Mark Bernardini

Mark Bernardini

lunedì 4 marzo 2024

067 Italiani di Russia

Sessantasettesimo notiziario settimanale di lunedì 4 marzo 2024 degli italiani di Russia. Vi anticipo che la prossima settimana vi parlerò anche del sistema elettorale per gli italiani all’estero e i russi all’estero, più concretamente per gli italiani in Russia e per i russi in Italia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Ci sono molti interventi sia di Marija Zacharova, che ho tradotto, sia dell’ambasciata russa a Roma, che hanno tradotto – e anche molto bene, altro che Google – risparmiandomi il tempo, per la qual cosa continuerò sempre a ringraziarli.

In merito alla dichiarazione congiunta dei leader del G7, ecco il commento della Zacharova

Il cosiddetto “Gruppo dei Sette”, che riunisce i Paesi ostili alla Federazione Russa, ha emesso un ennesimo comunicato parziale e politicizzato, e lo ha volutamente rilasciato in concomitanza con il secondo anniversario dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale.

Le disposizioni contenute in questo documento sono intrise di russofobia e traboccanti di calunnie.

Nel complesso, la dichiarazione costituisce l’ennesimo, tipico esempio di una politica occidentale fatta di attacchi alla Russia e conferma l’incontrovertibile realtà della degenerazione del G7, trasformatosi in un ulteriore strumento con il quale l’attuale amministrazione USA esercita le sue aspirazioni egemoniche. Respingiamo con fermezza tutte le rivendicazioni nei confronti della Russia contenute nel documento, che sono illegittime e totalmente infondate. Non avrebbe senso replicare a ciascuno dei passaggi del documento. Ci soffermeremo soltanto sui punti salienti.

1. I Paesi del G7, ancora una volta, non esitano ad accusare la Russia di aver condotto “un’aggressione in piena regola, illegittima, ingiustificata e immotivata” ai danni dell’Ucraina e, quindi, di aver commesso una “palese violazione” della Carta delle Nazioni Unite.

La Russia non ha violato alcuna norma internazionale e, al contrario, agisce proprio in virtù del diritto all’autodifesa individuale e collettiva, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite.

2. Suscita sconcerto il passaggio finale della dichiarazione congiunta, riguardante il fatto che a Kiev “potranno contare sull’appoggio del G7 per tutto il tempo che sarà necessario”.

Raccomandiamo ai pupilli dell’Occidente a Kiev di non abbassare la guardia, perché non c’è la promessa che il sostegno verrà loro offerto.

3. Il G7 minaccia nuove sanzioni nei confronti della Russia.

La guerra economica dell’Occidente va avanti, come minimo, già dal 2014, quando la Crimea fece ritorno alla Madre Patria. Però stavolta, minacciano di danneggiare non più soltanto la Russia, ma anche i suoi partner, ossia Stati sovrani che con la Russia svolgono normali, legittime attività di commercio estero. Sotto gli occhi del mondo intero sono stati “gettati via come spazzatura” i principi dell’economia di mercato che un tempo venivano proclamati a gran voce dai filooccidentali, tra i quali anche il principio della presunzione d’innocenza degli operatori economici.

4. E’ inaccettabile la pretesa di “fare assoluta chiarezza sulle circostanze legate alla morte di Aleksej Naval’nyj”.

La riteniamo un goffo tentativo di interferire negli affari interni della Russia.

5. E’ sufficiente dare un rapido sguardo al testo della dichiarazione congiunta per comprendere quanto duraturo e profondo sia il sentimento antirusso all’interno del G7.

Grazie soprattutto agli sforzi degli anglosassoni, il G7 è stato trasformato in una sorta di comando operativo per la battaglia dell’Occidente contro la Russia, ma anche contro altri Paesi indipendenti che stanno lavorando per instaurare l’uno con l’altro legittimi legami. In più, Washington e Londra, di fatto, stanno usando i rappresentanti di Berlino, Tokyo, Parigi e Roma in qualità di “utili idioti” che garantiscano l’appoggio alla loro linea politica antirussa.

E’ giunta ormai l’ora che le forze ancora dotate di buon senso in Europa continentale e in Giappone, ammesso che ne siano rimaste, escano dal loro letargo e capiscano verso che cosa li stanno trascinando i governanti attuali, che hanno prestato giuramento di fedeltà agli anglosassoni. E’ giunto il momento di ridefinire gli scopi della partecipazione al “Gruppo dei Sette”, le cui azioni non fanno altro che minare in maniera palese gli interessi strategici dell’Europa continentale e del Giappone.

I gruppi quali il G7 ormai hanno definitivamente fatto il loro tempo.

Con una tenacia che meriterebbe migliore impiego, le autorità ucraine hanno intrapreso un’ucrainizzazione dell’Italia. Si rilevano già i primi risultati: si considera la proposta di Zelenskij di preparare una lista dei cosiddetti “pro-Putin” per poi cacciarli dall’Italia; il Parlamento italiano ha spalancato ospitale le sue porte ai criminali ucraini, e intanto l’Ambasciata ucraina organizza proiezioni di film propagandistici.

Due settimane fa, il Senato della Repubblica ha ospitato e celebrato la famigerata Julija Paevskaja (nome in codice “Tajra”), nell’ambito di un evento a carattere propagandistico dal titolo ipocrita: “La guerra non ha un volto di donna”. E’ difficile, del resto, che il volto di “Tajra” possa essere considerato di donna, se si pensa che ha prestato servizio nelle file del battaglione nazionalista “Azov” e si ritirava dallo stabilimento Azovstal’ a Mariupol’, nel 2022, facendosi “scudo” coi bambini, ai cui genitori aveva sparato a sangue freddo con un fucile da cecchino. Semmai, il volto di “Tajra” è piuttosto quello della morte.

Il 27 febbraio, presso la Camera dei Deputati, l’Ambasciata ucraina a Roma ha organizzato la proiezione del film “Venti giorni a Mariupol’”, con la partecipazione della stessa “Tajra”.

Ovviamente, ci si rende ben conto che qualsiasi richiesta da parte russa di organizzare la proiezione di film russi non sarebbe stata accolta da parte dei parlamentari italiani, letteralmente infatuati di Zelenskij, Podoljak, Danilov, Syrskij e degli altri rappresentanti nazifascisti di Kiev.

Pertanto, per ripristinare almeno un po’ di sano pluralismo, chiunque lo desideri potrà vedere online il film “Azov del cervello” (sottotitolato in italiano), in cui i testimoni raccontano in prima persona cos’abbiano fatto a Mariupol’, dal 2014, i soldati di “Azov”, inclusa la stessa “Tajra”.

Come sempre, per le numerose sanzioni inflittemi dalla democratica YouTube yankee, non posso fornirvi il link qui nel notiziario, ma è sufficiente andare sul mio blog in Blogspot.

Il link per guardare il film è qui.

Ho tradotto per Visione TV l’intervento di Putin al Parlamento russo in seduta congiunta per la parte che riguardava la politica estera. Eccovi alcuni estratti.

La Russia difende la sua sovranità e la sua sicurezza, proteggendo le vite dei nostri compatrioti nel Donbass e nella Novorossia.

Il cosiddetto Occidente, con le sue abitudini coloniali e l’abitudine di fomentare conflitti nazionali in tutto il mondo, non sta solo cercando di frenare il nostro sviluppo – al posto della Russia, gli serve uno spazio dipendente, in declino e morente dove poter fare quello che vuole.

Non abbiamo iniziato noi la guerra nel Donbass, ma, come ho detto più volte, faremo tutto il possibile per finirla, per sradicare il nazismo, per adempiere a tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale e proteggere la sovranità e la sicurezza dei nostri cittadini.

Di recente sono state lanciate sempre più spesso accuse infondate all’indirizzo della Russia che, per esempio, avrebbe intenzione di dispiegare armi nucleari nello spazio. Queste insinuazioni – e non sono altro che insinuazioni – sono soltanto uno stratagemma per trascinarci in negoziati alle loro condizioni, favorevoli solo agli Stati Uniti. Allo stesso tempo, bloccano la nostra proposta che giace sulla loro scrivania da più di 15 anni. Mi riferisco alla bozza di trattato sulla prevenzione del dispiegamento di armi nello spazio, che abbiamo elaborato nel 2008.

L’Occidente ha provocato conflitti in Ucraina, in Medio Oriente e in altre regioni del mondo e continua a mentire. Ora, senza alcun imbarazzo, sostiene che la Russia avrebbe intenzione di attaccare l’Europa. Si tratta semplicemente – lo capiamo – di farneticazioni. Al contempo, loro stessi stanno scegliendo gli obiettivi da attaccare sul nostro territorio, selezionando i mezzi di distruzione, secondo loro più efficaci. Si è parlato della possibilità di inviare contingenti militari della NATO in Ucraina.

La russofobia, come altre ideologie di razzismo, superiorità nazionale ed esclusivismo, acceca e priva della ragione. Le azioni degli Stati Uniti e dei loro satelliti hanno di fatto portato allo smantellamento del sistema di sicurezza europeo. Questo crea rischi per tutti.

E’ seriamente necessario rafforzare le truppe nella direzione strategica occidentale per neutralizzare le minacce poste dalla prossima espansione verso est della NATO e dall’ingresso nell’alleanza di Svezia e Finlandia.

E’ ovvio che è necessario lavorare per formare nel prossimo futuro una nuova cornice di sicurezza equa e indivisibile in Eurasia. Siamo pronti a un dialogo concreto su questo tema con tutti i Paesi e le associazioni interessate. Allo stesso tempo, vorrei sottolineare ancora una volta – credo che questo sia importante per tutti oggi – che nessun ordine mondiale duraturo è possibile senza una Russia sovrana e forte.

Noi aspiriamo a unire gli sforzi della maggioranza mondiale per rispondere alle sfide globali, tra cui la rapida trasformazione dell’economia mondiale, del commercio, della finanza e dei mercati tecnologici, nel momento in cui molti ex monopoli e gli stereotipi ad essi associati stanno crollando.

Cooperiamo con i nostri partner sulla base dei principi di uguaglianza dei diritti e di rispetto degli interessi reciproci, ed è per questo che nuovi e nuovi Stati si stanno unendo attivamente ai lavori della Comunità economica eurasiatica, della Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, dei BRICS e di altre associazioni con la partecipazione della Russia.

Per quanto riguarda le dichiarazioni di Emmanuel Macron sulla possibilità di inviare truppe NATO in Ucraina.

Appena un mese fa il Ministro degli Esteri francese aveva smentito il coinvolgimento di Parigi nel reclutamento di mercenari per il regime di Kiev, e aveva definito le prove dirette una “rozza propaganda russa”.

C’è la forte sensazione che il presidente francese, in linea di principio, non sia a conoscenza né di ciò che dicono i suoi subordinati né di ciò che dice lui stesso.

Ma ricordiamo la storia della Francia. Ha avuto diversi periodi.

Nell’aprile 1945, Berlino fu difesa dalla divisione francese delle SS Charlemagne (Carlo Magno) e da una serie di altre. Difesero anche lo stesso “Führerbunker”, il bunker di Hitler. Furono tra gli ultimi a ricevere l’Ordine nazista della Croce di Cavaliere nel Terzo Reich. Gli uomini delle SS francesi di Charlemagne divennero gli ultimi difensori del Reichstag e della Cancelleria del Reich.

La sensazione è che Macron abbia deciso di organizzare la divisione Charlemagne deux per difendere il bunker di Zelenskij.

Il 24 febbraio sono arrivati a Kiev gli ennesimi visitatori occidentali. Questa volta vi hanno fatto visita i primi ministri di Belgio, Italia e Canada, accompagnati dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen.

Ottawa e Kiev hanno firmato un accordo di cooperazione nel campo della sicurezza. Come parte del documento, a Kiev è stata promessa assistenza finanziaria e militare per oltre 2 miliardi di dollari, altri 125 milioni di dollari andranno allo sminamento, all’intelligence e alla medicina.

Pensateci un momento. Per le medicine e lo sminamento vengono stanziati 20 volte meno soldi. 125 milioni di dollari non possono curare o superare le conseguenze del prolungamento deliberato del conflitto. Ma presumibilmente dimostrano il loro impegno verso determinati ideali umanistici.

L’Italia ha siglato un accordo di cooperazione in materia di sicurezza con l’Ucraina. Kiev ha firmato un documento simile con Copenaghen.

La firma di questi “accordi” è il passo successivo nella guerra ibrida tra Occidente e Russia, confermando l’attenzione allo scontro a lungo termine con la Russia.

E’ questa la scelta dei cittadini dell’Europa occidentale? No. Questa scelta è stata fatta da Washington, che ha collocato in questi Paesi e nelle rispettive strutture di blocco persone che giuravano fedeltà alla Casa Bianca, piuttosto che persone che credevano di sceglierla attraverso le istituzioni democratiche dei propri Paesi.

Anche l’ex primo ministro britannico Boris Johnson ha visitato la capitale ucraina il 24 febbraio per verificare personalmente come la cricca di Zelenskij stia eseguendo l’ordine di rifiutare i negoziati di pace con la Russia e come vengano condotte le operazioni militari “fino all’ultimo ucraino”. I vassalli di Kiev di Boris Johnson non lo hanno deluso. Nessuno in Ucraina pensa a negoziati con Mosca.

Il regime di Zelenskij pensa ancora in termini di guerra e sogna una “sconfitta militare” della Russia. Tutte le iniziative di pseudo-mantenimento della pace sono progettate per nascondere questi piani aggressivi di Zelenskij e mirano a creare un’ampia coalizione anti-russa, nella quale cercano ingannevolmente di attirare, prima di tutto, gli stati del Sud e dell’Oriente del mondo.

I Paesi dell’”Occidente collettivo”, e in primis gli Stati Uniti, stanno ricorrendo attivamente a strumenti finanziari, commerciali, di investimento e tecnologici per raggiungere i propri obiettivi di politica estera.

Contro la Russia viene utilizzata un’ampia gamma di misure di concorrenza non di mercato e, in parole povere, una guerra commerciale. Questa è anche una pressione aperta sulle imprese straniere presenti in Russia, sui suoi partner internazionali.

Sono state adottate più di 18mila misure restrittive anti-russe.

Tali azioni da parte degli occidentali vanno contro gli interessi economici della maggior parte della comunità mondiale e sono gravate da crescenti problemi strutturali nell’economia globale.

Allo stesso tempo, è significativo che la Russia, nonostante tutto, stia affrontando con sicurezza la massiccia pressione dell’”Occidente collettivo”.

Le misure restrittive senza precedenti da parte dell’Occidente hanno accelerato il trasferimento da parte di molti Paesi dei loro pagamenti internazionali nelle valute nazionali. Tali misure non hanno fatto altro che stimolare il processo di de-dollarizzazione dell’economia mondiale e la formazione di meccanismi di pagamento e regolamento indipendenti dall’Occidente.

La crisi globale di fiducia provocata dagli occidentali sta spingendo il processo di ripensamento sistemico e di riformattazione delle relazioni economiche mondiali. All’ordine del giorno c’è la formazione di nuovi meccanismi di cooperazione per sostituire quegli strumenti che l’Occidente ha tradizionalmente utilizzato per mantenere e rafforzare il proprio dominio a scapito dei Paesi in via di sviluppo.

In molti Paesi europei economicamente sviluppati si registra una tendenza alla deindustrializzazione e all’aumento della disoccupazione. L’esempio più evidente è l’economia tedesca, che, pur mantenendo l’attuale politica di sanzioni anti-russe, sta perdendo irreversibilmente la sua posizione di “locomotiva” dell’economia europea.

Un esempio lampante dell’impatto negativo delle restrizioni anti-russe è lo squilibrio del mercato alimentare globale.

Le sanzioni e le restrizioni occidentali sull’esportazione di cibo, fertilizzanti e carburante dalla Russia hanno portato all’aumento dei prezzi dell’elettricità, del cibo e di altri beni essenziali in tutto il mondo.

Nel marzo di quest’anno saranno trascorsi sei anni dal clamoroso incidente di Salisbury, quando la parte britannica presentò l’avvelenamento deliberato dell’ex ufficiale del GRU Sergej Skripal’ e di sua figlia Julija.

Londra ha utilizzato questo incidente per lanciare una campagna politica e propagandistica anti-russa su larga scala con l’obiettivo dell’isolamento internazionale della Russia.

Per tutto questo tempo, le autorità britanniche hanno costantemente evitato un dialogo sostanziale con i russi per chiarire tutte le circostanze di quanto accaduto, compreso fornire campioni delle sostanze con cui Skripal’ e sua figlia sarebbero stati avvelenati.

Dopo la provocazione di Salisbury, l’ambasciata russa a Londra ha inviato più di 60 note al Ministero degli Esteri britannico. Formulano molte domande riguardo al “caso Skripal’”. Nessuno ha dato risposte alla maggior parte di loro.

Il contesto politico di questo incidente è evidenziato dal fatto che gli inglesi, senza attendere i risultati delle indagini, si sono recati frettolosamente nelle capitali di tutti gli Stati membri dell’UE e altre persone che la pensavano allo stesso modo e, senza presentare i fatti, hanno convinto che avrebbero dovuto espellere i diplomatici russi, promettendo di presentare in seguito fatti inconfutabili.

I giornalisti avevano tra le mani proprio i “dati” con cui Londra ha cercato di convincere i suoi alleati della colpevolezza della Russia. Si è rivelata una presentazione ad un livello di scolaretti di quinta elementare. Cinque pagine con frecce su pezzi di carta, che dicevano che la Russia lo ha fatto, perché la Russia lo ha fatto prima e, di conseguenza, la Russia può sempre farlo.

Pur rimanendo profondamente preoccupata per la sorte degli Skripal’, la parte russa si rivolge regolarmente alle autorità britanniche con la richiesta urgente di fornire tempestivamente informazioni pertinenti e garantire l’accesso consolare a questi cittadini russi.

Le azioni di Londra confermano ancora una volta la natura ordinata di quanto accaduto, il cui scopo era quello di danneggiare la reputazione internazionale della Russia e i legami bilaterali.

La guerra ibrida contro il popolo russo, scatenata dall’Occidente, è in pieno svolgimento.

Da una conversazione del 19 febbraio 2024 tra l’esercito tedesco, il capo del dipartimento delle operazioni e delle esercitazioni del comando dell’aeronautica militare della Bundeswehr Graefe, l’ispettore dell’aeronautica militare della Bundeswehr Gerhartz e i dipendenti del centro delle operazioni aeree del comando spaziale della Bundeswehr Fenske e Frostedt. Il frammento è dedicato all’attacco pianificato al ponte di Crimea:

Frostedte: Se guardiamo al ponte, penso che un Taurus non sia sufficiente e dobbiamo avere un’idea di come può funzionare, e per questo abbiamo bisogno dei dati dai satelliti. Non so se saremo in grado di preparare gli ucraini a un obiettivo del genere in breve tempo, parliamo di un mese. Come sarebbe un attacco del Taurus sul ponte? Da un punto di vista operativo, non posso stimare quanto velocemente gli ucraini saranno in grado di imparare a pianificare tali azioni e quanto velocemente avverrà l’integrazione. Ma visto che si tratta di un ponte e di basi militari, capisco che vogliano ottenerli il prima possibile.

Fenske: Vorrei dire ancora una cosa sulla distruzione del ponte. Abbiamo studiato approfonditamente questo problema e, sfortunatamente, siamo giunti alla conclusione che il ponte, per le sue dimensioni, è simile a una pista di decollo. Pertanto, potrebbero essere necessari ben più di 10 o anche 20 missili.

Gerhartz: C’è un’opinione secondo cui il Taurus avrà successo se utilizzerà il caccia francese Dassault Rafale.

Fenske: Tutto quello che possono fare è fare un buco e danneggiare il ponte.

E prima di fare affermazioni importanti, dobbiamo noi stessi…

Frostedte: Non sto promuovendo l’idea del ponte, voglio pragmaticamente capire cosa vogliono. E cosa dovremmo insegnare loro, quindi risulta che quando pianifichiamo queste operazioni dovremo indicare i punti principali sulle immagini. Avranno degli obiettivi, ma qui va tenuto presente che quando si lavora su piccoli obiettivi è necessario pianificare con maggiore attenzione e non analizzare le immagini sul computer. In caso di obiettivi confermati tutto è più semplice e la pianificazione richiederà meno tempo.

Gerhartz: Sappiamo tutti che vogliono distruggere il ponte, cosa significa in definitiva, come lo proteggono – non solo perché ha un importante significato militare-strategico, ma anche politico. Anche se ora hanno un corridoio terrestre. Ci sono alcune preoccupazioni se manteniamo una comunicazione diretta con le forze armate ucraine. Pertanto, sorge la domanda: possiamo usare un simile trucco e affidare i nostri dipendenti a MBDA, il consorzio europeo costruttore di missili e tecnologie per la difesa? Pertanto, la comunicazione diretta con l’Ucraina avverrà solo tramite MBDA, il che è molto meglio che se esistesse tale collegamento con la nostra Aeronautica Militare.

Graefe: Gerhartz, non importa. Dobbiamo assicurarci che fin dall’inizio non esista un linguaggio che ci renda parte del conflitto. Certo, sto un po’ esagerando, ma se ora diciamo al ministro che programmeremo riunioni e viaggeremo in macchina dalla Polonia in modo che nessuno se ne accorga, questa è già partecipazione, non lo faremo. Se parliamo di un produttore, prima di tutto dovremmo chiedere a MBDA se può farlo. Non importa se i nostri poi lo fanno a Büchel o a Schrobenhausen: è pur sempre partecipazione. E penso che questo non dovrebbe essere fatto. Fin dall’inizio abbiamo identificato questo come un elemento centrale della linea rossa, quindi saremo coinvolti nella formazione. Diciamo che prepareremo una road map. E’ necessario dividere il processo di apprendimento in parti. Il lungo viaggio durerà quattro mesi, li alleneremo a fondo, compreso il lavoro sull’opzione ponte. In breve: sarà progettato per due settimane in modo da poter utilizzare i missili il prima possibile. Se sono già addestrati, chiederemo se gli inglesi sono pronti ad affrontarli in questa fase. Credo che tali azioni saranno corrette: immagina se la stampa scoprisse che la nostra gente è a Schrobenhausen o che stiamo guidando auto da qualche parte in Polonia! Considero questa opzione inaccettabile.

Si prega di notare che i successivi commenti delle agenzie governative tedesche riguardanti la scandalosa registrazione audio non provengono dai loro rappresentanti ufficiali o da dichiarazioni scritte di dipartimenti pubblicate sulle loro risorse Internet verificate, ma attraverso i media con collegamenti a fonti anonime o sono di natura mostruosamente multidirezionale.

Quindi Olaf Scholz promette di esaminare la questione, e il vicepresidente del comitato di controllo dell’intelligence del Bundestag Roderich Kiesewetter non vede nulla di sbagliato nel fallimento del controspionaggio tedesco e dell’esercito.

E ora il Ministero della Difesa tedesco, attraverso la fuga di notizie alle agenzie DPA e Tagesshau, ha dichiarato che la conversazione dell’esercito tedesco sui piani di attacco al ponte di Crimea è stato intercettato. E ancora una volta tutto è anonimo, e quindi irresponsabile.

Bello? Affatto. Cosa significa tutto ciò?

1. Mancanza di un governo unificato in Germania. Le élite, le autorità e le persone non hanno né responsabilità reciproca né feedback. Questa è la prova diretta dell’assenza di democrazia.

2. L’unica ragione dell’esistenza dei media in Germania è mantenere l’illusione della democrazia popolare. Tutte le informazioni sono distorte, la loro presentazione è diretta e le autorità vengono deresponsabilizzate.

3. Esiste una forza invisibile (e sconosciuta) per l’elettore tedesco, estranea al sistema elettorale, all’interno dell’apparato statale della Repubblica Federale Tedesca, che ora governa la Germania. I tedeschi scrivono di Schattenstaat, lo “Stato ombra”. Ma tutto il materiale su questo argomento è pessimizzato, cancellato e censurato e gli autori sono etichettati come teorici della cospirazione.

Penso che ora i tedeschi abbiano un’opportunità unica per salvarsi: tirare questo filo e convincere le autorità ufficiali ad avere un dialogo diretto su ciò che sta accadendo in Germania, che tipo di conversazione è questa, verso dove e chi guida il Paese.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

Le finestre moscovite restano accese tutta notte ed hanno da sempre un fascino particolare, al punto da essere decantate da almeno un secolo. Qui vengono descritte oggi in una canzone del 1960, dall’Armenia a Omsk, Lugansk, Kaluga, Kurgan, Krasnodar, Rostov sul Don, Tambov, Caterimburgo, Kostroma, Volgograd, Dimitrovgrad, Pskov, Belgorod, Rostov, Čeljabinsk, Tver’, Sebastopoli, Novgorod Inferiore, Vladimir, Sachalin e, ovviamente, Mosca stessa.

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