Mark Bernardini

Mark Bernardini

mercoledì 23 luglio 2025

Trattative Russia-Ucraina

Vladimir Medinskij, capodelegazione, aiutante del presidente della Russia.

Il terzo round dei colloqui di Istanbul si è concluso.

Abbiamo constatato che tutti gli accordi sui percorsi umanitari discussi l’ultima volta sono stati rispettati.

Attualmente, lo scambio degli ultimi gruppi di prigionieri di guerra, circa 250 persone per parte, è in fase di completamento.

Si è così concluso il secondo scambio, senza precedenti, di circa 1.200 persone.

Sapete anche che lo scambio delle salme dei caduti è stato completato.

Sulla base di considerazioni morali, secondo cui il corpo di un soldato ucciso dovrebbe essere sepolto in terra natia, abbiamo restituito più di 7.000 salme alla parte ucraina.

Ne abbiamo ricevuto un piccolo numero.

Cosa abbiamo proposto alla parte ucraina questa volta?

In primo luogo, al fine di risparmiare tempo, risorse e denaro dei contribuenti, di formare tre gruppi di lavoro all’interno della nostra delegazione che lavoreranno online.

Si tratterà di un gruppo di lavoro sulle questioni politiche, un gruppo di lavoro sulle questioni umanitarie e un gruppo di lavoro sulle questioni militari, composto da specialisti competenti dei dipartimenti militari.

La parte ucraina si è impegnata a prendere in considerazione questa proposta.

In secondo luogo. Abbiamo nuovamente suggerito alla parte ucraina di considerare, a nostro avviso, una questione molto importante: dichiarare dei cessate il fuoco di breve durata – 24-48 ore – sulla linea di contatto, in prima linea. In modo che le squadre mediche abbiano la possibilità di recuperare i feriti e i comandanti di recuperare le salme dei loro soldati.

Ora, nella cosiddetta zona grigia, a causa del pericolo del costante predominio dei droni FPV, le squadre mediche sono esposte a rischi eccessivi durante l’evacuazione dei feriti.

Ogni vita è importante per noi.

Inoltre, proseguendo lo scambio di prigionieri di guerra, abbiamo concordato che nel prossimo futuro ci sarà uno scambio di almeno altri 1.200 prigionieri di guerra da entrambe le parti.

Ma non nascondo che abbiamo proposto, da parte nostra, di trasferire un numero maggiore di prigionieri di guerra in Ucraina.

Se dovessero trovare i nostri, questo numero sarà maggiore.

Inoltre, senza specificare scadenze specifiche, ciò è dovuto a una serie di problemi tecnici, alla disponibilità di mezzi frigoriferi per il trasporto speciale, e abbiamo offerto all’Ucraina di trasferire altri 3.000 corpi di militari ucraini deceduti.

Non appena la parte ucraina sarà tecnicamente pronta ad accettarli, i resti saranno trasferiti in Ucraina con l’aiuto della Croce Rossa per la sepoltura secondo la tradizione cristiana.

E’ stata discussa la questione del rientro dei civili sfollati a seguito di azioni militari.

Purtroppo, siamo stati costretti a constatare che un punto del nostro accordo non è stato pienamente attuato.

Non tutti i civili della regione di Kursk “evacuati” dalle Forze Armate ucraine nel territorio ucraino sono stati rimpatriati al momento.

Non sono molti, circa una trentina, e sono ancora trattenuti dall’Ucraina.

Onestamente, non capisco affatto perché questo stia accadendo.

Se avete salvato i civili da un attacco, riportateli a casa, come dite voi.

E se li avete presi in ostaggio, come fece Hamas a suo tempo – i primi che gli sono capitati – allora chiamiamoli ostaggi e trattiamoli di conseguenza.

Ma anche in questo caso, siamo pronti a scambiarli.

Con militari o altre categorie.

Però, chiamate allora le vostre azioni per quello che sono.

Troverete facilmente voi stessi la parola giusta.

Inoltre, gli scambi medici a tempo indeterminato di feriti gravi e malati direttamente sulla linea di combattimento continueranno.

Naturalmente abbiamo discusso a lungo le posizioni espresse dalle nostre parti nei memorandum presentati l’ultima volta.

Le posizioni sono piuttosto distanti tra loro.

Tuttavia, abbiamo concordato di continuare i contatti.

Sia a livello di delegazione, sia, speriamo, tempestivamente a livello di gruppo di lavoro.

Un’ultima cosa. Riguardo alle decine di migliaia di bambini presumibilmente portati via dall’Ucraina.

Abbiamo esaminato attentamente l’elenco completo dei 339 nomi di bambini ucraini (339 in totale, lo sottolineo), nome per nome, cognome per cognome. Alcuni bambini sono già stati rimpatriati in Ucraina.

Stiamo lavorando sugli altri.

Se i loro genitori legittimi, parenti stretti o rappresentanti verranno ritrovati, questi bambini torneranno immediatamente a casa. Per noi, i bambini sono sacri.

Ora sono tutti sotto il controllo dello Stato.

Non gli manca nulla e sono al sicuro negli appositi istituti per l’infanzia.

Michail Galuzin, viceministro degli esteri russo.

Le autorità russe si adoperano incessantemente per i bambini.

Proprio per questo, ci atteniamo scrupolosamente ed esaurientemente alle richieste della parte ucraina in merito ai bambini ucraini.

Contemporaneamente, ed è ovvio, le autorità russe si prendono cura dei bambini russi. Oggi abbiamo posto alla parte ucraina una richiesta: far tornare in Russia i bambini russi che permangono in territorio ucraino, o che dal territorio ucraino sono stati trasferiti nei Paesi dell’Unione Europea.

Non abbiamo espresso genericamente tale richiesta: abbiamo fornito loro un elenco di tali bambini, stiamo parlando di circa una ventina di persone.

Nell’elenco sono forniti anche i nominativi dei loro legali rappresentanti, con cui possiamo collegarci per assicurare il loro ritorno in Russia.

E contiamo che da parte ucraina verrà prestata analoga attenzione ai bambini russi, come quella che viene riservata da parte nostra a quelli ucraini.

Vedremo.

Radiotelevisione russa di Stato, VGTRK. E’ stato discusso oggi l’eventuale incontro al vertice? E’ un argomento all’attenzione costante dei media.

Affinché un incontro del genere possa verificarsi, è necessario trattare preventivamente le condizioni dell’accordo, e capire cosa discutere a tale incontro, anche se in realtà lo scopo non è discutere l’accordo, bensì mettere un punto e firmare. Come diciamo in Russia, “cosa fatta capo ha”. Incontrarsi per ridiscutere il tutto da zero non avrebbe senso.

Appositamente per Mark Rutte, come grande estimatore della storia, voglio fornire un’informazione storica.

In Cina c’era la guerra civile tra i comunisti e i nazionalisti.

Mao Tse Tung e Chiang Kai-shek.

Chiang Kai-shek insisteva continuamente che bisognava incontrarsi di persona e risolvere tutto.

Mi pare che in finale si siano incontrati cinque volte.

Si fotografavano, sorridevano, ma questo non ha portato alla cessazione della guerra civile.

Perché le questioni e le contraddizioni basilari non erano state risolte.

La guerra continuava.

A tal proposito, nonostante i massicci aiuti occidentali, questa guerra i nazionalisti l’hanno persa. Hanno vinto i comunisti.

Sto dicendo che questo incontro va preparato adeguatamente, allora ha un senso.

Abbiamo informato di questa nostra posizione la parte ucraina.

Primo canale TV russo. Una domanda a completamento della questione dei bambini. Su 339 bimbi, quanti sono già stati restituiti all’Ucraina? Tenuto conto che in vari consessi internazionali gli ucraini hanno mosso accuse nei confronti della Russia, mentre ora registriamo un notevole progresso, non si pone la necessità che tali accuse vengano revocate?

Attualmente, sull’elenco in questione stanno lavorando concretamente i rappresentanti delle delegazioni, compresa la commissaria per i diritti dei bambini, questi ultimi stanno tornando. E’ una questione piuttosto tattica, giacché ad esempio è risultato che una gran quantità di questi bambini non è mai stata in Russia, ed è probabile che si trovino da qualche parte in Europa.

E’ uscito fuori che cinquanta di questi cognomi non erano bambini, bensì più che adulti.

Quindi, questo elenco si sta restringendo in continuazione, ma comunque continuiamo a lavorare su ciascun nominativo.

Se poi dovessimo parlare della revoca delle vacue accuse alla Russia, noi potremmo comporre un elenco che la metà basta.

Russia Today (RT). Recentemente, il sindaco di Leopoli ha proceduto con la tremenda esumazione dei resti dei nostri soldati sovietici. Siamo pronti a scambiare i nostri militi, i nostri nonni e bisnonni, e prenderceli dall’Ucraina?

Persino la parte ucraina non ha proposto di prendere seriamente in considerazione questa idea, penso che si vergognino loro stessi del loro Gauleiter abortito che si occupa di dissotterrare i resti.

Dissotterrano i resti anche dei soldati russi dell’esercito imperiale, e di quelli sovietici, tra cui molti ucraini, forse poco noti.

E’ un totale degrado etico e morale e, ripeto, persino alla delegazione ucraina è mancata la faccia tosta di sollevare la questione.

RIA Novosti. Per quanto riguarda le sanzioni, la Russia non teme nuove limitazioni già introdotte dall’Unione Europea e che minacciano di introdurre gli Stati Uniti?

La domanda non è da rivolgere al nostro gruppo di negoziazioni. Posso dire che dopo la Rivoluzione d’Ottobre e la guerra civile, altra informazione storica, altro che sanzioni, la Russia Sovietica era sottoposta ad un embargo totale economico e diplomatico da parte di tutti. Questo non ci ha impedito di vincere nella Seconda Guerra Mondiale.

martedì 15 luglio 2025

Il Maestro e Margherita, a volte ritornano

Lo dico subito: la mia vuole essere una stroncatura senza compromessi. Mi riferisco all’ennesima rappresentazione cinematografica dilettantesca e politicamente motivata del “Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov.

Intanto, una lunghissima e doverosa premessa. Personalmente, sono molto legato a questa opera immensa, pubblicata postuma e in parte incompiuta. Nel 1977, per me quindicenne e giovane comunista italiano, una sera a Mosca mia madre tirò fuori da dietro un armadio una copia dattiloscritta del romanzo. Sono i famosi “samizdat”, quando le persone, non disponendo di fotocopiatrici, si passavano queste risme di fogli e le ribattevano per moltiplicarle. Già qui, volessi compiacere l’antisovietismo di allora e di oggi, dovrei dire: vedete? Bulgakov era proibito. E’ una menzogna. Bulgakov impiegò dodici anni a scrivere questo romanzo, e rimase incompiuto proprio perché morì nel 1940. E’ un punto importante: nel 1941 i nazisti invasero l’Unione Sovietica, il romanzo rimase nel dimenticatoio perché c’era ben altro da fare. Fu pubblicato nel 1966. Solo che era introvabile, visto il successo.

Lo lessi tutto d’un fiato, in quella notte, terminai all’alba, non potevo distogliermene, e alla fine la sensazione era di rimpianto che questa fiaba fosse finita e che dovevo tornare alla realtà. Complessivamente, negli anni, l’ho letto 23 volte, posso citarne brani interi a memoria, e non certo perché fosse il mio scopo. A quel punto, presi a leggere tutto quel che Bulgakov aveva scritto, dagli “Appunti sui polsini”, di quando faceva il medico condotto nell’entroterra russo prerivoluzionario, e fino alla Diavoleide (era una sua idea fissa, come vedremo poi), alle “Uova fatali”, palesemente sotto l’impressione per aver letto la “Guerra dei mondi” di Herbert George Wells, che la scrisse nel 1897, a “Cuore di cane”, noto anche in Italia, alle “Avventure di Čičikov”, a “Morfina” (come medico, gli capitò una brutta dipendenza), alla “Guardia bianca” e al “Romanzo teatrale”. Ecco, appunto: Bulgakov era uomo di teatro, scrisse molte pièce teatrali, la più famosa fu quella dei “Giorni dei Turbin”, che altro non è se non la trasposizione del romanzo “Guardia bianca”. Ho letto anche molte sue opere minori, ho letto tutto. Bulgakov mi accompagna da quasi mezzo secolo, in tutta la mia vita cosciente.

Con tutto questo, per il profondo rispetto che nutro per questo autore, non mi sono mai permesso di adire a tradurre il “Maestro e Margherita”. E sì che sono assolutamente bimadrelingua dalla nascita e faccio il mestiere di traduttore ed interprete di simultanea dal 1979. Faccio solo un esempio. Durante lo spettacolo di magia nera al Varietà di Mosca, Fagot pronuncia una frase: «Уй, мадам! Натурально, вы не понимаете». A tradurla letteralmente, sarebbe: “Oh, madame! Ovviamente, lei non capisce”. Nulla di più sbagliato. Quell’uh al posto dell’oh, e soprattutto “naturalmente” al posto dell’ovviamente denotano la tipica prosopopea degli ignoranti dell’epoca, che per il loro complesso di inferiorità vogliono parlare forbito, tipico dei “lumpenproletariat” (il proletariato cencioso). Intraducibile, si può solo spiegare.

Di Bulgakov, ho anche scritto in prima persona, nel 1991 feci in tempo a pubblicare un mio essai nell’ultimo numero della rivista culturale Rassegna Sovietica, dell’associazione Italia-URSS, prima della chiusura ingloriosa di quest’ultima e conseguentemente della rivista, dal titolo Bulgakov da un’enciclopedia all’altra.

Fin qui, parliamo di traduzioni. Ora però parliamo dei numerosi tentativi di trasporre il “Maestro e Margherita” nel cinema e nel teatro. A metà anni ’80, mi portarono a vedere a teatro una rappresentazione a Roma di una troupe torinese. Fui costretto ad abbandonare: ogni cinque minuti, esclamavo “ma non era così!”, ed il pubblico scandalizzato mi zittiva. Capisco la difficoltà di mostrare Margherita nuda volare su una scopa sopra Mosca, ma si rasentava la pornografia. Non c’era però alcun motivo di inserire un terzo personaggio inesistente nel dialogo tra il Maestro e il poeta Bezdomnyj al manicomio, che li interrompeva in continuazione, un matto che si credeva Ferdinando di Spagna. In realtà, il motivo c’era eccome, come vedremo in seguito: troppi registi intenti a dimostrare di essere più geniali del genio dell’autore. Siamo di nuovo al complesso d’inferiorità, con la solfa che quella è la sua visione.

Non sono nemmeno un cultore del film italo-jugoslavo di Petrović, nonostante il bravissimo Ugo Tognazzi. Proprio per questo, nel 2005 ero molto prevenuto nei confronti del telefilm in dieci puntate di Bortko, per un totale di circa nove ore. Cambiai radicalmente idea dopo la sua visione: un capolavoro, tuttora insuperato. E’ sufficiente affidarsi a Bulgakov, senza volerlo superare.

Veniamo ora al film del 2024, che è il motivo di questa mia recensione. E’ vero: il regista Michail Lokšin è figlio di due comunisti americani costretti a riparare in Unione Sovietica. E’ anche vero però che lui, cittadino USA, ha fatto il percorso inverso ed ha condannato l’operazione militare speciale russa in Ucraina. Questo spiega molte cose. Il film è pervaso dall’anticomunismo ed antisovietismo più abietto, odioso, selvaggio, stupido e perciò inefficace, pur se piacevole per i propagandisti hollywoodiani. Hai voglia a dire che questa è la sua visione. Tale visione è diversa, talvolta opposta a quella di Bulgakov.

Che bisogno c’era di intitolare gli “Stagni del Patriarca” di Mosca a Karl Marx, se Bulgakov non si è sognato di farlo? Perché il Maestro e il diavolo, che per inciso nel romanzo si incontrano per la prima volta solo verso la fine, mentre per Lokšin è un continuo fin dall’inizio, si parlano in tedesco, visto che il Maestro parlava solo in russo? Forse per rendere la vita più facile all’attore che interpreta Woland, August Diehl, che è appunto tedesco? Tra l’altro, è un quarantenne castano tenorile, mentre per Bulgakov Woland è bruno, in età e con voce da basso.

E non finisce qui. Ješua Ga Nocri e il quinto procuratore della Giudea Ponzio Pilato si parlano in aramaico, mentre per Lokšin parlano in latino con un orribile accento yankee, al punto che si fatica a decifrare le singole parole della lingua dell’antica Roma.

Lasciamo stare le questioni linguistiche. L’eccessiva identificazione tra l’autore e il Maestro, che in Bulgakov per modestia è appena accennata, nel film è il leitmotiv. Ben altri i motivi per cui il Maestro finisce in manicomio, nessuna critica politica del suo romanzo, ma che addirittura venga curato con l’elettroshock è proprio un’invenzione estremamente rozza. E perché poi inventarsi di sana pianta il personaggio del marito di Margherita, che nel libro è appena menzionato?

Potrei andare avanti per ore facendo a pezzi questa pellicola improponibile, ma penso che sia già sufficiente. Dopo aver letto il libro (possibilmente in originale), e solo dopo ciò, consiglio la visione del film, perché per criticarlo bisogna sapere cosa si critica. A me resta la sensazione sgradevole della supponenza e della superficialità tipicamente statunitensi.