Mark Bernardini
giovedì 22 maggio 2003
domenica 17 novembre 2002
domenica 23 giugno 2002
Nessuno muore sul serio
Sono le dieci di sera passate da un pezzo, il sole infrange le rade nubi pregne ed illumina le cupole dorate della Elochovka, progettata da un architetto mio antenato. E’ il giorno più lungo dell’anno, e la notte più corta è già passata. Sto tornando dal teatro “Ekspromt” (“estemporaneo”).
Lungo il boulevard “Čistye prudy” i ragazzi a grappoli se ne stanno accovacciati sui prati a bere birra, suonare la chitarra e leggere poesie.
Poche ore prima, alla stazione Belorusskij, i veterani cantavano e danzavano i valzer della loro giovinezza. 61 anni fa, senza preavviso, i nazifascisti sfondarono le frontiere sovietiche ed avanzarono di centinaia di chilometri nell’entroterra, seminando morte e terrore. Da questa stazione, il giorno stesso i primi drappelli raffazzonati di volontari armati alla bell’e meglio partirono per il fronte. Non ne tornò quasi nessuno. Alla stessa stazione, invece, tornarono i primi vincitori. Proprio quelli che oggi danzavano, lenti, alle note rivoluzionarie delle orchestre a fiato.
Una decina di giorni fa, mia madre mi chiamò da Mosca a Bruxelles per dirmi che forse non avrei più rivisto mia nonna. Classe 1909, le ha passate tutte, ultima in famiglia della sua generazione.
A Ul’janovsk, negli anni ’70, prendevamo una barchetta a noleggio e sparivamo per tutta la giornata tra gli isolotti della Svijaga, un affluente del Volga. Fu così che imparai a remare. Un giorno mi prese da parte e mi chiese di punto in bianco se fumassi. Al mio diniego, rispose: “non mentire, ti ho trovato le sigarette nella giacca”. Ero in trappola. “Che vuoi che ti dica? Tanto, se te lo proibisco, fumerai di nascosto, giusto? Almeno, cerca di limitarti, altrimenti crescerai meno…”. Finì che prendemmo a rifugiarci assieme sul balcone, a fumare di nascosto da mio nonno.
Nel ’91, durante il golpe, l’ottantaduenne arzilla vecchietta raccolse un volantino appallottolato che invitava a resistere contro i golpisti. Trovò una copisteria e col suo piglio rivoluzionario e la grazia di una moglie russa di ebreo bolscevico, li convinse a fotocopiarlo gratis in qualche centinaio di copie. Poi andò per strada a fare volantinaggio.
Durante tutti questi anni, ad ogni mio viaggio dovevo portarle una stecca di sigarette ed una bottiglia di Amaretto di Saronno, come nipote prediletto. Due anni fa fu l’ultima volta che la vidi come suo solito. Ora non poteva più restare sola, non vedeva quasi più, cadeva, litigava con tutti.
Nel frattempo, avevo aperto il sito contro Berlusconi, scritto il libro, avevo perso quasi tutto il mio lavoro ed ero stato sfrattato dalla polizia.
L’estate successiva non ebbi quindi la possibilità di andare a trovare la mia famiglia, e mi mantenni cantando opera. Fu solo dopo l’emigrazione a Bruxelles che a Capodanno potei permettermelo. Naturalmente, le sigarette erano ormai ridotte ad un pacchetto, e mia madre cercava di non versare troppi bicchierini. Prima di ripartire, abbracciai mia nonna e le dissi che non la salutavo perché presto sarei tornato, per lavoro. Non ho mai amato i commiati. E poi, davvero contavo di tornare, per una fiera italiana.
Invece, ho mancato alla mia promessa. Appena pochi giorni prima, mia madre riuscì a regalarle un televisore nuovo ed un videoregistratore. Fu così che mia nonna vide per la prima volta una mia videocassetta, dove cantavo.
Rimase sorpresa, più che altro per l’effetto che le fece. “E’ come se l’avessi rivisto, ancora per una volta”, disse. Una settimana dopo non ci fu più. Ho cercato di arrivare in tempo, anche non avendo difficoltà burocratiche, grazie alle mie due cittadinanze, ma è morta il 16 giugno. Un altro 16 giugno segna la mia vita: quello del ’79, quando i fascisti gettarono due granate di cui porto qualche grazioso ricordo in corpo per la gioia dei costruttori dei metaldetectors degli aeroporti.
Erano quindici anni che non volavo di notte, da quando ero stato a Taškent, ancora sovietica. Fa un effetto strano, vedere l’alba in cielo. Quand’ero bambino, e l’aeroporto Šeremet’evo era uno solo, nell’atterrare e nel vedere già dall’alto la torre Ostankino, mai avrei immaginato che un giorno sarei atterrato con gli occhi umidi.
Persino alle cinque e mezzo del mattino, occorre districarsi tra le decine di tassisti abusivi che ti perseguitano. Uguali nei loro rituali, da Mosca a Roma, da Milano a Istanbul. Molto meglio un “taxi a percorso fisso”, una specie di miniautobus a 20 rubli (circa 70 centesimi di euro), fino al capolinea della metropolitana. Alle sette del mattino, bussavo alla porta di mia madre.
Ho rivisto mia nonna al funerale. La bara scoperta, il coprirla, portarla a spalle, trasportarla al forno crematorio, baciarla per un’ultima volta, coprirla per sempre e vederla scendere in basso. E’ tutto annebbiato, fatto in automatico. Infine, il pranzo di commiato in casa sua, con un bicchierino di vodka per lei, coperto da una fetta di pane nero, che resterà così per 40 giorni.
Due giorni dopo, il valzer della vittoria tra i veterani. Era anche per lei; perché dicono che le persone non muoiono sul serio, finché vive qualcuno che le ricordi.
venerdì 18 gennaio 2002
Зинаида Игнатьевна Тюрина Пикман
Бабушка родилась в 1909 г. в подмосковной Обираловке (ныне Железнодорожная).
Незадолго до своей кончины, в 2002 г., итальянское телевидение брало у нее интервью о конце и о первых годах Советской России.
Передача так и не попала в эфир, но она осталась для меня последней семейной памятью об уникальном человеке, большевичке и эпохе.
lunedì 30 aprile 2001
Poster taroccati vince la tosse
MILANO - Raccoglierli su Internet è valso a Mark Bernardini una candidatura nelle liste dei Comunisti italiani. Ma le infinite variazioni sui manifesti extralarge con i quali Berlusconi ha tappezzato le città sono state vagliate anche da una giuria iperberlusconiana (Giuseppe Prisco, Emilio Fede e Adriano Galliani) che ha stabilito che la «beffa» più efficace è stata quella di Francesco Davi da Palermo con lo slogan «Un impegno concreto: meno tosse per tutti». Al secondo posto «Meno tasse per Totti» del torinese Giovanni Colucci. Terzo «Meno tasse per Titti» di Vincenzo Ferrazzi.
mercoledì 4 aprile 2001
Con Cossutta il 'falsario' dei poster del Cavaliere
Per gli antipatizzanti del Cavaliere è diventato un mito: perché è lui, Mark Bernardini, l'inventore dei manifesti taroccati che offrono via Internet una moltitudine di versioni rivedute e corrette di quelli originali di Berlusconi. La novità è che anche Bernardini di professione traduttore si candida: non alla presidenza del Consiglio, ma più semplicemente per un posto in Consiglio comunale. Con la lista dei Comunisti italiani, il partito di Armando Cossutta, che è guidata dal ministro ai Lavori pubblici Nerio Nesi. A chi gli chiede se ha già un'idea di quali manifesti ha intenzione di realizzare per la sua campagna elettorale, Bernardini risponde così: «Non ci ho ancora pensato, ma credo che basterà sbirciare nel sito Internet di Forza Italia per avere qualche buona ispirazione». Alle Comunali i Comunisti italiani stanno con Sandro Antoniazzi, l'antiAlbertini sostenuto dall' Ulivo (meno i Verdi) e da Rifondazione comunista. Il capolista Nesi si era presentato anche alle Regionali dell'anno scorso come candidato presidente, dopo il mancato accordo sulla lista unica del centrosinistra tra Martinazzoli e il Pdci. Ed è su di lui che i cossuttiani puntano per ottenere una rappresentanza a Palazzo Marino. La testa di lista è composta da sette candidati: dopo Nesi, il segretario cittadino Francesco Rizzati, quindi Bernardini e a seguire Giacinto Botti, delegato dell'Italtel e vicepresidente del direttivo nazionale della Cgil; Vittorio Fiocchi, pensionato ed ex comandante partigiano; il giornalista Andrea Rivas, già direttore di Radiopopolare (indipendente); la giornalista Anna Maria Rodari. «Credo che Milano dice il ministro Nesi attaccando Albertini non debba essere solo la città simbolo del capitalismo; a questo sindaco ricorderò che Churchill in piena guerra tenne aperto il Parlamento per il grande rispetto che aveva per la democrazia, un rispetto che anche questo Consiglio merita».
sabato 3 febbraio 2001
Umberto Eco, Susanna Tamaro y Berlusconi
[...] Otro ejemplo de éxito insólito es el libro publicado por el internauta Mark Bernardini, un comunista orgulloso de serlo que, para más señas, se gana la vida como traductor de ruso.
Bernardini tiene un sitio en la Web donde ha ido colocando copias manipuladas de los carteles electorales del líder del centro-derecha, Silvio Berlusconi, que le mandaban artistas espontáneos.
Ante el éxito del sitio, que ha registrado un millón de visitas en pocos meses, decidió publicar en un libro todo este material.
Dicho y hecho.
La editorial Mursia tuvo la valentía de abrirle las puertas y poner a la venta, en diciembre pasado, el libro www.cavalieremiconsenta, título tomado prestado de la dirección on line de Bernardini donde se pueden admirar todos los pósters.
En 96 páginas, el autor y la editorial han reunido 114 manifiestos electorales, entre ellos algunos de los más famosos.
Por ejemplo, está el cartel en el que Berlusconi promete con una mirada sonriente: “Meno tasse per Totti” [famoso jugador del Roma] en lugar del original “meno tasse per tutti”, es decir, “menos impuestos para todos”.
O el celebrado mensaje del Cavaliere sobre la seguridad ciudadana (“un impegno preciso: Cittá piú sicure”) en el que los perversos maquilladores han colocado la imagen del político tras gruesas rejas, dando a entender que la seguridad pasa por poner a Berlusconi a buen recaudo.
Hábil como es, Berlusconi no ha protestado por la broma.
Al contrario, ha ofrecido un premio al mejor cartel modificado.
Los que sí han protestado ruidosamente son muchos de los espontáneos que enviaron al sitio de Bernardini sus creaciones y se han encontrado con que el especialista en ruso es el único que ha capitalizado el talento antiberlusconiano de Italia.
[El País, Babelia, Lola Galán]



