Mark Bernardini

Mark Bernardini

lunedì 11 dicembre 2023

055 Italiani di Russia

Cinquantacinquesimo notiziario settimanale di lunedì 11 dicembre 2023 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Due notizie fresche. La prima è che giovedì 14 dicembre si svolgerà la tradizionale conferenza annuale di Putin di fine anno. In realtà, in genere se ne facevano due: una per le domande della popolazione e l’altra per quelle dei giornalisti. Quest’anno sarà una sola per entrambi i formati. Sarà difficile per me rendicontare con una traduzione simultanea, perché come sempre durerà almeno quattro ore, se non di più, ed oltretutto è ovvio che buona parte delle domande riguarderanno le questioni economiche e di politica interna, che necessiterebbero di una spiegazione da parte mia. Tuttavia, qualcosa la settimana prossima vi racconterò. E poi, anch’io ho già spedito una mia domanda, a cui spero di avere una risposta, anche se lo ritengo poco probabile. La mia domanda è la seguente.

Nel 2014 è stata chiusa la redazione italiana della radio “Voce della Russia”, esattamente dopo il referendum in Crimea. Considerando la situazione attuale della propaganda occidentale, e considerando che l’Italia è il Paese in cui le persone simpatizzano di più con i russi e non sono d’accordo con il loro governo, forse vale la pena pensare ad un suo rilancio, in una forma o nell’altra? Lo scrivo ogni anno, non ho mai ricevuto alcuna risposta, vorrei ricevere almeno un rifiuto motivato.

Ne ho ricavato un sondaggio. Le possibili risposte e le percentuali:

Sì, senza se e senza ma 77%

Sì, ma bisogna pensare alle forme 17%

No, ma si può pensare alle forme 2%

No, è inutile ed inefficace 2%

Un inutile dispendio dei soldi dei contribuenti 2%.

Ne consegue che il 94% dei partecipanti è comunque favorevole alla rinascita di un canale del genere, in una forma o l’altra.

La seconda novità, che però è una non-notizia, è che le elezioni presidenziali in Russia si terranno regolarmente, come previsto, il 17 marzo 2024, e che Putin si ricandida. La reazione tra la gente, unanimemente, è stata: era ora che lo dicesse!

Quante ne sono state dette… Più di due mandati non è democratico, le elezioni sono truccate, l’economia della Russia è in ginocchio grazie alle sanzioni del civile Occidente, Putin è in crisi…

Nel frattempo, l’economia si è rapidamente convertita da occidente a oriente e al sud del mondo, e gode di migliore salute di quanto non lo fosse dopo la pandemia e prima dell’operazione militare speciale, e Putin secondo tutti i sondaggi, sia russi che occidentali gode di una popolarità dell’85% rispetto al 70% precedente.

Sia ben chiaro, ciascuno di noi qui in Russia può essere d’accordo in qualcosa e in disaccordo in qualcos’altro con Putin, ma sono questioni di cui discuteremo dopo la Vittoria. E la Vittoria ci sarà, non c’è il benché minimo dubbio. Per ora, tutti coesi attorno alla figura del capo dello Stato, perché qui nessuno dimentica cosa sia il nazifascismo.

Intanto, gli Stati Uniti sono in campagna elettorale permanente da anni, e tutto il mondo sedicente civile parla di loro, manco fossero parte integrante degli USA. In Italia, nonostante la disoccupazione galoppante, ormai non basta più manco lavorare per poter sfamare la propria famiglia. Però è più importante parlare di Biden, di Trump e di un’elezione a cui manca ancora un anno.

E la Russia è pronta ad invadere i Paesi della NATO. Lisbona? Qualcuno gli spiegasse che è la capitale del Portogallo, non quel paesotto di 2.500 anime che si trova nell’Ohio. Va beh, ma loro non hanno mai compreso la geografia, non solo tra Slovenia e Slovacchia, e passi, ma persino confondendo Austria ed Australia, facendo imbestialire non poco i loro alleati che convivono con i canguri.

Dal briefing di Marija Zacharova, rappresentante ufficiale del ministero degli affari esteri della Federazione Russa (Mosca, 6 dicembre 2023)

I neonazisti ucraini continuano a colpire edifici residenziali e infrastrutture civili nelle regioni russe. A tale scopo viene fatto un ampio uso di armi a lungo raggio fornite dagli Stati Uniti e da altri Paesi della NATO, tra le quali anche bombe a grappolo.

Ogni giorno giungono notizie di bombardamenti su città e villaggi della Repubblica popolare di Doneck (RPD) e della Repubblica popolare di Lugansk (RPL):

Il 2 dicembre, le forze armate ucraine hanno condotto un attacco missilistico su Lisičansk (RPL), ferendo quattro civili.

Il 3 dicembre, le forze armate ucraine hanno lanciato più di 30 ordigni su Doneck, Gorlovka e Makeevka. Sei persone sono rimaste ferite.

Il 5 dicembre, i medesimi centri abitati sono stati nuovamente presi di mira dai “Banderisti”.

Questo è il vero obiettivo: uccidere tutto ciò che è pacifico, che esiste in armonia, tutto ciò che non accetta la logica distruttiva che viene imposta agli ucraini dalla NATO e dall’Occidente collettivo.

Le forze armate ucraine non cessano di bombardare il territorio della regione di Belgorod. Il 4 dicembre hanno lanciato 66 ordigni su aree popolate situate all’interno di cinque municipalità.

I tribunali della Federazione Russa, basandosi sulle evidenze raccolte, stanno continuando a emettere condanne nei confronti dei neonazisti ucraini che si sono macchiati di gravi crimini contro la popolazione civile.

L’ucrofascista conosciuto col nome di «Taran» è stato condannato all’ergastolo per aver ucciso dei civili a Mariupol’.

Il neonazista membro del battaglione «Azov» Maksim Roževeckij è stato condannato a 24 anni di prigione. Nell’eseguire gli ordini del suo comando, secondo i quali avrebbe dovuto uccidere chiunque si aggirasse liberamente nelle vicinanze delle postazioni di combattimento, inclusi i civili (tali ordini sono stati dati in violazione delle norme di diritto internazionale), questo criminale ha sparato a una donna innocente, supponendo che fosse di posizioni filo-russe.

Alla stessa pena è stato condannato anche il neonazista ucraino Maksim Djačuk. Ha ucciso un civile, presumendo che appoggiasse l’Operazione Militare Speciale.

Prosegue il lavoro per la raccolta delle prove dei crimini di guerra commessi dai militanti delle forze armate ucraine.

Nessuno sfuggirà alle proprie responsabilità.

Appello delle Camere riunite del parlamento russo all’Organizzazione delle Nazioni Unite, agli organismi parlamentari internazionali e ai parlamenti di tutte le nazioni in relazione alla violazione delle disposizioni previste dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia derivante dalle azioni criminali messe in atto dal regime di Kiev.

A causare vittime tra i minori è principalmente il fatto che:

Le formazioni armate controllate da Kiev fanno un utilizzo massiccio contro le infrastrutture civili di differenti tipologie di armi;

Utilizzo degli ordigni a grappolo e le munizioni al fosforo;

Utilizzo di sistemi a distanza per il piazzamento di mine in zone abitate;

Utilizzo di apparecchiature che permettono di piazzare mine direttamente dai velivoli.

Come conseguenza delle azioni criminali messe in atto dal regime di Kiev, è stata violata tutta una serie di norme sancite dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia del 20 novembre 1989, tra cui le norme che tutelano il diritto dei minori alla vita, a una crescita sana, alla libertà di coscienza, di pensiero, di opinione, di vedute e di convinzioni religiose, all’istruzione e all’utilizzo della propria lingua madre.

Riteniamo che sia importante denunciare l’inerzia delle istituzioni preposte e delle organizzazioni internazionali, tra i compiti delle quali rientra anche la promozione dell’osservanza dei diritti e delle libertà fondamentali dei minori.

Tale approccio parziale e davvero poco professionale sta incoraggiando i governanti ucraini a violare il diritto umanitario internazionale e a condannare così alla morte e alla sofferenza un numero sempre maggiore di bambini innocenti.

Commento della rappresentante ufficiale del ministero degli esteri russo Marija Zacharova in occasione del 75° anniversario della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948

75 anni fa, il 9 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 260 (III), adottò la Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, che riconosceva il genocidio come un crimine. Nel settembre 2015, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di proclamare il 9 dicembre Giornata internazionale in memoria delle vittime del crimine di genocidio, onorando la loro dignità e prevenendo questo crimine.

La storia del mondo contiene molti fatti di distruzione di gruppi umani, distinti da caratteristiche nazionali, etniche, razziali o religiose, avvenuti nel corso di molte centinaia di anni.

Durante il processo di colonizzazione dell’America, gli europei distrussero attivamente la popolazione indigena. E’ mostruoso che il numero delle vittime nel continente americano sia stimato dai ricercatori fino a 15 milioni di persone dalla fine del XV secolo al 1910. Un destino simile a quello degli indiani d’America toccò agli aborigeni australiani.

Lo sviluppo secolare dell’umanità, purtroppo, non ha portato allo sradicamento della pratica di sterminio dei gruppi etnico-religiosi. Al contrario, nel XX secolo il numero di tali atti è aumentato e la loro portata è diventata davvero terrificante.

I tragici eventi della Prima Guerra Mondiale, lo sterminio dei popoli slavi nei territori occupati dell’Europa orientale da parte della Germania nazista e l’Olocausto portarono alla consapevolezza della necessità di un riconoscimento giuridico internazionale del crimine di genocidio.

La giustizia deve essere ripristinata: i crimini dei nazisti durante la Grande Guerra Patriottica, basati sulle idee di misantropia e superiorità razziale, devono e saranno smascherati.

Anche chi oggi professa l’ideologia nazista si assumerà le proprie responsabilità.

La Russia farà tutto il possibile affinché il crimine di genocidio – uno dei più gravi crimini contro l’umanità – non rimanga impunito.

Intervista della rappresentante ufficiale del ministero degli esteri russo Marija Zacharova all’agenzia francese AFP circa le posizioni russe, invariate, su questioni chiave dell’agenda mondiale, in primo luogo riguardo alla situazione relativa all’Ucraina e alle restrizioni illegali del sedicente “Occidente collettivo”.

Gli eventi accaduti dopo il 24 febbraio 2022 hanno pienamente confermato la giustezza dello svolgimento dell’operazione militare speciale. Il regime di Kiev ha mostrato al mondo la sua vera essenza neonazista e ha dimostrato chiaramente che le vite umane non hanno alcun valore per esso: fin dall’inizio delle ostilità, i neonazisti usano cinicamente la popolazione civile come “scudo umano” e trattano brutalmente i prigionieri di guerra russi. Il loro obiettivo principale in questo conflitto è uccidere quanti più russi possibile.

Kiev non disdegna la distruzione di libri e la demolizione di monumenti storici. La messa al bando della Chiesa ortodossa ucraina e il sequestro delle sue proprietà costituiscono una flagrante violazione del paragrafo 3 dell'articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua e religione.

Gli applausi di Zelenskij al nazista ed ex soldato delle SS Gun’ko presso il parlamento canadese mostrano tutta l’essenza del sistema politico ucraino, completamente permeato dall’ideologia fascista. E’ anche interessante notare che l’ex punitore delle SS ha definito l’attuale presidente ucraino un degno successore del suo lavoro.

Non permetteremo l’esistenza di uno Stato nazista aggressivo ai nostri confini, dal cui territorio potrebbe esserci pericolo per la Russia e i Paesi vicini.

L’Occidente deve smettere di rifornire di armi le Forze Armate dell’Ucraina, e Kiev deve porre fine alle ostilità e ritirare le sue truppe dal territorio russo. E’ necessario confermare lo status neutrale, non allineato e privo di nucleare dell’Ucraina, procedere alla smilitarizzazione e denazificazione, riconoscere nuove realtà territoriali e garantire i diritti dei cittadini di lingua russa e delle minoranze nazionali che vivono in questo Paese.

Coloro che “strombazzano” sull'isolamento della Russia, sul desiderio di limitarci in qualche modo, tacciono sul fatto che l’85% della popolazione mondiale vive in Stati che non hanno imposto alcuna sanzione contro di noi e apprezzano le buone relazioni con Mosca.

Le restrizioni illegali dell’“Occidente collettivo” non hanno ridotto l’influenza geopolitica della Russia. Al contrario, i tentativi falliti di “strangolarlo” hanno solo confermato l’autorità internazionale dello Stato russo come attore indipendente, autonomo e influente nell’arena geostrategica ed economica globale. Le sanzioni hanno avuto un effetto boomerang proprio contro coloro che, con l’aiuto di restrizioni unilaterali, stanno cercando ad ogni costo di mantenere le loro posizioni perdute, recentemente dominanti nel mondo.

La Russia continua ad esportare cibo e fertilizzanti nazionali, il che ne garantirà la disponibilità e contribuirà ad un’ulteriore stabilizzazione dei prezzi mondiali. Inoltre, non interrompiamo i nostri sforzi per donare i nostri prodotti ai Paesi bisognosi: entro la fine dell'anno sono previste forniture gratuite di grano russo alla Somalia (già trasferito a Repubblica Centrafricana, Burkina Faso, Zimbabwe, Mali ed Eritrea, come affermato da Putin al vertice Russia-Africa di luglio. I dettagli di tali consegne sono attualmente in fase di accordo.

In settimana, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg si è presentato a Dubai alla Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP28). Sembrerebbe, che c’entra la NATO col clima?

Stoltenberg ha parlato del gas russo e della responsabilità dell’Alleanza. Sembrerebbe, che c’entra la NATO col gas russo?

Il Segretario generale dell’Alleanza, purtroppo, non ha parlato degli sforzi della NATO per interrompere le catene di approvvigionamento dei suoi membri più rispettose dell’ambiente alle fonti energetiche di idrocarburi con emissioni minime di CO2 dalla Russia.

E non ha detto una parola sul fatto che alla vigilia della Conferenza COP28, il quotidiano svedese Dagens Nyheter ha pubblicato un materiale sull’impatto dell’attacco terroristico sui gasdotti Nord Stream 1 e 2 sull’ecologia della Scandinavia.

In una sola parola, è catastrofico.

L’esplosione ha rilasciato 14 milioni di tonnellate di gas serra nell’atmosfera sopra Svezia e Danimarca, secondo gli esperti tra cui Joel Bengtsson, analista climatico presso l’Agenzia svedese per la protezione ambientale. Considerando la bassa densità del gas, è difficile persino immaginare di quale volume reale di emissioni stiamo parlando, se gli esperti hanno contato 14.000.000 di tonnellate.

Le emissioni si sono rivelate così gravi da causare cambiamenti nella rendicontazione annuale della Svezia nelle statistiche complessive delle emissioni del Paese. La quota svedese – circa 6 milioni di tonnellate – è 10 volte superiore alle emissioni annuali di tutta l’aviazione nazionale e corrisponde al fatturato annuo dell’agricoltura sviluppata di un grande Stato.

A causa dell’attacco terroristico, i paesi scandinavi dell’UE sono stati minacciati di multe a causa del mancato adempimento degli obblighi climatici, anche se non hanno fatto nulla, semplicemente i gasdotti attraversavano il territorio della loro zona economica di competenza.

Sembrerebbe, che c’entra l'attacco terroristico al Nord Stream con la NATO?

Da qualche parte… alla Casa Bianca. Proprio lì, sei mesi prima dell’attacco terroristico, che ha comportato conseguenze ambientali così devastanti, sono stati annunciati i piani ai massimi livelli per distruggere questo progetto infrastrutturale.

Facciamoci due risate, è proprio il caso di dirlo. Le Figaro ha detto che Lavrov non sorride mai e che è il tipico rappresentante dei tempi della guerra fredda. Immagino facessero il paragone con Andrej Gromyko.

Non ho tempo di cercare video d’epoca su quest’ultimo, ma per Lavrov, anche per averlo conosciuto personalmente, voglio solo mettervi a parte di un materiale di risposta preparato dal ministero degli esteri russo.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

Non c’è niente da fare, siamo sotto le feste, per qualche settimana dovrete sorbirvi da parte mia canzoncine per bambini positive. Di questo brano di più di quarant’anni fa mi saranno grati gli spettatori russi residenti in Italia, e sto scoprendo che non sono pochi. Per gli spettatori italiani, penso che gli farà piacere vedere dei panorami invernali mozzafiato.

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venerdì 8 dicembre 2023

20231208 Giornale Radio ZTL

08/12/2023 | ZTL con Francesco Borgonovo

ZTL è un appuntamento con accesso limitato agli ascoltatori dotati di analisi critica, alto senso di responsabilità, altezza variabile tra 1,50 e 2 metri e attenti a seguire la trasmissione fuori dai luoghi comuni, senza pregiudizi e censure. ZTL è in onda su Giornale Radio, dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20.

La puntata completa: Giornale Radio, ZTL

Esequibo

Prevedibilmente ed inevitabilmente, dico la mia sul territorio di Esequibo, già in Guayana, ora in Venezuela. Di cosa parliamo, in buona sostanza?

La Guayana, l’unico Stato anglofono dell’America Latina, sostiene il suo diritto sull’Esequibo in base a un lodo arbitrale del 1899 che le assegnò la sovranità sul territorio (allora sotto il dominio del Regno Unito), mentre Caracas difende l’Accordo bilaterale raggiunto a Ginevra nel 1966 quale meccanismo per risolvere la controversia.

Il territorio in questione è ricchissimo di petrolio, oro e diamanti. Come vedete, la faccenda non è geopolitica, bensì geoeconomica. Allora, direte voi, stiamo parlando di quale dei due Stati abbia il diritto di sfruttare queste risorse naturali? Nient'affatto. Attualmente, Esequibo si trova in Guayana, epperò a sfruttare le sue risorse sono... ExxonMobil. Prego? Stati Uniti. Comunisti! Urlano i fogliacci di destra in Italia. Il Venezuela come la dittatura argentina con le Falkland nel 1982!

Invito sommessamente, anche col caso delle Malvinas, a prendere in mano una piantina geografica, per capire dove sono le Malvinas, dov'è l'Argentina e dove il Paese coloniale che si fa chiamare Regno Unito.

Non è questo il punto, torniamo all'Esequibo. Il punto non è Venezuela o Guayana: il punto è sfruttatori yankee come è adesso o Stato, cioè la collettività, cioè il popolo, attraverso la compagnia petrolifera statale PDVSA e la Corporación Venezolana de Guayana, un conglomerato metallurgico pubblico venezuelano.

Questo è tutto, non c'è altro da capire.

giovedì 7 dicembre 2023

20231207 Giornale Radio ZTL

07/12/2023 | ZTL con Francesco Borgonovo

ZTL - gli ospiti della puntata del 7 dicembre 2023:

- Giacomo Gabellini

- Mark Bernardini

ZTL è un appuntamento con accesso limitato agli ascoltatori dotati di analisi critica, alto senso di responsabilità, altezza variabile tra 1,50 e 2 metri e attenti a seguire la trasmissione fuori dai luoghi comuni, senza pregiudizi e censure. ZTL è in onda su Giornale Radio, dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20.

La puntata completa: Giornale Radio, ZTL

domenica 3 dicembre 2023

054 Italiani di Russia

Cinquantaquattresimo notiziario settimanale di lunedì 4 dicembre 2023 degli italiani di Russia. Buon ascolto e buona visione.

Attualità

Il 27 novembre 2023 ad un forum internazionale a Mosca, “Letture di Primakov”, Sergej Lavrov aveva concluso il suo intervento con una frase piuttosto emblematica da una nota canzone sovietica: «и вновь продолжается бой». Tradotta letteralmente in italiano, la rendo con “E la lotta continua”.

Sul fatto che forse l’Occidente sta degenerando. Ho una citazione qui (in tasca):

“Da tempo si poteva prevedere che questo odio furioso contro la Russia, che in Occidente durante 30 anni diventava sempre più forte, un giorno si sarebbe scatenato. Questo momento è arrivato. Alla Russia viene semplicemente proposto il suicidio, la rinuncia alle basi stesse della sua esistenza, il solenne riconoscimento che non è altro al mondo che un fenomeno selvaggio e brutto, un male che richiede una correzione. Non ha più senso illudersi. La Russia, con ogni probabilità, si scontrerà con l’intera Europa”. 1854, Fëdor Tjutčev.

Non posso dire che questa sia la verità assoluta. Ma il fatto che nessuno ci abbia mai amato veramente è un dato di fatto. Così come il fatto che eravamo abituati a creare coalizioni situazionali (francesi, inglesi, tedeschi, austroungarici).

Non credo che l’Occidente abbia alcuno scopo nell’odiare costantemente la Russia. Ma con quanta rapidità hanno abbandonato questi discorsi delicati e le assicurazioni che siamo un tutt’uno (dall’Atlantico al Pacifico, dalla sicurezza, all’economia e tutto lo spazio in generale). Con quanta rapidità è riemerso l’istinto di unire l’Europa contro la Russia.

“E la lotta continua”. Che voleva dire? Lo si è capito appena tre giorni dopo, quando, a Skopje, in Macedonia, è intervenuto al Consiglio dei Ministri dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. I punti chiave:

Tra poco più di un anno sarà il cinquantesimo anniversario dell’Atto finale di Helsinki. A questo proposito, mi dispiace ammettere che l’OSCE si avvicina a questo anniversario in uno stato deplorevole e che le sue prospettive rimangono poco chiare.

Sfortunatamente, le élite politiche occidentali, che si sono arrogate il diritto di decidere i destini dell’umanità, hanno fatto una scelta miope non a favore dell’OSCE, ma a favore della NATO. A favore della filosofia del contenimento, dei giochi geopolitici a somma zero e della logica padrone-seguace. Una delle componenti chiave di questa linea è stata la sconsiderata espansione del blocco verso est, iniziata dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia.

Le vere intenzioni dei politici occidentali sono state rivelate ancora una volta quando Washington e Bruxelles hanno respinto le proposte avanzate dalla Russia nel dicembre 2021 per assicurare garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti in Europa.

Nel tentativo di abbattere l’economia russa, gli Stati Uniti e i suoi satelliti europei hanno imposto migliaia di sanzioni contro la Russia, ponendo così fine ad un’ampia cooperazione pratica tra Est e Ovest nella nostra regione, un tempo comune.

Il regime di Kiev è un investimento di Washington nei suoi interessi egoistici di contenere la Russia e risolvere i propri problemi a spese degli altri, inclusa l’eliminazione dei concorrenti economici, principalmente nella persona dell’Unione Europea.

La situazione attuale è una conseguenza diretta dei persistenti tentativi dei nostri vicini occidentali di assicurarsi il proprio dominio, utilizzando spudoratamente l’OSCE per far passare in modo aggressivo interessi meschini e egoistici e distruggendo deliberatamente il principio fondamentale del consenso e la cultura stessa della diplomazia.

Al momento non vi è alcun motivo particolare per essere ottimisti. L’OSCE viene sostanzialmente trasformata in un’appendice della NATO e dell’UE. L’organizzazione (diciamocelo) è sull’orlo del baratro. Sorge una semplice domanda: ha senso investire sforzi per rilanciarla?

Insomma, questa OSCE non serve più a niente.

In Russia è stato arrestato in contumacia l’addetto stampa della società americana Meta. “Le forze dell’ordine hanno scelto una misura preventiva sotto forma di detenzione nei confronti di Andy Stone, accusato di facilitare attività terroristiche sfruttando la sua posizione ufficiale. Rischia fino a 20 anni di carcere. E’ già stato inserito nella lista dei ricercati internazionali.

Nel marzo 2022, il comitato investigativo russo ha aperto un procedimento penale per accuse di violenza e omicidio contro russi e personale militare russo contro i dipendenti di Meta. Il servizio stampa della Società aveva annunciato la revoca temporanea del divieto di incitare alla violenza contro i cittadini della Federazione Russa. Hanno promesso di non punire gli utenti di diversi Paesi, tra cui Russia, Ucraina, Polonia, nonché Lettonia, Lituania, Estonia, Ungheria, Romania e Slovacchia per aver pubblicato auguri di morte ai presidenti di Russia e Bielorussia.

L’FSB della Russia ha arrestato un cittadino della Russia e dell’Italia coinvolto in atti di sabotaggio terrorista ai danni di infrastrutture militari e di trasporto della regione di Rjazan’. Nato nel 1988, ha reso testimonianza per cui nel febbraio 2023 a Istanbul (Turchia) fu reclutato da un dipendente della principale direzione dell’intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina, dopo di che seguito una formazione di sabotaggio nella città di Yekabpils (Lettonia) con la partecipazione diretta dei servizi speciali lettoni ed è tornato nel marzo 2023 nella città di Rjazan’.

Il 20 luglio 2023, su istruzioni del curatore del ministero della difesa dell’Ucraina, ha fabbricato dispositivi esplosivi per equipaggiare quattro droni e con il loro uso attaccare il campo aereo militare di Djagilevo (provincia di Rjazan’). Inoltre, al fine di causare significativi danni alla proprietà e destabilizzazione delle attività delle autorità l’11 novembre 2023, ha minato il manto ferroviario nel distretto di Rjazan’ al momento del passaggio di un treno merci, a causa della quale hanno deragliato 19 e si sono rovesciate 15 piattaforme.

Durante le azioni investigative, al terrorista sono state sequestrate componenti per la produzione di esplosivi, mezzi di comunicazione e media elettronici di informazioni contenenti foto e video sui crimini da lui commessi.

Vengono prese ulteriori misure per verificare il coinvolgimento in altri attacchi terroristici e sabotaggio nel territorio della Federazione Russa su istruzioni dei servizi speciali ucraini.

E qui finisce il comunicato ufficiale dei servizi di intelligence della Russia. Ovviamente, visto che si parla di cittadinanza italiana, questo episodio ha attratto la mia attenzione. Finché ne parlavano i media russi, per deformazione professionale non mi sono fidato più di tanto, sono andato alla fonte, il sito ufficiale del FSB. Nei social italiani, non ne parla nessuno, e chi ne parla nega tale cittadinanza. In effetti, Ruslan Sidiki non è proprio un nome italianissimo, e dai suoi profili non si trova alcun contatto di italiani, né risulta che ne conosca la lingua. Tuttavia, visto che non trovo alcuna smentita (e ben venga invece) nei media italiani (di cui invece mi fido zero), o, meglio ancora dalle autorità ufficiali italiane, una domanda – o anche più domande – sorgono spontanee: ce l’ha o non ce l’ha? Se ce l’ha, come l’ha avuta? Attendo fiducioso (si fa molto per dire) ragguagli.

La settimana scorsa ho riportato una serie di considerazioni su argomenti che non sospettavo avrebbero suscitato tanto clamore, con financo sterili delazioni in perfetto stile del ventennio fascista. Ho detto che non bisogna confondere Sputnik (russo) e Soberana (cubano) con Pfizer (statunitense) e Moderna (statunitense). E così sono diventato un fautore dei vaccini sic et simpliciter e di Big Pharma. Ho detto che il cambiamento climatico c’è, citando i dati statistici dei ghiacciai tropicali in Perù (-56%), tutto sta a vedere come lo si combatte e chi, ma la seconda parte della mia affermazione non viene menzionata. E così sono diventato un fautore di Soros e dell’Agenda 2030, che nessuno in realtà ha mai letto, ma di cui tutti parlano attribuendola ai poteri forti di Davos, della Banca Mondiale e di Schwab, mentre invece è dell’ONU. Ho detto che la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale sono un simbolo di progresso, tutto sta a vedere chi e come li gestisce, e anche in questo caso non viene menzionata la seconda parte della mia affermazione. E così divento un fautore della dittatura degli algoritmi, pagato e strapagato da Bill Gates.

Tra gli esponenti politici russi, ce ne sono almeno tre che trovano il gradimento dei miei commentatori. Mi riferisco a Putin, Lavrov e alla Zacharova. Allora, come promesso e anticipato, lascio parlare Putin su questi argomenti.

Putin, 30 giugno 2021. “Ne ho sentite di tutti i colori: che non c’è nulla, infatti, non esiste alcuna epidemia. A volte dubito di stare a parlare con degli adulti, con persone istruite, non so da dove prendano questa idea che i leader di Paesi di tutto il mondo “Si sono riuniti e hanno confabulato”. Parlando di coloro che si oppongono alla vaccinazione, Putin ha consigliato agli antivax di ascoltare gli esperti e non le persone che capiscono poco. “Ci sono molte persone del genere. Dissidenti vaccinali. Ce ne sono parecchi sia nel nostro Paese che all’estero. Quando la vaccinazione si estende su un fronte ampio contro altre infezioni, tutto sembra diventare normale e non c’è bisogno di vaccinarsi, pensa la gente”, tanto quasi nessuno si ammala. Non appena le vaccinazioni iniziano a scendere oltre una certa soglia, e oplà, i focolai compaiono dal nulla. E poi tutti corrono velocemente a vaccinarsi”, ha aggiunto Putin. Il capo dello Stato ha osservato che l’ulteriore diffusione dell’epidemia di coronavirus può essere prevenuta solo attraverso le vaccinazioni.

Sempre Putin, sempre 30 giugno 2021. Molti scienziati credono giustamente che il cambiamento climatico sulla Terra sia associato sia ai processi naturali globali che all’attività umana. “E’ legato al riscaldamento globale. Molte persone credono giustamente che ciò sia dovuto all’attività umana e alle emissioni di CO2”. La tragedia della situazione non risiede nel riscaldamento globale in quanto tale, ma nel fatto che quando il clima cambia e “si avvicina a un certo punto”, “l’umanità aggiunge ancora il suo contributo al riscaldamento globale”. “E’ qui che possono verificarsi conseguenze irreversibili che possono portare il nostro pianeta allo stato di Venere, la cui temperatura sulla superficie raggiunge i 500 gradi”. “Naturalmente dobbiamo fare di tutto per ridurre al minimo il nostro contributo a ciò che sta accadendo nella sfera globale, nell’universo nel suo insieme”.

Putin, 29 novembre 2023. In Russia è possibile introdurre lo studio dell’intelligenza artificiale a scuola, l’importante è costruire correttamente i programmi educativi. Per quanto riguarda i programmi educativi, nella Repubblica popolare cinese si comincia a studiare l’intelligenza artificiale fin dalle scuole... Per noi, tenendo conto del livello di istruzione in Russia, questo è assolutamente normale, possiamo gestirlo. La questione è costruire correttamente i programmi scolastici, in base all’età. Ciò aumenterà sicuramente la penetrazione dell’intelligenza artificiale in vari settori. Ma, ovviamente, non è sufficiente introdurlo semplicemente nei programmi scolastici. Dobbiamo lavorare “in modo più ampio e più profondo”. E cercheremo di farlo. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale apre una nuova era nella storia dell’umanità, e quindi i divieti e le misure di contenimento in questo settore non hanno senso.

Ora, uno ha tutto il diritto di dissentire anche da Putin, però questo notiziario tratta di quel che si dice e si fa in Russia, mica in Italia o a Bruxelles o a Washington. Nessuno vi punta un Kalašnikov alla tempia per costringervi a guardarlo.

Esistono in Russia, compresa quella illegalmente occupata dai nazifascisti ucraini finanziati ed addestrati dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna e dall’Unione Europea, varie città che hanno lo status di città-eroe, per avere resistito all’occupazione nazifascista tedesca, lasciando sul campo 27 milioni di morti sovietici. A ridosso del Cremlino, nei giardini Alessandrini, da allora, davanti al fuoco eterno al milite ignoto, esiste il picchetto d’onore. Ringrazio per le riprese odierne Oksana, un’amica di mia moglie Katja.

Musica

Proseguiamo con le canzoni legate in un modo o l’altro alla Russia e/o all’Italia.

Stavolta, tanto per far imbufalire ulteriormente gli haters, gli odiatori da salotto e i delatori da divano, vi propongo una canzone di un secolo fa, molto in voga durante la guerra civile del 1919-1922, si chiama «Красная Армия всех сильней», “L’Armata Rossa è la più forte di tutti”. L’esecuzione però è di un gruppo contemporaneo molto noto in Russia, Ljube, dieci anni fa. E’ un’esecuzione dal vivo in piazza Rossa, attraggo la vostra attenzione su quanta gente vi si sia radunata.

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sabato 2 dicembre 2023

20231202 Cusano News 7

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