre più si fanno pilotare da varie lobby e gruppi di influenza politici, industriali e finanziari, i cui interessi non hanno nulla a che fare con le richieste della popolazione, anzi, nella maggior parte dei casi, le contraddicono direttamente.

Anche durante la Guerra Fredda, gli Stati dell’Europa continentale erano meno subordinati agli Stati Uniti di quanto lo siano ora. I nostri ex partner europei – alcuni in misura maggiore, altri in misura minore – sono stati trascinati in un conflitto che contrasta con i loro interessi e li porta all’autodistruzione.

Il livello di aggressività dell’Europa nei confronti della Russia può aumentare significativamente con il continuo deterioramento della situazione socioeconomica e l’aumento del numero di persone impoverite e moralmente degradate.

Il fallimento dei piani dell’Occidente collettivo in Ucraina potrebbe essere una vera e propria vittoria per l’Europa, che sarebbe finalmente in grado di respirare “con entrambi i polmoni”, liberandosi dalla necessità di essere una base territoriale degli Stati Uniti in Eurasia, di scontrarsi con la Russia “ad ogni costo”, pagandone un prezzo ogni anno più alto.

Sempre Paramonov, il 21 febbraio è stato convocato alla Farnesina, e gli è stato manifestato il desiderio, da parte italiana, di ricevere chiarimenti in merito alle cause della morte di Naval’nyj. Inoltre, all’Ambasciatore sono state manifestate alcune valutazioni politicamente faziose in merito alla situazione politica interna della Russia, in linea con quella lettura antirussa parziale dei fatti che è concordata a livello dei Paesi occidentali.

Come risposta ai diplomatici italiani, è stato spiegato che il motivo alla base della convocazione dell’Ambasciatore russo in Italia presso il Ministero degli Esteri italiano è una questione puramente interna che riguarda solo la parte russa; la quale, come già dichiarato, sta effettuando tutte le perizie e gli accertamenti investigativi necessari, in conformità con la legislazione della Federazione Russa, al fine di individuare le cause reali dell’incidente e, ove sussistono, le relative responsabilità.

Inoltre è stato sottolineato che i tentativi dei Paesi occidentali di strumentalizzare politicamente la morte di Naval’nyj nonché di formulare accuse di vario genere contro Mosca, che fomentano artificiosamente sia la critica e l’ostilità nei confronti delle autorità russe, sia il sentimento generale contro la Federazione Russa, sono inutili e inaccettabili da tutti i punti di vista.

Il 21 febbraio 2014, con la garanzia dei Paesi occidentali, il Presidente ucraino in carica Viktor Janukovič e la leadership politica di Euromajdan, tra cui il leader del Partito “Bat’kovščina”, Arsenij Jacenjuk, il leader del partito “Udar”, Vladimir Kličko, e il leader del partito filonazista “Svoboda”, Oleg Tjagnibok, hanno firmato un accordo sulla risoluzione della crisi politica in Ucraina. I ministri degli Esteri di Germania e Polonia, Frank-Walter Steinmeier e Radosław Sikorski, e il capo del Dipartimento Europa Continentale del Ministero degli Esteri francese, Éric Fournier, sono intervenuti in qualità di garanti della sua implementazione. Tra le altre cose, l’opposizione si è impegnata a “normalizzare la vita nelle città e nei villaggi”, “liberando gli edifici amministrativi e pubblici e sbloccando strade, parchi e piazze”, consegnando le armi illegalmente detenute al Ministero degli Interni ucraino e “rinunciando a posizioni conflittuali con le autorità”.

Dopo la firma dell’Accordo, nell’ambito della sua realizzazione, il Presidente ucraino Viktor Janukovič ha dato istruzione di ritirare le forze dell’ordine dal centro di Kiev. In seguito, in violazione dell’Accordo firmato con la garanzia dei Paesi occidentali, il 22 febbraio 2014 i militanti di Euromajdan si sono impadroniti degli edifici governativi e la Verchovna Rada, caduta sotto il loro controllo, ha deciso di rimuovere il legittimo presidente del Paese in violazione della Costituzione ucraina.

Dopo il colpo di Stato anticostituzionale, i Paesi occidentali ne hanno subito riconosciuto gli effetti.

La propaganda occidentale opera in modo che fatti ed eventi scomodi possano deliberatamente essere tenuti nascosti. La gente comune ha appreso della crisi in Ucraina soltanto due anni fa, quando la Russia ha dato inizio all’Operazione Militare Speciale.

E per qualche ragione, nessuno ricorda più quanto accaduto ormai dieci anni fa, quando la crisi ucraina ebbe effettivamente inizio:

Le proteste di Euromajdan (21 novembre 2013);

Il successivo colpo di Stato anticostituzionale (febbraio 2014);

L’inizio della guerra civile, in corso da ormai un decennio, nel sud-est dell’Ucraina.

Analizziamo più nel dettaglio la crisi ucraina attraverso i fatti accaduti:

Dieci anni fa, il 18 febbraio 2014, a Kiev ebbero inizio violenti e sanguinosi scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine.

In soli due giorni di scontri, tra il 18 e il 19 febbraio 2014, ci furono 29 morti tra i manifestanti di Majdan e 11 morti tra gli agenti delle forze dell’ordine, mentre centinaia di altre persone rimasero ferite.

Gli agenti delle forze dell’ordine, che si rifiutavano di usare le armi contro i loro connazionali civili, vennero assaliti dai manifestanti (i quali, di fatto, erano armati).

Il 20 febbraio del 2014, il Presidente ucraino Viktor Yanukovič istituì una giornata di lutto nazionale per le vittime degli scontri. Nello stesso giorno, ignoti spararono sia contro i manifestanti che gli uomini dell’unità speciale antisommossa “Berkut”.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

Oggi una canzone del 1941: Давай закурим, più o meno “Fumiamoci una sigaretta”. Sempre in versione contemporanea, dalle repubbliche popolari del Donbass.

Trovate tutte le edizioni del notiziario (con il testo) in Blogspot.

Tutti i video (senza testo) si trovano in:

Rutube, Youtube e www.flipnews.org.

Ci trovate anche in Telegram (in italiano) e Телеграм (in russo).

Per donazioni (anonime) e sponsorizzazioni (pubbliche) in rubli:

4211 7045 8356 7049 (Banca Intesa Russia)
2202 2023 9503 8031 (Sberbank)

Per donazioni (anonime) e sponsorizzazioni (pubbliche) in euro:

Correspondent bank: INTESA SANPAOLO SPA, MILAN
Swift: BCITITMM
Beneficiary Bank: 100100004730 BANCA INTESA 101000 MOSCOW RUSSIAN FEDERATION
SWIFT: KMBBRUMM
Beneficiary’s account number: 40817978800004524011
Beneficiary’s name: Bernardini Mark

martedì 20 febbraio 2024

20240220 Giornale Radio ZTL

20/02/2024 | ZTL con Francesco Borgonovo

ZTL è un appuntamento con accesso limitato agli ascoltatori dotati di analisi critica, alto senso di responsabilità, altezza variabile tra 1,50 e 2 metri e attenti a seguire la trasmissione fuori dai luoghi comuni, senza pregiudizi e censure. ZTL è in onda su Giornale Radio, dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20.

La puntata completa: Giornale Radio, ZTL